Dossier 02/2006
Sciopero della fame di un gruppo di Tibetani
San Pietro in Vincoli
via San Pietro in Vincoli n. 28, zona Porta Palazzo
In concomitanza con i Giochi Olimpici di Torino 2006 è inizato a Torino lo sciopero della fame a oltranza di: Sonam Wangdue, esponente del Tibetan Youth Congress di Dharamsala, il settantacinquenne Lama Palden Gyatso, ex prigioniero politico tibetano, detenuto per ben 33 anni nelle carceri cinesi e Tamding Choephel, vicepresidente della Comunità tibetana in Italia.
Tamding Choephel Lama Palden Gyatso Sonam Wangdue



vicepresidente Comunità tibetana in Italia
Panam Gathong (Tibet)
10.05.1932
Dharamsala 12.04.1977


Gli obiettivi di questo gesto di protesta estrema - che richiama con forza l'attenzione sulle ininterrotte violazioni dei diritti umani perpretate in Tibet da parte del Governo di Pechino - sono stati esposti in una Conferenza stampa nel corso della quale Kalsang Phuntsok Godrukpa (Tibetan Youth Congress) ha detto: “I Giochi Olimpici sono l’occasione giusta per pretendere l’attuazione di quei diritti umani che ogni nazione partecipante dovrebbe rispettare; nonostante tutte le sue rassicurazioni, la Cina non rispetta i diritti umani; in particolare, in Tibet continua il genocidio. È nostra intenzione digiunare a tempo indeterminato, fino a quando il mondo chiederà conto alla Cina di questo genocidio. La Cina è potente; noi abbiamo soltanto la forza della verità. Vinceremo”.
Palden Gyatso (monaco tibetano, 75 anni, di cui 33 passati nelle carceri cinesi per reati di opinione, o meglio, per reati di “religione”, Autore del libero: "Tibet. Il fuoco sotto la neve"), a sua volta ha dichiarato: “Sono felice di essere qui; chiedo alla comunità internazionale di rivedere la decisione di tenere le prossime Olimpiadi a Pechino. Quando fu presa quella decisione, il 13 luglio 2001, si disse che l’appuntamento olimpico avrebbe contribuito a migliorare il livello dei diritti umani in Cina; non è successo, anzi le cose sono peggiorate. Nonostante le apparenze, la pratica religiosa continua ad essere vietata in Tibet. I cinesi non ci considerano, siamo così pochi! Ma nel nostro cuore abbiamo fiducia nella legge … e recentemente in Spagna la magistratura ha aperto un’inchiesta nei confronti dei dirigenti comunisti di Pechino per crimini contro l’umanità. Parteciperò al digiuno nella speranza che cambi qualcosa …”.

Lo sciopero della fame è durato 14 giorni. Le difficoltà pratiche e di assistenza sono state molteplici. Anche il clima non è stato favorevole a causa del freddo intenso, della pioggia e anche della neve. Ma la solidarietà del pubblico si è fatta sentire per tutto il periodo di permanenza e molti visitatori hanno seguito l'evento, commossi e con spirito di grande solidarietà.
Il 27 febbraio lo sciopero della fame dei tre Tibetani ha avuto termine.




