2006/07 - un treno sul tetto del mondo

Dossier  07/2006


E partito il treno più alto del mondo


Si chiama “Qinghai-Tibet”, anche se è già stato ribattezzato il “Tibet Express”, e porta la targa “Qing 1”. E' partito il primo luglio dalla stazione di Golmud in Cina diretto nel cuore del Tibet, a Lhasa, dove è arrivato nella notte. Alla stazione di Golmud, tra centinaia di giornalisti e più di 2 mila cinesi, il presidente cinese Hu Jintao ha espresso la sua ammirazione per quest’opera costata al Paese 5 miliardi di euro, sottolineando lo sforzo che è compiuto per rispettare l’ambiente.

Lungo i 4.200 km totali di tragitto, il “treno del cielo” attraversa un altipiano che raggiunge i 5 mila metri dove anche solo respirare diventa una sfida. È il primo treno al mondo che tocca una tale altitudine. Il “Qinghai-Tibet” è provvisto di maschere d’ossigeno, le cabine sono pressurizzate e i vetri schermati dalle radiazioni ultraviolette. La nuova linea permetterà lo sviluppo di scambi commerciali non solo con il Tibet ma anche con l’India e il Nepal. Ed è previsto un traffico annuale di 120.000 persone.

La strada ferrata in altura coprirà una distanza di 1.956 chilometri, la stessa che divide Xining, capitale della provincia di Qinghai, da Lhasa, capitale della regione autonoma del Tibet. I lavori di costruzione della prima sezione, 814 chilometri di binari che collegano Xining a Golmud sono iniziati nel 1984. Lungo il tragitto fino a Lhasa, la ferrovia supera i 4.000 metri d’altezza, toccando i 5.072 metri al passo Tanggula. La durata media del viaggio è di ben tre giorni.

Il completamento della costruzione era già  stato celebrato con una cerimonia a Lhasa. Il presidente Hu Jintao, in una lettera di congratulazioni, aveva definito la costruzione della nuova ferrovia definendola «un trionfo senza precedenti» nella storia delle ferrovie.

Il progetto ha tanto soddisfatto il governo di Pechino, che sarebbe in cantiere la costruzione di altre tre linee ferroviarie in territorio tibetano. Secondo quanto riportato da fonti giornalistiche, infatti, le autorità cinesi sono intenzionate a realizzare estensioni della linea appena completata. I collegamenti riguardano la linea tra Lhasa e Nyingchi, nell’est, e tra Lhasa e Xigaze, nell’ovest. Una terza dovrebbe collegare Xigaze con Yadong, una città strategica per il commercio al confine tra Cina e India. I lavori di costruzione dovrebbero durare circa 10 anni.

Mentre però la Cina ufficiale festeggia, i Tibetani in tutto il mondo e migliaia di attivisti hanno manifestato contro questo ennesimo tentativo di colonizzazione del Tibet e contro questa ferrovia che rappresenta una deliberata politica di Pechino per cambiare, nel lungo periodo, la struttura etnica del Tibet a favore dei cinesi Han. Già oggi i Tibetani sono in minoranza nelle città del Tibet. E sebbene Pechino parli di sviluppo della regione autonoma tibetana, la povertà nelle aree rurali del Tibet è in continuo aumento. I nomadi tibetani, in particolare, sono ignorati e discriminati. Le loro terre sono state sottratte dalle autorità cinesi, utilizzandole per un'agricoltura intensiva, con enormi problemi di sostenibilità ambientale.

Già prima dell'inaugurazione della ferrovia, un folto gruppo di tibetani appartenenti al Tibetan Youth Congress aveva organizzato una manifestazione di protesta di fronte all’Ambasciata cinese di New Delhi. Molti manifestanti sono stati arrestati e portati al centro di detenzione di Chanakyapuri. Tra essi nove donne, sei delle quali monache.

L'Associazione per i popoli minacciati (APM) ha accusato la sede di Berlino della ditta Bombardier Transportation di contribuire alla distruzione delle terre delle popolazioni nomadi del Tibet con la costruzione di 361 vagoni ferroviari per questa discussa e controversa ferrovia. La ditta, con sede a Berlino, è leader mondiale nell'industria ferroviaria. E' una filiale della Bombardier canadese e non produce solo a Berlino e in altre 42 sedi, ma gestisce anche 1.400 lavoratori in Cina. Il ministero delle ferrovie cinese ha commissionato complessivamente 361 vagoni per un importo totale di 213 milioni di euro. 
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