In questa pagina verranno, inoltre, anche riportate le principali notizie tratte dalla stampa oltre agli aggiornamenti sulle posizioni dei parlamentari Europei, tratte dai siti dell'Europarlamento e del Financiat Times.
Per ulteriori dettagli si fa riferimento e si rimanda ai siti dei quotidiani online, oltre che ai principali siti istituzionali per il Tibet.
Dharamsala, december 2008 - The Tibetan Resolution after the special meeting in Dharamsala: FREEDOM FIRST
by Tenzin Tsundue (Facebook)

Roma, 25 dicembre 2008 - Intervista a Matteo Mecacci sugli arresti in Tibet effettuati per aver scaricato da internet alcuni canti tradizionali

"Dopo i violenti incidenti di marzo - ha scritto l'agenzia semi-ufficiale China News Service - certe persone con secondi fini, sotto la macchinazione e l'incoraggiamento della cricca separatista del Dalai Lama, hanno diffuso voci a livello internazionale e hanno incitato a sentimenti nazionalistici, minacciando la sicurezza della nazione e delle persone". La polizia ha passato al setaccio i mercati della capitale regionale Lhasa, alla ricerca di venditori di canzoni tibetane tradizionali, scaricate dalla rete e masterizzate su cd.
Strasburgo, 18 dicembre 2008 - Premio Sacharov: mai una sedia vuota ha provocato tanta emozione. Un mercoledì da non dimenticare
Parlamento Europeo
Giornata d’importanti votazioni al Parlamento. Due temi tanto dibattuti sono stati adottati ieri in Aula: il pacchetto climatico e la direttiva sulle limitazioni all’orario di lavoro a 48 ore. Tanta emozione inoltre per la consegna del ventesimo premio Sacharov al dissidente cinese Hu Jia.Quest’anno la cerimonia di consegna del premio Sacharov si è svolta in modo un po’speciale. Il vincitore, Hu Jia, attivista politico cinese, attualmente detenuto in carcere a causa delle sue opinioni e lotte in difesa dei diritti umani in Cina, non ha naturalmente potuto presiedere alla cerimonia di premiazione al Parlamento di Strasburgo. Al suo posto, una sedia vuota e un video commovente della moglie, Zeng Jiyan, anch’essa agli arresti domiciliari.
“Hu Jia è stato premiato quale rappresentante delle voci silenziose in Cina e Tibet. Oggi, abbiamo sentito quelle voci”, ha dichiarato durante la cerimonia di premiazione il Presidente Pöttering.
Nel sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, i deputati hanno fatto il punto sullo stato dei diritti fondamentali nel mondo.
La relazione dell’eurodeputato Giusto Catania (GUE/NGL) sulla situazione dei Diritti fondamentali in Europa, ha messo in evidenza la persistenza di molte violazioni delle libertà individuali come per esempio le discriminazioni nei confronti delle minoranze o le violenze contro le donne:“Nella lotta contro le violazioni dei diritti fondamentali dobbiamo agire sia a livello di politica interna che esterna”.
La relazione sarà votata nella prossima sessione di gennaio.
Pechino, 08 dicembre 2008 - Sarkozy-Dalai Lama, danneggiato rapporto con Ue. Pechino: una mossa opportunista e poco saggia
Apcom
La Cina non ha atteso nemmeno ventiquattro ore per esprimere tutta la sua indignazione e avversione per l'incontro che si è tenuto ieri a Danzica, in Polonia, tra il presidente francese Nicolas Sarkozy e il Dalai Lama. Una mossa che Pechino ha definito "poco saggia" e che potrebbe compromettere non solo i 44 anni di buoni rapporti sino-francesi ma anche gli sforzi finora compiuti sul piano economico, del dialogo e della cooperazione tra Cina e Unione Europea, in quanto Sarkozy riveste il ruolo di presidente di turno dell'Ue.
Per oggi la Cina si è limitata ad esprimere "forti proteste", senza entrare nel dettaglio delle conseguenze, attraverso le parole del vice ministro degli Esteri di Pechino He Yafei, citato dall'emittente di Stato CCTv. L'ambasciatore francese a Pechino, Hervé Ladsous, è poi stato convocato da He che gli ha presentato di persona la protesta ufficiale cinese. L'incontro a Danzica "ha danneggiato le fondamenta delle relazioni sino-francesi e sino-europee", ha detto He.
Ancora più esplicita la reazione del portavoce del ministero degli Esteri, Liu Jianchao: "L'azione sbagliata da parte francese ha interferito negli affari interni cinesi e ha gravemente colpito i sentimenti del popolo cinese", ha commentato il portavoce citato dall'agenzia di Stato Xinhua. Liu, che ha definito "opportunista, avventata e di corto respiro" l'iniziativa di Sarkozy, ha poi invitato Parigi a valutare seriamente la posizione e le preoccupazioni della Cina e ha consigliato di rimediare a questa azione sconveniente con iniziative sostanziali per garantire la stabilità e lo sviluppo delle relazioni bilaterali.
Pochi giorni prima dell'annunciato colloquio in Polonia tra il capo di Stato francese e il leader spirituale tibetano, la Cina aveva moltiplicato gli avvertimenti perché l'incontro non si tenesse ed era arrivata a minacciare Parigi con ritorsioni commerciali. Incurante degli appelli, Sarkozy ieri ha parlato per una mezz'ora a porte chiuse con il Dalai Lama a margine di una riunione tra i premi Nobel per la Pace. Poco prima dell'incontro, Sarkozy aveva invitato a "non drammatizzare" il faccia a faccia con il Dalai Lama e aveva sottolineato che era "libero di disporre della sua agenda" come voleva. "Bisogna vedere le cose tranquillamente, seriamente. Il mondo ha bisogno di una Cina aperta che partecipa alla governance mondiale. La Cina ha bisogno di un'Europa potente. Abbiamo il dovere di lavorare insieme", aveva anche detto il presidente francese.
Sarkozy è il primo presidente di turno dell'Unione Europea a ricevere il Dalai Lama e forse per questo ha scatenato una simile reazione da parte di Pechino che non si era espressa con tanta veemenza per gli incontri del Dalai Lama con altri leader stranieri, come il presidente americano George W. Bush, la cancelliera tedesca Angela Merkel o il premier britannico Gordon Brown. Con il generale Charles de Gaulle, 44 anni fa, la Francia fu il primo paese occidentale a stringere relazioni diplomatiche con la Repubblica popolare cinese. Il quotidiano China Daily invita Sarkozy a non tradire questo rapporto e gli ricorda che solo tre mesi fa, durante la sua visita a Pechino, aveva affermato che la Cina era un partner strategico per la Francia e aveva auspicato che i buoni rapporti potessero continuare.
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Bruxelles, 4 dicembre 2008 - Il Dalai Lama al Parlamento: valori, pace interiore e armonia delle religioni
Servizio Stampa - Redazione italiana, by Federico Rossetto
Rivolgendosi all'Aula in seduta solenne, il Dalai Lama ha insistito sul diritto delle persone a essere felici e sulla necessità di promuovere i valori umani e la pace interiore, più che il benessere materiale. Si è poi detto impegnato nella promozione dell'armonia tra le religioni, poiché tutte portano un messaggio d'amore. Dopo aver sottolineato il ruolo delle donne, più sensibili alle esigenze degli altri, ha precisato che il Tibet non chiede l'indipendenza bensì l'autonomia dalla Cina.
Hans-Gert PÖTTERING ha espresso grande onore e gioia nell'accogliere il Dalai Lama al Parlamento europeo e si è detto ansioso di sentire le sue parole sull'importanza del dialogo interculturale. Nel ricordare che, nel corso dell'anno, il Parlamento ha già accolto rappresentanti delle religioni cristiana, musulmana ed ebraica, ha voluto ricordare le vittime degli attentati di Mumbai e, in tale contesto, ha sottolineato il ruolo importante che possono svolgere i leader religiosi che predicano la pace e la riconciliazione tra i popoli.
Il Presidente ha poi rilevato come il Parlamento europeo si sia sempre adoperato per difendere i diritti umani del popolo tibetano. Ricordando le visite del Dalai Lama del 1988, del 2001 e del 2006, ha sottolineato che il Parlamento ha adottato numerose risoluzioni che invitano la Cina a dialogare e a riconoscere l'identità e i diritti dei tibetani. Nel ribadire che il Parlamento europeo riconosce l'integrità territoriale della Cina, incluso il Tibet, ha però affermato che «non smetteremo mai di difendere l'identità culturale e religiosa del Tibet».
Quanto successo nel mese di marzo, ha proseguito, «mostra l'urgenza del dialogo» al fine di trovare una soluzione accettabile da tutti e che rispetti l'identità del Tibet. Si è quindi detto preoccupato dello stallo dei negoziati iniziati nel 2002 ed ha auspicato che sia presto trovata una soluzione. Sottolineando come la Cina rappresenti un importante partner dell'UE, ha però rilevato che «nel nostro dialogo con la Cina abbiamo la responsabilità di essere aperti e onesti nell'esprimere il nostro impegno a favore dei valori condivisi della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti umani e della libertà di espressione». Rivolgendosi al Dalai Lama, ha quindi concluso affermando che il suo approccio non violento rappresenta «uno straordinario esempio di una campagna pacifica a favore di una causa assolutamente meritevole».
Il DALAI LAMA ha spiegato di aver distribuito una dichiarazione scritta in inglese e che, vista le sue difficoltà a pronunciare alcune parole, l'avrebbe riassunta a voce: «sono solo uno dei sei miliardi di esseri umani della terra».
Clicca qui per il Testo completo della Dichiarazione
Ha poi affermato che «ognuno vuole condurre una vita felice e appagante» e che tutti - a prescindere dal colore, dalla professione o dall'estrazione sociale - hanno il diritto di essere felici. Ha però rilevato che, di questi tempi, viene attribuita troppa importanza alle cose materiali, «trascurando i valori», per tale ragione vi sono «persone anche molto ricche che sono infelici». A suo parere, uno dei fattori più importanti per la felicità è «la pace interiore», anche perché vi sono «troppi sospetti, troppa ambizione e troppa avidità». Nel chiedere di non trascurare i valori interiori, ha spiegato che questi non sono necessariamente quelli previsti dall'insegnamento religioso, poiché «siamo già dotati di bontà di cuore». Ha quindi rivolto un invito a «un'etica laica che sia alla base di una vita felice». Per il Dalai Lama, il benessere fisico e la pace mentale «sono essenziali». E in proposito ha raccontato che dopo il suo intervento alla cistifellea e le complicazioni vissute, si è ripreso molto in fretta. Ha quindi spiegato che non è stato un miracolo e che non è dotato di poteri curativi - «altrimenti non avrei avuto bisogno del chirurgo!» - ma è stata la pace dello spirito che è stata alla base della sua pronta guarigione.
Il suo impegno, ha aggiunto, oltre che alla promozione dei valori umani, è rivolto alla promozione dell'armonia religiosa. In proposito, ha sottolineato che, nonostante le loro differenze filosofiche, «tutte le principali religioni portano lo stesso messaggio d'amore, compassione, tolleranza e autodisciplina». Sono anche molto simili nel loro potenziale di «aiutare gli esseri umani ad avere vite più felici». In questa epoca di conflitti religiosi, ha aggiunto, occorre compiere sforzi particolari per promuovere l'armonia tra le diverse fedi.
Il Dalai Lama, notando che il Parlamento europeo conta molte deputate («alcune anche particolarmente belle!»), ha poi voluto sottolineare il ruolo importante svolto dalle donne nella società. Poiché «nel nostro secolo abbiamo bisogno di promuovere i valori umani, l'amore e l'apertura di cuore» e le donne «hanno più sensibilità degli uomini alle esigenze degli altri».
In merito alla questione tibetana, il Dalai Lama ha voluto precisare di non richiedere la secessione e l'indipendenza, ma l'autonomia, un diritto riconosciuto alle minoranze dalla costituzione cinese. I tibetani, ha aggiunto, cercano di contribuire a una «società armoniosa, stabile e unita». Ma, si è chiesto, come è possibile farlo «sotto un regime di paura», visto che occorre «fiducia, moderazione e reciproco rispetto». La non violenza tibetana, ha poi spiegato, è stata anche di esempio per altri popoli che in passato erano favorevoli alla violenza. L'Europa e i nostri sostenitori, ha poi puntualizzato, «non sono contro la Cina» ma - citando un proverbio tibetano - ha detto: «se sei un vero amico devi evidenziare gli errori dell'amico».
In conclusione, ha affermato di aver aderito all'invito di un gruppo di sostegno del Parlamento europeo a partecipare a un digiuno, precisando di averlo iniziato dopo la prima colazione, «perché per un monaco tibetano la colazione è sacra», per condividere la loro determinazione.
I deputati, in piedi, gli hanno tributato un lungo applauso.
Link utili
Sito del Dalai Lama
Sito dell’Anno europeo del dialogo interculturale
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 luglio 2008 sulla situazione in Cina dopo il terremoto e prima dei Giochi olimpici
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 aprile 2008 sulla situazione in Tibet
Federico ROSSETTO
Servizio Stampa - Redazione italiana
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India, 12 novembre 2008 - Dalai Lama: in viaggio tra Nigeria e Europa dal 25 novembre
ASCA-AFP
Il portavoce Tenzin Taklha ha dichiarato che il leader spirituale partira' il prossimo 25 novembre per la Nigeria dove sostera' due giorni e incontrera' i suoi discepoli, dopodiche' si rechera' in Repubblica Ceca, Belgio e Polonia.
Il tour e' stato annunciato all'indomani delle dichiarazioni del Dalai Lama riguardo all'importanza del dialogo con la Cina, nonostante il clima teso degli ultimi mesi: il dialogo e' ''l'unico modo per risolvere i problemi relativi al Tibet'', ha detto il leader tibetano in esilio.
I commenti del leader precedono l'incontro dei rappresentanti tibetani che si terra' a Dharamshala la prossima settimana per discutere la loro strategia di dialogo con la Cina. ''A questo evento il Dalai Lama comunque non partecipera' e non incontrera' i media'', ha affermato Taklha.
Durante una visita nel sud del Paese, presso il tempio buddhista di Lerab Ling, l'ospite tibetano era peraltro stato raggiunto dal ministro francese per i Diritti Umani, Rama Yade, dallo stesso Kouchner e soprattutto dalla 'premiere dame', Carla Bruni. Il futuro faccia a faccia tra il presidente francese e il Dalai Lama avverra' in occasione delle celebrazioni per il 25mo anniversario del conferimento del premio Nobel per la Pace all'ex presidente polacco Lech Walesa, gia' leader del sindacato 'Solidarnosc', che fu decisivo per la fine del regime filo-sovietico. Walesa condivide l'assegnazione del prestigioso riconoscimento con lo stesso leader del Tibet libero, che lo ricevette a sua volta nell'89.
Pechino, 10 novembre 2008 - Cina: "serie divergenze con il Dalai Lama"
Adnkronos/Dpa
Vi sono "serie divergenze" nel dialogo con il Dalai Lama, hanno riferito oggi le autorita' cinesi. I colloqui dei primi di novembre con gli inviati del leader spirituale tibetano in esilio sono stati "franchi e sinceri" ma sono rimasti fermi alle divergenze fra le due parti, ha detto oggi Zhu Weiqu, vice ministro del dipartimento del Fronte Unito del Lavoro, parlando con i giornalisti a Pechino.
Zhu ha accusato il Dalai Lama di non aver onorato gli impegni assunti tramite i suoi inviati ai precedenti colloqui in luglio. Gli inviati, sostiene l'alto funzionario cinese, avevano promesso di non sostenere l'indipendenza del Tibet, l'opposizione violenta all'autorita' cinese e il Congresso dei giovani tibetani basato in India. Ma poi, ha proseguito, "hanno assolutamente dimenticato di rispettare le promesse e non hanno smesso di boicottare le Olimpiadi di Pechino". "Hanno intensificato le attivita' di sabotaggio e continuato ad attaccare il governo centrale", ha detto ancora Zhu, accusando i tibetani di aver fatto di tutto per internazionalizzare la questione.
La settimana scorsa i due inviati del Dalai Lama avevano dichiarato di aver presentato ai cinesi un memomorandum di proposte per una genuina autonomia dei tibetani in Cina. Il capo delegazione, Kasur Lodi Gyari, ha spiegato che i dettagli verranno riferiti durante la riunione straordinaria degli esponenti della diaspora tibetana che si aprira' il 17 novembre a Dharamsala, in India, sede del governo in esilio. La riunione e' stata convocata dal Dalai Lama per decidere del futuro del movimento per l'autonomia del Tibet.
Un alto funzionario del Governo cinese ha riferito agli inviati del Dalai Lama a Pechino che una forma di ''semi-indipendenza'' del Tibet e' impossibile e ''fuori discussione''. Lo riportano oggi i media di Stato cinesi.
''Senza considerare i tempi o le circostanze ... l'indipendena del Tibet e' (un argomento) fuori discussione'' ha detto Du Qinglin, un alto funzionario del partito Comunista responsabile delle relazioni con le istituzioni non comuniste del paese, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa Xinhua. ''La semi-indipendenza e' fuori discussione.
Un'indipendenza mascherata anche'', ha affermato Du, aggiungendo di aver incontrato ''recentemente'' gli inviati del leader spirituale della tormentata regione himalayana.
Pechino, 05 novembre 2008 - Pechino prosegue arresti e condanne, i tibetani cercano nuovi modi di lotta
Asianews
La Cina prosegue condanne in processi a porte chiuse, censura e arresti contro i tibetani; intanto centinaia di leader tibetani in esilio hanno deciso di incontrarsi dal 17 al 22 novembre nell’India settentrionale. Vogliono discutere una nuova linea verso la Cina e molti sono critici anche verso il Dalai Lama, dopo che la sua linea di protesta non violenta non ha dato esiti. Non ne contestano la leadership spirituale, ma propongono di individuare una nuova guida politica.
Baema Cewang, vicepresidente del governo cinese in Tibet, ha rivelato che sono 55 i tibetani finora condannati per le proteste dello scorso marzo a Lhasa. Secondo Cewang all’epoca la polizia ha arrestato 1.317 persone, di cui 1.115 sono state poi rilasciate e le altre processate. Non spiega per quali reati, con quali pene, né il destino degli altri 147 per i quali non vi è stata sentenza. E’ la prima ammissione ufficiale dallo scorso aprile, quando è stata annunciata la condanna di 30 persone per le proteste di marzo, con pene da 3 anni all’ergastolo, e ad ottobre di altre 14 persone. Nei mesi scorsi gruppi pro-Tibet hanno annunciato altre sentenze, non confermate da Pechino.
Il 10 marzo in Tibet polizia ed esercito hanno caricato i monaci che manifestavano pacificamente per commemorare le vittime della repressione cinese del 1959. Nei giorni successivi a Lhasa sono scese in piazza migliaia di persone e ci sono stati scontri con l’esercito, che ha stroncato nel sangue le proteste, con decine di morti e migliaia di arresti. Secondo gruppi tibetani in esilio sono tuttora in carcere oltre 1.000 tibetani, di molti si ignora persino dove sono detenuti. Pechino ha sempre parlato di circa 20 morti, tra cui diversi etnici Han.
La vicenda ha suscitato proteste in tutto il mondo, soprattutto in occasione del viaggio della torcia olimpica. Proprio le proteste mondiali hanno “spinto” Pechino ad aprire un tavolo di colloqui con una rappresentativa del Dalai Lama. Colloqui che proprio nei giorni scorsi il Dalai Lama ha qualificato “un fallimento”, per la constatazione che Pechino non ha intenzione di discutere qualsiasi concessione di maggiore autonomia alla regione, ma realizza “una crescente repressione” contro i monaci e chiunque si oppone.
Ieri è stato arrestato il monaco Jigme (nella foto), che nei mesi scorsi ha diffuso le notizie sulle violenze della polizia a marzo e in seguito. Oltre 70 poliziotti hanno circondato e poi invaso il monastero di Labrang, dove era il "pericoloso criminale". Non si conosce l’accusa.

Lo scorso agosto, in un video poi posto su Youtube, Jigme ha descritto come sia stato portato via dalla polizia senza motivo, trattenuto per 2 mesi senza accuse con continui interrogatori e abusi, battuto fino a rimanere incosciente ed essere ricoverato 2 volte in ospedale. Da allora è stato latitante, sempre in movimento nello sconfinato altopiano del Tibet. Secondo conoscenti, ha deciso di tornare al suo monastero dopo che la polizia ha visitato la sua famiglia e ha assicurato che non lo avrebbe arrestato, se rimaneva richiuso nel monastero. Con l’inverno vicino, Jigme ha dato fiducia alle autorità cinesi.

I due inviati del Dalai Lama hanno concluso ieri sera i dialoghi con il governo cinese e oggi tornano a Daramshala per informare il leader spirituale dei tibetani. I due inviati, Lodi Gyaltsen Gyari e Kelsang Gyaltsen, quasi con certezza terranno una conferenza stampa dopo l’incontro col Dalai Lama. In una lettera, il leader tibetano ha riaffermato l’impegno di “risolvere il problema Tibet attraverso il dialogo e la discussione, cercando una soluzione accettabile dalle due parti, rispettando la costituzione cinese”.
Ufficialmente non è trapelato ancora nulla dai dialoghi di questi giorni. I media cinesi non hanno nemmeno nominato gli incontri. Al contrario, sul Tibet Daily, voce ufficiale del Partito comunista nella regione, il segretario regionale del Partito, Zhang Qingli, ha ripetuto le veementi accuse contro “la cricca del Dalai Lama” e le sue responsabilità sulle manifestazioni del marzo scorso che hanno portato alla repressione militare e all’isolamento del Tibet. Mesi fa Zhang aveva accusato il Dalai Lama di essere un “diavolo travestito da monaco”, “un mostro, un lupo con la faccia umana ed il cuore di un animale”, e lo ha accusato di aver complottato le dimostrazioni a Lhasa da molto tempo, insieme a “forze occidentali ostili”.
Quello di ieri è il secondo round di incontri dopo la violenta repressione in Tibet del marzo scorso. La Cina ha accettato di dialogare con gli inviati del Dalai Lama dopo molteplici pressioni, critiche internazionali e minacce di boicottaggio delle Olimpiadi. In passato, nel 2002 vi erano stati tentativi di dialogo Cina – Tibet, ma senza alcun progresso. Pechino continua ad accusare il Dalai Lama di volere distruggere l’unità della nazione cinese e di cercare l’indipendenza della regione tibetana. Il Dalai Lama, da parte sua, ha sempre affermato di non cercare alcuna indipendenza, ma solo “autonomia culturale e religiosa” per salvare il Tibet dal “genocidio culturale”.
03 novembre 2008 - Tibet, il Dalai Lama si fida sempre meno di Pechino
Agenzia radicale
E' previsto per questo venerdì l'ennesimo incontro fra alcuni parlamentari del governo in esilio tibetano ed emissari cinesi per discutere nuovamente del futuro del Tibet malgrado le basse aspettative del popolo tibetano e del suo leader religioso e politico il Dalai Lama.
Quest'ultimo durante una serie di conferenze tenute in Giappone a Tokyo e Fukuoka, ha ribadito come sia necessario trovare il punto d'incontro per intavolare un dialogo basato sulla nonviolenza con il governo di Pechino anche se è conscio del fatto che tale strategia potrebbe essere abbandonata dai giovani tibetani. Quest'ultimi infatti, potrebbero iniziare un processo finalizzato all'indipendenza del paese e non all'autonomia al contrario fortemente auspicata dal Dalai Lama, una reale autonomia per preservare lingua e cultura antica che rischia di scomparire.
Ad ora i sette incontri della delegazione tibetana a Pechino si sono rivelati dei fallimenti, lo stesso leader ha dichiarato ''Le cose non vanno bene e devo accettare il fallimento. Ora resto completamente neutrale perché se dico qualcosa può diventare un ostacolo alla libera espressione delle opinioni".
Il leader tibetano ha proseguito dichiarando come la sua fiducia verso il popolo cinese sia immutata ma come quella nei confronti del governo cinese sia notevolmente diminuita. L'ordine del giorno preciso per la riunione di questa settimana a Pechino è ancora incerto, anche se le autorità cinesi hanno dichiarato di essere disposti a discutere solo del futuro del Dalai Lama stesso e le possibili condizioni per il suo ritorno in Cina.
Gli inviati tibetani credono invece, che nei colloqui dovrebbero essere oggetto di riflessione i temi relativi al futuro del Tibet, una maggiore tolleranza religiosa e altre questioni. Le due parti hanno litigato a lungo su ciò che costituirebbe l'obiettivo dl Dalai Lama di "vera autonomia" in Cina. "Il compito a portata di mano è quello di sviluppare un sistema che potrebbe concedere il tipo di autonomia necessaria per i tibetani in grado di sopravvivere come una distinta e prospera popolazione all'interno di quella della Repubblica Popolare cinese", ha dichiarato uno degli alti emissari tibetani, Lodi Gyaltsen Gyari, nel corso di un intervento di questo mese presso la Kennedy School of Government di Harvard. (fonte New York Times).
Coglie inoltre di sorpresa l'ultimo intervento del Dalai Lama che in merito agli imminenti colloqui, manifestando la possibilità di un suo ritiro dalle scene politiche forse anche a causa dei problemi di salute che ha avuto negli ultimi mesi in merito al quale ha voluto ricordare di essere esattamente un uomo come tanti altri e per questo "Non vedo l'ora della pensione completa: secondo alcuni è impossibile che il Dalai Lama vada in pensione, ma io dico che la pensione e' un mio diritto umano''.
Resta da vedere se si tratta più di una provocazione nei confronti dell'opinione pubblica mondiale, rea di non impegnarsi con una certa perseveranza della questione tibetana, per poter forse attirare maggiormente la loro attenzione ed ottenere magari un supporto diplomatico all'indomani di un periodo caratterizzato da violente manifestazioni contro il governo cinese.
Non bisogna infatti dimenticare, che ha seguito delle manifestazioni a Lhasa dello scorso marzo il governo cinese ha adottato una linea politica dura nella regione tibetana, bloccando tra l'altro l'ingresso ai giornalisti stranieri durante i "confronti" tra forze militari e dll'ordine cinesi e i dimostranti tibetani. Episodi che potrebbero rendere ancor più aspro il confronto tra le due parti durante gli imminenti colloqui.
Siamo a due settimane dalla sessione speciale del parlamento in esilio in programma dal 17 al 22 novembre a Dharamsala ... L'Associazione Italia Tibet sarà presente al meeting dei Tibet Support Group che si svolgerà a Delhi dal 27 novembre al 2 dicembre (m.b.)
Tokyo, 02 novembre 2008 - Il Dalai Lama: la Cina ci ha condannato a morte
Rainews

La Cina ha condannato a morte il Tibet che ormai vive sotto "la legge marziale": e' il grido di dolore del Dalai Lama, che da Tokyo ha anche ribadito la scelta annunciata una settimana fa di mettersi momentaneamente da parte dopo che la linea del dialogo con Pechino non ha prodotto risultati.
"Per i tibetani e' stata pronunciata una condanna a morte", ha denunciato il leader spirituale del popolo himalayano, in visita per una settimana in Giappone proprio mentre i suoi emissari si accingono ad avviare un'ottava tornata di colloqui con Pechino. "Questa antica nazione e la sua eredita' culturale stanno morendo", ha dichiarato ai giornalisti.
Per il Dalai Lama il Tibet e' praticamente sotto "occupazione militare" ed "e' come essere sotto la legge marziale: la paura, il terrore e la rieducazione politica stanno causando molto risentimento".
Questo nuovo messaggio pessimistico del settantratreenne premio Nobel per la Pace arriva a due settimane dalla sessione speciale del parlamento in esilio in programma il 17 novembre a Dharamsala. A quella riunione il Dalai Lama ha anticipato che avra' un ruolo da "semi-pensionato", dopo esser stato per decenni la guida spirituale e politica del suo popolo. "Non credo che mi ritirero' del tutto", ha spiegato, "ma fin quando tratto con Pechino non posso assumere una piena responsabilita', la mia posizione e' completamente neutrale".
L'incontro del 17 fra tutte le componenti tibetane potrebbe segnare una svolta con l'abbandono della linea del dialogo, anche alla luce delle speranze deluse di arrivare all'autonomia in cambio della rinuncia all'indipendenza. In questo senso le Olimpiadi di Pechino hanno confermato che la Cina non e' disposta ad allentare la presa sulla regione. Un'altra riunione di sostenitori internazionali del Tibet e' in programma a fine mese a New Delhi.
Tokyo, 31 ottobre 2008 - Visita del Dalai Lama in Giappone
La Voce

Il Dalai Lama è arrivato in Giappone. Accolto all'aeroporto di Narita a Tokyo da numerosi monaci buddisti, il Premio Nobel per la pace rimarrà in visita in Giappone per una settimana e terrà alcune conferenze a Tokyo e Fukoka.
Il viaggio del Dalai Lama avviene in concomitanza con una missione dei suoi rappresentanti a Pechino, tesa a portare avanti le trattative a porte chiuse con il governo cinese.
In a written ministerial statement issued Wednesday, the British government has acknowledged that the exiled Tibetan leader the Dalai Lama has actually met conditions set by the Chinese government in order to have dialogue for a negotiated settlement between the two sides.

Foreign Secretary David Miliband and Prime Minister and Labour Party leader Gordon Brown
“The Chinese Government has said that it is serious about dialogue and that it hopes for a positive outcome. It has set conditions for dialogue which we believe the Dalai Lama has met,” British Foreign Secretary David Miliband said in the statement. “The Dalai Lama has made clear that he is not seeking separation or independence. He has said repeatedly that he is seeking a resolution to the situation of Tibet within the framework of the Chinese constitution,” Miliband said, adding “He [Dalai Lama] has maintained a clear opposition to violence.”
Commenting on the latest round of talks being held in Beijing, Miliband said: “These talks are hugely important for the future of Tibet. They provide the only forum in which there is any realistic possibility of progress to resolve the differences between the parties involved”. The statement says: “The British Government has a strong interest in the dialogue between the Chinese Government and the Dalai Lama's representatives, although we are not a party to it. “No government which is committed to promoting international respect for human rights can remain silent on the issue of Tibet, or disinterested in a solution to its problems.”
“Britain has been clear under this Government about our commitment to the people of Tibet. We remain deeply concerned about the human rights situation there,” Miliband said, adding he himself had made “the same point to Foreign Minister Yang on a number of occasions since the unrest in March this year in Tibet.” He said, “We have consistently made clear that we want to see the human rights of the Tibetan people respected, including through respect for their distinct culture, language, traditions and religions.” “Our interest is not in restoring an order which existed 60 years ago and which the Dalai Lama himself has said he does not seek to restore,” he said.
Miliband said his government is also concerned “at more immediate issues arising directly from the unrest of this spring, including the situation of those who remain in detention following the unrest, the increased constraints on religious activity, and the limitations on free access to the Tibetan Autonomous Region by diplomats and journalists”.
He said “These issues reinforce long-held unease on the part of the Government about the underlying human rights situation in Tibet.” “Our interest is in long term stability, which can only be achieved through respect for human rights and greater autonomy for the Tibetans,” he added.
Saying his government is aware of the “indications of growing frustration among some Tibetans about the dialogue process”, Miliband said that the Dalai Lama’s stated position of opposing violence and seeking meaningful autonomy within the framework of the Chinese constitution provided a basis for a negotiated settlement.
“Our strong view is that genuine progress at the next round of talks is essential to promote progress on such a settlement. Participation in these talks carries a weight of responsibility for both parties,” he said of the ongoing eighth round of talks started since 2002.
However, commenting on the ministerial statement, London-based Free Tibet organisation insists that the British Government could do more than simply issuing an official statement. While welcoming certain points raised by the foreign secretary, the group said it was “disappointed that the British government has not publicly sponsored a call for an international delegation to visit Tibet to launch an independent investigation into events in Tibet this spring”. "The British government, and other foreign governments, must now move beyond a position of welcoming talks for the sake of talks,” Free Tibet director Stephanie Brigden said.
“The Chinese government must be held accountable for a worsening human rights situation in Tibet, a situation that the Foreign Secretary in his statement today admits to causing long-standing 'unease'” Brigden said. According to him, a “call for an international fact-finding delegation to Tibet would be a good first step: even if such a demand were rejected by China it would at least signal to China that the international community will not remain silent on gross human rights violations in Tibet".
Pechino, 30 ottobre 2008 - I Colloqui Cina-Tibet e lo scetticismo del Dalai Lama
Asianews
Da oggi ripartono i dialoghi fra la leadership cinese e gli inviati del Dalai Lama, ma le speranze di giungere a qualche risultato sono minime, anche dopo le recenti dichiarazioni del leader tibetano in esilio, che si è detto “sfiduciato” sulle intenzioni del governo cinese.
Gli inviati tibetani Kasur Lodi Gyaltsen Gyari e Kelsang Gyaltsen, insieme a tre assistenti sono partiti stamane da Dharamshala alla volta di Pechino, dove resteranno per una settimana. Questo è l’ottava sessione di un incontro fra rappresentati del Tibet e della Cina, la prima dopo le Olimpiadi di Pechino. Proprio per non minare la buona riuscita delle Olimpiadi, Pechino – pressato dalla comunità internazionale – ha accettato, prima dei Giochi, di riaprire i dialoghi con gli inviati del Dalai Lama, in stallo da anni. Da tempo il Dalai Lama chiede per il Tibet un’autonomia culturale e religiosa, rifiutando l’indipendenza politica. Ma Pechino continua ad accusare il leader buddista di voler spezzare l’integrità del Paese. Quando lo scorso marzo vi sono state manifestazioni in Tibet contro il giogo cinese, Pechino ha accusato il Dalai Lama di averle provocate e ha represso nel sangue e con migliaia di arresti le sommosse.
In un commento rilasciato il 28 ottobre scorso, il Dalai Lama ricorda che lo scorso marzo il popolo tibetano “ha espresso con coraggio verso il governo cinese tutta la scontentezza e il risentimento che crescono da tempo”. Invece di affrontare la crisi e trovare soluzioni, il governo di Pechino “ha accusato me – continua il Dalai Lama – di fomentare le rivolte” e “continua a gridare frasi offensive contro di me”. “Io ho fede e fiducia nel popolo cinese – dice il leader tibetano in esilio – ma la mia fede e fiducia nel governo cinese si sta spegnendo”.
Per il Dalai Lama, la risposta a questa sfiducia avviene attraverso il “non rimanere in silenzio” da parte del mondo libero e la salvaguardia dell’identità tibetana, causando “cambiamenti positivi all’interno del Tibet”.
Prima delle Olimpiadi, molti governi hanno apprezzato le aperture di Pechino sui dialoghi, ma – secondo attivisti tibetani - non fanno ancora abbastanza pressioni per chiedere dei risultati e per domandare la liberazione dei prigionieri tibetani.
Quasi a risposta di tale preoccupazione, ieri il ministro britannico degli esteri, David Milibrand, ha pubblicato una dichiarazione scritta, in cui egli difende la posizione del Dalai Lama, dicendo che la posizione del leader tibetano (sulla non indipendenza del Tibet) risponde pienamente alle richieste previe di Pechino e quindi non vi sono più scuse da accampare per iniziare fruttuosi dialoghi. Milibrand ricorda anche la situazione dei detenuti e denuncia la mancanza di libero accesso alla regione tibetana per diplomatici e giornalisti.
Intanto però il Dalai Lama deve affrontare anche problemi interni. Sempre più si manifestano divisioni fra il governo tibetano in esilio, i profughi tibetani, la popolazione tibetana in Tibet e i giovani. I primi sono molto fiduciosi dei dialoghi con Pechino; gli altri sono scettici; i giovani vorrebbero scelte più radicali e anche violente. Finora il Dalai Lama è stata la figura intermedia e riconciliatrice di tutte le posizioni. Nei giorni scorsi egli ha detto che forse questa sua posizione “intermedia” va rivista e ha domandato alla leadership del governo tibetano in esilio di organizzare un incontro con tutti i tibetani a Dharamshala per trovare una strategia comune. L’incontro si dovrebbe tenere fra il 17 e il 22 novembre prossimi.
Delhi, 26 ottobre 2008 - Tibet: Dalai Lama, accordo lontano. Leader spirituale convoca parlamento per studiare opzioni
Notizie Ansa
Il Dalai Lama ha perso la speranza di raggiungere un accordo con Pechino sull'autonomia del Tibet ma non intende per questo ritirarsi. Lo ha detto uno dei suoi assistenti. 'A causa della mancanza di risposte da parte della Cina, dobbiamo essere realistici, non ci sono speranze', ha detto Tenzin Takiha. 'Sua santita' - ha aggiunto - non vuole essere un ostacolo per la causa del Tibet. Per questo ha inviato una lettera al parlamento per parlare delle opzioni che gli restano'.
Intanto, dalla nostra Italietta, al "Summit del grande sonno" ...

Pechino, 24 ottobre 2008 - Berlusconi e Romiti inaugurano sede Fondazione Italia-Cina
Virgilio
Dopo più di 10 anni di presenza in Cina e progetti che vanno dal sostegno alle imprese, all'educazione, alla comunicazione, la Fondazione Italia-Cina ha inaugurato oggi a Pechino la sua sede cinese. Nella spettacolare cornice delle vecchie mura della città di epoca Ming, un visibilmente commosso Cesare Romiti ha fatto gli onori di casa davanti al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al capo dell'Ufficio Informazione del Consiglio di Stato cinese Wan Quan. "Con questa sede prestigiosa la Fondazione vuole essere sempre più presente nelle relazioni fra Italia e Cina", ha detto Romiti, che la settimana scorsa ha dato il via al programma UnItalia per incrementare la presenza di studenti cinesi nel nostro paese.
"Gli studenti cinesi in Italia sono oggi 1.300, ma diventeranno diverse decine di migliaia come negli altri paesi europei, di modo che la classe dirigente cinese conosca l'Italia e capisca perchè è conveniente una sempre più grande cooperazione".
A luglio la Fondazione era anche stata incaricata dal governo cinese di organizzare il viaggio del primo gruppo di giornalisti italiani nel Tibet, per la prima volta dopo gli incidenti dello scorso marzo. E' stata un'operazione "molto importante", ha ricordato stamattina Wan Quan, perchè "quei giornalisti hanno pubblicato articoli che presentano la situazione reale del Tibet ai lettori occidentali".
La cerimonia di assegnazione si terrà a Strasburgo il 17 dicembre prossimo, in occasione della sessione del Parlamento europeo e delle celebrazioni per i 20 anni del premio, in presenza dei precedenti vincitori, tra i quali Nelson Mandela ed il leader di Timor Est Xanana Gusmao.
Bruxelles, 23 ottobre 2008 - Applauso all’Europa, onore a Hu Jia
Il reporter by Andrea Lessona
Per una volta l’Europa ha parlato con una voce sola. E lo ha fatto contro la Cina. Nonostante le minacce ricevute dal Grande Drago, il Parlamento di Strasburgo ha assegnato al dissidente Hu Jia il premio Sakharov per la libertà di pensiero.

Ogni anno l’emiciclo europeo lo consegna a persone o a organizzazioni che si distinguono nella difesa dei diritti umani e della democrazia nel mondo. E questa volta i parlamentari hanno votato per lui, per questo uomo indomito che da anni lotta per la Libertà nel proprio Paese.
La sua storia ha fatto il giro del globo, superando le maglie della rigida censura cinese grazie a Internet. Prima che fosse arrestato e sbattuto in cella alla stregua del peggiore criminale, aveva usato un mezzo come il nostro, un “semplice” blog, per denunciare le condizioni disumane in cui vive il popolo orientale.
Dopo aver scontato 200 giorni ai domiciliari, Hu Jia è stato arrestato il 27 dicembre dell’anno scorso e dal tre aprile del 2008 è stato condannato a tre anni e mezzo di galera “per istigazione alla sovversione contro lo Stato”.
La sua colpa? Ha criticato il governo cinese per le violazioni sui diritti umani. Da sempre Hu lotta a favore dei malati di aids, per la libertà religiosa, per uno sviluppo democratico della Cina e una soluzione pacifica in Tibet.
L’attivista rischia la vita ogni giorno per la grave cirrosi epatica dovuta a un’epatite B cronica. Ma nonostante gli appelli arrivati da più parti, il giovane trentaquattrenne non viene rilasciato né curato come dovrebbe.
La moglie Zeng Jinan è ai domiciliari insieme alla loro bimba. In seguito alla stress per la situazione e l’arresto del marito aveva perso il latte. La bambina ha rischiato di morire perché la donna, circondata da agenti di polizia, non poteva procurarsi quello in polvere.
Eppure, nonostante tutte queste gravi condizioni, Hu Jia continua a lottare anche dietro le sbarre: scrive ogni giorno lettere, appelli, consigli su come dovrebbe essere la vita. Pure in Cina.
Il 21 aprile di quest’anno gli è stata concessa la cittadinanza onoraria di Parigi. Così come al Dalai Lama, Nobel per la Pace nel 1989. Un altro acerrimo nemico del Grande Drago.
E oggi, nonostante le minacce di Pechino - “Non fatelo o si rovineranno i nostri rapporti” – l’Europa gli ha tributato uno dei massimi riconoscimenti del Vecchio continente: un premio per la Libertà.
Quella piccola grande parola che in Cina è ancora tabù.
Bruxelles, 23 ottobre 2008 - A Hu Jia il premio Sakharov 2008
Euronews - Testo e VIDEO
Il Parlamento europeo non si è fatto intimidire dalle pressioni cinesi. Il premio Sakharov 2008 per la libertà di espressione è stato assegnato a Hu Jia, dissidente politico cinese, in carcere da aprile per “incitamento alla sovversione contro il potere dello stato”. La condanna è a tre anni e mezzo. Il presidente del Parlamento spiega le ragioni della scelta. “Abbiamo deciso di assegnare il premio Sakharov 2008 a Hu Jia in nome dei senza voce della Cina e del Tibet”.
Che cosa ha fatto Hu Jia per meritarsi la patente di sovversivo? Ha denunciato lo scandalo dell’Henan, la provincia nella quale alla fine degli anni 90 migliaia di contadini hanno contratto l’Aids attraverso trasfusioni di sangue infetto. Cos’altro? Ha creato insieme alla moglie un blog per denunciare la mancanza di democrazia e di libertà in Cina. Non pago ha realizzato un film nel quale documenta la presenza costante della polizia nella sua vita e in quella della sua famiglia.
Piccolo, gracile, quasi afono, ma impavido e con la schiena dritta. Questo il profilo del sovversivo.
Bruxelles, 23 ottobre 2008 - Premio Sakharov a un dissidente cinese
Euronews - Testo e VIDEO
Un attacco alla sovranità della Cina. Il governo di Pechino reagisce con fastidio all’assegnazione del premio Sakharov 2008 a Hu Jia, il giornalista in carcere da aprile per “incitamento alla sovversione contro il potere dello stato”.
Da Pechino tuona il ministro degli esteri cinese. “Dare il premio a un simile criminale è un’interferenza nella sovranità giurisdizionale della Cina ed è del tutto in contrasto con lo spirito del riconoscimento. Al riguardo la Cina ha già avanzato le proprie rimostranze all’Unione europea”.
Le ha avanzate, ma non è servito. Il Parlamento europeo non si è fatto intimidire e ha assegnato il premio per la libertà di espressione a una delle voci piú acute della dissidenza cinese, un simbolo dei tanti che, in Cina, non accettano bavagli. “Attribuendo a Hu Jia il premio Sakharov, il Parlamento europeo riconosce con forza e con decisione la lotta quotidiana di tutti i difensori dei diritti umani in Cina”.

Dharamsala, October 17, 2008 - Indian youths hold ‘Free Tibet’ bike rally
Phayul
More than 150 Indian youths from Wardha in India’s Maharashtra state took part in a ‘Free Tibet’ bike rally last week.
The bike rally, themed "Free Tibet, Save India", from Wardha to Deeksha Bhoomi in Nagpur was organized by National Campaign for Free Tibet Support, a Tibet Support Group based in Wardha.
The Indian supporters, riding on around 60 motorcycles, carried Tibetan national flag, placards with pro-Tibet slogans and wore T-Shirts written "Free Tibet, Save India" to show their support for Tibetan cause.
On reaching Deeksha Bhoomi, the participants were welcomed by the Lama Lobsang, President of Regional Tibetan Youth Congress, Mrs. Bhumkyi Dolma, President of Regional Tibetan Women's Association of Bandhara and several members of India-Tibet Friendship Society.
Lobsang, who delivered the keynote address on reaching Nagpur, thanked the people of the region and India for supporting Tibetan people in their struggle for freedom. He added that Tibetans would always remain grateful to them.
In Wardha and Nagpur, and all along the way, Tibetan activists and Indian supporters handed out pamphlets and publications on Tibet issue to hundreds of bystanders.
Pechino, 14 ottobre 2008 - L'attentato non fece vittime o danni: ma 2 monaci condannati all'ergastolo
Quotidiano.net

Otto monaci buddisti sono stati condannati a pene detentive di varia durata, due di questi all'ergastolo, dal tribunale del Popolo di CHamdo, una prefettura del Tibet. Sono stati ritenuti colpevoli di aver piazzato una bomba in un edificio governativo di Gyanbe, città che si trova ad oltre mille chilometri di distanza da Lhasa, capitale del Tibet.
Gyurmey Dhondup e Kalsang Tsering sono stati condannati all'ergastolo mentre ad altri sei monaci sono state comminate pene tra i cinque e i quindici anni di carcere. Non è stato presentato appello.
Il separatismo è considerato una minaccia alla sicurezza nazionale e viene punito con la massima severità dalle autorità giudiziarie cinesi. Gli otto monaci del monastero di Tongxia (est del Tibet) avrebbero confessato di aver piazzato l'ordigno artigianale nel palazzo di governo di Gyanbe il 23 marzo scorso.
L'esplosione non ha causato vittime o danni.
Il Dalai Lama era stato ricoverato giovedì sera e operato venerdì nella capitale indiana dopo aver avvertito acuti dolori addominali. I medici avevano definito l'operazione "di routine". Inizialmente il suo segretario personale, Tenzin Taklha, aveva detto che la 73enne guida spirituale tibetana sarebbe stato dimesso martedì. Secondo la fonte medica dovrà invece aspettare un paio di giorni in più e sarà probabilmente dimesso entro giovedì.
Dietro richiesta di anonimato il medico ha detto che lo staff che ha in cura il Dalai Lama "vuole essere assolutamente certo (della sua guarigione), in ragione della sua santità". E ha comunque assicurato che il paziente "è in buona salute".
Delhi, 13 ottobre - Il Dalai Lama sarà dimesso all'inizio della prossima settimana
Peace reporter
Il Dalai Lama sta meglio e le sue condizioni di salute migliorano dopo l'intervento chirurgico cui è stato sottoposto venerdì scorso. Dovrebbe poter lasciare l'ospedale già all'inizio di questa settimana.
"Riesce già a camminare e non prova dolore", ha detto il suo portavoce, Tenzin Takhla. Il leader spirituale tibetano è stato operato in un ospedale di Nuova Delhi di calcoli alla cistifellea.
In agosto scorso il Dalai Lama era stato ricoverato all'ospedale di Bombay per problemi addominali e per uno stato di affaticamento generale.
127 delegates from 15 countries in Europe held a historic gathering on 11-12 October 2008 in Basel/Switzerland and approved a set of clear plan of action to intensify and reinvigorate the Tibetan campaign in the continental Europe.
The Congress reiterated that His Holiness the Dalai Lama is the sole and legitimate leader of the six million Tibetans and expressed deep concern at the on-going military crackdown in Tibet. A memorandum calling for immediate cessation of China's defamation campaign against His Holiness the Dalai Lama will be forwarded to President Hu Jintao of the People`s Republic of China.
A press release issued yesterday by the congress said, “In view of the current deplorable human rights situation in Chinese-occupied Tibet, the Congress will request the Member-States of the European Union to designate a Special EU Coordinator for Tibet, who will encourage the Chinese leadership to agree on a mutually acceptable solution on the future political status of Tibet.”
In a written message earlier to the delegates, His Holiness the Dalai Lama while welcoming the Congress said, "The fact that new generations of Tibetans, who have been born and brought up in foreign lands, are able to follow their elders in upholding our cultural heritage in exile and creating a greater awareness of the Tibetan issue amongst the international public is a source of pride."
Prof. Samdhong Rinpoche, Kalon Tripa of the Tibetan Government in Exile, updated the delegates on the present political developments in Tibet, while urging the meeting to be frank and transparent.
Following this year’s uprising in Tibet the Congress unanimously resolved to intensify their political activities and programmes to preserve and promote Tibetan language and culture, including Tibetan Buddhism for the benefit of Tibetan youths in Europe. Recommendations to Tibetan Communities in Europe were agreed upon to be implemented at the national, regional and international levels.
Delegates from Austria, Belgium, Denmark, France, Germany, Hungary, Ireland, Italy, Netherlands, Norway, Poland, Spain, Sweden, Switzerland and UK took part in this 1st Europe Tibetan Congress.
Delhi, 10 ottobre 2008 - confermato il buon esito dell'intervento chirurgico subito dal Dalai Lama
C'è stata qualche dichiarazione prudenzialmente non aderente ai fatti da parte di Chhimè Chhokyapa e Tenzin Taklha, segretari di Sua Santità, che avevano, invece parlato di un controllo di routine. In realtà l'intervento chirurgico c'è stato e sembra che sia andato tutto per il meglio. Tanto che entro pochi giorni è previsto il rientro a Dharamdsala e, auspicabilmente il mantenimento degli appuntamenti istituzionali in agenda.
Queste le ultime notizie sui media:
New Delhi, Aide says Dalai Lama's surgery ends successfully
By Tim Sullivan – 10 hours ago
Surgeons successfully removed a gallstone from the Dalai Lama on Friday, just days after doctors had cleared the Tibetan spiritual leader during a medical checkup, a spokesman said.
Chhime R. Chhoekyapa called the surgery "a simple, routine procedure."
The Nobel Prize-winning Buddhist elder, seen by many as the embodiment of Tibet's struggle for more freedom in China, was hospitalized in New Delhi on Thursday. He arrived in New Delhi earlier in the week for a checkup, his second in as many months, and aides said afterward the 73-year-old had been cleared to resume foreign travels.
In August, the 73-year-old Dalai Lama was admitted to a Mumbai hospital and underwent tests for abdominal discomfort. His aides said then he was in good condition but doctors advised him to cancel a planned trip to Europe and rest, saying he was suffering from exhaustion.
The Dalai Lama normally spends several months a year traveling the world to teach Buddhism and highlight the Tibetan struggle. He lives in the north Indian hill town of Dharmsala, where he set up his government-in-exile after fleeing Tibet following a failed 1959 uprising against Chinese rule.
He was originally scheduled to return to Dharmsala on Thursday.
News of the surgery sparked worries in Dharmsala, where the Dalai Lama remains the central figure — both spiritually and politically — for thousands of exiles. While the exile community has become increasingly divided in recent years between followers who support his pacifist approach and a bitter younger generation demanding stronger action against China, he remains deeply revered.
"I have been thinking about this for a long time. He is 73 and will not always be around," said Tenzin Ngodup, a 28-year-old exile who escaped from Tibet into India in 1997. "What would happen to us when he is not around? I get very worried. People in Tibet have a lot of hope and faith that since he is here, something good will happen in Tibet. If the Dalai Lama goes, they will lose all hope."
After a March outbreak of violence in Tibet, China stepped up its campaign to vilify the Dalai Lama, blaming him for the unrest, which Beijing says was part of a campaign to split the Himalayan region from the rest of China.
The Dalai Lama has denied the allegations, saying he is only seeking greater autonomy for Tibet to protect its unique Buddhist culture.
Associated Press writer Ashwini Bhatia in Dharmsala contributed to this report.
E così si è risolto anche il rischio di infastidire il Governo di Pechino con qualche sgradito dissidente ... D'altra parte Qin Gang, portavoce del Ministro degli esteri, aveva commentato le voci sulla possibile candidatura di Hu Jia (l'attivista per i diritti umani), definendolo "un criminale, processato e condannato alla prigione dalla giustizia, per incitamento alla sovverdsione contro il potere dello Stato" (m.b.)

Ahtisaari, classe 1937, è stato presidente della Repubblica finlandese dal 1994 al 2000. Prima dell'incarico presidenziale Ahtisaari ha ricoperto numerose cariche grazie al suo ruolo di diplomatico e politico. Dal 1973 al 1977 il finlandese è stato ambasciatore in Tanzania e durante quegli anni ha stretto relazioni con i maggiori circoli politici dell'Africa meridionale in particolare con la SWAPO (South West Africa People's Organization) che lottava per l'indipendenza della Namibia dal Sudafrica. Successivamente fu nominato commissario dell'Onu per la Namibia.
L'ingresso nell'Onu lo porterà ad una lunga carriera nell'organismo internazionale: nel 1987 venne nominato sottosegretario generale delle Nazioni Unite per i problemi finanziari e amministrativi. Ahtisaari operò una profonda riorganizzazione dell'Onu riducendone le spese ed incrementandone l'efficienza. Nell'1989-1990 tornò ad impegnarsi per la Namibia che ottenne l'indipendenza proprio nel 1990.
Durante la prima guerra del Golfo fu a capo di un comitato delle Nazioni Unite che giudicò eccessive le misure richieste dagli Usa contro l'Iraq. Ahtisaari in quell'occasione sostenne invece che era opportuno permettere al paese asiatico di tornare ad una vita normale.
Anche da presidente della Repubblica la sua attenzione per la situazione internazionale non diminunì. Durante il mandato presidenziale ospitò nella capitale finlandese il vertice tra il presidente russo Boris Eltsin e lo statunitense Bill Clinton per discutere dell'allargamento a Est della NATO. Nel 1999 condusse le trattative che portarono alla fine della guerra del Kosovo. Inoltre Ahtisaari portò la Finlandia nell'Ue e dal 2005 al 2007 è stato inviato dell'Onu in Kosovo.
Insomma una vita per risolvere delicate crisi diplomatiche: «Per più di 20 è stato una figura di primo piano negli sforzi per risolvere molti conflitti gravi e durari» conferma la motivazione di assegnazione del premio.


Delhi, 06 ottobre 2008 - Il Dalai Lama sta male: ricoverato a New Delhi
Quotidiano.net
Il leader spirituale tibetano in esilio, 73 anni, resterà in ospedale almeno 4 giorni per accertamenti, in seguito a disturbi addominali e a uno stato di affaticamento generale
Il Dalai Lama arriverà oggi a Nuova Delhi per essere sottoposto a un secondo check-up a causa delle sue precarie condizioni di salute. Un mese fa il leader spirituale tibetano, 73 anni, venne ricoverato per quattro giorni in una clinica di Mumbai (Bombay) per accertamenti, in seguito a disturbi addominali e a uno stato di affaticamento generale.
Chimme Rigzin, portavoce del Dalai Lama, ha riferito che il leader tibetano arriverà nella capitale indiana direttamente da Dharmsala, la città nel nord dell'India dove ha sede il governo tibetano in esilio.
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Pechino, 06 ottobre 2008 - I dissidenti Hu Jia e Gao Zhisheng favoriti per il Nobel per la Pace
Asia news

Hu è noto per la sua lotta a favore dei malati di Aids ed è diventato anche una sorta di riferimento centrale della dissidenza cinese: ha raccolto articoli, preparato ricorsi legali e presentato alla comunità internazionale l’opera di tutti gli altri oppositori del regime. Ha collaborato con i media stranieri e con le ambasciate, fornendo materiale sulle violazioni ai diritti umani commesse dal Partito comunista e, più di recente, a favore dei molti cittadini vessati per preparare le Olimpiadi. E’ stato di nuovo arrestato a dicembre e condannato ad aprile a 3 anni e mezzo di prigione, per “istigazione ad attività sovversiva”, per avere criticato il governo per le violazioni di diritti commessi per preparare le Olimpiadi. Il premio potrebbe essere assegnato insieme alla moglie Zeng Jinyan (nella foto), da mesi agli arresti domiciliari con la figlia di pochi mesi e controllata a vista dalla polizia. “Questa non sarebbe necessariamente una cattiva cosa, per mio marito e me”, commenta Zeng al South China Morning Post, riferendosi alle possibili reazioni del governo.
Gao è un avvocato che ha difeso i diritti dei cittadini, compresi molti membri del movimento religioso perseguitato Falun Gong. Il 22 settembre 2007 è stato portato via da casa, dove era agli arresti domiciliari, e da allora non se ne hanno notizie.
Seccata la reazione di Pechino. Liu Jianchao, portavoce del ministro cinese degli Esteri, si è augurato che “il Comitato [per il premio Nobel] prenda la decisione giusta, senza mutare il fine originale del Nobel per la pace né urtare i sentimenti del popolo cinese”, aggiungendo che il premio va assegnato a chi “ha davvero contribuito” alla pace nel mondo.
E’ invece entusiasta l’attivista anti-Aids Wan Yanhai, cofondatore con Hu del Beijing Aizhixing Institute per aiutare i malati di Hiv-Aids, che dice sarebbe “una grande cosa per gli attivisti per i diritti umani in Cina. Abbiamo proprio bisogno di un simile incoraggiamento dalla comunità internazionale”. Aggiunge che gli attivisti cinesi “sono pronti” a fare sacrifici, se Pechino rispondesse con violenza, perché “è l’ora che in Cina ci siano importanti cambiamenti”.
Tra i favoriti ci sono anche l’avvocatessa cecena Lidiya Yusupova che si batte per i diritti dei ceceni, vittime di rapimenti, torture e uccisioni, e il monaco vietnamita buddista e attivista dei diritti umani Thich Quang Do.
L’ultimo premio Nobel per la pace a un attivista per i diritti umani è stato quello del 2003, all’iraniana Shirin Ebadi. Nel 1989 ha vinto il premio il Dalai Lama, leader spirituale tibetano in esilio.
02 ottobre, 2008 - La Cina registra e censura le chat di Skype
ZEUS News
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I messaggi che trattano del Tibet o del Partito Comunista o del latte in polvere non vengono recapitati e tutte le comunicazioni vengono registrate. Skype conferma ma si dissocia dall'operatore coinvolto.
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Che in Cina Internet sia sottoposta a un intenso controllo governativo è cosa risaputa. Che vengano intercettati tutti i messaggi di testo scambiati con Skype, invece, è una novità che diventa ancora più impressionante se si considera quanto eBay, che di Skype è proprietaria, dica di tenere alla privacy dei propri utenti. Non è da molto che Skype è sbarcato in estremo oriente grazie all'accordo tra eBay e l'operatore mobile Tom, che ha dato vita a Tom-Skype, versione adattata del popolare software.
Ora il New York Times rivela che tutti i messaggi testuali scambiati via Tom-Skype vengono registrati e censurati (impedendone la trasmissione) qualora trattino di "argomenti proibiti" come il Tibet, il Partito Comunista Cinese o il gruppo religioso Falun Gong.
La scoperta di questa attività di controllo è stata fatta dall'Università di Toronto; i ricercatori affermano di aver scovato un cluster di otto computer che contiene più di un milione di messaggi censurati.
La lista delle parole incriminate si troverebbe, crittografata, all'interno del software stesso: una pratica evidentemente contraria alla licenza che occorre accettare prima di installare Tom-Skype e che a parole garantisce la riservatezza delle comunicazioni. Sembra che ogni compagnia che voglia fare affari in Cina debba a scendere a compromessi tutt'altro che trasparenti, e eBay non farebbe eccezione.
Non solo: tutto il materiale raccolto, nonché le informazioni necessarie per la decrittazione, si troverebbero su server accessibili al pubblico. Tutti i cinesi che usano Tom-Skype (che registra anche le telefonate, sebbene su queste non ci sia un controllo così stretto come quello sulle chat) stanno dunque rinunciando senza volerlo alla riservatezza delle loro comunicazioni.
Non si è fatta attendere la reazione di Skype, che ammette: "Nell'aprile del 2006, Skype ha reso noto pubblicamente che Tom operava un filtro che bloccava determinate parole nei messaggi chat, ma non comprometteva la privacy degli utenti di Tom. La scorsa notte siamo venuti a conoscenza che questa pratica è mutata, senza che ne fossimo a conoscenza né acconsentissimo, e di questo siamo estremamente preoccupati". Infine le scuse: "Ci scusiamo profondamente per la violazione della privacy dei messaggi di testo che transitano sui server di Tom in Cina: stiamo esponendo questo problema con urgenza a Tom".
Switzerland, 01 october 2008 - Switzerland to Host 1st Europe Tibetan Congress
Phayul

The 1st Europe Tibetan Congress will take place in Basel, Switzerland from 11-12 October 2008. The Congress will provide a platform for Tibetans living in Europe to discuss political responsibilities and challenges, as well as how Tibetan religion and culture can be preserved and practiced in Exile in Europe among the Tibetans.
Over 125 Tibetan delegates from 14 European countries will attend the 1st Europe Tibetan Congress. The large numbers of delegations demonstrates the importance the Tibetans in Europe attaches to this Congress.
The Congress which was initially to be inaugurated by His Holiness the Dalai Lama will now be presided over by Kalon Tripa Samdhong Rinpoche. His Holiness the Dalai Lama due to his health condition had to cancel his Europe tour. The absence of His Holiness the Dalai Lama is deeply regretted by the Tibetans in Europe.
"Nevertheless, in view of the very critical time that the non-violent freedom struggle of the Tibetan people is facing presently, the Steering Committee of the 1st Europe Tibetan Congress has decided to continue to convene the Congress as planned," said Chugdak Koren of the Steering Committee for 1st Europe Tibetan Congress.
“We are most fortunate that Kalon Tripa Prof. Samdhong Rinpoche (the Prime Minister of the Tibetan Government in Exile) has graciously accepted our invitation to be the keynote speaker at the Congress, as initially planned,” says Mr. Karma Pangring, the President of Tibetan Community in Switzerland and Liechtenstein as well as the President of the Steering Committee for the Congress.
Dharamshala, October 01, 2008 - Canada's Political Parties Support MWA
Phayul
All major political parties of Canada support the exile Tibetan government’s policy of middle way approach of seeking genuine autonomy within the framework of the People’s Republic of China. The Canada Tibet Committee posted answers to five questions it posed to the major political parties of Canada on Tibet and China policies.
The Conservative Party says it is “committed to upholding core Canadian values of freedom, democracy, human rights and the rule of law around the world. We support the Dalai Lama's position to seek genuine regional autonomy for the Tibetan people within China, and that this be achieved through substantive negotiations between the Chinese government and the Dalai Lama.”
The Green Party says it supports the “position taken by His Holiness the Dalai Lama, which implies a distinct Tibet within and as pa<e to advocate for the respect of human and civil rights in Tibet. We strongly encourage the government of China to work with the Tibetan people in a constructive way to resolve the situation in Tibet in a manner that fully respects human rights, international law and Tibet’s unique cultural identity.”
“Liberal policy towards China is one of constructive engagement. We will be candid with the Chinese government in raising concerns about human rights, but the goal must be to get results. Public lectures of the Chinese may play well politically in Canada, but they tend to be counter-productive in our bilateral relations. We need to convey expectations to China, but we must understand that China views the Tibetan situation as a domestic issue.”
The New Democratic Party says China should engage in good faith negotiations to establish greater autonomy for Tibet within the greater Chinese family. It reaffirmed its commitment to support human rights in China, including the collective self-determination rights of the people of Tibet. “The government of China must respect the freedoms of religion, speech and assembly for Tibetans.”
“While Canada-China trade is an important component of bilateral discussions, Canada must adopt a more transparent, comprehensive, and publicly accountable bilateral process with China, one in which human rights concerns and the environment are central.”
Geneve, 30 september, 2008 - DIIR (Department of Information and International Relations) submits report on ‘torture against Tibetan people’ to the UN
Central Tibetan administration
The Central Tibetan Administration (CTA), through its Tibet Bureau based in Geneva, submitted a report on “the continuing use of torture against the Tibetan people” to “the United Nations Committee Against Torture on Violations by the People’s Republic of China Against The People of Tibet”, on 29 September.
The report details narrative of events from 2000 to 2008, presenting evidence of torture used against Tibetan people under the political and religious repression imposed by the Chinese government in Tibet.
It presents a detailed account of the Chinese government’s violations of the convention against torture by attributing those with ‘evidence of torture in connection with recent protests in Tibet’, ‘torture as a common practice in Tibet even before the March demonstration’, ‘failure of China’s legal system to ban the use of torture’, ‘absence of independent judiciary’ and the ‘Chinese authorities threat of disciplinary action against lawyers’.
The report, which evaluates China’s compliance with the convention against torture and other cruel, inhuman, or degrading treatment or punishment (torture convention) with respect to Tibet, said, “China continues to engage in widespread and systematic violations of the torture conventions against the Tibetan people.”
China has also failed to make genuine progress in the areas of concern noted by this committee in its ‘1996 and 2000 Concluding Observations’, which is supported by the recent findings of the Special Rapporteur on Torture, following his mission to China, noted the report.
The report asked the committee to examine China’s compliance with the Torture Convention taking into consideration the significant events in Tibet since 2000.
It said significant measures were implemented to curtail and repress the free practice of religion in Tibet, to deny the Tibetan people any meaningful right of free expression, and to marginalize Tibetans through a concerted effort to support the influx of Chinese settlers.
These measures have been enforced through police intimidation, arbitrary arrest and detention, and torture used to punish and terrorise the Tibetan communities. Indeed, across a broad array of economic, social and political rights, the Chinese government has failed the Tibetan people, the report added.
The report is critical of the increasing repression and economic marginalisation of Tibetans, which culminated in a sustained and widespread series of protests – almost all peaceful – throughout Tibet beginning on 10 March 2008.
Chinese authorities responded by detaining thousands of Tibetans, many of whom were treated with extreme brutality both while being detained and during their detention, shooting and killing unarmed protesters, locking monks and nuns inside their monasteries, imposing a heavy police and military presence in all cities and most towns of any significant size as well as remote nomad encampments, severely restricting travel within Tibet, and instituting “patriotic education” campaigns within the monasteries, the reported noted.
The Central Tibetan Administration urges the United Nations Committee Against Torture to scrutinize China’s compliance with the Torture Convention with particular attention to Tibet.
It also requests the committee to address the continuing use of torture against the Tibetan people and submit recommendations for its consideration in order to end the use of torture in Tibet.
Click at the bottom of the page to read the full report
Dharamsala - 30 september 2008 - Dalai Lama Begins Teaching For Taiwanese Buddhists
Phayul
Nyi How”, (Ch: How are you?) said the Dalai Lama to a group of around 600 Taiwanese Buddhists who had gathered at the courtyard of the Thekchen Choeling Tsukhlakhang to listen to his teachings.
The 5-day teaching on Arya Nagarjuna's Commentary on Bodhicitta (jangchup semdrel) and Kamalashila's the Middling Stages of Meditation (gomrim barpa)is requested and facilitated by a Taiwanese Buddhist group.
Speaking in Tibetan through a Chinese translator, the Tibetan Buddhist leader said that he has always wanted to benefit his dharma friends in Taiwan through religious teachings and that he initially had plans to make frequent visits to the Island. However, since the revival of contacts with China in 2002, it has become difficult for him to visit Taiwan. The Tibetan leader said that he will pray for a visit to Taiwan and asked the Taiwanese followers also to do the same.
The Dalai Lama said that Buddhists must investigate the Buddha’s teachings before practicing it. “You must understand the meanings of the prayers you say, otherwise it is like saying ‘dry words’.” The Dalai Lama used a few Chinese words occasionally making his audience burst into laughter.
This is the third religious event that the Tibetan leader took part in after his return from Mumbai where he was treated for exhaustion. His October visit to Europe was cancelled as doctors advised him to take ‘good rest’. The teaching duration for a day is cut short to 2 sessions of one hour thirty minutes with two hours recess between sessions.
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Ci sono tanti modi per lottare. E Any Choying, monaca buddista e divulgatrice eccezionale della sua causa, è riuscita a diventare una cantante famosa nel mondo usando la sua voce in favore di tutte le donne sfruttate e umiliate come racconta lei stessa in La mia voce per la libertà, in uscita da Sperling&Kupfer il 14 ottobre.
Nata in Nepal, a Katmandu nel 1971, Ani è ancora una bambina quando, costretta a subire dal padre ogni tipo di violenza, decide di non sposarsi mai e di entrare in un monastero. Lì cresce, supera odio e rancori e riacquista la serenità. Ha una voce bellissima, trova un maestro che la incoraggia e comincia a cantare i mantra della tradizione contemplativa buddista. |

The fifth general body meeting of the National Democratic Party of Tibet began here today at the Toepa Community hall. Presiding over the modest function was Ms. Gyari Dolma, the Deputy Speaker of the Tibetan Parliament in Exile. She categorically stated that her presence at the gathering was not official but on a personal capacity.
| Tsewang Ringzin | Gyeshi Lobsang Dakpa |
Dharamsala, 21 settembre 2008 - Tibet's Exile Government Wants China to Account for Missing following Uprising
Phayul, By Steve Herman
Tibet's government-in-exile wants China to account for the large number of Tibetans missing following the March uprising. But the head of the exile government tells VOA News there has been no communication with the Chinese since their last round of unfruitful dialog in July. VOA correspondent Steve Herman reports from Dharamsala in northern India, the headquarters of Central Tibetan Administration.
The prime minister of Tibet's government in exile wants Chinese authorities to give an accounting of the fate of Tibetans missing since the crackdown against those participating in anti-China demonstrations, which began in March. In a VOA interview, Samdhong Rinpoche, who is the Kalon Tripa or prime minister of the Central Tibetan Administration, says it remains unclear how many Tibetans have been killed, injured or detained by Chinese authorities since the March uprising.
"A large number of Tibetans are still missing," he said. "A large number of monks and nuns who were taken away from Lhasa are still imprisoned in various untold places. We are hearing the unconfirmed news now they are beginning to release [them] but not allowing [them] to go back to the Lhasa monasteries."
The International Commission of Jurists has asked China to inform the United Nations Human Rights Council about the March uprising in Tibet and surrounding areas. The Commission says China's violent crackdown, included arbitrary executions, the use of excessive non-lethal force by the security forces and arbitrary detentions.
China has repeatedly accused the Tibetan spiritual leader, the Dalai Lama, of fomenting riots and anti-China protests to disrupt this year's Beijing Olympic Games. Tibetan authorities have feared an even-larger crackdown by the Chinese following the conclusion of last month's games. But the Kalon Tripa says there is no evidence of that yet.
"It is too early to say that now there is no danger," he said. "We shall have to wait and see. And particularly after the next round of dialog hopefully the things will be more clear."
Rinpoche is referring to the eighth round of dialog between his exile government and the Chinese government. It had been scheduled for October, but Rinpoche says it is questionable whether the talks will be held.
"After July contact there has not been any interaction with them, directly or indirectly," he said. "No dates have been confirmed."
Tibetan leaders say the Chinese made unacceptable demands on the Dalai Lama at the last round of talks. They say if the October dialog yields no progress, the Tibetans will likely not continue the discussions, which began six years ago.
Dharamsala, 17 settembre 2008 - His Eminence the 100th Ganden Tripa Lobsang Nyima
Phayul
The Central Tibetan Administration expressed its heartfelt condolences over the demise of His Eminence Lobsang Nyima Pal Sangpo, the 100th holder of Ganden Tripa.
His Eminence Lobsang Nyima - who ascended to the highest position in the Gelug school of Tibetan Buddhism in 1994 - passed away after a brief illness at Kles Hospital and MRC at Belgaum in southern India, on the 14th day of seventh Tibetan lunar month and 14 September. He was 79.
As a mark of respect, the officials of the administration observed an hour-long prayer session at 2 p.m. on Wednesday, following which the departments and the offices remained close.
Expressing condolences on behalf of the CTA, the department of religion and culture and Buddhist followers in general, Kalon Ven Tsering Phuntsok described the Ganden Trisur as "one of the most accomplished masters of Tibetan Buddhism, who has offered great service to the spiritual and temporal heritage of Tibet."
In 1945, at the age of 17, Gaden Trisur Lobsang Nyima began his spiritual learning on 'Five Treatises of Buddhism' under the tutelage of former tutors of His Holiness the Dalai Lama, at the Drepung Loseling Monastic University in Tibet.
He received many degrees and posts, including Lharampa Geshe, abbot of Gyudmed Tantric University, abbot of Namgyal Monastery, Jangtse Choeje and an honorary doctorate degree conferred by Tibetan Institute of Higher Studies, Varanasi.
Apart from achieving excellence in spiritual learning, he mastered the intricate arts of poetry and grammar.
His great work of writing includes "Religious History and Prayers for Lineages of abbots of Gyudmed Tantric Monastery", "An Eulogy of Maitreya (Gyalwa Jampa)" and "Prayers for Long-Life and Swift Return of Incarnations of Many High Lamas".
The Asian Centre for Human Rights urged the visiting Nepalese Prime Minister Pushpa Kumar Dahal ‘Prachanda’ to protect the rights of the Tibetan refugees in Nepal. Following massive protests against China in Nepal, the Maoists led new government threatened to deport Tibetans without valid documents apparently to please China. Nepal came under a lot of criticisms for its handling of Tibetan protests in the aftermath of the March unrest in Tibet.
A press release issued yesterday by the ACHR from New Delhi said, “"As a ratifying party to the UN Convention Against Torture (CAT), Nepal has the legal obligation to ensure that no Tibetan refugee is repatriated to China where they face the risks of torture, inhumane and degrading treatment. Article 3(1) of the CAT prohibits expulsion, return ("refouler") or extradition of any person to any State where there are substantial grounds for believing that s/he would be in danger of being subjected to torture".
Suhas Chakma, Director of the ACHR, said that Nepal tolerates similar protests by the Bhutanese refugees, and the Communist party of Nepal (Maoists) has even included the issue of Bhutanese refugees in its Common Minimum Programme.
Accusing Nepal of racial discrimination against the Tibetans, Chakma said, “The racist policy of the Maoists-led government against the Tibetan refugees who face arrest, imprisonment and deportation could not have been more conspicuous."
"Nepal has turned into a poodle of China," said Chakma.
ACHR reminded Prime Minister Prachanda that a number of Maoists cadres too were extradited by India to Nepal and that they were subjected to torture by the Royal Nepal Army.
ACHR urged Prachanda to respect for human rights and fundamental freedoms including the right to peaceful freedom of association and assembly of all refugees in Nepal.
Nepal’s Prime Minister is on a five-day state visit to India beginning Sunday. On Monday, he held talks with Indian Prime Minister Manmohan Singh, besides meeting External Affairs minister Pranab Mukherjee, Congress president Sonia Gandhi, Leader of Opposition L K Advani, President Pratibha Patil and Vice-President Hamid Ansari.
Just days prior to his India visit, Prachanda was replaced as the supreme commander of the guerrilla People's Liberation Army by Nanda Kishor Pun 'Pasang', who led many guerrilla.
septembre, 16 2008 - Tibetan TV Journalist Arrested, Nun Dead
Phayul Bureau report
A Tibetan journalist was arrested around midnight on September 11, reports Voice of Tibet radio service. Voice of Tibet reported that Rangjhung who was working for the Sertha television station as a news reporter and a newscaster was picked up from his home in Amdo Golok. The whereabouts and the exact reason for his arrest are unknown at the moment.
Sertha Tsultrim Woser, a member of the Tibetan Parliament in Exile, told the radio service that Rangjhung is an employee at the Sertha Television station, and was responsible for gathering news and reading news for the TV. Tsuiltrim further said that it is not clear where the Tibetan journalist is detained. “I heard that the officials who arrested him were not local but from the Kardze Prefecture or Sichuan. No one knows where he has been held at the moment”, Tsultrim told the VOT.
Rangjhung is 25 years old, and worked as a teacher for a year before becoming a TV journalist. He is man of many talents, says Tsuiltrim. “He composed 2 books, and also wrote a book of lyrics”.
With China putting a tight lid on the flow of information from inside Tibet, news have emerged from Tibet that one nun died of beatings and 2 others were sentenced to 2 years’ imprisonment in June. Geshe Monlam Tharchin, a member of the TPIE told the VOT that on 8 June, a Tibetan nun named Tsering from Samtenling Nunnery in Draggo county pasted posters and distributed leaflets calling for the return of the Dalai Lama to Tibet. The nuns of Samtenling Nunnery marched towards the town to stage protests in support with Tsering but were stopped on the way by the Chinese security officials. The radio service reported that the Chinese soldiers stopped the nuns and tortured them.
One nun named Guru was hit on the head with iron baton. Her hands tied, she was thrown from a moving vehicle which caused her head to hit the hard surface of the ground. She was taken to the hospital but succumbed to her injuries. “The Chinese authorities told her family that she committed suicide but her family later found out that the cause of her death was not suicide but head injury.” Monlam also said that 2 other nuns, Tsering Tso, 27 and her sister Ugen Lhamo, 32, were sentenced to 2 years’ imprisonment.

A statement issued today by the Dalai Lama’s office said that the Dalai Lama’s physicians have advised him to take ‘good rest before resuming his schedule’.
“The physicians have informed His Holiness that his general health condition is good but strongly advised him to curtail his travel schedule”.
“His Holiness very much regrets the inconvenience it will cause to the organizers of his programs as well as to those who were looking forward to participating in them. We hope everyone will understand the situation”, the statement said.
The Dalai Lama who returned to his north Indian home September 9 was scheduled to visit Switzerland and Germany in October.
No changes have been made to his teachings in Dharamshala from September 25 to 27 and September 30 to October 4.
Dharamshala, September 12, 2008 - Call Emergency Meeting - Dalai Lama to Kashag and TPIE
Phayul
The Dalai Lam a issued a directive to the Tibetan Parliament and the Kashag (Cabinet) to call an emergency meeting. The directive came in form of a letter issued today by the Private Office of the His Holiness the Dalai Lama.
The Speaker of the 14th Tibetan Parliament in Exile which is holding its sixth session read out the letter to the house. The Tibetan leader who just returned to his north Indian home after undergoing medical treatments in Mumbai asked the Tibetan exile government’s legislative and executive bodies to discuss the fundamental issues of Tibet. The Tibetan leader who turned 73 in July referred to the urgent situation in Tibet and current world situation in the letter.
The Dalai Lama has issued the letter using the article 59 of the Charter of the Tibetans-in-Exile which enables him to call emergency meetings.
The meeting, according to the letter, is to be held either in November or December this year.
A joint body of the Tibetan Parliament and Kashag shall discuss plans and other details for the emergency meeting to bring out a draft proposal. The Standing Committee of the Tibetan parliament in Exile usually discusses such matters but since the Parliament is in session currently, the draft proposal will be tabled in the house for discussion on Monday.
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Dal sito dell'Associazione Italia Tibet (15 settembre 2008):
Alla luce della “grave situazione all’interno del Tibet” e sulla base dei poteri conferitigli dall’articolo 59 della Carta Costituzionale, il Dalai Lama, in data 12 settembre, ha inviato al Governo e al Parlamento tibetano una lettera con la richiesta di una riunione generale d’emergenza. Secondo la bozza di programma prontamente formulata dal Parlamento tibetano, riunito in questi giorni nella sua sesta sessione, l’incontro straordinario dovrebbe aver luogo dal 17 al 22 novembre 2008 presso il Tibetan Children’s Village di Dharamsala. Vi prenderebbero parte, tra gli altri, tutti i ministri in carica, gli ex ministri, gli attuali e precedenti membri del Parlamento tibetano, i rappresentanti delle Organizzazioni non Governative, intellettuali ed esperti. La bozza di programma sarà sottoposta all’approvazione del Dalai Lama e sarà passibile di modifiche.
Il Governo Tibetano in Esilio ha fatto sapere che si riserva di decidere circa l’opportunità della prosecuzione del dialogo con le autorità cinesi dopo il prossimo incontro, previsto per il mese di ottobre. “Finora la Cina non ci ha concesso nulla” – ha dichiarato all’agenzia Reuters Karma Choephel, presidente del Parlamento tibetano. “Se dall’ottavo round di colloqui verrà qualche segnale di speranza, ve ne sarà un nono. Altrimenti, porremo termine agli incontri”.
Non è ancora stato precisato se alla riunione d’emergenza prenderanno parte anche rappresentanti dei gruppi di sostegno al Tibet ed esperti stranieri. Una parte dei rappresentanti delle organizzazioni governative e non governative tibetane dichiara che l’incontro dovrebbe essere limitato alle sole istituzioni tibetane in quanto convocato sulla base dell’articolo 59 della Carta Costituzionale.
Carta Costituzionale del Tibetani in esilio
Article 59. Emergency General Meeting
(1) If an opinion necessitates polling of the general Tibetan public in respect to an emergency or any significant public issues, His Holiness the Dalai Lama may either promulgate an ordinance, or an Emergency General Meeting may be summoned by the joint proposal of the Kashag and the Speaker and the Deputy Speaker of the Tibetan Assembly with the consent of His Holiness the Dalai Lama.
(2) The composition of the representatives for such a meeting shall include the members of the Tibetan Assembly and others appointed in this behalf; the Kashag shall jointly decide, in consultation with the Tibetan Assembly or the Standing Committee of the Tibetan Assembly, the agenda, time, and venue of its occurrence.
(3) Once the agenda of the Emergency General Meeting, the number and composition of representatives, and time and venue are decided, the Office of Secretary General of the Tibetan Assembly shall issue notification within 45 days prior to the day of such a meeting.
Kathmandu pronta ad espellere i profughi tibetani anti-Cina
AsiaNews
Serpeggia il panico fra le centinaia di tibetani che vivono in Nepal, ma non godono dello “status di rifugiati” assegnato dal governo (Refugee Certificates, Rc). Il Ministro nepalese degli interni ha infatti disposto un provvedimento in base al quale gli immigrati clandestini saranno sottoposti ad accurati “controlli” da parte delle forze di polizia e non si escludono possibili provvedimenti di espulsione.
Il giro di vite potrebbe interessare più del 30% dei 20mila rifugiati tibetani in Nepal, ospitati in quattro diversi centri di accoglienza a Pokhara, perché entrati in maniera clandestina nel Paese o non hanno mai ottenuto il Refugee Certificates. Esso è stato assegnato a tutti i rifugiati tibetani il cui ingresso è avvenuto prima del 1989, ma secondo alcune fonti sarebbe stato rilasciato sino al 1995. Il provvedimento voluto dal Ministro degli interni Bamdev Gautam sembra confermare la sempre maggiore influenza della Cina sul piccolo stato himalayano, il cui governo è sottoposto a continue pressioni volte a sradicare i “movimenti di protesta anti-cinese” sul suo territorio e a impedire una “protezione” ai profughi tibetani che hanno trovato “accoglienza” nella capitale nepalese. Ieri l’ufficio per l’immigrazione ha mandato 106 manifestanti pro-Tibet nella sede dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhrc) al fine di verificare la loro effettiva condizione di profughi; i tibetani erano rimasti in silenzio davanti agli ufficiali di polizia nepalese che li interrogavano e non hanno voluto spiegare se godono o meno dello status di “rifugiati”. Secondo fonti dell’intelligence essi provengono da Dharamsala, sede del governo tibetani in esilio, e hanno partecipato in maniera attiva alle dimostrazioni davanti all’ambasciata cinese a Kathmandu. Proteste che hanno toccato l’apice nei giorni che hanno preceduto l’inaugurazione delle Olimpiadi a Pechino: il governo nepalese ha dovuto dislocare oltre 400 fra agenti e forze di sicurezza per contenere le dimostrazioni. Fonti di AsiaNews in Nepal parlano inoltre di provvedimenti ancora più restrittivi nei confronti dei rifugiati tibetani, anche se non sono stati illustrati nel dettaglio; dall’ufficio del Ministro degli interni giunge invece la notizia secondo cui le proteste dei profughi tibetani sarebbero fomentate da Ong europee e americane. Anche in questo caso la fonte governativa non fa i nomi delle organizzazioni finite nel mirino del governo, ma avverte che eventi simili non verranno più tollerati in futuro.
Taktser Rinpoche Thupten Jigme Norbu’s body will be cremated today with ceremonial Buddhist rituals. Family members told Indystar.com, an online news portal that they were given special legal permission to conduct the outdoor cremation because of their religious beliefs and Norbu's place in the community.
“Human freedom, human rights and human dignity must be respected in any society”, Václav Havel. The former president of the Czech Republic was addressing the Asia-Pacific Security Challenges - Implications for Europe and the Atlantic Alliances in Prague.

His Holiness the Karmapa was offered long life prayers and Mandrel-tensum at Chokang Temple in Leh, Ladhak on Tuesday, September 9, 2008 (Phayul)
Activists of the TYC are confronted by the Indian police as Chinese FM attends meeting with Indian leaders, 08/Sept/08 phayul photo/Tenzin Sangmo
Today’s morning session saw the passage of 2 resolutions. The first resolution was to mourn the death of Tibetan brethrens under Chinese crackdown following the March protests in Tibet. The resolution also called to pray for the victims of the Chinese brutality since March and express solidarity with the families of the victims. The second resolution was to mourn the sad demise of a former member of the Tibetan Parliament Yungdrung Namgyal Gyaltsen on June 18, 2008 at age 76.
A physically challenged person expresses his support to the Tibetan protesters, 08/Sept/08 phayul photo/Tenzin Sangmo
Tibetan Youth Congress strongly condemns the visit of the Chinese Foreign Minister Mr. Yang Jiechi to India to improve trade relations between the two countries, to discuss on the border and other bilateral issues. The experience of the several decades of India's sincere effort of reconciliation despite the historic betrayal by China and China's iniquitous diplomacy record reveals a grim reality for any amicable outcome.E' morto a 86 anni dopo una lunga malattia nella sua casa nell'Indiana. Era impegnato per l'indipendenza del Tibet, su posizioni più oltranziste del leader spirituale tibetano. Ne ha dato notizia il segretario del leader spirituale tibetano, R. Chhoekyapa, oltre all'organizzazione pro-tibetana International Campaign for Tibet, con sede a Washington. Bella una sua frase: "Fight for justice with compassion in your heart and Tibet will be independent once again"
Indiana (USA), 05 settembre 2008 - Taktser Rinpoche, eldest brother of the Dalai Lama, passes away
Phayul
Taktser Rinpoche, the eldest brother of the Dalai Lama, passed away earlier today (September 5) at home in Indiana in the United States having been ill for several years. He was 86 years old.
Taktser Rinpoche - whose given name was Thupten Jigme Norbu - was recognized at the age of three as the reincarnated abbot of Kumbum monastery in modern-day Qinghai, one of the most important monasteries in Tibet, and was therefore already a prominent figure in Tibet's religious hierarchy even before his brother the Dalai Lama was born.
In the immediate wake of the Chinese invasion of Tibet in 1949-1950, Taktser Rinpoche played important intermediary roles first between the Dalai Lama and Chinese Communist officials and then later, when in India, between the US State Department and the Dalai Lama during the protracted negotiations between Beijing and Lhasa surrounding signature of the controversial Seventeen Point Agreement - the document which was intended to give legitimacy to China's rule of Tibet.
Taktser Rinpoche was deeply mistrustful of the Chinese Communist Party's intentions in Tibet, and was a prominent voice advising the Dalai Lama to leave Tibet in the face of what was perceived as direct threats to his own personal safety as well as to the integrity of Tibet itself.
In 1950, when the Dalai Lama was still in Lhasa, Chinese officials attempted to persuade Taktser Rinpoche to travel to Lhasa and convince the Dalai Lama to accept the "peaceful liberation" of Tibet, even promising to make him the governor of Tibet if he succeeded, according to one account. Taktser Rinpoche eventually agreed to travel to Lhasa to see the Dalai Lama, but evaded his Chinese escorts on route and instead conveyed to the Dalai Lama his deep misgivings about China's influence in Tibet, and urging the Dalai Lama to retreat to the border with India.
Although a devout and dedicated follower of the Dalai Lama, Taktser Rinpoche nevertheless took a different stand on Tibet's status to his brother, calling instead for the complete independence of Tibet as opposed to the model of autonomy put forward by the Dalai Lama.
An extremely energetic individual, Taktser Rinpoche dedicated his life to serving the Dalai Lama, Tibet and the Tibetan people, including serving as the Dalai Lama's representative in Japan. Upon leaving Tibet in the 1950s and over a long and prolific writing career, he wrote several academic papers and books on Tibet including his own autobiography, Tibet Is My Country, one of the first books on the Tibetan experience to have scholarly credibility. He went on to serve as Professor of Tibetan Studies at Indiana University in the United States, where in 1979 he founded the Tibetan Cultural Center.
Taktser Rinpoche was a tireless advocate for the protection of Tibetan culture and the rights of the Tibetan people in Tibet. Each year - including this year prior to the Beijing Olympics - he participated in long walks and cycle rides to raise awareness of the plight of the Tibetan people.
The Dalai Lama is one of the eight nominees for the EU parliament's 2008 Sakharov prize, the assembly said Wednesday. Also nominated are Zimbabwean opposition leader Morgan Tsvangirai and Franco-Colombian ex-hostage Ingrid Betancourt.
Tsewang Rigzin, President of the Tibetan Youth Congress is in Manila, Philippines for the International Union of Socialist Youth Asia-Pacific Committee Meeting scheduled to be held over the weekend starting today.
The meeting will include a debate on the IUSY Reform Agenda and discussions on the development with regard to Burma and Tibet taken up since the last annual meet.
The IUSY Asia-Pacific Committee Meeting 2007 was held in Ulaanbaatar, Mongolia and attended by Dhondup Dorjee, the then information Secretary for Tibetan Youth Congress. A historic five point resolution was passed by the Committee accepting Tibet as an independent State and condemning the illegal occupation by China. The resolution called for an end to the demographic transformation policy of China resulting in the large influx of Chinese into Tibet particularly after the Gormo – Lhasa Railway network and urged the United Nations to resume the debate based on its resolution passed in 1959, 1961 and 1965 on Tibet. It also called for the boycott of the 2008 Beijing Olympics even as China continued its genocide in Tibet and pursued its imperialist ambitions threatening peace in Asia and the world at large.
The 2007 Asia Pacific Meeting asked for help to restore human rights in Tibet and support the freedom movement of Tibetan people and to put pressure on China for the unconditional release of all political prisoners in Tibet including Panchen Lama and Tulku Tenzin Delek.
The five point resolution was further reaffirmed at the 27th World Congress of the IUSY held in January this year at Santo Domingo, Dominican Republic. Tsewang Rigzin said in a statement before leaving Delhi, "We are hopeful that we will be able to pass some resolutions on Tibet aimed at the current serious situation inside Tibet." He will represent Tibet in the Meeting at The Sulo Hotel, Quezon City, Philippines from 5-7 September.
After 6 months of vigorous political campaign, the Tibetan Youth Congress diverted its energy to a social cause, the relief works in Bihar which saw the biggest ever disaster caused by flood in 50 years. The Tibetan Youth Congress has set up a relief team to coordinate relief efforts and provide logistical support to those affected by the recent floods in the state.