2008/08 - Tibet: Cooperazione Internazionale

AREF news 08/2008

Dal 30 luglio al 01 settembre 2008

l'AREF realizza la propria atività di:
Cooperazione internazionale
a sostegno dei Rifugiati politici provenienti dal Tibet


prova


Come ogni anno l'Associazione compie il periodico viaggio di verifica delle proprie attività, realizzate a favore dei rifugiati politici Tibetani che vivono in India.

Quest'anno la verifica sarà effettuata da parte di Marilia Bellaterra e da Rossella Celmi, volontaria dell'Associazione.

L'intervento si svolgerà in due tappe, prima di concludersi con una breve permanenza in Bhutan:

India del Nord - Dharamsala dove l'Aref lavora avendo come propri referenti: l'Ufficio del Dalai Lama, il Lama Geshe Gedun Choephel e il NyingtobLing Institute.

India del Sud, a Mundgod, nello stato del Karnataka, dove l'Aref lavora avendo come propri referenti il Tibetan Settlement per i civili e il Gajang Gyalrong Khamtsen  per i monaci.

Quest'anno, al consueto obiettivo di verifica, si aggiunge l'intento di partecipare alle manifestazioni che si svolgeranno - in particolare a Delhi e a Dharamsala - in occasione dell'inaugurazione a Pechino dei Giochi Olimpici. E di documentare, con foto e video, quanto verrà realizzato a sostegno della causa tibetana.

Tale materiale verrà poi utilizzato al fine di realizzare una mostra sul tema.

Segue l'itinerario di massima del viaggio che, di volta in volta, sarà aggiornato con le attività effettivamente svolte e con le foto.





mercoledì 30 luglio

Partenza per Delhi
La partenza e' fissata per l"ora di pranzo. Subito prima del volo rilascio una breve intervista a Radio Radicale in merito al progetto della mostra fotografica in corso e della nuova in programma. Curiosamente l'intervistatore mi cambia professione e nella confusione, gia' dentro alla cabina, non c'e' modo di replicare ... Magari e' un segno di buon auspicio perche' le nuove foto siano all'altezza.



giovedì 31 luglio

DELHI

Partenza da Patankot per Dharamsala


venerdì 1 agosto

McLEOD GANJI (DHARAMSALA)



sabato 2 agosto

McLEOD GANJI (DHARAMSALA)

C'e' un importante evento in calendario che riguarda l'arrivo della Torcia a Dharamsala. La torcia, partita da Atene il 10 marzo 2008, ha fatto la prima tappa a Roma, prima di iniziare il suo lungo viaggio intorno al mondo. Domani la fiaccola arrivera', appunto a Dharamsala e ad essa saranno dedicati tre diversi momenti della giornata:
Tutti gli eventi in calendario, per i giorni successivi, sono stati organizzati di concerto dalle diverse Associazioni presenti che hanno inteso concentrare i loro sforzi per il raggiungimento di uno scopo comune. Gu Chu Sum (con il suo Presidente Ngawang Woebar), il National Democratic Party of Tibet (con il suo Presidente Chime Youndung), Students for a Free Tibet, Tibetan Women Association. Tutte le figure rappresentative delle Associazioni suddette dai Coordinatori, agli Speaker, ai volontari, oltre ai tre Coordinatori della Marcia verso il Tibet, tra cui Sherab Woiser, figlio del Portavoce del Governo Tibetano in esilio, hanno dato il massimo della loro energiepassione e del loro impegno per realizzare al meglio le iniziative in progetto.

La sensazione e' stata quella di una grande energia, di un'intensita' e di un desiderio incrollabili. Oltre che di una motivazione che andra ben oltre il termine dei Giochi di Pechino.

In serata la visita gradita e attesa di alcuni cari amici ...


Jampa, Tenzin Choeden, Wangyal Lama all'Hotel Him Queen


domenica 3 agosto

McLEOD GANJI (DHARAMSALA)

Mancano solo 6 giorni a queste Olimpiadi che, purtroppo, nessuno riuscira a fermare ... Almeno ho il privilegio di trovarmi qui e condividere le emozioni che si susseguono, con i diretti interessati.



La giornta si e' svolta come da programma ed è stata densa di emozioni, nei diversi momenti del suo svolgersi. Sin dall'arrivo
di fronte al  Men-Tsee-Khang Institute della fiaccola, bellissima, come quella che è partita da Roma. E poi nel suo passare di mano in mano, tra i marciatori che si sono alternati nel percorso - preceduti da un gruppo di motociclisti e seguiti da monaci e supporter - mentre tutta la popolazione di Dharamsala e tutti i turisti presenti - rispettosi, commossi e determinati - facevano da ali al suo passaggio.













Dalla piazza principale di McLeod Ganj, il corteo ha proseguito fino all'altezza dell'Hotel Bhagsu, dove alla presenza di un pubblico numeroso, la mattinata si è conclusa con una pubblica conferenza.















Subito dopo pranzo la torcia è arrivata al Tibetan Children Village, con una festosa ed emozionata accoglienza da parte dei bambini e degli studenti, che se la sono passata di mano in mano, prima di assistere allo spettacolo di musica e di danze appositamente organizzato.






 
 



La mia emozione, oltre che contestuale, è stata anche legata al ricordo di quando il 10 marzo ho ricevuto personalmente la stessa fiaccola e di quando l'ho accesa di fronte alla sede del CONI, scortandola lungo tutto il suo percorso. Come pure di quando l'ho spedita nella tappa successiva del suo giro intorno al mondo.

 

Infine, in tarda serata, la torcia, come previsto, è arrivata al Tibetan Institute of Performing Arts (TIPA), con una rappresentazione 
teatrale degli studenti e proiezione del filmato della marcia.





 

Al termine della serata un'interessante intervista, concessa da  Mrs. B. Tsering Yeshi, Presidente del Tibetan Women's Association.


B. Tsering Yeshi, Presidente del Tibetan Women's Association


lunedì 4 agosto

McLEOD GANJI (DHARAMSALA)

Nel corso della mattina si è svolta la prima parte degli insegnamenti del Dalai Lama, articolati anche nei tre giorni successivi.






gli insegnamenti della prima giornata




intervallo tra gli insegnamenti della mattina e quelli del pomeriggio


conclusione della prima giornata di insegnamenti



martedì 5 agosto

McLEOD GANJI (DHARAMSALA)

La mattina è stata dedicata alla consueta visita al Nyingtob Ling Tibetan Handicapped Children's Craft Home dove Ngawang Lhamo, ci ha accolti con il suo solito calore e disponibiità.


Nawang Lhamo e Tempa con il disegno pronto per uno dei suoi capolavori ...



Pronta ad accogliere quanti condividono con lei lo stesso sorriso ...



A seguire alcune ore trascorse al Norbulinka Institute, non solo per una visita, gradevole come sempre ma anche alla ricerca di Tashi ...






Un artista del Norbulimka all'opera con una preziosa thanka

E alla fine, dopo decine di telefonate, in un idioma spesso incomprensibile, solo per la gentile e insperata collaborazione di un impiegato, ritrovo Tashi Phurpha! Il quale, di certo, non mi aspettava e si commuove nel rivedermi. A me non sembra sia molto felice. Le sue condizioni sono un po' precarie e, forse, sta ancora cercando di adattarsi. Vive con un maestro che gli sta insegnando l'arte del cucire i piccolissimi pezzetti che vanno a comporre le thanka di stoffa. Auguri di cuore amico mio ... Che la tua nuova vita da civile sia la migliore possibile e che ti possa dare la serenità che meriti, davvero.





Alla fine del pomeriggio, di ritorno a McLeod Ganji incontro, per un'intervista, Sherab Woiser, uno dei tre Coordinatori della "Marcia" verso il Tibet e membro del International Tibet Support Network (ITSN). Sherab, figlio del portavoce del Governo Tibetano in esilio Mr. Karma Choephel, è un ragazzo pieno di energia e di detrminazione. Ha un sorriso pieno e solare, che alterna a una profonda serietà, come se fosse più adulto della sua età reale. E' stato un vero piacere condividere con lui, oltre all'amicizia, le sue toccanti esperienze e il suo parere sugli sviluppi possibili della situazione in attesa dell'inizio dei Giochi Olimpici e, soprattutto, dopo la conclusione dgli stessi.


Sherab Woiser (ITSN), uno dei coordinatori della March to Tibet

In serata, infine, si è svolta una "Candle march", con un lungo corteo che si è snodato dalla piazza centrale di McLeod Ganji fino al Namgyal Temple.









 



mercoledì 6 agosto

McLEOD GANJI (DHARAMSALA)

Con oggi si sono conclusi i tre giorni di insegnamenti del Dalai Lama.

Nel corso della giornata due interviste significative in merito alla situazione attuale in attesa dell'inizio dei Giochi Olimpici.


La prima a Ngawang Norbu che, al termine del suo mandato triennale quale Representative del Tibetan Settlement di Mundgod, ha assunto da appena un mese l'incarico di Direttore dell'Office of the Reception Center.

Ngawang Norbu, nella sua veste istituzionale ha riferito in merito alla sua esperienza e a ciò che ritiene di particolare rilievo per l'accoglienza dei rifugiati.

Ha poi dato la sua disponibilità, in veste di "traduttore speciale", per la seconda intervista, rilasciata da Kusang Sonam, di ritorno dal Tibet. Kusang Sonam ha risposto con generosità e partecipazione a tutte le domande e ha portato la sua importante esperienza di testimone oculare dei fatti recentemente occorsi a Lhasa.


Kusang Sonam nella sede del Centro di prima accoglienza per rifugiati Tibetani

La serata si è conclusa con una nuova "Candle march" che ha visto sfilare numerosissimi monaci e civili fino al Tempio. In testa alla marcia un piccolo monaco con l'immagine del Dalai Lama.






arrivo al Namgyal Temple







Al termine è stato proiettato un video dettagliato e toccante "Uprising in Tibet", realizzato dal Tibetan Centre for Human Rights and Democracy (TCHRD). L'Associazione, con sede in Dharamsala, indipendente dal Governo in esilio, nata allo scopo di sottolineare la situazione dei diritti umani in Tibet e di promuovere, nella comunita' tibetana, i principi democratici.



Chi sa che le speranze, accese dalla luce della candela, negli occhi e nel cuore del piccolo monaco, non servono ad avvicinare - almeno un po' - il sogno e il diritto di un popolo intero.





giovedì 7 agosto

McLEOD GANJI (
DHARAMSALA)

Un giorno prima dell'apertura dei Giochi Olimpici le migliaia di tibetani di Dharamsala sono diventati la voce di tutti i Tibetani condannati e uccisi durante la brutale occupazione da parte della Cina.

Alle ore 9 di stamattina si e' snodata una lunga marcia,  con migliaia di partecipanti che hanno coperto i 9 chilometri dalla piazza centrale di McLeod Ganji allo Tsuglakhang e poi fino alla parte bassa di Dharamsala.

La preparazione della marcia è stata curata nei minimi particolari dagli organizzatori, che si sono raccolti di fronte all'entrata del Namgyal Temple.


Sherab Woiser (ITSN), uno dei 3 Coordinatori della March to Tibet

All'interno dell'area del Namgyal Temple, sono stati distribuiti centinaia di cartelli e di fasce nere, indossate da donne, monaci e civili.






Sherab Woiser (ITSN), uno dei 3 Coordinatori della March to Tibet


Deckyi Ratutsang (International Public Relation Officer di Tibetan Women's Association)
e Tsering Choedup (attivista di ITSN)




 







Molti gli slogan, non solo di  respiro generale, ma anche di dettaglio, come espressione di specifiche ed esaustive richieste. Scanditi con la voce, riportati sugli striscioni, sui cartelli, sui nastri di stoffa e anche sulla propria pelle ...



 

Significativi poi i relatori che si sono alternati sul palco e che hanno condiviso con il pubblico presente l'impegno a continuare nel perseguimento dell'obiettivo comune, peraltro anche ben illustrato da molti degli slogan ....


Il Ven. Nawang Woeber, Presidente del Gu Chu Sum

 


Tenzin Choeying, Direttore di Students for a Free Tibet India

Al termine degli interventi si è formato un lungo corteo diretto alla lower Dharamsala, composto da donne, numerosissimi monaci, persone anziane e molti ragazzi.



Anche se la marcia ha mantenuto i suoi toni moderati e pacifici, non sono mancati i toni accesi e l'intensità di alcune manifestazioni di legittima e dolorosa protesta.



Tra i marciatori, monaci e civili, molti stranieri, provenienti da tutte le parti del mondo, che hanno condiviso il percorso con grandissimo coinvolgimento.


Il Ven. Nawang Woeber, Presidente del Gu Chu Sum, alla testa della marcia








Tenzin Choeying, Presidente di Students for a Free Tibet guida il corteo verso Dharamsala





Al termine, una folla straordinaria ha riempito la strada di accesso alla piazza di Lower Dharamsala, la piazza stessa e anche i tetti ... E tutti i partecipanti si sono raccolti di fronte al palco da cui gli organizzatori, dopo gli ultimi interventi, hanno chiuso l'evento.




Karma Sichoe, attivista di Students for a free Tibet

Alle 18 una folla straordinaria si e' raccolta nella piazza centrale di
McLeod Ganj dove sono state distribuite centinaia di candele e dove i JJJ Exile Brothers  si sono esibiti in alcune delle loro piu' toccanti  canzoni di sostegno al Tibet e alla pace.






Subito dopo si è formata una uova "Candle march" che, dopo una triplice kora dello stupa nella via principale, ha raggiunto il Namgyal Temple. Qui  i diversi speaker hanno portato la loro testimonianza e richiesto, con foza e determinazione, la continuità del sostegno da parte dei supporter stranieri. La serata si è conclusa con la proiezione di un video del Tibetan Uprising Movement.







Al termine della giornata la visita a un'amica ... Me la ricordavo con i capelli lunghissimi. Che ha tagliati, simbolicammente, per il suo paese. Come al solito è molto orgogliosa dei suoi figli, dei quali è la prima supporter. E ci tiene a farmi vedere tutto il calendario degli eventi che hanno realizzato, con grande successo, anche in Europa.





Per la giornata di domani e' prevista, in mattinata, una nuova marcia, dal Namgyal Temple fino alla parte bassa di Dharamsala. Poi alle 17 - ora locale corrispondente all'orario di apertura dei Giochi Olimpici - ci si raccogliera', di nuovo, al Namgyal Temple, dove i rappresentanti di ciascuno dei Paesi stranieri presenti porterà nella propria lingua, un breve messaggio di buon auspicio per il Tibet.





venerdì 8 agosto

McLEOD GANJI (
DHARAMSALA)

Oggi nella via dove si trova l'Office of the Reception Center il cartello con il conto alla rovescia per l'inizio dei Giochi di Pechino si ferma sullo zero! Ci ha accompagnato per 365 giorni, fin dall'8 agosto del 2007. E anche sulla home page di questo sito, ogni giorno il numero dei giorni mancanti alle Olimpiadi della vergogna scalava di uno. Per me è stato un piccolo modo simbolico per non dimenticare - se mai avessi potuto. Da domani si dovrà cominciare, per forza, un altro conteggio. Non più quanti giorni mancano a Pechino ma quanti ne sono passati e cosa faremo per rinnovare il nostro contributo.



Alle ore 9 di mattina è iniziata l'accurata preparazione dell'a nuova marcia verso lower Dharamsala, sia fuori che all'interno del Namgyal Temple.







Poi, come da programma, una grande folla si e' raccolta nel Namgyal Temple. Dove alle testimonianze dei relatori si sono aggiunte le preghiere dei monaci ed è stato intonato l'inno nazionale.








Tutte le persone erano vestite di nero. E neri erano pure i cartelli con gli slogano  a sostegno dei diritti umani, di denuncia per il Governo di Pechino e di invito a non sospendere le azioni e la lotta. L'unico colore nei cartelloni, era quello del sangue. Il sangue dei tanti tibetani massacrati che hanno testimoniato con la loro presenza muta l'orrore delle violazioni subite da un popolo intero.

Altrettanto coinvolgenti i grandissimi striscioni che sono stati affiancati alla bandiera del Tibet dalla balconata del Tempio. Striscioni in memoria delle vittime torturate e imprigionate. E di monito per tutti a non abbandonare la lotta.

 



I relatori hanno esposto i loro progetti di mantenere attiva la lotta e tutela dei diritti violati di un popolo intero.



 
 

Al termine della cerimonia e' partita dal Namgyal Temple una marcia davvero imponente composta da migliaia di partecipanti, tra monaci, civili, giovani, persone anziane e tanti bambini. Incluse
tutte le persone, solidali alla causa, che si erano assiepate al bordo della strada.


Il Ven. Nawang Woeber, residente del Gu Chu Sum e
Lobsang Yeshi (Tibetan Youth Congress) uno dei 3 Coordinatori della March to Tibet







L'evento e' stato carico di commozione. Da parte dei marciatori che hanno espresso il loro profondo coinvolgimento, sia con l'intensità dei canti e delle preghiere, sia con la rabbia intensa ma controllata degli slogan che hanno accompagnato tutto il percorso. Tra questi, in aggiunta a quelli di lunga vita per il Dalai Lama, di ferma richiesta per il rilascio dei i prigionieri politici, di tagliente denuncia contro gli abusi del CIO e del Governo di Pechino, ricorreva la richiesta ai supporter internazionali di continuare nella forza della loro solidarietà e del loro impegno.


Colpiva l'energia dei monaci, anche di quelli davvero giovanissimi, che sembravano indicare a tutti i presenti il dovere di mantenere, sempre, attiva la lotta. Come colpivano gli occhi delle donne e degli uomini anziani, ricolmi di un dolore antico ma con la luce della speranza ancora tenacemente accesa.

La marcia si e' conclusa, ancora una volta, nella piazza di lower Dharamsala dove gli organizzatori hanno parlato alla folla con un calore e con un'energia che rendeva testimonianza, emozione e voce al "never give up" del Dalai Lama.






Lobsang Yeshi (Tibetan Youth Congress) uno dei 3 Coordinatori della March to Tibet, Tenzin Choeying, Presidente di Students for a Free Tibet, il Ven. Nawang Woeber, Presidente del Gu Chu Sum e Karma Sichoe, attivista di Students for a Free Tibet

Nel pomeriggio, alle 17 un nuovo appuntamento al Namgyal Temple. Per una cerimonia che definire toccante e' riduttivo. Gia' l'orario scelto - concomitante a quello di apertura dei Giochi Olimpici - caricava l'aria di forti emozioni. Poi le immagini. Uomini e donne vestiti di nero, con gli occhi chiusi e stretti, con le fasce nere sulla fronte o con i fazzoletti neri a chiudere la bocca.




Deckyi Ratutsang (International Public Relation Officer di Tibetan Women's Association)

 
 


 


 

E poi le candele. Il piazzale di fronte al Tempio completamente ricoperto da candele, a formare la scritta "One world, One dream, Free Tibet". E  quelle prima strette nelle mani delle centinaia di presenti, apoi ppoggiate ovunque a scaldare l'aria - e le speranze - con la loro luce.



E di fronte alle candele accese sullo spiazzo, quelle accese di fronte al tempio, tra le file dei monaci che cantavano le loro preghiere e i relatori che, di nuovo, si sono alternati con i loro appassionati discorsi.





Infine, la richiesta a un rappresentante per ciascuno dei paesi esteri presenti a McLeod Ganji di portare una breve testimonianza, o un messaggio, nelle propria lingua madre. Le nazioni presenti erano 20! Dall'India, alla Grecia, alla Francia, all'Italia, al Brasile, alla Germania, all"America, a Israele, all'Olanda, alla Polonia, alla Corea, al Giappone ...





E ciascuno, individualmente, ha condiviso con i presenti un messaggio di lotta, di speranza, di pace. Che tutti hanno compreso. Al di la' delle parole e dei suoni diversi dei tanti linguaggi. Perchè ogni linguaggio non può che che essere lo stesso - e ugualmente comprensibile - quando è un linguaggio di pace.


















Al termine, tutto il gruppo degli "stranieri" si è stretto insieme - di fronte al grande poster "il muro della vergogna" -  in un unico gesto, un'unica parola e  un unico pensiero di giustizia per tutti.









sabato 9 agosto

McLEOD GANJI (DHARAMSALA)

Con oggi si conclude la mia permanenza a Dharamsala ... Come ogni volta è difficile sapararsi dai tanti amici che hanno accompagnato le mie giornate. Non c'e n'è nessuno che non faccia di tutto per venirmi a salutare. E per lasciarmi un ricordo tangibile del proprio affetto ... A volte anche rendendo un po' complicata l'operazione di preparare i bagagli e di fare entrare nella valigia già ricolma tutti gli oggetti che, ad ogni visita, si aggiungono. Oggetti, comunque, preziosi. Anche se non saranno certo quelli che mi consentiranno di tenere nel cuore le persone che me li hanno voluti donare ... Alla fine riesco a partire "solo" con un'ora e mezza di ritardo rispetto ai programmi. Ce la farò a prendere il treno da Patankot?

Non so in funzione di quale miracolo, arrivo in tempo. Nonostante il ritardo della partenza e nonostante, verso la fine del percorso un camion abbia bloccato la strada per un tempo lunghissimo. E, finalmente, il treno parte con un vagone semivuoto e una cabina tutta per me, munita anche di porte "vere" con tanto di lucchetto!


domenica 10 agosto

MUNDGOD

La giornata è trascorsa tutta in viaggio, in un susseguirsi di sali e scendi dai diversi voli. Prima da Delhi a Mumbai e poi da Mumbai a Hubli. Da dove, con una macchina improbabile e con un autista che si ferma ogni 10 minuti per pulire il vetro (in assenza di tergicristallo) parto alla volta di Mundgod. Che arriva quasi all'improvviso, in un unico sprazzo di sole e in una calma pacificatrice. Calma ben diversa dal frastuono assordante dell'ultima visita a gennaio, in occasione degli insegnamenti del Dalai Lama.

Naturalmente non c'è traccia del PAP ... Anche quest'anno bisognerà fare i salti mortali per bypassare i controlli della polizia locale? Ci penserò al momento opportuno. Per adesso mi godo le braccia dei miei amatissimi monaci, che mi corrono incontro, preceduti da Nyima e da Yeshi. Il quale, parlando come al solito il suo dialetto cinese, mi spiega tutto quello che è successo da gennaio. E io, come al solito capisco tutto quello che dice e gli rispondo in italiano. Certa che anche lui mi capisca nel dettaglio. E che parli la mia stessa lingua. Non solo quella dei gesti ma quella del cuore.


lunedì 11 agosto

MUNDGOD

Prima visita ufficiale al Tibetan Settlement. C'e' un nuovo Representative, Mr. Tsotsopon Palsang Dhondup, giovane, simpatico e dotato di una capacità operativa che mi stupisce. Infatti in tempi assolutamente "non indiani" prepara una lettera di garanzie per la Polizia locale che avrà il potere magico di sostituire tutti i permessi che mi mancano per fermarmi a Mundgod. Grazie Mr. Palsang! Ma, soprattutto grazie a Mr. Lhakpa che, neo Representative del Tibetan Settlement, dalla lontana Shillong, è stato così gentile da contattare il suo collega e spiegargli tutta la situazione ... E grazie anche a Rossella che mi ha rassicurato in proposito facendomi tornare il buonumore!


Ts
otsopon Palsang Dhondup, Representative del Tibetan Settlement

Esperite tutte le pratiche burocratiche, insieme a Mr. Palsang vado a visitare la casa dove vivono un centinaio di anziani di Mundgod. Non ci sono parole che bastino a descrivere l"esperienza. E nemmeno le immagini potrebbero dare conto delle emozioni fortissime prodotte da questa visita. Quasi 100 persone, uomini e donne, in precarie condizioni di salute.

Mi è stato molto difficile fare delle foto. E  le pochissime scattate, non solo per semplice imperizia, non riescono lontanamente a rendere l'idea. Nonostante i lavori di manutenzione (tra cui il rifacimento del tetto con nuove tegole al posto delle precedenti lastre di eternit) gli spazi non sembrano "adatti". Sarà il disordine che regna sovrano, l'umidità onnipresente, la totale mancanza di privacy per gli ospiti. Con stanzette buie a 2-3 posti, tutte in circolo su un cortile interno. Triste, anche se ci crescono piante e fiori. I mobili sono tutti malandati, sia gli armadi di ferro arruginiti, che i tavolinetti che completano il semplice arredo.

E' il momento della cena. E mi domando come facciano questi vecchietti, quasi tutti senza denti, a masticare la grossa fetta di chapati che viene distributa per ciascuno di loro. E se gradiscano anche il resto del pasto ... Ma, nonostante tutto sorridono. Con le loro bocche da neonati. Tenacemente sorridono.

Quello che mi commuove di più sono le coppie, cui è riservata l'intimità di una stanza. Chi sa dove saranno i loro figli. E soprattutto, dove saranno andate a finire le loro speranze. Quelle che hanno accompagnato i primi anni del loro esilio, quando credevano che, un giorno, sarebbe stato possibile tornare a casa ...

La giornata si conclude con la visita alla Pre Primary School dove il nuovo Leader del Camp 3 mi accoglie con una grande festa, pari a quella dei 60 bambini della piccola scuola. Io mi ricordo quasi di tutti loro. Anche se sono cresciuti e se ci sono nuovi arrivi. Non pensavo che anche loro si ricordassero di me e che fossero - davvero - cosi' contenti di rivedermi!


martedì 12 agosto
 
Quest'anno i bambini sponsorizzati dall'Associazione arrivano direttamente al Monastero. Sono tanti, accompagnati dai familiari e tutti curiosi e impazienti. Tra questi la timidissima Tenzin Youtso, che non sorrideva mai ... stavolta con lei c'e' il padre, un omone grande e grosso che ride in continuazione e che mette allegria a tutti, figlia compresa!



 
 

Come al solito i monaci preparano i festeggiamenti per il mio compleanno. Quest'anno sembra esserci una maggior efficienza e, forse, una minore emozione. Per la prima volta le candeline corrispondono esattamente al numero dei miei anni e per la prima volta la torta e' davvero buonissima, nonostante il colore del burro, inquietante come al solito ... Resta invariato il numero delle khata che, come ogni anno, mi sommegono, delle offerte e dei biglietti di auguri scritti in un inglese piuttosto improbabile.









mercoledì 13 agosto
MUNDGOD
 
Visita alla Gaden Jangtse Thoesan School, cioè la scuola dove hanno studiato Tsering Paljor, Tashi Phurpa e dove ancora studia Lek Khando. La scuola ospita quasi 500 monaci, suddivisi in 11 livelli, dai piccolissimi, di 4-5 anni, ai più grandi che frequentano le classi da VIII a X prima di affrontare gli studi superiori.

Ho il permesso "speciale" di Jigme Gyaltsen di fare foto a raffica della classe dei piccolissimi che stanno facendo esercizio di scrittura nella lingua della loro terra. La maggior parte di loro viene dall'Arunachal Pradesh, alcuni dal Nepal e dal Bhutan. Stanno stretti stretti nei loro banchi e intingono, con grande impegno, i bastoncini di legno nell'inchiostro blu per il loro esercizio quotidiano. E per il quotidiano impegno a mantenere viva la memoria di quel prezioso linguaggio.







Visitando le classi superiori ho una gradita sorpresa. Gli studenti della classe VII (quella di Lek Khando) si trova, al momento, senza insegnante. Diventa così molto facile "rompere il ghiaccio" e, dopo alcune foto rituali, in cui tutti sono molto seriosi, cominciamo a parlare di Tibet ... e cominciano a fioccare le domande., anche personali. Uno di loro, Kongpo Lobsang Yeshi, ad esempio mi chiede di spiegargli quali siano le mie emozioni ogni volta che mi trovo in India e quando sono stata in Tibet.
 


Poi, con un po' di timidezza residua, mi mostrano delle pagine spillate e sgualcite. E' il loro giornale e il nome "The Quest" mi sembra che rappresenti bene il senso dei loro desideri. Da lì in poi il passo è breve. Io, di solito, mi entusiasmo in fretta e, in più, c'è anche il loro di entusiasmo, che è contagioso. Decido, quidi, che farò in modo di dare una mano a che queste pagine - che al momento sono piene solo di contenuti scolastici e a carattere religioso - diventino, sul serio, uno spazio di ricerca. E che diventino la voce di questi giovani ragazzi, raccogliendo le informazioni sociali e politiche che riguardano il Tibet.



C'e' solo un ostacolo, la connessione internet che non è disponibile e se la leadership  vorrà dare il proprio consenso al progetto. Intanto faccio amicizia con il secondo leader della Scuola, collega di Geshe Jigme Gyaltsen, Geshe Tenzin.
Vedremo domani ...
 

Geshe Jigme Gyaltsen e Geshe Tenzin


giovedì 14 agosto

MUNDGOD

Oggi è la data fissata per l'inaugurazione del "pavement" nella Pre Primary School del Camp 3. Ad essere sincera non mi aspettavo davvero tanto! Tutti i bambini e tutte le maestre mi accolgono in due lunghe file che arrivano dalla strada fino all'ingresso delle classi. E di fronte a tutti ci sono due piccolissimi che indossano i vestiti "invernali" del Tibet, con tanto di cappelli di pelliccia! Poi, tra decine e decine di khata, addirittura il taglio del nastro, di fronte al cippo che porta la targa di marmo con i nomi dell'Aref e degli sponsor! E lo stesso cippo, coperto da una tendina, a vederlo nel contesto reale sembra anche carino ...






Mr. Tashi Tsering (past Leader del Camp 3), Marilia Bellaterra, Mr. Tsering Phuntsok (leader del Camp 3) e Kelsang Thupthen


Lo staff della pre Primary School e della Nursery



I bambini, guidati dalle loro insegnanti, fanno mille giochi e mille canti. I "loro" giochi. Da quelli educativi, a quelli scherzosi, a quelli patriottici. e, come al solito, sono tutti ugualmente commoventi. 

Devo ringraziare, innazi tutto Kelsang Thupthen, un giovane e attivissimo tibetano che, non solo, funge da traduttore ma che mi aiuta a realizzare un progetto, con i bambini, che senza di lui sarebbe stato impossibile. Il progetto, come mostreranno le foto, prevede che i bambini, con l'aiuto dei loro insegnanti, colorino degli slogan: "We want "our" games", "Free Tibet" e "Help us to play in "our" Country". E che poi si dispongano, tenendosi per mano, a formare i cinque cerchi olimpici ...


L'evento, preparato al momento, riesce benissimo, al di la' delle aspettative. I bambini partecipano con attenzione inversamente proporzionale alla loro giovanissima età, cantano l'inno tibetano con tutta la voce che hanno  e quando di fronte alla bandiera del Tibet gridano "Pod Gyalo!!" e "Free Tibet!!" sembra davvero che spunti un nuovo raggio di sole tra le nuvole scure di questa terra d'esilio.

E' stato il nostro piccolo modo di dare un contributo alla causa del Tibet. Al ritorno in Italia le loro foto saranno al centro della nuova mostra che sto preparando. Ascoltare le loro voci a me ha fatto venire i brividi. Brividi di rabbia, di commozione ma anche di speranza.  Mi auguro, davvero, che le loro immagini possano servire a rendere agitati sonni di qualche persona ...




Al termine i piccoli sono affamati e si passa al pasto. Molto frugale, lo stesso di tutti i giorni: riso bollito e lenticchie. A loro sembra, comunque, buonissimo e quello che avanza richiama altri piccoli ospiti ...






Un grazie, per questa giornata davvero speciale, a Tsering Phuntsok, leader del Camp 3. E poi un grazie, di vero cuore, a tutte le insegnanti e operatrici della Nursery School: Tsering Lhadon, Karma Tsomo, Yanki Pelzom. E alle insegnanti della Pre Primary School: Phuntsok Dolma e Kelsang Dolma.

Naturalmente il ringraziamento piu grande va a tutti i 65 bambini. Che sono la voce e la speranza di un paese, il Tibet, così tenacemente oppresso e così duramente tormentato. 



Di pomeriggio torno alla Scuola dei Monaci, come da programma e, con mia grande soddisfazione il leader della Scuola Geshe Tenzin, è d'accordo al progetto, che prevede, innanzi tutto, l'attivazione di una connessione internet. Quindi, insieme all'insegnante Ngodup c'è un nuovo incontro con i giovani monaci della classe VII per definire le trategie del nuovo Magazine, che sarà preparato con cadenza bimestrale. E che avrà lo stesso nome del numero già pubblicato: "The Quest".







Lobsang Shadup (Losel)

Tenzin Ngodup

Lobsang Yeshi

Tenzin Delek

Tenzin Dorjee

Tsering Paljor

Kelsang Tashi

Lobsang Thupten

Lobsang Dargay

Lobsang Yeshi

Leh Khando (Nyima)

Ancora una volta, quindi, grazie! Al leader e all'insegnante. Ma soprattutto grazie a questi coraggiosi giovani monaci che hanno deciso di contribuire, a loro modo, al "Never Give Up" del Dalai Lama: Lobsang Shadup (Losel), Tenzin Ngodup, Tsawa Lobsang Yeshi, Tenzin Delek, Tenzin Dorjee, Tsering Paljor, Kelsang Tashi, Lobsang Thupten, Lobsang Dargay, Kongpo Lobsang Yeshi e Lek Khando (Nyima). A tutti loro il mio augurio più sincero che il loro sforzo abbia successo, allo stesso modo che la loro vita.


venerdì 15 agosto

MUNDGOD


Oggi è una giornata tranquilla. Non ci sono impegni "sociali" e persone da visitare. Faccio, insieme a Lek Khando, una pigra passegiata fino al Camp 3 e vedo di nuovo, con grandissima felicità, Pema Wangdue che siede al suo piccolo posto di vendita. Incontrare questo arzillo vecchietto, ogni anno, per me è fonte di grande gioia e di grande speranza. Specie quando penso che lo scorso anno, alla sua veneranda età ha affrontato il viaggio fino a Delhi, per dare il suo contributo alla causa del Tibet, partecipando allo sciopero della fame!!! Credo proprio che più di qualche persona - privato cittadino o politico di spicco - dovrebbe provare una vergogna senza fine, pensando alle proprie responsabilità e alle proprie scelte ...




sabato 16 agosto

MUNDGOD


Anche oggi la giornata si presenta senza particolari impegni. Se non quello, per me molto impegnativo, di sostenere un giovane monaco nella sua faticosissima scelta di consegnare la tonaca per indossare gli abiti civili. Mi trovo, piuttosto impreparata, a dover fronteggiare da sola difficoltà che mi appaiono come insormontabili. Ai miei occhi occidentali alcuni percorsi appaiono assurdi, altri inutili, altri ancora del tutto scorretti. Ma non ho molto potere di modificare gli eventi ... Faccio, comunque, tutto il possibile, cercando di non farmi prendere ne' dal senso invevitabile di impotenza, ne' da quello, altrettanto inevitabile, della rabbia. E di non perdere la speranza che qualche piccolo risultato potrà essere raggiunto, se non altro per contrastare una serie di azioni che - purtroppo anche qui - seguono una logica di interessi personali e non di specchiata attenzione ai bisogni del diretto interesato. Never Give Up? Ci sto provando ...

Faccio quattro passi intorno al Monastero e incontro Mr. Tsering Wangdue, il Secretary del Gaden Jantse Administration Office. Io, distratta per come sono, non lo avrei mai riconosciuto se non avesse fermato lui la macchina per salutarmi festosamente. Mi invita a seguirlo al suo Ufficio per offrirmi un the e per farmi vedere una foto che "mi" riguarda. Infatti, proprio all'ingresso dell'Office, accanto alle news e alle foto di HHDL c'è quella della delegazione italiana, me compresa, insieme a Jetsun Pema e Gunther Cologna di AIT. La delegazione  (in quanto sponsor) era stata ospite all'inaugurazione, da parte di HHDL, insieme a Jetsun Pema, nel mese di Gennaio scorso dell'Hostel del TVC.
 
La serata si conclude, per fortuna, con un sorriso. La visita a un giovanissimo Rimpoche, da poco arrivato a Mundgod. Si tratta del piccolo Gedun Tenzin Lobsang. Nato nel 2000 in Tibet è stato riconosciuto come reincarnazione di Gedun Sangpo Rimpoche, il Lama deceduto nel 1995, all'età di 77 anni. Anche stavolta si alternano una serie di emozioni contrastanti. Accanto a quelle positive di rispetto e di attenzione, altre che mi rendono difficile guardare serenamente gli occhi profondissimi di questo bambino senza pormi quesiti sulla sua solitudine e sul lavoro così gravoso delle tante ore di studio, trascorse in totale solitudine. Il suo maestro è molto anziano e mi introduce nella stanza dove il piccolo Rimpoche, serissimo, siede su un trono altrettanto piccolo e in una solitudine di dimensioni inversamente proporzionali. 



Di lui mi colpiscono, comunque, molto gli occhi. Che sono magnetici e che sembrano avere centinaia di anni. Magari sono davvero quelli della sua precedente reincarnazione ... Mi riceve con grande attenzione, chiedendomi: nome, età, paese di provenienza. E forse rimane un po' sorpreso dai tanti cioccolatini e caramelle offerti insieme a una khata. Sarà un dono improprio? Magari sì ma sembra contento di riceverli e la sua espressione così adulta e seria si scioglie, finalmente, in un piccolissimo sorriso. Poi, prima di salutarmi, mi sfila la mala che ho al polso, se la rigira tra le mani recitando chi sa quale mantra e me la restituisce dopo averla benedetta con un soffio leggero ...

 

domenica 17 agosto

MUNDGOD

Niente da fare ancora qui ... oggi non si capisce se è un giorno di festa o meno. Le scuole sono chiuse ma alcuni negozi sono aperti ... Ne approfitto per fare un po' di spese e per sfuggire al rigido controllo dei monaci che si sono trasformati in attentissimi vigilantes. Nyima, il giovane monaco con il legittimo desiderio di affrontare una vita da civile, per il momento è scomparso. Maturo la decisione di rivolgermi al Monasterian Head, in un tentativo estremo di tutelare i suoi diritti, contro lo strapotere dei suoi insegnanti ... Magari non è un'idea del tutto sbagliata.


Cena al Lubum Monastery, ospite di Gedun Gyatso ...


lunedì 18 agosto

MUNDGOD


Visita al Tibetan Settlement per definire i nuovi progetti. Stavolta le richieste sono decisamente un po' superiori alle possibilità dell'Associazione! Ridimensiono, quindi le attese e seleziono ... 

Nel pomeriggio, dopo la telefonata in cui raccoglierò notizie sulle possibilità di accesso al TCV di Dharamsala o alla Scuola di Dehradun, andrò a parlare con il Monasterian Head. Spero, davvero, che la scelta - anche se ormai inevitabile - non sia una scelta sbagliata.

Questo il programma per i prossimi giorni. Partenza da Mundgod il 20 per Hubli e poi Bangalore, dove mi fermerò fino al 21 per partire per Delhi nel pomeriggio stesso. La mattina del 21 destinazione Dehradun dove, finalmente, potrò incontrare Tsering Paljor!!! Il primo giovane monaco aiutato dall'Associazione e che ha scelto di tornare alla vita civile. Sono ormai passati quasi due anni dall'ultima volta che ci siamo visti. Dubito che potrei riconoscerlo e, forse, per lui sarà lo stesso. La sua voce, al telefono, è diventata molto profonda e me lo immagino del tutto cambiato, dopo questo lungo periodo di tempo trascorso nell'esercito ...

La visita all'anziano Lama del Monastero non è stata del tutto ispirante ... e si è conclusa con una promessa di aiuto "condizionata". La condizione, per assurdo che possa sembrare, è quella che accomuna tutti tutti i paesi del mondo. Che peccato ...


martedì 19 agosto

MUNDGOD


Seconda visita dal Lama, insieme a Yeshi Lungtok. Che, come al solito, è un monaco davero speciale. Continuo a capire tutto quello che dice, anche se parla una lingua misteriosa. E lui, che pure si inchina profondamente davanti al Lama, sembra sovrastarlo del tutto, con la sua umiltà "principesca". Comunque, al termine dell'incontro, su un piatto della bilancia ci sono un libro di Dharma, la busta con la sostanziosa offerta e una khata. Sull'altro piatto, quello a me riservato, 6 pillole preziose, i grani del Dalai Lama, una mala e ... Nyima finalmente libero.

Nel tornare al Monastero sono attratta dai suoni consueti di una preghiera. La pujia, che si svolge al Para Kangtsen accanto al Gajang Gyalrong, è per me nuovissima. Si tratta di una Jen Sig, cioè una preghiera del Fuoco, condotta da Dara Kendhul, un giovanissimo Rimpoche.



La preghiera è dedicata  alle anime che vivono ormai solo dell'odore del cibo  e alle quali le numerosissime offerte vengono, quindi, dedicate gettandole tra le fiamme. Le offerte sono molte numerose e per ciascuna di essa c'è un complesso rituale.















Dara Kendhul esegue tutte le fasi del rito con grandissima concentrazione,  di fronte a tutti i monaci del suo Monastero e aiutato da quattro  di loro.



La puja dura molto a lungo. Gli aromi dei cibi si mischiano a quello dell'olio usato per aumentare la combustione. Presto le fiamme si sollevano, producendo un forte calore e il fumo avvolge tutti i presenti. Tanto che, nella seconda parte del rito compaiono, per il Lama officiante un bel paio di occhiali che gli consentono di procedere.  















La parte delle cerimonia all'aperto termina dopo un paio d'ore, per proseguire, poi all'interno del Tempio. 







La sera, dopo una nuova visita al Tibetan Officer, mi aspetta una lunghissima passegiata intorno al Campo che ha il potere di ammorbidirmi i pensieri e di prepararmi alla partenza con uno spirito un po' più tranquillo.


mercoledì 20 agosto

MUNDGOD
 
La preparazione dei bagagli, come al solito è frenetica. In quanto intercalata dalle numerose visite di tutte le persone che vogliono salutare, chiedere, offrire.  Partire da qui non mi piace mai. Anche se alcune delle cose che avvengono mi scombinano un po' i pensieri.

Il programma prevede una preghiera lunghissima in mio onore alle 11,30. Niente di speciale ma forse perchè sto andando via, mi sembra  proprio bella.



Al termine, la parte più difficile. Il condividere con tutti la decisione di Nyima di lasciare il monastero. I due monaci anziani sembrano non aver ancora realizzato l'evento. I cinque monaci giovani si entusiasmano all'idea e al maestro non resta che sorridere forzatamente, mal celando l'imbarazzo per il mio aver reso pubbblica e non piu' ritrattabile una decisione che aveva ostacolato in ogni modo. Solo Nyima non sa dove guardare. Non ancora civile, non più monaco. Quel monaco che non si è mai sentito di essere davvero, ma che è stata, sinora la sua unica possibile identità e sicurezza. Io ho fatto tutto quello che ho potuto per sostenere i suoi desideri. Mi auguro che la scelta sia stata una scelta giusta davvero.

Poi i saluti e, oltre alla foto "rituale" di gruppo, tutti vogliamo fare anche una foto singola. Sarà che l'attaccamento occidentale, per questa volta, ha avuto la meglio su quello locale ...




Leh Khando (Nyima)
 
Yeshi Lungtok

Yeshe Gyatso
 
Sonam Wangmo

Lobsang Samphel

Sonam Rinchen

In macchina verso Hubli siamo, come al solito, un po' troppo allegri. Ciascuno per le sue buone ragioni. Il maestro per riprendere il controllo della situazione. Nyima per nascondere la paura. Io il dispiacere e qualche incertezza. L'unico tranquillo e ingenuamente felice è un compagno di classe di Nyima che ha voluto per forza accompagnarmi. Dopo avermi fatto anche un regalo. Dice che il mio entusiasmo per la Rivista lo ha contagiato e che non aveva altro modo per dirmi grazie. Grazie a te Lobsang Yeshi!  Dopo Yeshi Lungtok e dopo Nyima non ho mai conosciuto un monaco  così  ingenuamente affettuoso, ispirato e carino.

Dopo vari incidenti di  percorso, riesco a partire per  miracolo e  alle 16,30 sono a Bangalore.  Che non mi ispira per niente.  Tranne per la preziosa presenza di Luigi che mi "accudisce" con grande affetto e disponibilità, aiutandomi a semplificare una lunga serie di incombenze.

Infine contatto in serata gli "Om Buds" e con Tenzin decidiamo di incontrarci domani mattina a Koranmangala insieme alla sua band, al Tibetan Youth Hostel.


giovedì 21 agosto

BANGALORE


Si chiamano tutti quanti Tenzin ... i ragazzini della band e suonano in condizioni catastrofiche. Ospiti, per le prove, di uno scantinato del TCV Hostel e senza nemmeno gli strumenti adatti.


Tenzin Tsephel (drum)
 
Tenzin Tsethar (vocalist)

Tenzin Gocha (guitar)
 
Tenzin Phuntsok (guitar)




La loro musica è proprio agli esordi ma sembrano animati da una grande determinazione e voglia di andare avanti.







Questo è il primo video degli Om Buds



E questo il secondo, che ancora deve essere completato

Grazie a tutti e quattro questi simpatici ragazzi per l'intervista rilasciata e per aver voluto suonare dal vivo le loro due composizioni a favore del Tibet!

Di pomeriggio partenza dall'aeroporto di Bangalore, per Delhi dove arrivo alle 20.


venerdì 22 agosto

DELHI


Tutta la mattina e parte del pomeriggio trascorrono nel disbrigare pratiche burocratiche per nuove complicazioni insorte che mi impediranno di raggiungere il Bhutan. Pazienza. Si vede che, anche quest'anno, non era destino. Niente di peggio, comunque, che passare alcune ore in un Ufficio Indiano. Il Foreigners Regional Registration Office, in particolare, che rende ragione del termine "bolgia infernale". La fila inizia alle 12 e termina alle 16,30. Tra spintoni, gente che si mette a piagere (!), lunghi intervalli (degli impiegati) per il pranzo e per il the. Mentre alcuni Officers, in teoria addetti al controllo finale delle pratiche, si godono beatamente le gare olimpiche, su un grande televisore tutto scassato, nella stanza centrale del FRRO, del tutto incuranti delle centinaia di persone in attesa.

Raggiungo, poi l'Ambasciata Cinese e la trovo del tutto avvolta in una spirale di filo spinato. I poliziotti, disseminati ovunque e con fucili e bastoni in spalla, rendono del tutto impossibile documentare il ridicolo con immagini adeguate.



Arrivata davanti all'ingresso, protetto e nascosto da due camion della Polizia, mi avvicino per quanto possibile. In un attimo sono accerchiata e vengo martellata di domande. Tra cui anche la richiesta di documenti e di Visa ... Chiedo, a mia volta, spiegazioni, facendo la parte della turista ingenua e curiosa. Un poliziotto più gentile degli altri mi dice che il filo spinato serve a "proteggere l'Ambasciata dai Tibetani che hanno manifestato nei giorni scorsi" (parole testuali). Il collega, invece, insiste a volermi portare dentro gli Uffici per dare spiegazioni al suo capo ma alla fine sono io che passo alle minacce e mi lasciano andare. Forse, semplicemente, per stanchezza al termine di una giornata troppo calda e noiosa.

Raggiungo così Jantar Mantar e, di fronte alla piccola tenda dei 6 digiunatori, ritrovo il clima giusto e una sorta di pace irreale. Il gruppo (il terzo dall'inizio dello sciopero) è composto da quattro monaci e due civili. Uno più determinato e commovente dell'altro.







Tashi Gyatso è il più forte del gruppo. Si alza anche dal letto per sedere una decina di minuti su una sedia di fronte alla tenda e tranquillizare  gli astanti. Ha 31 anni e faceva parte dei supporter all'inizio dello sciopero. E' stato in prigione  in Tibet perchè in possesso di una foto del Dalai Lama e anche a Delhi è stato picchiato dalla polizia. Vive a Mundgod nel Drepung Gomang Monastery.

Dhondup Tsering è il più debole. Ha 63 anni ed è completamente disidradato. Il che non gli impedisce di aprire ogni tanto gli occhi e di regalare un sorriso di gratitudine alle persone che sono venute a salutarlo. La sua famiglia vive a Bylakuppe e lui ha partecipato a molte altre manifestazioni di sostegno alla causa del Tibet. E', sinora, il più anziano dei 18 volontari che si sono avvicendati nel digiuno.



Thupten Tsewang è il più giovane. Ha quasi 20 anni e vive al Sera Jey Dema Khamtsen Monastery. Ha, per me, un potere di attrazione quasi ipnotico. E i quindici minuti che passiamo in silenzio, con le mani strette strette,
insieme, mi sembrano i più brevi e i più lunghi che abbia mai trascorso. Fa fatica anche a respirare ma prende con energia la mala che gli offro sfilandomela dal polso e la indossa con un sorriso. Un sorriso lunghissimo che continua a seguirmi fino a che esco dalla tenda e che, nella mia mente, mi segue ancora.

Jampa Kelsang è il più ferrato. Ha 33 anni ed è al suo secondo sciopero della fame. Infatti era già tra i digiunatori nel 1998. Oltre ad aver partecipato alla March to Tibet nel 1995 e a quella recente organizzata dalle 5 NGO's. E' nato a Pokara e  vive al
Sera Jey Tsangpa Khamtsey Monastery.

Tsering Tashi è il "ragazzo più vecchio". Ha, infatti solo 21 anni, ma ne dimostra molti di più. Sarà lo stato di prostrazione in cui si trova, o i tanti lavori e spostamenti che ha fatto nella sua vita. Passando dal Ladakh alla Mussorie Homes School, a quella di Deheradun. Anche lui ha partecipato attivamente a tante iniziative a favore del Tibet.

Nawang Samden è il monaco più riservato. Anche lui al suo secondo sciopero della fame, il primo di 72 ore a Mumbai. Ed ha anche partecipato alla March to Tibet
organizzata dalle 5 NGO's. Ha 26 anni e viene dall'Amdo. Attualmente vive nel Drepung Gomang Monastery.

Colpisce molto la cura reverente, delicata e colma di gratitudine dei volontari che si alternano accanto ai sei digiunatori. E che fanno il poco (e il tanto) che possono. Rinfrescano la loro fronte, massaggiano i muscoli indolenziti e stanchi. E, soprattutto, parlano. Sussurrando, per non disturbare, parole di conforto che non attendono alcuna risposta.

Di fronte alla tenda, intanto, una piccola folla siede in silenzio. Tibetani venuti dalle parti più disparate del paese. Stranieri, Indiani. Tutti concentrati a dare il loro contributo, la propria presenza, in segno di gratitudine e di supporto.

I molti monaci e monache presenti danno poi il via a una "candle march" cui si accodano tutti i civili. E il suono dela loro preghiera sovrasta il brusio della folla e raggiunge l'interno della tenda. Insieme alla luce delle tante candele che al termine, dalla loro mani, si trasferiscono in terra a formare simboli e scritte.



A metà pomeriggio un Lama fa visita alla tenda. Viene da Dharamsala in rappresentanza di tutti i monaci e offre khata ai digiunatori, dopo aver pregato di fronte all'immagine del Dalai Lama.



Prima di andare via parlo con Tsewang Rigzin, Presidente del
Tibetan Youth Congress e intervisto Dhondup Dorjee, VicePresidente del TYC che fa una sintesi degli eventi trascorsi e riferisce in merito ai progetti  futuri, soprattutto dopo il termine dei Giochi Olimpici. Confermando anche, che nei prossimi giorni i digiunatori sono decisi a resistere e che continuranno le "candle march" e la presenza dei supporter di fronte alla tenda.

Nell'aria c'è una rabbia tangibile, un dolore lunghissimo e profondo. Non solo per tutte le violenze subite e in corso, ma anche per questi uomini che vorrebbero lasciarsi morire pur di offrire un contributo alla causa del loro paese. Straordinariamente, però, si respira un'aria di pace. Non di sottomissione e di impotenza. Ma proprio di pace. Quella che nasce dalla consapevolezza di un diritto violato che dovrà, per forza, trovare la sua ragione.  

Più in là, sempe nella stessa strada, le tende di chi ha scelto una forma di protesta differente, per raggiungere uno stesso e legittimo obiettivo.








sabato 23 agosto

DEHERADUN


La giornata inizia presto, con il volo per Dehradun, in partenza alle 9,30 e arrivo alle 10,30 all'aeroporto locale. Un'altra oretta di macchina e mi viene incontro una cittadina caotica e disordinata. Dove l'Hotel Pacific sembra un po' fuori misura. Una minima tentazione di visitare Rishikesh (che dista solo una ventina di chilometri) scompare subito, al pensiero delle stradine brulicanti di guru della meditazione e di procacciatori di clienti.

Aspetto, quindi, tranquilla nella hall dell'albergo, l'arrivo di Tsering. Che, dopo 3 o 4 telefonate quasi incomprensibili, compare all'improviso e mi lascia spiazzata, oltre che commossa.  Niente a che vedere con quanto mi aspettavo dalla voce profonda e dulta che avevo ascoltata al telefono. E' rimasto il ragazzino di sempre. Con la sola differenza di una macchia scura di capelli in più e di un po' di chili di meno. E', comunque, bellissimo. Con gli occhi a mandorla un poco sfuggenti e una timidezza che non ricordavo. Poi, piano piano, si scioglie e mi racconta, con grande eccitazione, le esperienze positive della vita militare. In particolare il karate, gli esercizi fisici e i lanci dal paracadute. Sulla preoccupazione di cosa accadrà "dopo" glissa un po', quasi a volermi proteggere dalla sua stessa preoccupazione. Mi colpisce che, parlando di Nyima, usi le stesse parole del maestro ("non è una buona decisione lasciare il monastero, se sei monaco non hai nulla di cui preoccuparti") e mi domando se sia un'identità di vedute o un messaggio pilotato, nel tentativo di convincermi.





Poi, arrivata l'ora del suo pulman e del mio volo, ci lasciamo quasi di fretta, con un leggero imbarazzo, mentre un dolore incerto ci vela lo sguardo e ci incrina la voce. Ma è solo un attimo, preferiamo, tutti e due, ricordarci con un sorriso.

Al ritorno, in macchina sulla strada dall'aeroporto, incontro una gran folla di persone in marcia, con luci fragorose, costumi di tutti i colori e carri che trasportano statue di cartapesta. Si prepara la cerimonia di domani: anniversario della nascita di Lord Bhudda che verrà festeggiata in tutti i templi induisti. Forse mi lascerò trascinare al Birla Temple, così, giusto per dare un'occhiata.



Avrei voluto esserci. Quando la Polizia, alle 16,30, ha forzatamente condotto in Ospedale i 6 digiunatori, arrivati all'ottavo giorno dello sciopero e li ha portati di forza al Ram Manohar Lohia Hospital. Avrei voluto vedere non attraverso le foto i loro i pugni chiusi. In particolare quelli di Dhondup che, fino all'ultimo, non ha voluto mollare e ha cercato di "gridare" slogan anche se non aveva più la voce.

E quelli di Tashi Gyatso che, dopo essere scappato dalla tenda vi è ritornato per continuare il suo sciopero, anche se solo per un altra simbolica mezzora. Come avrei voluto guardare negli occhi le forze dell'ordine che, arrivate su  un veicolo non ufficiale, hanno trasportato via i digiunatori senza nemmeno un'ambulanza e anche 9 supporter, comprese 5 donne ...
 






domenica 24 agosto

DELHI


Il
Ram Manohar Lohia Hospital è barricato. E con la scusa che è domenica, dicono che non è possibile entrare ... Domani (forse) sarà possibile avere il permesso di ingresso che, qui dicono sia riservato solo ai parenti (?).

Quindi siccome l'appuntamento a Jantar Mantar è fissato per le 14, faccio una visita al Birla Temple. Dove il clima è tutt'altro. Sembra di essere fuori dal mondo. E di essere dentro un film, con bambini mascherati da Krishna, ottava incarnazione di Vishnu, di cui si festeggia oggi l'anniversario della nascita. Il clima è festoso e devoto. E la folla straripante di visitatori si snoda come un serpente multicolore fra le tante stanze sacre del Tempio.

Arrivo a Jantar Mantar nell'ora prevista e mi si stringe il cuore. Nel vedere la tenda vuota, con il telo abbassato a metà a coprirne l'ingresso. E con le tante persone che siedono in silenzio di fronte, in attesa.







Tsewang Rigzin e Dhondp Dorjee, rispettivamente Presidente e il Vicepresidente del Tibetan Youth Congress, si preparano a parlare e presentano gli ospiti: Mrs.
Jaya Jaitley (former President del Samta Party), Mr. Shiv Kumar (General Secretary del Samta Party) e i monaci e civili che hanno partecipato ai primi due gruppi di scioperanti.




Mrs. Jaya Jaitley (former President Samta Party), Mr. Shiv Kumar (General Secretary Samta Party), Tsewang Rigzin (Presidente TYC), Dhondup Dorjee Shokda (Vicepresidente TYC)

Purtroppo nessuno degli interventi è in inglese ... quindi, in attesa di avere da Dhondup il testo tradotto, posso affidarmi solo alle sensazioni. Mrs. Jaya Jaitley sembra molto partecipe e appassionata. Parla a lungo, citando spesso il Dalai Lama e viene applaudita molte volte dalla folla. Anche quando offre una khata a ciascuno dei digiunatori dei due grupi precedenti. Mr. Shiv Kumar è un po' più imbarazzato e fa un discorso molto breve. Non riesco a capire se si tratti di dispiacere o di protocollo.


Mrs. Jaya Jaitley, former President Samta Party


i quattro relatori tra i monaci, dopo la consegna delle khata


Mr. Shiv Kumar, General Secretary Samta Party

Gli interventi di Tsewang Rigzin e di Dhondup Dorjee sono molto decisi e intensi. Sul loro viso si rincorrono le stesse emozioni comuni a tutti gli astanti. E dal non verbale appare inequivocabile l'invito a non abbassare la guardia. Continuando nell'impegno di mantenersi attivi. Specie adesso che i Giochi Olimpici sono finiti.


Tsewang Rigzin, Presidente TYC


Dhondup Dorjee Shakta, Vicepresidente TYC

Al termine di discorsi si forma un lungo corteo. Compatto e deciso, anche se le bandiere e gli striscioni, in proporzione, non sono tantissimi. Come se non servisse altro che le voci. E i corpi di chi cammina, proseguendo la lotta di chi non può più farlo e anticipando quella di chi si aggiungerà nel percorso. Ci sono molte persone anziane, uomini e donne, che scandiscono gli slogan a pugni chiusi. E tanti ragazzi. Che affidano alla propria energia il proposito di procedere oltre, senza fermarsi mai.





La marcia è forte e di grande impatto ma, comunque, composta e assolutamente pacifica. Il che rende ancora più irritanti, oltre che ridicoli, i cordoni di poliziotti, armati di tutto punto, che si affiancano  lungo la strada. Ridicoli quanto tutto l'inutile filo spinato di fronte all'Ambasciata cinese ...



Alle 17,30 dopo l'inno nazionale e gli ultimi slogan accorati, ha termine la cerimonia di chiusura dello sciopero della fame.

Restano le tende, anche quelle di chi non ha sostenuto lo sciopero della fame. E restano le tracce - e la memoria - di chi ha messo tutto il coraggio umanamente possibile in questa impari lotta.

E resta il ricordo di tutte le altre persone che, in questo mese a Delhi, hanno messo a repentaglio la propria vita per la causa loro proprio paese.  I loro volti - e la loro memoria indelebile, rimane ancora a guardarci dai cartelloni gialli che si muovono appena sui teli della tenda che li ha accolti.


i sei digiunatori del 1° gruppo ...


... e i 6 digiunatori del secondo gruppo


lunedì 25 agosto

DELHI

Alle 14,30 l'appuntamento è di fronte all'Ambasciata cinese. Ma le condizioni sono impari. I dimostranti sono 11 e, anche se incatenati tra di loro per far fronte più compatto, possono solo gridare qualche slogan e non riescono nemmeno a distendere lo striscione. Vengono portati tutti alla Stazione di Polizia, dopo appena una mezz'ora di lotta. Che si svolge, purtoppo, tra una discreta indifferenza dei pochi passanti.

Per quanto mi riguarda già giorni addietro mi sono fatta "conoscere" dai poliziotti dell'Ambasciata e, inoltre, il non avere documenti non facilita la mia posizione. Quindi, anche se con molto dispiacere, mi tengo un po' in disparte, pensando al volo che mi aspetta domani ...

Ritengo, almeno, di fare cosa utile tornando al
Ram Manohar Lohia Hospital per salutare i sei digiunatori. Nonostante sia accompagnata anche da un tibetano, trascorrono circa un paio d'ore prima che si possa venire a capo della faccenda.

Sorvolo sulle condizioni igieniche dell'ospedale, difficili anche da immaginare e del tutto simili a quelle di una discarica ... Mi soffermo solo su quelle organizzative. Nessuno sa dove siano i 6 digiunatori! Nè il personale amministrativo, nè i poliziotti,
nè i dottori, nè le infermiere. Setaccio, a vuoto, tutti i reparti di tutti i piani, alla ricerca dei "Tibetani perduti". Oltre a chiamare varie volte il TYC dove Dhondup Dorjee mi dice di non sapere in quale reparto siano ricoverati (?).

Alla fine un'infermiera si avvicina un po' intimidita,  dice di averli visti quando sono arrivati e che si dovrebbero trovare ancora all'Emergency. Dove ero già stata, inutilmente. E dove, comunque, ritorno. Chiedendo, stavolta, alla caposala, di mostrarmi il registro di ingresso. Dal quale risultano effettivamente accettati - con tanto di nome e di età - ma anche usciti! Cinque di loro (i monaci) sono stati dimessi perché in "ottime" condizioni di salute (?) e il sesto, l'anziano Dhondup Tsering, è "scappato" dall'Ospedale per proprio conto. Ovviamente nessuno del personale ha idea di dove, al momento, si possano trovare.

Con toni un po' meno concilianti chiedo, allora, a Dhondup Dorjee di darmi un'indicazione certa e, verso le 20, finalmente appuro che sono stati trasferiti al Tirat Ram Hospital. Dove andrò domani. Sono curiosa di capire le ragioni di tanta "reticenza" ... Semplice disorganizzazione indiana? Non credo. Tentativo di proteggerli? Da chi? A quale scopo? E mi domando come sia potuto "scappare" Dhondup Tsering se, solo due giorni prima, non riusciva nemmeno a stare seduto. Volendo escludere una simulazione, non so trovare una risposta logica a tutto questo. Forse è proprio vero che in India la logica procede sempre per associazioni casuali e per grandi salti.


Partirò domani di sera e farò scalo a Dubai. Niente Bhutan. Troppo brutto il tempo e troppo pochi i giorni per il Sikkim. Una terra che non riesco ancora a pensare di visitare da sola. Oppure si vede che, anche quest'anno, non era destino. Vedremo cosa succederà il prossimo.


martedì 26 agosto

DELHI

Il
Tirat Ram Hospital, parecchio distante dal mio albergo, sembra degno del nome di Ospedale ... Esiste un'accettazione amministrativa all'ingresso e anche un registro, disponibile senza dover ricorrere ad alcuna minaccia. Ho, immediatamente, il permesso per entrare, accompagnata da un gentilissimo impiegato che si scusa più volte per il fatto che dovrò avere di pagare la somma di ben 10 Rs (con tanto di ricevuta), come visitors pass, per salire al reparto di competenza.

Al secondo piano un'infermnera, altrettanto gentile, mi indica la stanza dove si trova Dhondup Tsering. Il quale, con flebo al braccio, sta tranquillamente disteso sul suo letto, sonnecchiando e godendosi oltre al meritato accudimento, anche l'aria condizionata e un televisore! Subito mi segue un ragazzo, che parlando solo due parole di inglese, si definisce suo amico. Sembra piuttosto un controllore e sparisce quasi subito, come per cercare rinforzi. Dhondup, nel frattempo si sveglia e mi accoglie con un sorriso solare che mi restituisce tutto il buonumore scomparso. Parla un po' di inglese e ci capiamo benissimo. Mi dice che sta bene. Che si sente in forze e che non vede l'ora di tornare a casa sua, dove la famiglia lo  sta aspettando.

Non sto a descrivere la sua felicità quando gli offro il mio cellulare per parlare con i parenti ... E' emozionatissimo e il foglietto stopicciato dove ha scritto l'indirizzo gli cade più volte dalle mani. Sono emozionata anche io. Non solo per la mia nota solidarietà a tutte le persone che soffrono più di altre per età o per debolezza, ma perché la sua carica di energia e di ottimismo è fortissima e contagiosa.



Che bello che è quest'uomo, giovane e vecchio insieme. Capace di scegliere di morire. E che decide di continuare la stessa lotta cui ha dedicato la vita. Gli chiedo dei figli. Mi dice che non ne ha, ma che ha tanti nipoti. E si interessa di me, delle mie scelte, del perché le ho fatte. Poi mi conferma che dal primo Ospedale è scappado davvero, per paura della Polizia e mi trasmette velatamente l'idea che anche qui non si senta tranquillo del tutto ... Un colloquio fitto,  semplice, intensissimo. Come se ci conoscessimo da sempre ma con la curiosità vorace e l'attrazione che si ha per gli sconosciuti.



Poi rientra il suo amico. Accompagnato da un forzuto giovanotto che si qualifica come volontario del TYC. E che mi guarda con (forse legittimo) sospetto. Spiego, racconto, riassumo, per farlo sentire più tranquillo. Ma è soprattutto Dhondup che gli parla di me. Come, appunto, se fossi una sua vecchia amica, di cui ci si può fidare. Alla fine si rilassa e acconsente, addirittura, a scattarci lui una foto. Peccato che sbagli inquadratura ... Si sarebbe vista la mano stretta a pugno che Dhondup teneva solo un pochino sollevata dal letto, per via della flebo. Come la aveva alzata mentre i poliziotti lo trascinavano via.



Ci lasciamo a fatica, con scambio di indirizzi, molti abbracci e il desiderio, sincero, di incontrarci di nuovo. Sembra davvero stupito che gli lasci, tra i doni, una busta piena di pilloline tibetane, quelle del Dalai Lama. Dice che non dovrei privarmene perché sono preziose per il mio benessere e servirebbero a farmi sentire felice ...

Grazie Dhondup! Spero che a te facciano lo stesso effetto. Di certo, le meriti più di me e più di chiunque altro. Grazie davvero. Il tempo passato con te è stato il migliore di tutto questo mese. E di molti mesi della mia vita.

Stavolta con la scorta del TYC passo al primo piano, dove ci sono gli altri digiunatori. in stanzette separate. Nella prima dove mi fanno entrare ritrovo il "mio" monaco ragazzino. Thupten Tsewang che, appena mi vede nello scorcio della porta fa un salto sul letto e mi apre le braccia. Davvero mi ha riconosciuta? O gli appaio come una qualunque "non tibetana"? Una delle tante persone che lo hanno visitato nella tenda ... Ma lui mi ha riconosciuto davvero! A riprova, mi mostra la mala che gli avevo affidata e che tiene ancora al polso! Parliamo fitti fitti, senza capire un accidente delle parole che diciamo. E, allo stesso tempo, comprendendo ogni cosa.

Poi arriva, a sorpresa, una giovane infermiera tibetana. Lavora qui in Ospedale da un anno e si offre di farci da interprete. Accetto la sua cortese offerta e ripetiamo i nostri discorsi. Ma, non viene fuori niente di nuovo. Niente che non avessimo già capito per nostro conto.
Come succede con Yeshi al monastero, che parla solo un dialetto cinese. Per me chiarissimo, tanto quanto per lui è chiaro il mio italiano ... Altro che esperanto. Non c'è proprio niente di meglio del linguaggio dei gesti e, soprattutto, di quello del cuore.

Il compagno di stanza di Thupten Tsewang è un altro monaco con cui scambio qualche frase di buon augurio e qualche sorriso. Prima di andarmene Thupten mi dice che mi aspetterà, il prossimo anno, al
Sera Jey Dema Khamtsen Monastery e che, nell'attesa, conserverà al polso la mia mala ... Niente foto, però, cominciano ad affacciarsi i dottori e il volontario del TYC inizia a sentirsi nervoso.

Nella stanza successiva c'è Nawang Samden. Sta da solo, con un amico. Con lui non ho mai parlato quando era nella tenda. Ma lui si ricorda lo stesso. Certo che il colore sbiadito della mia pelle favorisce la memoria ... E poi di stranieri ne devono avere visti pochini. Sapendo che tutti gli anni vado a Mundgod, mi dice che ci rivedremo. E di andare a trovare il suo compagno di Monastero (
Drepung Gomang) che si trova nella stanza vicina.

Così rivedo anche Tashi Gyatso. Il mitico monaco lottatore, tutto muscoli e cervello. Quello che si metteva a sedere di fronte alla tenda per rassicurare i supporter accovacciati in terra. Quello che è scappato poco prima che arrivasse la polizia e che è rientrato nella tenda quando gli altri 5 digiunatori erano stati trascinati via. E che ha continuato, da solo, il suo sciopero della fame (e della sete), anche se per una mezz'ora appena, prima di essere preso anche lui. Quello che non ha mai fatto mezzo sorriso per tutti gli otto giorni del digiuno. E che solo adesso ne accenna uno, nell'accogliermi. Un "gigante".
Al di sopra di tutti noi. Un gigante davvero.

Per gli altri non c'è più tempo. Guardo di sfuggita l'orologio e mi accorgo che sono le 16.30. Non so come sia stato possibile. Il tempo è volato davvero. E ora devo scappare proprio se non voglio perdere il "mio volo". La macchina mi aspetta di fronte all'hotel alle 17,30 e i bagagli sono ancora da fare! Ma resto, comunque qui, incapace di allontanarmi almeno con il pensiero ...

Il resto del pomeriggio è a dir poco frenetico e arrivo all'Indira Gandhi di stretta misura, calcolando anche tutte le perdite di tempo connesse alla verifica di un passaporto in semplice fotocopia ... L'India, che strano paese. Dove puoi parlare con un reincarnato che non riceve anima viva, scattare foto a una cerimonia segreta. Ma non aspettarti che l'impiegato addetto al controllo comprenda che la copia di un documento deve, per forza, essere analoga all'originale,  almeno se gli Uffici governativi locali lo hanno già certificato. Come testimonia la fronte corrugata di quest'uomo, che, incurante dell'aereo pronto al decollo, con calma serafica,  incrollabile tenacia e ottusa determinazione, impiega quindici minuti buoni, per leggere, per tre volte, tutte le parole che compongono la triplice copia di ciascuno dei cinque documenti richiesti.

Parto finalmente, come fossi un criminale di guerra. Certa che, ormai, nessun'altra complicazione aggiuntiva si potrà frapporre tra me e la mia "casa" ...


mercoledì 27 agosto

Complicazione che, puntualmente, mi accoglie a Dubai. Dove sbarco alle 2 di mattina, con in mente solo il desiderio di una doccia e di un letto nell'albergo prenotato per il tranfer. E invece niente. Scopro, con disappunto, che non posso raggiungere l'hotel perché, si trova al di là della strada rispetto all'ingresso dell'aeroporto. E io non ho il passaporto! Inizio volendo fare la ragionevole. E chiedo di poter dormire in un albergo interno. La richiesta viene declinata per assenza di stanze. La proposta alternativa è quella di dormire nella lounge della business e fare la doccia in albergo ... Ma quello che mi fa uscire dai gangheri è che il boss dell'Ufficio immigrazione non mi guarda nemmeno mentre mi risponde, con tutto lo sgarbo e l adistrazione di cui è capace. Forse, semplicemente, perché qui essere una donna non deve offrire molti vantaggi. Il che mi fa aumentare la rabbia e mi predispone alla lotta. Non tanto per la stanza negata. In fondo ho dormito in ben altre condizioni o non ho dormito affatto. Ma per la tracotanza di uno stupido arabo che mi tratta senza rispetto. Quindi alzo la voce e passso alle minacce. Che, purtroppo, funzionano sempre. Così la stanza che non era libera diventa libera e alla suite si aggiungono anche mille scuse.
in questo mondo che, alla fine, è tutto un solo paese

Arrivo a Roma alle 14. Con molta nostalgia per le cose e le persone che ho lasciato. E con molta gratitudine per le cose e per le persone che accolgono il mio ritorno.  

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