Pur non volendo distogliere l'attenzione dal Paese delle nevi, ricordiamo l'Associazione dedica il proprio sostegno al popolo Tibetano non solo in quanto tale ma anche in quanto esempio di una delle tante minoranze i cui diritti sono offesi da logiche politiche criminali e da Governi di sopraffazione.
Pertanto, in questa sezione, vengono segnalati eventi che sottolineano la potenza dell'impegno di chi si voglia battere per la tutela dei diritti umani. In qualunque tempo e in qualunque parte del mondo ciò si si verificato o si stia verificando.
STAI A FIANCO DEL TIBET - SOSTIENI IL DALAI LAMA Avaaz.org
Dopo decenni di repressioni, i tibetani chiedono al mondo un cambiamento reale.In questo momento i leader cinesi stanno decidendo se intensificare la violenza o tentare il dialogo.
Tutti noi possiamo influenzare questa decisione critica, che potrebbe determinare il futuro del Tibet e della Cina. La Cina ha a cuore la sua reputazione internazionale, ma è necessario mobilitare il maggior numero di persone in tutto il mondo per ottenere l'attenzione del governo. Il Dalai Lama, leader spirituale tibetano, ha fatto appello alla moderazione e al dialogo: ha bisogno del nostro sostegno.
Firma la petizione qui sotto, che è già stata consegnata ad ambasciate e consolati cinesi in tutto il mondo, ma continuerà a crescere e sarà presentata di nuovo finché non si aprirà il dialogo.
Petizione al Presidente cinese Hu Jintao:
Come cittadini del mondo le chiediamo di esercitare moderazione e rispetto nell'affrontare le proteste in Tibet e di dialogare in modo costruttivo con il Dalai Lama per risolvere la questione Tibetana. Soltanto dialogo e riforme porteranno a una stabilità duratura. Il futuro della Cina e le sue relazioni con il resto del mondo dipendono da uno sviluppo armonioso, dal dialogo e dal rispetto. Agisci ora per fermare la violenza: Firma la PETIZIONE sul sito di AVAAZ.ORG
Bogotà, 02 luglio 2008 - Liberata Ingrid Betancourt
Con un blitz militare inaspettato e scaltro le forze armate colombiane hanno liberato Ingrid Betancourt. La notizia rimbalza nel mondo alle 21 e 10 ora italiana, circa le quattordici a Bogotà ed è giusto dire che emoziona il mondo intero. "Prima di tutto voglio ringraziare Dio e i soldati della Colombia" sono le sue prime parole raccolte da Radio Caracol poche ore dopo la liberazione.
La candidata alla presidenza della Repubblica colombiana era stata rapita il 23 febbraio 2002 dai guerriglieri delle Farc ed è rimasta sei anni e mezzo nella giungla nelle mani dei suoi rapitori. A dicembre aveva fatto recapitare una lettera che aveva straziato per la forza e al tempo stesso la disperazione di questa donna. Con lei sono stati rilasciati una quindicina di ostaggi tra cui 3 soldati americani e undici colombiani. Secondo il ministro della Difesa colombiano Juan Manuel Santos "sarebbero tutti in buone condizioni di salute". Altri testimoni parlano invece di condizioni molto precarie.
Liberati con un blitz. "Gli ostaggi sono stati liberati con un'operazione militare - ha spiegato il ministro - nella provincia di Miraflores, nel centro della Colombia. E' stato possibile infiltrare nel primo cerchio delle Forze armate rivoluzionarie di Colombia colui che aveva incarichi di sorveglianza di un importante gruppo di ostaggi". Il ministro dell'Interno Fabio Valenzia parla di "operazione come uno non se la può immaginare neppure in un film".
Operazione Scacco. La liberazione, ha precisato il ministro, è stata resa possibile da un inganno: ai guerriglieri che detenevano gli ostaggi è stato comunicato un falso ordine interno delle Farc secondo cui i sequestrati dovevano passare sotto il controllo del comandante del gruppo armato, Alfonso Cano. In questo modo, ha raccontato Valencia, è stato possibile mandare un elicottero nella zona dove si trovavano gli ostaggi senza destare i sospetti dei guerriglieri.
Durante il blitz sono stati catturati due guerriglieri delle Farc. L'operazione era organizzata in tre fasi: la prima ha consistito nell'individuazione della zona dove gli ostaggi erano trattenuti dalle Farc, nella regione di Guaviare (sud del paese) un "lavoro di intelligence e infiltrazione" della cupola del gruppo guerrigliero; la seconda fase nell'operazione di liberazione. La terza fase, ha aggiunto il ministro Padilla de Leon, consisteva nel piano alternativo preparato in caso l'operazione di riscatto fallisse. Ma non ce n'é stato bisogno.
La linea di Uribe. Un blitz, quindi. E non un rilascio concordato o una delle trattative di scambio di cui si era fatto tramite e supporter nei mesi scorsi il presidente venezualano Hugo Chavez utilizzando ponti aerei con la protezione della Croce Rossa. Il tutto con grande disappunto del presidente colombiano Uribe che oggi può invece rivendicare al suo governo la liberazione dell'ostaggio più famoso del mondo. Senza fare sconti alla linea dura contro i guerriglieri per cui Uribe è diventato famoso e molto popolare in Colombia. Uribe, ad esempio, aveva rifiutato in passato le condizioni dei ribelli per la liberazione della donna, come quella di far arretrare i soldati nella jungla di un'area grande come New York. Uribe disse no. E anche quel contatto sparì.
Oggi è Uribe che va nella base aerea di Toleimada per accogliere Ingrid, i tre soldati americanie gli undici militariliberati. Il presidente colombiano è stato raggiunto dalla notizia mentre si trovava a Cartagena, dove aveva incontrato il candidato repubblicano alla presidente statunitense, John McCain. L'elicottero militare con gli ostaggi atterra nella base aerea di Toleimada, nel dipartimento di Tolima, a meno di 190 chilometri da Bogotà, alle 23 e 23 ora italiana (poco dopo le 16 ora locale). Betancourt, se le sue condizioni fisiche lo consentono, potrebbe ripartire subito per Parigi. Il presidente Nicolas Sarkozy ha parlato al telefono con il Uribe.
La gioia dei figli. Da Parigi l'urlo di gioia del figlio Lorenzo. "E' la notizia più bella della mia vita" ha detto il ragazzo che la mamma non vede da quando era bambino e a cui aveva dedicato uno dei passaggi più struggenti della lettera recapitata ai media nel dicembre 2007. Il presidente Sarkozy ha lasciato che fossero proprio Melanie, Lorenzo e la sorella Astrid a dare la notizia: li ha convocati all'Eliseo e ha organizzato una conferenza stampa in cui i ragazzi hanno voluto ringraziare tutti per il sostegno e la forza ricevuti in questi lunghi anni. Grazie, soprattutto, "al presidente Uribe ma anche a tutti i capi di stato dell'america latina che in questi anni ci hanno aiutato". La famiglia, e l'ex marito Fabrice Delloye, sono in partenza per la Colombia con il ministro degli Esteri Bernard Kouchner.
Gli altri ostaggi liberati. I tre soldati americani a contratto liberati sono Thomas Howes, Marc Gonsalves e Keith Stansell. Erano stati rapiti quando il loro aereo fu abbattuto durante una missione antidroga nel febbraio 2003.
Ingrid e i tre soldati Usa erano considerati tra i " 44 ostaggi chiave" nelle mani della guerriglia che in tutto tiene prigionieri circa 700 ostaggi.
Il messaggio del Vaticano. E' il Pontefice uno dei primi a far arrivare la sua gioia per la liberazione. "Siamo molto contenti - è il messaggio fatto pervenire tramite padre Federico Lombardi, responsabile della sala stampa vaticana: "E' una bella notizia e speriamo in un segnale promettente per un cammino di vera pacificazione più ampio e duraturo in tutta la Colombia".
La Scheda:
Ingrid Betancourt venne rapita dalle Farc il 23 febbraio del 2002, ad appena tre mesi dalle elezioni in cui era candidata per il Partito Oxigeno Verde.
Quarantasei anni, senatrice, personaggio di spicco della politica sudamericana, è diventata celebre per le sue battaglie anticorruzione nel parlamento colombiano. Figlia di Gabriel Betancourt, ex ambasciatore a Parigi e della senatrice Yolanda Pulecio, la Betancourt fu sequestrata in un'imboscata a San Vicente del Caguan.
Sposata in prime nozze con Fabrice Delloye, diplomatico e padre dei suoi due figli ora entrambi maggiorenni, Melanie e Lorenzo, ha divorziato per tornare a unirsi in matrimonio con un manager colombiano di origine francese, Juan Carlos Lecompte. La Betancourt è molto amata a Parigi, dove ha studiato da giovane. La Francia ha sempre fatto della sua liberazione una battaglia quasi 'di Stato'.
Dopo aver letto una sua poesia il poeta cileno Pabolo Neruda disse di lei: "questa bambina andrà lontano". A 33 anni è entrata alla Camera e quattro anni dopo ha varcato le porte del Senato con il partito Verde Oxigeno, con cui ha ottenuto nel 1998, senza l'aiuto di alcun apparato 158.184 preferenze, il maggior numero mai raggiunto da un candidato colombiano. La sua carriera politica è stata rapida, grazie all'impegno pacifista e alle battaglie parlamentari contro la corruzione. Nel 1996 pubblica il libro 'Si' sabià (Sì, lo sapeva) sul finanziamento della campagna del presidente Ernesto Samper da parte del Cartello di Calì della cocaina.
Il suo sequestro, e quello della vice-candidata presidenziale e amica Clara Rojas, era avvenuto durante un rischioso viaggio fra le città di Florencia e San Vicente del Caguan, capoluogo della 'zona di distensione' nel sud della Colombia, controllata all'epoca dalle Farc, appena cinque giorni dopo la rottura del negoziato di pace con l'allora presidente Andres Pastrana. Secondo il racconto dei testimoni delle ore precedenti il rapimento, Betancourt non volle in alcun modo ascoltare i consigli di chi tentava di non farla viaggiare attraverso quella zona insicura e controllata dai ribelli delle forze armate rivoluzionarie colombiane.
Nel video e nella lettera inviate dalla guerriglia nel novembre 2007 come prove della sua sopravvivenza, la Betancourt appare come una donna senza speranza, praticamente allo stremo, solo l'ombra della leader politica combattiva e di carattere, che aveva retto con coraggio i primi anni di prigionia. Alla vigilia del quinto anniversario del rapimento la madre della Betancourt aveva registrato un messaggio a Radio Caracol nella speranza che la figlia potesse ascoltarla: "Ingrid - aveva detto - forza amore mio, che Dio ti dia tutta la pazienza. Non perdere la speranza e la fede, continuiamo a lavorare con ogni mezzo per ottenere la tua liberazione. Sono con te".
Il presidente del Venezuela, Hugo Chavez, si è proposto più volte come mediatore con le Farc per la liberazione degli ostaggi, incontrando sempre l'opposizione del presidente Alvaro Uribe. La sua mediazione il 10 gennaio scorso ha portato alla liberazione di Clara Rojas e di un altro ostaggio, Consuelo Gonzales De Perdomo. Il 28 febbraio scorso le Farc hanno liberato un'altra ex parlamentare rapita, Gloria Polanco, 49 anni, sequestrata nel 2001 insieme a due dei suoi tre figli, poi liberati nel 2004. Le Farc nel 2005 avevano ucciso suo marito in un'imboscata.
Ingrid Betancourt era stata dichiarata nel dicembre 2003 cittadina onoraria di Roma dall'allora sindaco Walter Veltroni ed è stata anche candidata al premio Nobel per la pace. Colombia, 01 luglio 2008 - proposta di Premio Nobel per la Pace a Ingrid Betancourt
Da sei anni e chissà quanti giorni alle 5 di ogni mattina la madre di Ingrid Betancourt parla per mezz’ora alla figlia attraverso una radio diversa da ogni altra: accoglie le voci di padri, mogli e dei prigionieri delle Farc. Raccontano piccole cose della vita normale. Gli amici che salutano. Come va la scuola. Notizie tristi quando non è possibile tacere, ma Ingrid non ha saputo dalla madre che il padre era morto poco dopo il sequestro. Yolanda Pulecio de Betancourt aveva supplicato le Farc di liberarla per il funerale. Silenzio. Qualche capo Farc deve averla informata chissà come, chissà quando.
Sono quattro giorni che Yolanda Pulecio de Betancourt racconta alla figlia la novità. «Un giornale italiano ti ha proposto per il Nobel. All’appello dell’Unità, giornale fondato da Antonio Gramsci, rispondono migliaia di persone. Non solo dall’Italia: Spagna, Europa perfino dall’Amazzonia. Forse la tua vita sta cambiando… ».
Per una giusta causa è nato un comitato promotore bipartisan alla Camera dei Deputati. Primo firmatario Fabio Evangelisti, Italia dei valori: «È il primo mattone e un progetto ambizioso, su cui vogliamo coinvolgere la politica, l'associazionismo e i cittadini». Molte decine le firme raccolte tra i parlamentari, in testa Pd e Idv, seguiti dai colleghi del Pdl, Udc e Lega.
Intanto la regione Toscana sta per annunciare un comitato di premi Nobel per concretizzare la proposta dell’Unità. Perché il Nobel per la Pace non è una medaglia alla vanità ma un viatico per liberare a chi non si arrende al tornaconto.
Proposta che raccoglie la reazione di protagonisti consapevoli che la distrazione di tutti può spegnere le voci non distratte.
Sarebbe viva senza il Nobel per la Pace Aung San Suu Ky, prigioniera nella sua casa in Birmania, anima della democrazia che non si è spenta e spaventa i militari consolando la speranza alla gente? E Rigoberta Menchu e Perez Esquivel?
Ogni giorno centinaia di lettori e non lettori firmano l’appello. Potranno i carcerieri resistere alla pressione che si allarga? Lo sapremo. Qualcosa - strana coincidenza - improvvisamente comincia a muoversi.
01 luglio 2008 - La registrazione della voce di Gandhi nel '47 La Repubblica
L'audio originale di un discorso del leader indiano, pronunciato in inglese, a New Delhi qualche mese prima di venire assassinato (dal sito del Washington Post, immagini d'archivio).
Grande concerto ieri sera a Londra per festeggiare i 90 anni di Nelson Mandela, padre del Sudafrica moderno e una delle più carismatiche personalità del secolo appena trascorso, un uomo che figura sul piedistallo della storia accanto a personaggi come il Mahatma Gandhi e il Dalai Lama.
Il concerto si è svolto ad Hyde Park dove un pubblico di 40 mila persone e una costellazione di stelle musicali di prima grandezza si è data il cambio sul palcoscenico per rendere omaggio al vecchio Nelson, a quello che rappresenta, alla sua forza, al suo coraggio e al suo sorriso, alla sua andatura ormai claudicante e ai suoi capelli diventati bianchi nella cella di una sordida prigione dove ha passato quasi 30 anni della sua vita.
Amy Winehouse, Will Smith e Annie Lennox sono solo alcuni dei nomi degli artisti che si sono susseguiti sul palco di Hyde Park e tutto questo a 20 anni da un altro concerto svoltosi sugli stessi luoghi per festeggiare il settantesimo anniversario di Mandela, reclamare la sua liberazione e la fine del regime dell’apartheid. L’ex leader dell’ANC e presidente del Sudafrica, sommerso da una cascata di applausi che sembrava non finire più, ha lanciato un vibrante appello alle nuove generazioni affinchè si impegnino a raccogliere il testimone della lotta alla povertà, alle malattie e all’oppressione.
L’evento si è chiuso con una prestazione collettiva di tutti gli artisti presenti, che hanno cantato la canzone degli Specials “Free Nelson Mandela” del 1984. I proventi del concerto verranno interamente versati all’associazione 46664. Un’organizzazione non governativa che prende il nome dal numero di matricola di Mandela durante il suo lungo soggiorno in carcere.
Nelson Mandela è stato liberato nel 1990 dopo 27 anni di prigionia. Nel 1994 diventa il primo presidente sudafricano nero. Nel 1999 si è ufficialmente ritirato dalla vita politica. Da allora è impegnato nella lotta all’Aids.