Alla fine di marzo la marcia è stata fermata per continuare sotto la guida del "Tibetan Solidariety Committee". A partire da questa momento le info e le news relative alla seconda parte della marcia sono tratte da Tibetan Uprising e, in particolare, dal sito di Giotibet. Solidarietà e Supporto al Tibet, attento estensore, in tempo reale, sia della predisposizione che della traduzione di tutti i report.
Il 20 aprile Karma C. ha inviato il suo ultimo report, prima del ritorno in Europa.
Dal 1 maggio al 20 giugno, per gli aggiornamenti, che si riportano a seguire, si fa riferimento al sito: www.giotibet.com dove è reperibile un'esaustiva integrazione dei dati in possesso, anche integrati con le traduzioni da Tibetan Uprising. Altrettanto dicasi per le notizie relative alla ripresa della marcia, fino al 5 agosto, sempre raccolte dalle medesime fonti e corrispondenti locali.
A partire dal 5 di Agosto si aggiungono anche le notizie dirette di Marilia Bellaterra, che si trova in India dai primi di agosto.
Per ulteriori dettagli si fa riferimento e si rimanda, comunque, ai siti dei quotidiani online, oltre che ai principali siti istituzionali per il Tibet.
Rise Up! Resist! Return!
A Marchers's Journey Home
by Tibetan People's Uprising Movement
Photomontage of Tibetan Uprising Le azioni di protesta nel mondo e in Tibet, a partire dal 10 marzo 2008. Il video è stato prodotto a Dharamsala il 14 maggio scorso.
Dharamsala, 5 agosto 2008 - aggiornamenti sulla marcia Marilia Bellaterra
Non ci sono ancora notizie precise sul luogo dove verranno inviati, a breve, i prigionieri, una parte dei quali dovrebbe arrivare anche a Dharamsala.
Per quanto riguarda, invece, Tsundue, al momento si trova presso l'Ufficio di POlizia di Mandi e non sara' rilasciato prima di una settimana.
Intanto e' appena arrivato a Dharamsala Kusang Sonam, uno dei partecipanti alla marcia. Manali, Himachal Pradesh, 5 agosto 2008, ore 13,30 (local time) Giotibet. Solidarietà e Supporto al Tibet
Grande tensione tra i profughi tibetani qui in India. Mentre circolano voci ricorrenti che Lhasa sarebbe sotto una sorta di stato d'assedio tanto è massiccio il controllo poliziesco in queste ore, non si hanno notizie sicure su quale sia la condizione del poeta e attivista Tenzin Tsundue, arrestato l'altro ieri all'aereoporto di Bhuntar (distretto di Kullu) mentre cercava di unirsi alla settantina di tibetani che volevano entrare in Tibet dallo Spiti. Sembra invece certo che il fermo dei sessanta marciatori avvenuto ieri sia stato trasformato in arresto e siano detenuti o a Manali o a Bhuntar. Tra di loro c'è il lama Shingza Rinpoche, originario dell'Amdo, e attualmente uno dei principali maestri spirituali del monastero di Sera (India meridionale). E' la prima volta nella storia dell'esilio indiano che un lama di tale importanza viene imprigionato e tradotto in carcere. Tutti gli arrestati hanno iniziato uno sciopero della fame e della sete. C'è un forte malcontento sia tra i tibetani sia tra la popolazione locale dello Spiti (di etnia tibetana) che ha cercato in tutti i modi di convincere la polizia indiana di non arrestare i marciatori. Purtroppo senza successo. Intanto a Delhi si sono aggravate le condizioni di salute dei sei militanti della Tibetan Youth Congress giunti al 9° giorno di sciopero della fame e della sete. E nella capitale indiana stanno convergendo centinaia di profughi sia per rendere omaggio ai digiunatori sia per partecipare alla grande manifestazione indetta per il 7 agosto dalla TYC per l'indipendenza del Tibet e contro i Giochi Olimpici della vergogna. In molti qui sperano in gesti concreti di solidarietà da parte dei sostenitori internazionali della causa tibetana e anche per questo vi chiedo di far circolare queste informazioni il più rapidamente possibile e nel modo più ampio. Io cercherò, nei limiti della mia possibilità di comunicare via telefonino, di tenervi puntualmente informati. (Karma C.)
Tabo, Spiti, 4 agosto 2008, ore 13,45 (local time)
Il gruppo di oltre 70 tibetani che cercava di entrare in Tibet clandestinamente attraverso il confine situato nella regione indiana dello Spiti, è stato scoperto pochi minuti fa dalla polizia di Nuova Delhi. Oltre sessanta marciatori sono stati fermati anche se per il momento il numero di poliziotti è ancora limitato. E' confermata la notizia dell'arresto ieri pomeriggio del poeta e attivista tibetano Tenzin Tsundue. Ancora una volta è stato negato ai tibetani il diritto a tornare nella loro terra. Non sappiamo bene cosa potrà succedere nelle prossime ore, se il fermo dei catturati verrà tramutato in arresto e se anche i rimanenti marciatori verranno fermati o arrestati. E' però importante che la notizia di questo nuovo tentativo dei tibetani di entrare in Tibet venga fatto conoscere ai media e all'opinione pubblica internazionale per cui vi prego di diffondere al meglio e al più presto questa notizia e le altre che spero di riuscire ad inviarvi non appena ne avrò la possibilità. (Karma C.)
Quindi una nuova "marcia" riprende da Delhi ... e il nuovo gruppo di marciatori, guidato da Kelsang Tashi, persegue lo stesso obiettivo di raggiungere il Tibet. Se il clima monsonico e le difficoltà logistiche del viaggio lo consentiranno, i marciatori dovrebbero raggionìungere il confine nei prossimi giorni (m.b.)
New Delhi, 01 luglio 2008 - Marchers arrested near Tibet-Nepal border Phayul, by Tenzin Sangmo
The forty two Tibetan marchers who left Kathmandu in the wee hours of the morning six days ago have been apprehended by Nepalese police officials some seven kilometers from Dram.
The peace marchers had shed their cover of mountainous trails and jungle routes by walking in the open on the main road leading towards the Tibet-Nepal border earlier today. This made them vulnerable to possible police blockade. After walking on the highway for some four kilometers their path was blocked by the police who insisted they retreat. With the border well within reach the peace hikers/walkers were forced to end their march to Tibet.
Though pro-Tibet rallies have taken the world by storm after the March unrest with Nepal in the lead given its close proximity to China, this is the first protest of its kind in the region where Tibetan refugees have attempted to take the same route to Tibet which many of them have once tread to escape a brutal regime.
Talking to Phayul on the phone from the Barabesi check post where they are currently held, core marcher Jamyang Tenzin said, "We were about seven kilometers from Dram when some 30-40 Nepalese police officials blocked our way and detained us. We are being taken back to Kathmandu and the officers have not disclosed what will become of us once in the Capital or whether we will be charged with any offence. The officers did not use any physical force or treat us violently this time around."
In what could be termed as a continuing chapter in their peaceful resistance against China, a small group of nine Tibetans left Kathmandu on their mission to Tibet on June 27. The second group comprising of one monk, a twenty year old girl and others left the Nepalese Capital at 04:00 am that day and traveled 200 kilometers by vehicle to avoid police opposition in and around Kathmandu. They have since covered 90 kilometers on foot and are traversing through the hilly and steep tracks which their predecessors navigated not many days ago. They choose to remain tight lipped about their location and the Tibet-Nepal border which they intend to cross over into in the coming days.
Kelsang Tashi from the second group says, "Given the harsh physical conditions of the climb and the rocky path which some of us are not used to, we anticipate to reach the border in the next ten days. Unlike other marches, we have to carry our own luggage and sleeping bags among other utilities. The extra effort clubbed with severe challenges presented before us during the course of the walk slow us down but we remain adamant nonetheless and will strive to succeed in our endeavor."
Tibetans across the world aim to protest peacefully until peace is restored in Tibet and a resolution is put across through significant talks between envoys of the Dalai Lama and China. The seventh round of official dialogue between the two parties began today in Beijing.
Updated: The arrested marchers were transfered to Mahendra police club in Katmandu from where they were released later in the evening.
Fine della marcia, dopo 110 giorni e rilascio dei prigionieri. Ma il Tibetan People's Uprising Movement non si ferma! I marciatori sono pronti a nuove iniziative e manifestazioni di protesta contro i Giochi Olimpici ...
Dharamsala, 26 giugno 2008 - March to Tibet concludes as jailed marchers released. Tibetans prepare for actions durung the Beijing Olympics in August Tibetan Uprising Movement After 110 days, the March to Tibet was officially brought to an end on Friday morning with a closing ceremony held at the Tibetan refugee camp in Paonta Sahib. The presidents of the five participating NGOs told the marchers to return to their settlements to enlist and energize their friends and family members to prepare for larger initiatives in August, during the Beijing Olympic Games.
“Although the March to Tibet has come to an end, the Tibetan People’s Uprising Movement is not over. We will reunite in even larger numbers to protest against China hosting the 2008 Summer Olympics,” said Ngawang Woebar, President of GuChuSum, Ex-Political Prisoner’s Movement of Tibet.
The 41 marchers who were arrested last week in separate incidents along the Indo-Tibet border district of Kinnaur, including Chime Youngdung, President of the National Democratic Party of Tibet, and Konchok Yangphel, Public Relations Officer of Tibetan Youth Congress, were released in the days before the closing ceremony. Twenty of them were released on personal bond on June 24 and 25, on the condition that they would not engage in any activities that endanger the Indian government. The final 21 were unconditionally released from Reckong Peo on Friday. They were reunited with all the other marchers at Paonta Sahib for the closing ceremonies.
“We have seen many successes on this March, including reaching within 10 kilometers of our homeland,” said Chime Youngdung, who was arrested on June 19. “Now we have to mobilize Tibetans around the world to protest during the Olympics. We will never give up on our brothers and sisters inside Tibet.”
The marchers started leaving Paonta Sahib on Friday afternoon. It was painful for many marchers to part ways at this juncture, having walked together for the past 4 months.
“We separate now only to plan, strategize and meet again more forcefully in August. When we meet at that time, we’ll meet in thousands,” said Dr. B Tsering, President of Tibetan Women’s Association. Contact: Tsewang Rigzin: +91 9805247259 Dr. B Tsering: +91 9418792810 Ngawang Woebar: +91 9418102483 Chime Youngdung: +91 9418069179 Tenzin Choeying: +91 9816368335
24 giugno 2008 - Legal Update on Arrested marchers Tibetan Uprising Movement GuChuSum President Kusho Ngawang Woeber and March Coordinator Tsering Choedup travelled to Rebkong Piu to learn about the situation of the 31 marchers who were arrested while they attempted to cross the India border to Tibet on June 19. Permission for the visit was granted thanks to the efforts of Shimla RTYC President and Shimla Tenzin la who is also a member of the Local Assembly.
From the 31 marchers arrested, 10 who had crossed the inner line were released this morning on personal bond after a hearing before the Chief District Magistrate of Rebkong Piu. Ten others were released on assurity and personal bond from Rampur. The other 11 marchers have their hearing on June 26 before the Sub Divisional Magistrate at Rebkong Piu. The Organizing Committee is working on the documents for their release.
Tenzin Choeying, National Director of Students for a Free Tibet India, Lobsang Yeshi, March Coordintor and Tenzin Tsundue, activist and award winning poet, had their 4th hearing before the Dehra Sub Divisional Magistrate regarding the ongoing case from their arrest in March. Two witnesses - a local videographer and Sub Inspector Bhagat Singh Thakur - made statements after being cross-examined by the lawyer for the three. They are being charged with ‘threatening to breach public peace and tranquility’. The statements from the cross-examination were recorded and will be used for the final judgment which has been postponed until August 27.
The defending lawyer, Mr. Jitendra Rana is a volunteer with the Human Rights Law Network which is based in Delhi. Mr Rana runs its Dharamshala chapter with his lawyer colleagues.
In total, 169 marchers have been imprisoned since the beginning of the March and all marchers, including the presidents have been arrested once or twice. Dunque si sarebbe fermata? Per ricominciare da un'altra parte (come ci attendiamo) o per non riprendere più? Sarà vero? O ricomincerà da un'altra parte? L'estensore del report sembrerebbe attendibile, avendo seguito la marcia fin dal suo inizio, insieme alla moglie Ritu Sarin, stante il progetto di realizzare un film sull'argomento. Anche Youdon Aukatsang asserisce che "la narcia indetta dalle cinque ONG è finita" e i marciatori sono stati deportati. Tenzin Tsundue avrà certamente in serbo qualche sorpresa ...(m.b. e comunicazioni da AIT)
Darchula, 22 giugno 2008 - la marcia è ferma ... By Tenzing Sonam Tibetan Uprising Movement The Return March to Tibet ended three days ago at the entrance to the remote border town of Darchula, deep in the hills of Uttarakhand state. The fifty remaining marchers surrendered peacefully, albeit with great emotion and passion, to several hundred policemen who blocked their way. Having intermittently filmed the progress of the march from its inception in Dharamsala right up to its conclusion at Darchula, and having spent 14 days camped out with the marchers during the police blockade at Seraghat and Banspatan, I believe that the significance of this march goes beyond simply a judgment on whether it achieved its stated goal of reaching Tibet or not. In its own humble way, the Return March to Tibet could possibly signal a turning point in exile Tibetan politics; it could be remembered as the first genuinely democratic action initiated and carried out by ordinary Tibetans desperate to do their bit for the larger Tibetan cause, despite opposition and even condemnation from within their own leadership.
Five NGOs who, between them, represent a significant proportion of the Tibetan diaspora, but who don’t necessarily share the same political objectives, managed to come together under the banner, Tibetan People’s Uprising Movement, to initiate and carry out this action. This in itself is a laudable effort. Too often in exile we have seen the larger goal of working for the cause of Tibet sacrificed in the interests of petty in-fighting and personal squabbling. It has not been easy for the five organisations to cooperate in this manner, particularly as there have been divisive elements within some of the groups that have opposed this collaborative effort and sought to undermine it. The Return March to Tibet has proved that when individual organisations put aside their differences and join forces in the interests of a larger common goal, they can not only work together effectively but can also attract support and participation from a much broader section of the community.
During the ‘siege’ of Banspatan, I was privileged to observe the marchers at close quarters and to share in some of their trials and tribulations. The first thing that impressed me was the fact that they represented the entire cross-section of Tibetan society: the youngest was 17, the oldest was in his 70s; there were newcomers from Tibet, and those who had spent their entire lives in exile; there were monks and nuns, and there were laypersons; and most interestingly, there were ardent supporters of both independence and the Middle Way Approach for genuine autonomy.
There was a strong sense of solidarity among the marchers that expressed itself in some unexpected ways. The first time the police came out in full force in a show of intimidation, and then retreated, the marchers expressed their relief in a spontaneous eruption of song and dance. Young monks who had recently escaped from the Tawu region of Kham, recalled the songs and dances of their youth and before long, they were joined by the other marchers. A Toepa gorshay (round dance) broke out and suddenly, the Amdowas and Khampas in the group had linked hands with their Central Tibetan cousins and were stepping in time with gusto. The tension that had hung over the camp soon dissipated. One could only guess at what the few watching policemen and the local villagers made of this carnival-like atmosphere so soon after the tense showdown. To me, there was something quintessentially Tibetan about the scene. Watching them filled me with a deep yearning for all the things we were losing as a people and a nation.
The days were hot at Banspatan and during the long, sultry afternoons, there were animated discussions in many of the tents. I filmed one such debate. A group of monks were embroiled in an exchange of such passion and ferocity that to a casual observer, it might have appeared as if they were on the verge of coming to blows. Shoving and pushing each other in the manner of a particularly heated dialectical debate, they were discussing the relative merits of the Middle Way Approach and independence as a goal for the Tibetan struggle. Proponents of both positions held their ground and tried to convince the other of the validity of their arguments, while onlookers joined in from the sidelines with their own comments. This was not a stray incident; over the next few days, I heard the same debate continuing in different tents and with different voices, but always with the same enthusiasm and excitement. Such passionate and open discussions about the direction of our political movement are still rare in our exile community, and I was encouraged by this sign that things might be changing.
Before the march began in Dharamsala, I interviewed several marchers. One of the questions I asked was what they would do if the Dalai Lama asked them to stop the march. The interviewees included monks, nuns and lay people, both young and old. These were hardly radical activists. On the contrary, they were for the most part, ordinary Tibetans, all devoted and loyal followers of their spiritual leader. Yet, each one answered without hesitation that they would continue the march no matter what happened. They had made a commitment that they were determined to fulfil, and they believed that they were engaged in a non-violent action that was for the benefit of the larger Tibetan cause. Their determination was put to the test when first, the newly instituted Solidarity Committee, and then the Dalai Lama himself, asked the organisers to end the march. But despite the pressure, the march continued. I interviewed several of the marchers again about what they thought about this apparent opposition to the wishes of the Dalai Lama, and was struck by the political maturity of some of their replies. The Dalai Lama, they said, was bound by his endless compassion to consider the larger good of all humanity and therefore, was incapable of supporting any action that might lead to a confrontation, whether with the Chinese or with the Indian authorities. They, on the other hand, had a responsibility to do something and as long as their motivation was pure and their actions non-violent, they were certain that they were not going against their leader’s wishes.
The Return March to Tibet is one of the few times ordinary Tibetans have marched, literally, to the beat of their own convictions. In this, it echoes the spirit of the Lhasa Uprising of March 1959, when thousands of Tibetans, in an attempt to protect the Dalai Lama, refused to leave the Norbulingka Palace despite the appeals of their leader. This is in keeping with the stated aim of the Tibetan People’s Uprising Movement, which is to revive the spirit of the Lhasa Uprising and to bring about an end to China’s illegal occupation of Tibet through non-violent action. That morning in Darchula, when the last of the marchers was bodily carried into a bus and driven out of Uttarakhand state, I felt sad but also optimistic. What I had just witnessed seemed to represent not so much the end of a particular action but the beginning of a new-found sense of individual responsibility and political activism. None of us may have any answers about how or when the Tibetan situation will be resolved, but what we exile Tibetans can do is to strengthen our democratic foundations by exercising our rights to free expression and action. In the long term, the existence of a strong, democratic exile establishment may be one of the only sources of hope and encouragement for the people of Tibet.
Tenzing Sonam is a filmmaker and writer currently based in New Delhi. He is the co-director of White Crane Films (www.whitecranefilms.com)
Dehradun , 21 giugno 2008 - Marchers join Dehradun protest against torch in Lhasa. Tibetan Uprising Movement More than 350 marchers from the March to Tibet and over a thousand exile Tibetans from seven different refugee camps in Uttarakhand, Poanta Sahib, Deckyiling, Rajpur, Puruwala, Hebertpur, Clementown, and Tsering Dhondenling, staged a massive protest at Gandhi Park, Dehradun, to condemn China taking the Olympic torch to Tibet. The protestors gathered at the Park and the proceeded to march 7 kilometers through the Dehradun market.
The chief guest, Shri Vinod Chamoli, Mayor of Uttarakhand, addressed the protestors at Gandhi Park and expressed his wholehearted support for the marchers and all the Tibetans in our freedom struggle. Mr. Jingar Pon Damdul, the former Representative Officer of Uttarakhand, also encouraged the marchers and the March organisers to carry the struggle forward.
Marchers and Tibetans protest against the Olympic torch in Lhasa“The Chinese government is using the Olympic torch as a political tool in an attempt to legitimize its illegal occupation of Tibet,” said Mr. Tsewang Rigzin, President of Tibetan Youth Congress. “When we look back in the history of our freedom struggle, we will see that the Olympics is providing us an unprecedented opportunity to highlight the Tibetan cause globally.”
The Chinese authorities took the Olympic torch to Lhasa today, the Tibetan capital rocked by protests in March. The torch will also be paraded through Gormo and Kokonor, areas of Eastern Tibet’s Amdo province (Chinese: Qinghai province) where a majority of the recent protests occurred.
“The Olympic torch was run through Tibet amidst very tight security and due to the heavy media censorship; there is no way to know if Tibetans protested the torch in Lhasa. There is also no way to find out how the authorities must have dealt with the protestors,” said Dr. B. Tsering, President of Tibetan Women’s Association. “Tibetans will keep up our struggle long after the Beijing Olympics have ended, and we will never give up until we stand as free people on Tibetan soil". Shimla, 20 giugno 2008 - Arrested Tibetan marchers on hunger stike for second day. Tibetan Uprising Movement 41 Tibetans headed to the Indo-Tibet border on Shipkila pass to restart the March to Tibet were arrested by Indian police in four separate incidents. 10 Tibetans arrested in Rampur in Shimla district in Himachal Pradesh yesterday sat for the second day of hunger strike today, refusing to eat and drink unless they are released and allowed to continue the march. 21 Tibetans arrested yesterday in Reckong Peo in Kinnaur district, after a day of hunger strike, were promised by the police authorities that they would be allowed to protest China’s occupation of Tibet. On their way from the police station to the SDM office, the marchers took to the street, shouted slogans and pleaded with the authorities to facilitate their safe passage to Tibet.
“We are Tibetans demanding our right to return to our homeland,” said Dr. B Tsering, President of the Tibetan Women’s Association, speaking from Paonta Sahib where the 300 marchers are being hosted by the local Tibetan communities. “International law concerning refugees’ right of return demands that China must not stop us from going to Tibet while India must facilitate our journey instead of obstructing it.”
Yesterday morning, three Tibetans walked toward the Indo-Tibet border on Shipkila Pass, planning to hoist a Tibetan flag on Tibetan soil. About ten kilometres from Tibet, they were apprehended by the border police and detained. However, minutes before their arrest, the three were able to unfurl Tibetan flags and a banner reading “Free Tibet Now.” Seven other Tibetans planning to join the three were arrested the day before in Pooh.
“The Chinese government is using the Olympic torch as a political tool in an attempt to legitimize its rule in Tibet and the International Olympic Committee has now endorsed this cynical propaganda scheme,” said Konchok Yangphel of Tibetan Youth Congress, one of the three arrested at the border post. “Tibetans will keep up our struggle long after the Beijing Olympics have ended, and we will never give up until we stand as free people on Tibetan soil.”
Tibetans living in exile in India launched the March to Tibet as part of the Tibetan People’s Uprising Movement. On the same day that the march was launched, monks from monasteries in Lhasa, as well as in eastern Tibet, led non-violent demonstrations, shouting slogans supporting the Dalai Lama and independence for Tibet. Chinese authorities brutally suppressed peaceful protests that continued for days, leading to rioting in the capital and a wave of large public demonstrations that have rippled across the country. The March to Tibet and the Tibetan People’s Uprising Movement aim to revive the spirit of the Tibetan National Uprising of 1959 by engaging in non-violent direct action to bring about an end to China’s illegal occupation of Tibet.
Contact: Tsewang Rigzin: +91 9805247259 Dr. B Tsering: +91 9418335155 Shimla, Himachal Pradesh, 20 Giugno 2008 Giotibet. Solidarietà e Supporto al Tibet I 41 arrestati sono al secondo giorno di sciopero della fame e rifiutano cibo e acqua. Lo sciopero continuerà fino a che le autorità indiane non consentiranno il rilascio dei marciatori e la ripresa della Marcia. Anche il grosso del gruppo che era stato costretto a ritornare indietro fa sentire la sua voce e chiede che sia permesso ai media di entrare in Tibet, protesta contro la provocazione della fiaccola olimpica a Lhasa e ribadisce che loro sono tibetani e come tali vogliono essere liberi di ritornare nella propria terra. 19 giugno 2008 - The long march to Tibet The Hindustan Times, by Tenzin Tsundue
For the last 90 days, 300 Tibetans have been walking through the green fields, valleys, mountains and busy streets of India. Braving the heat, we have covered 1,300 km to walk back to Tibet, our home. Though ours has been a non-violent march, we have spent days in jail. Now we wonder what will happen to us today when we try to enter into Tibet.
The police have been following us, saying they are with us for our security. But the other day they arrested 260 marchers. The rest may soon face a similar fate. Starting from Dharamsala on March 10, the day of the Tibetan National Uprising, we walked down the slopes of Himachal Pradesh and reached the plains of Punjab and Haryana. While passing through Delhi, we paid our respects at the Gandhi Samadhi and then moved towards the Kumaon hills. We passed Didihat and Ascot and from here we see the snow-clad mountains beyond which lies our home.
Many helped us in our journey: we were given food and shelter at gurudwaras, ashrams, schools and villages. When we started, there were 100 Tibetan marchers and eight foreigners. But along the way, more joined us. By the time we reached Delhi, our number had doubled. When we entered Pithoragarh, Uttarakhand, the number was 317. But the district administration pushed us back. Along the way, some had dropped out due to illness and injuries. Today, we are 50-strong.
Five Tibetan NGOs launched the Tibetan Uprising Movement in January. They called for volunteers and asked them to pledge non-violence and discipline. But the Dalai Lama wanted us to stop the march. But we want to do this though we know it won't be easy. The majority of the marchers are monks and nuns; then there are mothers who have left their children behind, boys and girls and some who escaped from Tibet. Those who couldn't join, help us with funds. I used to live with my friends in Dharamsala and we sold whatever we had to join this march.
Today, at the border town of Dharchula, there will be two groups trying to enter Tibet. We will be the first to reach there. The other comprises Indians going on the Mansarovar pilgrimage. The Indian police might stop us. But the other group will be welcomed by the Chinese military when they cross into Tibet. This march may be stopped. But that's not the end of our struggle. We have figured out other ways to shape the destiny of our country.
Shimla, Himachal Pradesh, 19 giugno 2008 Giotibet. Solidarietà e Supporto al Tibet Due Tibetani sono stati tratti in arresto dalle guardie di frontiera indiane attorno alle 10,30. I due si trovavano in prossimità del passo di Shipkila e non appena sono arrivati in vista del Tibet hanno cominciato a sventolare bandiere tibetane e a mostrare uno striscione con la scritta “Tibet Libero” e a lanciare slogan contro l’occupazione cinese e contro il passaggio della fiaccola in Tibet. Si tratta di Chime Youngdung, presidente del Partito Democratico Nazionale del Tibet di 33 anni, e di Konchok Yangphel, rappresentante del Tibetan Youth Congress di 29 anni. Legdup Tsering di 20 anni che ha documentato l’arresto è stato arrestato a sua volta qualche ora dopo. Questi tre avevano ripreso la Marcia a seguito dell’arresto degli altri 50 ma, la notizia è che la vari gruppi di tibetani ripartono da punti diversi. Altri arresti sono stati registrati lungo il confine indo-tibetano: 21 a Reckong Peo nel distretto di Kinnaur e hanno cominciato anche uno sciopero della fame; altri 10 a Rampur e ieri altri 7 a Pooh 21 chilometri prima del confine.
Darchula, Uttarkhand, 17 giugno 2008 (ore 21,15)
Questa mattina verso le 10,00 tutti i 50 marciatori e i presidenti delle cinque ONG sono stati arrestati dalla polizia indiana un chilometro prima che la "Marcia" potesse raggiungere il villaggio di Dharchula. Duecento poliziotti hanno diviso i marciatori in gruppi di quattro e li hanno caricati su due pulman e sembra li abbiano portati fuori dall'Uttarkand. Gli ultimi due giorni la "Marcia" si era fermata nel villaggio di Dongatuli dove le piogge notturne sono state terribili. Il presidente della TYC ha comunque dichiarato che la lotta del popolo tibetano non si fermerà fino a quando il Tibet non sarà tornato indipendente. Le comunicazioni telefoniche continuano ad essere instabili, comunque appena potrò avere la linea vi invierò altre notizie. (K.C.)
Pithoragarh, 17 giugno 2008 - 50 marchers arrested close to Indo-Tibet border as China changes Tibet Olympic torch relay route
Around 9:30am, Indian police arrested 50 Tibetans on their March to Tibet as they entered Dharchula, the last Indian township before the Tibetan border. In groups of 4, the marchers approached the blockade of police officers, attempting to break through in order to continue on their way. The 200 police officers forcefully loaded the groups one at a time onto two waiting buses. It is currently unclear where they will be taken.
Stand-off between Marchers and Police.
Marchers
“For 100 days we have marched in solidarity with our Tibetan brothers and sisters in Tibet who continue to suffer under China’s brutal crackdown,” said Tsewang Rigzin, President of the Tibetan Youth Congress. “The Tibetan nation is under siege at the moment and China’s parading of the Olympic Torch through our nation’s sacred capital Lhasa is adding insult to injury. We are as determined as ever to keep up our nonviolent struggle until Tibet is independent.”
Yesterday, Chinese Olympics officials announced another change to the Olympic torch relay. Beijing Olympic torch relay official Li Lizhi said that the torch would go to Xinjiang for the next three days, and then head to Tibet. Chinese officials have kept the new torch relay plans secret, refusing to confirm the date of the torch’s arrival in Tibet or the new route. Some media articles have cited sources in Lhasa reporting that the torch will arrive in the Tibetan capital on Saturday, June 21st. Chinese Olympics officials previously reduced the time the torch would spend in the Tibetan Autonomous Region from three days to a single day in Lhasa.
“In addition to tanks and troops in Lhasa, Chinese authorities are now shrouding the Tibet torch relay in secrecy,” said Tenzin Choeying, National Coordinator of Students for a Free Tibet India. “The secrecy and repression surrounding the Olympic torch relay in Tibet betrays the fundamental insecurity of China’s brutal occupation.”
According to sources inside Tibet, China has recently deployed additional military troops on the Tibet side of the border with orders to shoot any Tibetan who might come from Tibet toward the Indian border to support the marchers.
“After 100 days of marching, the Indian government has arrested these 50 peaceful marchers who are following Gandhiji’s tradition of ahimsa,” said Dr. B. Tsering, President of the Tibetan Women’s Association, who was arrested with the marchers. “India has the spiritual and moral duty to help Tibetans in their nonviolent struggle against Chinese colonization. The Indian government must recognize that these Tibetans are not a threat to Indian security. China is the real threat.”
Activist Tenzin Tsundue, TWA, President B. Tsering, March Coordinator Lobsang Yeshi and SFT-India National Coordinator Tenzin Choeying.
Marchers were forcefully loaded one at a time onto two waiting buses.
Following a 13 day stand-off with hundreds of Indian police at their camp at Banspatan, 265 Tibetan marchers resumed the March to Tibet on June 4th and were arrested the same day by police at Berinag, approximately 180 kilometers from the Indo-Tibetan border area. On June 9th, the 50 Tibetans arrested today restarted their march in Berinag, and have been constantly surrounded by Indian police since then.
The March to Tibet started on March 10th from Dharamshala, Himachal Pradesh, and reached Dharchula after traversing through many states. Tibetans living in exile in India launched the March to Tibet as part of the Tibetan People’s Uprising Movement. On the same day that the march was launched, monks from monasteries in Lhasa, as well as in eastern Tibet, led nonviolent demonstrations, shouting slogans supporting the Dalai Lama and independence for Tibet. Chinese authorities brutally suppressed peaceful protests that continued for days, leading to rioting in the capital and a wave of large public demonstrations that have rippled across the country.
The March to Tibet and the Tibetan People’s Uprising Movement aim to revive the spirit of the Tibetan National Uprising of 1959 by engaging in nonviolent direct action to bring about an end to China’s illegal occupation of Tibet.
Dungatoli, Uttarkhand, 15 e 16 giugno 2008 (ore 22,00) Giotibet. Solidarietà e Supporto al Tibet Nella giornata del 15 i marciatori sono andati avanti per 27 chilometri e da Askote sono arrivati a Dungatoli dove hanno trascorso la notte in una scuola elementare. Un parente del re di Askote, Mahinder Singh Pal, ha offerto un vero pranzo reale ai marciatori. Uno dei marciatori più anziani, Tenpa di 74 anni e il fratello anziano del re, Virender Singh Pal di 75 anni si sono riconosciuti perché si erano incontrati già 49 anni prima quando Tenpa era scappato dal Tibet per venire in esilio in India. Questo incontro ha riservato intense emozioni per tutti coloro che erano presenti.
La tappa di oggi, 16 Giugno, è stata di 17 chilometri con arrivo a Gothi. Il campo è stato piazzato solo 6 chilometri fuori da Dharchula. Questo è l’ultimo villaggio e dopo sarà l’ultimo e disabitato lembo di terra indiana che segna il confine con il Tibet. E ormai siamo alla vigilia del passaggio della torcia a Lhasa. Askote, Uttarkhand, 14 giugno 2008 (ore 22,00) Giotibet. Solidarietà e Supporto al Tibet Oggi i marciatori si sono riposati a Askote. Bhanu Raj Singh Pal, re di Askote, ha invitato i presidenti delle ong e il coordinatore della marcia a prendere un tè nel suo palazzo e per esprimere il suo completo appoggio al movimento dei tibetani e alla Marcia verso il Tibet. E poi ha invitato anche tutti i marciatori per il pranzo del giorno seguente. Lakpa Tsering, uno dei marciatori, assieme a un membro esecutivo del Tibetan Youth Congress, hanno sponsorizzato e offerto il pranzo a di oggi che il comitato organizzatore ha preparato a base di pollo e che è stato molto apprezzato dai marciatori. 14 giugno 2008 - Video: Marchers Approach Tibet
Che emozione forte! Vorrremmo tutti essere lì, e non solo con il cuore ...
Uttarkhand, 13 giugno 2008 (ore 19,15) Giotibet. Solidarietà e Supporto al Tibet Oggi la "Marcia Verso il Tibet" ha percorso 12 chilometri e i marciatori passeranno la notte all'interno di una ex stazione di polizia abbandonato in una località che si trova tra Didihut e Askote. Così invece di montare le tende come al solito, staremo in questo edificio in muratura un tempo usato dalla polizia indiana. Ed è un bel sollievo dal momento che piove tutte le notti. Per fortuna però, il tempo durante il giorno è clemente. Oggi hanno raggiunto la "Marcia" due monaci del monastero di Kirti. I marciatori stanno tutti bene e il Tibet sempre più vicino.
Didihat, Uttarkhand, 12 giugno 2008 (ore locali 15,30) Giotibet. Solidarietà e Supporto al Tibet ome era nei programmi, i marciatori hanno lasciato il campo stamattina alle 7,00, hanno camminato per 18 chilometri e sono arrivati verso le 13,30 a Didihat dove si accamperanno per la notte. In questo luogo centinaia di tibetani si sono stabiliti durante la loro fuga dal Tibet dopo la rivolta del 1959. E molti tibetani sono rimasti in queste zone per alcuni anni lavorando come stradini e costruendo strade prima di spostarsi verso Dharamsala o verso i vari campi profughi dell’India.
Per questo motivo molti indiani locali conoscono un po’ di lingua tibetana. Con la catena himalayana ben in vista e questi luoghi che sono parte della storia della loro gente, i marciatori sentono l’aria di casa. “Stiamo percorrendo le stesse strade di quando i nostri fratelli e sorelle sono scappati dalla persecuzione cinese in Tibet” dice Tenzin Choeyng, coordinatore nazionale della sezione indiana di Students for a Free Tibet e prosegue: “Stiamo ritornando in Tibet non perché qui va tutto bene, ma precisamente perché il nostro popolo ha bisogno del nostro aiuto per porre fine all’occupazione cinese”.
Thal, Uttarkhand, 11 giugno 2008 (ore locali 22,30)
I 50 marciatori sono partiti questa mattina alle 09,45 e sono arrivati nel villaggio di Thal verso le 15,30 dopo aver percorso circa 22 chilometri. Questa sera sono tutti molto stanchi dal momento che oggi facevo un caldo incredibile ma il morale rimane sempre alto. Domani mattina la partenza è prevista per le 07,00. Per il momento non ci sono stati interventi della polizia indiana.
Uttarkhand, 10 giugno 2008 (ore 01,00)
Alle 14,50 di ieri pomeriggio, i cinquanta marciatori hanno lasciato Banspatan su di un camion e hanno raggiunto Berinag dove il 5 giugno erano stati arrestati gli altri 259 dimostranti poi espulsi dall'Uttarkand e trasferiti nella località di Paonta Sahib nello stato dell'Himachal Pradehs.
A Berinag, la "Marcia Verso il Tibet" è ripresa. Prima della partenza Lobsang Yeshi e Chime Youngdung, rispettivamente coordinatore della Marcia e presidente del National Democratic Party of Tibet, hanno spiegato bene ai marciatori che l'ordine del governo centrale indiano era sempre quello di considerare illeggittima la "Marcia" e quindi è possibile che la polizia indiana possa di nuovo intervenire e procedere all'arresto dei marciatori in qualsiasi momento. Così all'inizio vi era molta tensione nell'aria.
Ma dopo aver superato, senza problemi, la stazione di polizia di Berinag, l'atmosfera si è fatta più rilassata. Quando poi, dopo qualche centinaio di metri i marciatori hanno potuto vedere le cime himalayane ammantate di neve, il morale è tornato molto alto. Prima della partenza ci sono state piogge battenti e violente ma durante il cammino il tempo è stato clemente e la temperatura fresca e piacevole. Ieri sono stati percorsi 14 chilometri ma ce ne sono circa altri 180 prima del confine con il Tibet. Intenzione degli organizzatori è quella di percorrere il restante tratto in una decina di giorni ed entrare in Tibet in concomitanza con l'arrivo della Torcia olimpica a Lhasa. E' un progetto ambizioso, sia per il grande numero di chilometri da percorrere in poco tempo sia per la volontà del governo di Delhi di fermare la "Marcia". Comunque qui tutti sono assolutamente determinati ad andare avanti e a non abbandonare la lotta. L'importante, ancora una volta, è la comunicazione. Come al solito prego tutti coloro che ricevono queste mie brevi corrispondenze di inoltrarle al maggior numero di persone possibile. (Karma C.)
New dDelhi, 10 giugno 2008 - Liberati gli attivisti, riparte la “Marcia di ritorno” in Tibet Asianews, by Nirmala Carvalho
Ieri alle 14.30 ora locale è ripartita la “Marcia di ritorno”in Tibet dopo il rilascio, da parte delle autorità indiane, dei 259 tibetani e sei membri del comitato organizzatore arrestati il 4 giugno. I marciatori, il cui cammino si era interrotto a Berinag, sono stati liberati a Paonta Sahib, cittadina al confine fra lo stato dell’Uttarakhand e l’Himachal Pradesh, dove hanno ricevuto una calorosa accoglienza dalla locale comunità tibetana. Nel frattempo sono stati rilasciati anche i presidenti e un coordinatore delle 5 organizzazioni non governative che hanno promosso la “Marcia”, arrestati il 27 maggio e detenuti per 11 giorni nel carcere di Haridwar. Adesso guidano un gruppo di 50 tibetani pronti a percorrere quella che sembra essere la tappa più impegnativa del cammino: il tragitto da Berinag sino al confine con il Tibet durerà più di una settimana, durante la quale gli attivisti percorreranno circa 180 km lungo la storica via del commercio himalayana.
In un’intervista ad AsiaNews Tsewang Rigzin, presidente del Tibet Youth Congress, racconta i giorni trascorsi nelle carceri indiane: “Siamo stati trattenuti per 11 giorni e abbiamo potuto sperimentare l’esperienza dei nostri confratelli in Tibet, in particolare i monaci dei monasteri che vivono perennemente circondati dalle forze di sicurezza cinesi”. “Negli ultimi 50 anni – afferma l’attivista – le autorità indiane ci hanno accolto, dimostrando un altissimo livello di ospitalità” e per questo “manifestiamo loro la nostra gratitudine”, ma ora siamo “determinati nel perseguire la nostra causa, che è la protesta pacifica contro l’occupazione illegale cinese in Tibet, le Olimpiadi di Pechino e il passaggio della torcia olimpica nella nostra regione”.
“Durante la detenzione abbiamo capito – ribadisce Tsewang Rigzin – il prezzo da pagare per la nostra battaglia di libertà: essere imprigionati dalle autorità indiane è parte integrante di questa battaglia. Stiamo lottando per la nostra nazione e per il nostro popolo, e siamo pronti a pagare qualunque prezzo”. Egli conferma inoltre che il gruppo di marciatori farà ritorno in Tibet “a qualunque costo”, e si adopererà con i confratelli perché “l’occupazione illegale” del territorio da parte delle autorità cinesi “abbia un termine: la vista delle nostre montagne ci ha riempito il cuore di gioia, è stato un momento di grande ispirazione. I monti erano semplicemente meravigliosi e rafforzavano le nostre intenzioni. Ora possiamo contare su uno spirito e una forza ancora più grandi, niente e nessuno ci potrà fermare”.
“Il passaggio della torcia olimpica in Tibet – conclude il leader del movimento giovanile – è previsto per il prossimo 19 giugno, e l’atteggiamento delle autorità di Pechino deve essere biasimato dall’intera comunità internazionale: usano i giochi per mostrare al mondo che il Tibet è parte della Cina; un atteggiamento a dir poco vergognoso, che continuano a perpetrare incuranti dell’opinione pubblica mondiale e delle critiche ricevute”.
Ponta Sahib (Himachal Pradesh), 08 giugno - i Tibetani arrestati si dicono determinati a raggiungere la madre patria
Il Vicepresidente del Tibetan Democratic Party, Ashang Happa, ha detto: “seguiremo le regole del Governo indiano, ma raggiungeremo il Tibet e combatteremo per la nostra indipendenza".
La Polizia trattiene 270 esuli a Pithoragarth in Uttaranchal.
I prigionieri hanno reiterato la loro determinazione di raggiungere il Tibet. Dopo giorni di marcia pacifica è stato loro intimato di ritornare indietro al punto di partenza. I marciatori hanno rifiutato di spostarsi e sono stati arrestati. Aveveno pianificato di raggiungere il Tibet in coincidenza con l'inizio dei Giochi Olimpici.
I 50 marciatori rimasti qui al campo di Banspatant, hanno accolto con gioia la notizia del rilascio dei presidenti delle 5 ONG e del coordinatore della Marcia, Lobsang Yeshi. Tutti e sei i dirigenti sono attesi da un momento all'altro. Si dovranno prendere decisioni importanti e decidere come e quando rimettere in movimento la Marcia. Le comunicazioni telefoniche continuano ad essere molto difficili ma spero di riuscire a prendere la linea al più presto per darvi notizia del loro arrivo.
Verso le 21,50 di oggi sono stati rilasciati i presidenti delle cinque ong, Tsewang Rigzin, B. Tsering, Ngawang Woebar, Chime Youngdung e Tenzin Choeying più il coordinatore della Marcia Lobsang Yeshi che erano stati arrestati a Ganai Gangoli mentre si recavano dal Magistrato del Distretto per colloqui.
Questa mattina presto, invece, i 265 marciatori che erano detenuti a Berinag sono stati costretti a ritirarsi fino a Paonta Sahib, a ridosso dell’Himachal Pradesh, dove sono stati accolti con molto calore dalla locale comunità tibetana.
Banspatant, Uttarkhand, 05 giugno 2008 - "Marcia Verso il Tibet", ultime notizie ASIA/PACIFICO
E' arrivata la notizia che gli arrestati di ieri sono stati tutti trasportati a Haridwar. Sembrerebbe per essere rilasciati ma con l'interdizione a tornare in Uttarkhand.
Gli altri 50 marciatori sono sempre qui a Banspatant in attesa di riprendere la "Marcia" nei prossimi giorni. Attendono il rilascio dei cinque presidenti e del coordinatore, rilascio che sembrerebbe imminente, forse anche domani mattina.
I controlli della polizia continuano anche se meno stretti dei giorni scorsi. Non sappiamo se, quando la "Marcia" riprenderà, scatteranno gli arresti anche per questo secondo gruppo di marciatori. Comunque la determinazione ad andare avanti rimane sempre alta, così come il morale. Sono arrivate notizie, non so quanto attendibili, su possibili nuovi incidenti che potrebbero avvenire a Lhasa nei prossimi giorni. 04 June 2008 - Indian Police arrest 265 Tibetans marching to Tibet from Freya Putt (Contact: Tenzin Choedon: +91 975 696 9133 Pema Dorjee +91 992 760 6204)
March had just resumed after 13-day standoff as China prepares to take Olympic torch to Tibet Nainital – 259 Tibetan marchers and six members of the organizing committee were arrested by police after resuming the March to Tibet following a 13 day stand-off with police.
They had covered 16 kilometers when they were arrested at Berinag, approximately 180 kilometers from the Indo-Tibetan border area. Fifty marchers, including leading Tibetan activist Tenzin Tsundue and Shingza Rinpoche of Sera Monastery, stayed behind at the the campsite at Banspatan in Uttarakhand State, determined to continue to Tibet in the event that their fellow marchers were stopped.
The five presidents of the NGOs organizing the March and one coordinator are still being held in Roshanabad Jail near Hardwar. "As China prepares to parade its Olympic torch through Tibet next week in a blatant attempt to legitimize its rule in Tibet, the increasing repression is compounding the Tibetan people's suffering under China's illegal occupation," said Lhakpa Tsering, a marcher as well as an executive member of the Tibetan Youth Congress. "My only wish is to reach Tibet and join my brothers and sisters. Even if I can't lessen their suffering, I can at least make sure the world knows about their suffering."
The nonviolent marchers were arrested this afternoon just after entering Berinag, where a heavy deployment of police barred them from proceeding. The marchers immediately locked arms and sat down to form a solid human chain. They chanted slogans demanding China quit Tibet as they were arrested by the police and loaded onto seven buses and three jeeps.
The arrests started at 3:30 PM and lasted for an hour and a half. It is not clear where the marchers have been taken. For the last 13 days, the police have obstructed food rations and imposed tight travel restrictions on Tibetans in the area in order to isolate the marchers. Yesterday, police at Ganai Gangoli checkpoint blocked a truck carrying food to the marchers.
"As Tibetan refugees in India, we have the right to return to our homeland," said Tenzin Palkyi, a member of the organizing committee. "In 1959, Tibetans came down this road to escape Chinese persecution. Now again, we are walking on the same road but in the opposite direction to join our brethren who are rising up across Tibet to protest China's occupation."
The March to Tibet started on March 10th from Dharamshala, Himachal Pradesh, and reached Banspatan after traversing through many states. On the fourth day of the March, the first group of 100 marchers were arrested and put under judicial custody for 14 days. However, a second group of 48 Tibetan exiles resumed the March two days after the arrest and were joined by the first group soon after their release. Since then the march has grown in size, with as many as 300 marchers.
Tibetans living in exile in India launched the March to Tibet as part of the Tibetan People's Uprising Movement. On the same day that the march was launched, monks from monasteries in Lhasa, as well as in eastern Tibet, led nonviolent demonstrations, shouting slogans supporting the Dalai Lama and independence for Tibet. Chinese authorities brutally suppressed peaceful protests that continued for days, leading to rioting in the capital and a wave of large public demonstrations that have rippled across the country. The March to Tibet and the Tibetan People's Uprising Movement aim to revive the spirit of the Tibetan National Uprising of 1959, and engage in nonviolent direct action to bring about an end to China's illegal occupation of Tibet.
04 giugno 2008 - Intervista a Tenzin Tsundue
Almora, 02 giugno 2008 - Indian supporters express concerns over police pressure on march to Tibet. Marchers remain resolute despite limited food supply and imprisoned leaders Tibetan Uprising Movement
Today preeminent Gandhian, Rajiv Vora, and long time Tibet supporter, Asha Reddy, held a press conference in Almora to lend their support to the marchers and to explain the current situation on the March to Tibet.For the last 10 days, the Marchers have been under massive police pressure to withdraw from their campsite at Banspatan, Uttarakhand State. Police have confiscated all four of the March’s trucks, and have told marchers trying to leave the area that they would not be allowed to re-enter the site. Upon hearing that the marchers’ food supply had been blocked, founding member of Swarajpeeth, Rajiv Vora, his wife, and Asha Reddy, decided to travel to the March to see what they could do to help.
“Blocking the food supply of Gandhiji-inspired marchers is simply inhumane. We thank the local authorities for listening to our request and for their gesture of letting a truck of food and supplies into the campsite,” said Mr. Vora. “The marchers are showing incredible strength in light of such hardship. This shows how dedicated they are to the movement and to the principles of non-violence.”
“This movement will go on and the March will continue even if we get food only once a day. The Marchers are firmly committed to seeing this March through to the end,” said Lhakpa Tsering, Central Executive Member of Tibetan Youth Congress.
Police have also been trying to convince local village leaders to file a case against the marchers who are camped on their land. To counter the police’s false accusations, organizers met with village leaders to explain the goals of the March. They assured the panchayat that the marchers have no intention to disturb their community and offered their help with what ever is needed while the March is camped at Banspatan. Yesterday, nine members of Mahila samaghan, the local women’s association, came to visit the marchers to show their support.
On the morning of May 27, the Presidents of five NGOs and one of the March coordinators were arrested when they went to meet with the District Magistrate of Pithoragarh. They are still being held in Roshanpur jail in Hardwar.
“Police have been requesting that we withdraw from our current campsite. However, without our leaders we cannot take any major decisions regarding the March,” said Tsering Yangzom, General Secretary of Tibetan Women’s Association. “We demand their immediate and unconditional release.” The March to Tibet started on March 10th from Dharamshala, Himachal Pradesh, and reached Banspatan after traversing many states over the course of 74 days. On the same day the March was launched, monks in Lhasa as well as in eastern Tibet led peaceful protests, shouting slogans calling for Tibetan independence and the return of the Dalai Lama to Tibet. These protests rippled across Tibet and the Chinese authorities launched a brutal crackdown that has resulted in the killing and detention of thousands of Tibetans by the Chinese Police.
The Tibetan People’s Uprising Movement is a global movement of Tibetans inside and outside of Tibet taking control of our political destiny. The March to Tibet and the Tibetan People’s Uprising Movement aim to revive the spirit of the historic national uprising of 1959, and by engaging in direct action, bring about an end to China’s illegal and brutal occupation of Tibet.
Ieri, più o meno verso le 15.30, i cinque presidenti delle ong e il coordinatore della Marcia, arrestati dalla polizia indiana qualche giorno fa, sono stati trasferiti dalla stazione di polizia di Haldwani nella prigione di Roshanabad ad Hardwar. Ricordiamo che l’accusa si basa sull’articolo 151 del codice penale indiano che vieta gli assembramenti di 5 e più persone nei casi in cui si possono creare turbamenti alla quiete pubblica e si estende ad altri capitoli che determinano anche l’accusa di mettere in pericolo la vita dei 300 marciatori. Le stesse forze di polizia hanno incontrato i capi del villaggio di Banspatan, dove la marcia è attualmente accampata, per istigarli contro i marciatori che rispondono con l’accusa verso la polizia di cercare una scusa per costringerli a smobilitare. In ogni caso il coro di risposta e di rivendicazione è unanime: “Noi non combattiamo il governo indiano ma il governo cinese. E la nostra è una protesta non-violenta. Noi vogliamo andare in Tibet. Si può forse negare il permesso a dei Tibetani di tornare nella loro stessa terra?”
Dharamsala, 29 maggio 2008 - Arresti e sequestri, ma la Marcia verso il Tibet continua Asianews, by Nirmala Carvalho Nonostante la dura opposizione del governo indiano, i marciatori sono decisi ad andare avanti. In Tibet, intanto, la situazione continua a peggiorare.
Nonostante le requisizioni e gli arresti operati dalla polizia indiana, la “Marcia di ritorno in Tibet” non ha alcuna intenzione di fermarsi. Lo conferma ad AsiaNews Sherab Woeser, uno dei coordinatori e promotori dell’iniziativa, che definisce “un’aggressione” il comportamento degli agenti indiani.
Lo scorso 27 maggio, infatti, le autorità dello Stato settentrionale dell’Uttaranchal hanno fermato i cinque leader delle Organizzazioni non governative che guidavano i marciatori verso il Tibet e li hanno chiusi nella prigione di Haldwani. Inoltre, cinque stranieri che partecipavano alla Marcia sono stati espulsi dal Paese “per aver preso parte ad un’attività religiosa”. Infine, gli agenti hanno sequestrato i camion che contenevano i viveri per i marciatori.
Karma Sichoe, membro della Commissione organizzatrice (la stessa che organizzò lo sciopero della fame del 1989, concluso con la morte del monaco Thupten Ngodup), dice: “Noi marciamo in pace per sostenere i nostri fratelli sotto il dominio cinese. A meno di tre mesi dalle Olimpiadi, chiediamo a tutti coloro che possono di alzare la voce per aiutare la popolazione tibetana”.
Urgen Tenzin, direttore del Centro per i diritti umani e la democrazia in Tibet, conferma ad AsiaNews che la situazione nella regione “non è migliorata per nulla: continuano arresti arbitrari, perlustrazioni, rieducazioni politiche. La situazione è molto tesa, in special modo dentro i monasteri”.
Mumbai, 28 maggio 2008 - L’India arresta i leader tibetani della “Marcia di ritorno” Asianews I presidenti delle cinque Ong che guidano la “Marcia di ritorno a casa” degli esuli tibetani sono stati arrestati ieri mattina a Berinath, Stato settentrionale dell’Uttarakhand. Tsewang Rigzin (Tibetan Youth Congress), (dell’Associazione delle donne tibetane), B. Tsering Ngawang Woebar (del movimento di ex prigionieri politici tibetani GuChuSum), Chime Youngdrung (partito nazionale democratico del Tibet) e Tenzin Choeying (gruppo Studenti per un Tibet libero) - fino a ieri pomeriggio risultavano ancora detenuti dalla polizia indiana.
I cinque leader dovevano incontrare il magistrato del distretto di Pithoragarh, al quale appellarsi per ottenere il permesso di proseguire la Marcia. Il 22 il governo dell’Uttarakhand aveva bloccato i manifestanti, arrestando un gruppo di 19 tibetani, rilasciati solo dopo quattro giorni.
Ma i cinque attivisti non si sono potuti recare all’appuntamento con le autorità; ora sono detenuti con l’accusa riunione di “un gruppo di cinque o più persone con probabile fine di causare disturbo alla quiete pubblica, nonostante l’assemblea avesse già ricevuto ordine legale di disperdersi”. Il reato è previsto dalla sezione 151 del Codice penale indiano. La polizia ha requisito anche i tre camion utilizzati dai manifestanti.
Partiti il 10 marzo (anniversario dell’occupazione cinese del Tibet nel 1959) da Mcloedganj, a Dharamsala, la sede del governo tibetano in esilio, i partecipanti alla “Marcia di ritorno” vogliono arrivare in Tibet a piedi in concomitanza con l’inizio delle Olimpiadi, l’8 agosto. La Cina considera l’iniziativa una grave provocazione. I governi indiani e nepalesi hanno espresso il loro disappunto nei confronti dei tibetani residenti sul loro suolo, e li hanno avvertiti che “non saranno tollerati atti anti-cinesi”. Nainital, Uttarakhand, 29 Maggio 2008 Giotibet. Solidarietà e Supporto al Tibet Si fa sempre più massiccia la presenza della polizia che ha praticamente bloccato la possibilità a proseguire la Marcia la cui posizione è a 80 chilometri da Almora e a circa 200 dal confine con il Tibet. Ciò nonostante, i marciatori sono estremamente determinati a proseguire anche se gli ostacoli si fanno sempre più consistenti. Questa mattina oltre tutto, è stato bloccato anche il quarto camion di sostegno logistico, dopo gli altri tre dei giorni scorsi, e la cosa solleverà presto il problema della carenza di viveri. Intanto i leaders delle cinque ong e il coordinatore della Marcia rimangono agli arresti e sono stati trasferiti nella stazione di polizia di Haldwani nello stato dell’Uttaranchal. Banspatan, Uttarakhand, 27-28 Maggio 2008 Giotibet. Solidarietà e Supporto al Tibet Circa un migliaio di poliziotti ha bloccato gli accessi all’accampamento di Banspatan dove si trovano i marciatori e hanno intimato di tornare indietro altrimenti rischiano l’arresto. Per tutta risposta i marciatori si sono ritirati effettuando in perfetto stile gandhiano un sit-in su una spianata più secca vicino al fiume dove hanno pregato e cantato. Più o meno dopo un’ora i poliziotti si sono ritirati. La stessa scena si è ripetuta il giorno successivo. Banspatan, Uttarakhand, 25 Maggio 2008 (ore locali 16,00) Il governo indiano ha mandato via tutti gli occidentali dalla "Marcia Verso il Tibet" ordinando loro di lasciare l'India entro un periodo massimo di sette giorni.
In pratica un ordine di espulsione, hanno infatti ricevuto una notifica scritta, "Quit India Notice" dove è detto che con un visto turistico avevano preso parte ad una marcia religiosa infrangendo così le leggi indiane.
Quindi se ne sono andati tutti tranne un fotografo americano D. e un videomaker norvegese P. Questi due sono stati portati nell'ufficio per le registrazioni degli stranieri e sono stati minacciati di essere messi sulla "blacklist" ove non avessero obbedito all'ordine. Li hanno costretti a fare i bagagli davanti alla polizia e andarsene all'istante.
Ieri i poliziotti erano venuti con un megafono e avevano annunciato che i marciatori non potevano progredire nel percorso della "marcia".
A nessun giornalista, nemmeno indiano, è permesso seguire i marciatori.
Gli arrestati, tra cui il coordinatore Yeshi e Tsundue dovrebbero essere stati rilasciati ieri ma non sono ancora arrivati al campo.
Dal governo centrale di Nuova Delhi è partito l'ordine di impedire ad ogni costo la prosecuzione della "Marcia". Chi continuerà sarà immediatamente arrestato e condannato.
I dirigenti delle cinque ONG sono in riunione per stabilire il da farsi, hanno avuto notizia - da fonti interne alla polizia - che i cinesi hanno creato al confine uno speciale corpo di polizia per arrestare i marciatori ove riuscissero ad entrare.
Comunque stanno continuando a negoziare con le autorità indiane il permesso di riprendere la "marcia". Io, per il momento, sono riuscita a rimanere ma non so per quanto ancora potrò. Le comunicazioni telefoniche continuano ad essere difficilissime ma adesso riesco a inviare sms sul telefono francese di P.. Date la maggiore diffusione possibile a queste notizie. (Karma C.) Banspatant, Uttarkhand, 23 maggio 2008 (ore 16,30) "Situazione improvvisamente tesa. Ieri i marciatori erano partiti ed avevano percorso 19 chilometri giungendo nel piccolo villaggio di Banspatan. Ad un certo punto è arrivato un piccolo gruppo di poliziotti che ha iniziato a fare dei controlli. Un video giornalista norvegese che era presente ha iniziato a filmare. A questo punto i funzionari di polizia gli hanno prima intimato di smettere minacciando di confiscargli la telecamera e poi, visto che lui protestava, lo hanno fermato e condotto al commissariato del villaggio di Berinag nel distretto di Pithogar.
Dopo alcune ore, visto che il reporter non tornava al campo, Tenzin Tsundue e Lobsang Yeshi sono andati a vedere cosa stesse succedendo. Ma neanche loro sono ritornati.
Questa mattina due dirigenti delle 5 ONG sono, a loro volta, andati a controllare la situazione ma non hanno fatto ancora ritorno al campo.
Non si capisce bene cosa stia succedendo. Probabilmente tutto si risolverà nelle prossime ore ma è comunque una situazione poco chiara. Fate circolare più che potete la notizia. Io, compatibilmente con gli enormi problemi di comunicazione che ho, cercherò di tenervi tempestivamente aggiornati" (Karma C.) Sheranghat, Uttarakhand, 19 Maggio 2008 (ore 24,00) - si tratta per proseguire Karma C., corrispondente dalla "Marcia Verso il Tibet"
I marciatori sono fermi nell'area di Seraghat perché pochi chilometri più avanti c'è un ingente schieramento di polizia intenzionato a bloccare la Marcia; da diverse ore i dirigenti delle 5 ONG stanno trattando con la polizia perché consenta alla Marcia di proseguire.
Io sono arrivata ieri mattina e ho trovato la gente che avevo lasciato poche settimane fa, altrettanto determinata ad andare avanti ed entrare in Tibet. Costi quel che costi. Sono in molti ad essersi lasciati dietro le spalle quel poco che avevano ed ora sono pronti anche a sacrificare le loro vite per libertà del Tibet.
L'altro ieri c'è stato un violento temporale che ha causato non pochi problemi logistici ma adesso il tempo è tornato abbastanza sereno e fresco. Certo si dovrà cominciare a pensare a come affrontare le violente piogge monsoniche che fra poche settimane cominceranno a devastare queste regioni dell'India. Ma a questo si penserà in un secondo momento. Adesso l'importante è convincere la polizia a levare il blocco e lasciare passare i marciatori. Compatibilmente con le possibilità di comunicazione vi terrò informati di quanto accadrà.
La Marcia è stata fermata dalle autorità indiane del distretto di Pithoragarh nello stato dell’Uttarakhand. Era da qualche giorno che la Marcia si era fermata accampandosi nell’area di Sheranghat a circa 400 km a nord est della capitale New Delhi. Il magistrato del distretto D. Santhil Pandian ha comunicato di aver invitato i marciatori a tornare indietro e a non proseguire per ragioni di sicurezza.
La polizia locale ha altresì intimato al gruppo di tibetani di spostarsi in altra zona e, intanto, circa 500 agenti si sono schierati nei pressi del campo. L’intenzione delle autorità non è di fermare la pacifica manifestazione dei tibetani ma non possono consentire la libera circolazione in zona di confine senza i necessari documenti. Si attendono sviluppi e decisioni in merito. Sheranghat, Uttarakhand, 16 Maggio 2008 Giotibet. Solidarietà e Supporto al Tibet Due tibetani che vivono negli USA, Mr Gyatso e Mr Tenzin Kalden, hanno fatto una donazione di 1.300 dollari come contributo alla Marcia verso il Tibet e per sostenere i marciatori che si trovano a Sheranghat, a circa 200 chilometri dal confine con il Tibet. Tutti hanno dimostrato gratitudine e riconoscenza per questa forma di sostegno. I marciatori invitano chiunque voglia contribuire a effettuare la donazione attraverso il link ufficiale dell’OrganizzazioneTibetan Uprising.
Almora, Stato dell’Uttarakand. 13 maggio 2008 - in cammino per il Tibet di Tenzin Tsundue (traduzione di Vicky Sevegnani)
Quella mattina presto, prima del sorgere del sole, quando ho impacchettato il mio sacco a pelo per intraprendere questo lungo viaggio, ho deposto una sciarpa bianca (khatak) sull’altare di Sua Santità e mi sono detto: ho deciso, qualsiasi cosa succeda andrò avanti. Camminando per quasi settanta giorni - un gruppo di trecento persone che a piedi hanno percorso oltre novecento chilometri attraverso l’Himachal, il Punjab, l’Haryana, Delhi e l’Uttar Pradesh - abbiamo raggiunto ieri la città di Almora, tra le montagne del Kumaon, nello stato dell’Uttarakand, nell’India del nord. Da qui il Tibet non è molto lontano.
La Marcia verso il Tibet è iniziata a Dharamsala il 10 marzo. Lo stesso giorno, in tutto il mondo, ci sono state sollevazioni simili organizzate dai tibetani e dai loro sostenitori, perfino in Tibet, una vera insurrezione generale. Alla partenza eravamo un gruppo di cento marciatori ma, lungo la strada, molti altri si sono uniti a noi. Domani, quando lasceremo Almora per le vallate d’alta montagna, in direzione del Tibet, saremo in trecento. Con noi anche otto sostenitori stranieri, provenienti da diversi paesi. Qualcuno ci accompagna fin dalla partenza.
Lungo tutto il percorso, gli indiani ci hanno accolto con calore, hanno tenuto alto il nostro morale e in alcune località ci hanno offerto acqua e un riparo. Per lo più abbiamo passato le notti negli Ashram, nei Gurudwara o nelle scuole, talvolta anche sul terreno ai margini della strada e le autorità municipali ci hanno portato cisterne d’acqua caricate su trattori. Per loro cultura gli indiani hanno l’abitudine di compiere lunghi viaggi di pellegrinaggio attraverso il paese e l’ospitalità è quindi un’usanza naturale. Lungo tutta la strada, la polizia, in jeep o motocicletta, ci ha fornito una scorta che cambiava ad ogni passaggio da un distretto all’altro.
Penso sappiate che il 13 marzo, nel Distretto di Kangra, cento di noi sono stati arrestati dalla polizia e detenuti per quattordici giorni. Tre giorni dopo ha preso l’avvio la seconda fase della Marcia che ne ha portato avanti lo spirito. Dopo il nostro rilascio ci siamo nuovamente uniti al gruppo nonostante pendesse su di noi un mandato di comparizione: alla fine dello scorso mese, Choeying, Lobsang Yeshi e il sottoscritto abbiamo dovuto comparire davanti al tribunale di Dhera e dovremo nuovamente farlo in giugno.
Ho appreso che qualcuno, sulla base di notizie riportate dai giornali, ha creduto che la Marcia fosse stata cancellata. Io stesso sono stato contattato telefonicamente, ma mi sono affrettato a dissipare ogni dubbio. Prevedendo, in prossimità del confine, un inevitabile scontro, Sua Santità ha consigliato agli organizzatori di non proseguire la Marcia. Ma il sacrificio della nostra gente, la loro sollevazione coraggiosa e non violenta e il perdurare della repressione cinese, hanno dato nuovo slancio al nostro impegno. Non potevamo fermarci. Così, dopo un momentaneo periodo di sosta, il 19 aprile, da Delhi, abbiamo ripreso la Marcia verso il Tibet.
Il viaggio da Delhi attraverso l’Uttar Pradesh è stato difficile: faceva molto caldo e la strada era asciutta e polverosa. Sulla carrozzabile abbiamo rischiato di essere travolti da camion e autobus che a volte sfrecciavano vicini alle nostre orecchie e a volte si fermavano per afferrare i volantini che tendevamo loro. Abbiamo camminato uno dopo l’altro in fila indiana, come le molte gambe di un millepiedi, un solo lungo corpo. Quando la testa del gruppo raggiungeva la curva successiva, la coda stava ancora arrancando dietro la precedente.
I marciatori si svegliano alle quattro del mattino e dopo aver impacchettato sacchi a pelo, tende e materassini fanno colazione. Alle cinque partiamo. Di solito camminiamo per 6 - 7 ore al giorno coprendo una distanza di circa 20 – 25 chilometri. Gli addetti alla logistica e alla cucina ci precedono su mezzi motorizzati e allestiscono il campo. In alcune località l’acqua è un lusso. Ci laviamo ai lati della strada, sotto getti d’acqua che sgorgano da pompe azionate a mano; talvolta centinaia di monaci si lavano insieme nei campi di grano. È davvero una grande esperienza soddisfare le funzioni naturali in aperta campagna, sotto la luna, con una brocca d’acqua a fianco.
La maggior parte dei marciatori sono monaci buddisti appartenenti alle tre grandi università monastiche dell’India del sud. Ci sono alcuni anziani, fuggiti dal Tibet con il Dalai Lama nel 1959. Il più vecchio ha settantotto anni. I più giovani sono due ragazzi diciassettenni, nati e cresciuti in India, che non hanno mai visto il Tibet. Ci sono alcune giovani madri che hanno lasciato ai mariti il compito di occuparsi della famiglia. Il gruppo addetto alle comunicazioni cerca di mantenere il contatto con il resto del mondo e di organizzare incontri con i media locali. Nelle riunioni serali, dopo la preghiera giornaliera, l’addetto stampa ci comunica le ultime notizie. Spesso i marciatori applaudono le azioni a sostegno del Tibet compiute in India e all’estero: le proteste contro la fiaccola olimpica a Londra, Parigi, S. Francisco, Canberra e Tokio sono state particolarmente apprezzate come pure le manifestazioni in corso a Kathmandu, brutalmente represse dalla polizia.
Stiamo per iniziare l’ultimo tratto della Marcia. Da Almora alla frontiera ci sono appena 200 chilometri e non appena saliremo più in alto, nell’Himalaya, farà più freddo. So che non è facile fare ritorno in una patria ancora sotto occupazione. I soldati cinesi presidieranno la frontiera con i fucili e anche la polizia indiana troverà una scusa per fermarci. Il confronto è inevitabile ma non ci fermiamo. Forse saremo costretti ad accamparci per lungo tempo nei pressi della frontiera, forse dovremo chiedere il sostegno e la partecipazione della comunità internazionale. Marciamo verso l’incertezza.
Per noi la Marcia verso il Tibet è una via per tornare alla madrepatria e riaffermare il nostro diritto di essere liberi nella terra natia. Qualsiasi cosa succeda, il nostro impegno alla non violenza è totale, non faremo ritorsioni. Forse saremo picchiati, imprigionati, magari anche uccisi, ma non molleremo. Non ho altro progetto nella vita che questa Marcia. Per noi tutti è l’impegno della nostra vita.
Per leggere gli aggiornamenti giornalieri, le storie personali dei Marciatori e vedere le fotografie vi chiediamo di consultare il sito: www.TibetanUprising.org.
Alcuni sostenitori non tibetani ci hanno accompagnato per un paio di giorni o più a lungo, altri sono con noi fin dall’inizio. Se desiderate raggiungerci contattate per favore i nostri coordinatori:
Se siete lontani e non potete raggiungerci, passate parola. Ci sarebbe di grande utilità ricevere in dono sacchi a pelo, scarpe e materassini. Un contributo finanziario ci aiuterebbe ad approvvigionarci di cibo e acqua per andare avanti. Confido sul contributo al movimento da parte di ogni tibetano.
Bod Gyalo! (Vittoria al Tibet), Tenzin Tsundue, In cammino per il Tibet
Kakri Gath, Uttarakhand, 13 Maggio 2008 Giotibet. Solidarietà e Supporto al Tibet Il 10 maggio si è registrato un increscioso incidente. Uno dei marciatori, il giovane Pema Tashi, è affogato nel Kosi River. Non era tibetano, ma era nato in Arunachal Pradesh ed era diventato monaco all’età di 6 anni nel monastero di Sera Me nel Sud dell’India. Ci teneva molto a partecipare a questa Marcia ed era sempre allegro e rispettoso. La sua perdita è stato uno shock per tutti i suoi compagni che gli erano affezionati e che non mancano di ricordarlo nelle loro preghiere quotidiane.
Kainchi, Uttarakhand, 09 maggio 2008 - La Marcia è RIPARTITA ! Payul by Tenzin Chodon
Two days after they made their stop at Nainital the marchers have once again resumed their journey to Tibet and this time with a renewed strength of 48 additional marchers. The 313 marchers started walking at 7:00 in the morning and made their first stop at Kainchi, a small village near the town. They will then head towards Almora.
During their two day stay in Nainital the marchers yet again received more orientation on non-violence apart from participating in candlelight vigil and prayer sessions organized by the Nainital Tibetan Community.
This goes on to show that they will be following the path His Holiness the Dalai Lama has preached for so long.
A press conference was held later in the day to inform the media regarding their plans as well as to answer any queries. The march as of now will be led by March Coordinator Lobsang Yeshi and President of SFT, India Tenzin Choeying.
"As we get closer to the Tibet border, the Marchers are reinvigorated and more determined than ever to cross into Tibet and join our brothers and sisters to unitedly protest China's brutal Occupation of Tibet" said Tsewang Rigzin, President of Tibetan Youth Congress.
The marchers received encouragement and support from the Indian public throughout their journey in North India and are very hopeful in receiving the same as they continue with their march through the treacherous hills.
The March to Tibet began on the 10th of March from Dharamsala in Himachal Pradesh to coincide with the 49th anniversary of the Tibetan National Uprising of 1959. The first group of 100 core marchers were arrested and put under judicial custody. However, a second group of 48 Tibetan exiles resumed the march 2 days after the arrest on 15th March and were later joined by the first group soon after their release.
The marchers then made a stop in Delhi to participate in protest demonstrations as well as candlelight vigils and a 24-hour hunger strike. They then proceeded on the second leg of their march on the 19th of April. More than 60 days after the start, the march is still going strong despite many obstacles and difficulties.
Tibetans living in Exile in India launched the March to Tibet as part of the Tibetan People's Uprising Movement. This historic movement aims to revive the spirit of the Tibetan National Uprising of 1959, and by engaging in Non-Violent Direct Action to bring about an end to China's illegal occupation of Tibet.
Nainital, Uttarakhand, 6 Maggio 2008 (ore locali 16,00)
Dopo 6 giorni di cammino nel caldo afoso del Nord dell’India, i marciatori sono arrivati a Nainital, il distretto del Lago dell’India ed è l’unica zona che era stata menzionata fin dall’inizio dagli organizzatori della Marcia.
I 250 marciatori sono arrivati oggi pomeriggio e sono stati accolti dall’Associazione Commercianti in maglieria e dall’Associazione dei Tibetani Khampa che li hanno omaggiati con la classica khata.Anche la gente del posto li ha accolti tra gli applausi e lo sventolio di bandiere tibetane.
La sezione regionale del Tibetan Youth Congress (TYC) insieme ad altre due organizzazioni ha provveduto a pianificare al meglio il periodo di riposo nella città. Infatti è stato deciso che la marcia si fermerà qui per due giorni. Ci saranno eventi, una veglia a lume di candela e dimostrazioni pacifiche contro le continue repressioni, torture e uccisioni in Tibet. Gli organizzatori hanno poi previsto una conferenza stampa per il giorno 8 e in quell’occasione comunicheranno il loro piano più immediato. E’ certo però che raggiungeranno Almora, il distretto montagnoso nel Kumaon dell’Uttaranchal, situata a un’altezza di 1638 metri.
Jeolikote, Uttarakhand, 5 Maggio 2008
La marcia come al solito è partita verso le 6,00 ed è proseguita per 20 chilometri attraverso boschi con la strada che iniziava a salire. Il tempo è stato straordinariamente bello, fresco e piacevole con una bellissima luce. E i marciatori hanno cantato per tutto il tempo manifestando contentezza per la bella frescura. Il Magistrato aggiunto al Distretto di Nainital ha consentito l’accampamento presso il Dipartimento dei Lavori Pubblici di Jeolikote e Mr. Govinda Rawat, il sindaco del villaggio, ha gentilmente rifornito di acqua i marciatori. Dopo il caldo della pianura, la sera è stata particolarmente fresca.
Haldwani, Uttarakhand, 4 Maggio 2008
Il campo è stato lasciato alle 6,00 e il percorso è stato di 20 chilometri. Verso mezzogiorno è stata raggiunta Haldwani e il campo è stato allestito al Vatika Banquet Hall, ospiti di Mr. Rakumar, un commerciante di legname del luogo.
A dare il benvenuto è stato Rajiv Vinayak, figlio del proprietario del Vatika.
Al pomeriggio, l’Associazione dei Tibetani di Nainital hanno offerto la cena al Phayul Choekorling Gompa, un monastero nel cuore della città, e la cosa è stata molto apprezzata dallo staff che si occupa della sussistenza che ha potuto così riposarsi.
Mr. Pema G Sithar, presidente della Fondazione dei Rifugiati Tibetani di Nainital ha presentato Mr. Tashi Wangdue, presidente del Bhutia Mala Bazaar, e Mr. Janphel, presidente del Bhutia Janjati di Nainital. Gli ospiti sono intervenuti parlando delle origini della loro antica comunità tibetana che risale a prima dell’invasione cinese del Tibet del ’59 e hanno espresso tutta il loro apprezzamento per il senso di responsabilità dei Tibetani nell’adoperarsi per la libertà del Tibet.
Lal Kuan, Uttarakhand, 3 Maggio 2008
I marciatori sono partiti da Rudrapur alle 5,00 e hanno percorso abbastanza velocemente 27 chilometri. La giornata è stata calda ma i marciatori non hanno avvertito particolare stanchezza. Si sono accampati nel cortile dell’Inter Government College a Lal Kuan dove sono stati accolti da funzionari locali con ghirlande di fiori. Al pomeriggio dopo la riunione quotidiana è stata mostrata una raccolta video di notiziari su ciò che è successo dentro e fuori il Tibet e riguardo la stessa Marcia dal 10 marzo ad oggi.
Confine tra Uttar Pradesh e Uttarakhand, 1 e 2 Maggio 2008
Il 1 maggio la Marcia è partita come al solito verso le 6.00 e ha percorso 20 chilometri per raggiungere Bilaspur. Dobbiamo ringraziare il preside della scuola primaria del Punjab che ha consentito l’utilizzo del grande cortile della scuola per allestire il campo. La giornata è stata particolarmente calda e tutti hanno approfittato del pozzo di una fattoria per una tonica rinfrescata. Nella giornata del 2 maggio si è camminato un po’ di più, 23 chilometri buoni, per arrivare nell’Uttarakhand, l’ultimo stato prima del confine con il Tibet.
Devo tornare improrogabilmente in Europa per riprendere la mia vita normale. Lascio un frammento del mio cuore con questi marciatori e con il loro progetto. Spero che il mondo comprenda cosa è avvenuto, sta accadendo e accadrà qui in India. La "Marcia Verso il Tibet" è una finestra aperta sul Tibet e la causa tibetana. Deve continuare ad andare avanti e a interrogare la coscienza del mondo riguardo l'ingiustizia rappresentata dall'occupazione cinese del Tetto del Mondo e la determinazione di noi tibetani di non accettarla e di continuare a lottare per la nostra libertà e per l'indipendenza del nostro Paese. Più di duecento persone sono in cammino attraverso le strade di un India torrida, assolata, incandescente, folle di polvere e di calore. Marciano per tenere alta la bandiera della nostra speranza. Non lasciamoli soli. Non lasciateli soli. Grazie ancora una volta a quanti mi hanno consentito di trascorrere due emozionanti mesi insieme a questi patrioti.
La Marcia ha lasciato Pakwara verso le 6,00 di mattina e ha percorso 20 chilometri. I marciatori hanno fatto una sosta a Moradabad per assistere a una sessione di preghiera per l’anniversario del martirio di Thupten Ngodup immolato alla causa tibetana. a questo è seguita una conferenza stampa verso le 10.30. gli organizzatori hanno voluto ringraziare Mr Junaid Aiyjaj, un legale e un amico di Mr. Rajiv Vohra che hanno coordinato l’impegno con la stampa. i marciatori hanno poi lasciato Moradabad verso mezzogiorno e sono arrivati a Ektav Vihar dove hanno organizzato il campo per la notte.
Oggi i marciatori sono arrivati a Pakwara nell’Uttar Pradesh circa 9 chilometri prima di Morabad. Dopo cena c’è stata una speciale sessione di preghiera dedicata ai tibetani uccisi nelle manifestazioni in Tibet per la scadenza dei 49 giorni che nella tradizione buddista indicano il termine del ciclo del bardo, la fase intermedia tra la morte e la successiva rinascita. la preghiera ha lo scopo di favorire una rinascita più fortunata. Verso le 3 di mattina è stato dato un caloroso benvenuto a un nuovo gruppo di 54 persone che si unito alla Marcia.
Duduli, 27 aprile 2008 - In marcia verso il Tibet (ore, 23.30)
I marciatori sono partiti questa mattina alle 06,00 e hanno percorso oltre venti chilometri sotto il sole cocente ed hanno raggiunto nel pomeriggio il villaggio di Duduli dove trascorreranno la notte. Il morale continua ad essere molto alto anche se la stanchezza comincia a farsi sentire.
Oggi i marciatori hanno percorso 23 chilometri e sono arrivati al villaggio di Jhilapur. Sono stati raggiunti da altri 24 e quindi adesso il totale è di 224 marciatori. La temperatura continua ad aumentare ed ormai è costantemente sopra i 42°. Cinque persone soffrono di problemi intestinali e due hanno problemi di eruzioni cutanee. Ieri era il compleanno del Panchen Lama e quindi in segno di rispetto la "Marcia Verso il Tibet" si è fermata per un giorno.
Brijghat, Uttar Pradesh 23 aprile (ore 20,30)
Oggi i marciatori hanno percorso 10 chilometri e si sono fermati per la notte nel villaggio di Brijgath. Si è unito a loro un sostenitore della causa italiano, il Dr. Riccardo Zerbetto fondatore del movimento "WorldactionTibet".
Arsani, Uttar Pradesh, 23 aprile 2008 (ore 19,00)
Anche questa mattina i marciatori sono partiti molto presto eh hanno percorso 14 chilometri e si sono fermati per il pernottamento nel villaggio di Arsani.
Purtroppo abbiamo saputo che un giornalista italiano, Lorenzo Cremonesi, ha pubblicato qualche settimana fa sul "Corriere della Sera", un articolo in cui riportava dichiarazioni di intenti terroristici del presidente del TYC, Tsewang Rinzin.Nel titolo addirittura gli si faceva dire, "Potremmo usare i kamikaze". Qualche giorno fa l'intervista è stata ripresa dal corrispondente in Italia dell'agenzia ufficiale cinese Xinhua e questo ha consentito a Pechino di orchestrare una campagna stampa contro la TYC accusandola di essere un gruppo terrorista.
Carlo Buldrini le ha tradotte in inglese e inviate al presidente del TYC che le ha così potute leggere. Ora le dichiarazioni riportate nell'articolo SONO ASSOLUTAMENTE FALSE. IL GIORNALISTA SE LE E' INVENTATE DI SANA PIANTA.
Tsewang Rinzin non le ha mai rilasciate e domani alle 11 terrà una conferenza stampa a Dharamsala per denunciare questo atto spregevole di giornalismo spazzatura. Dovreste farlo sapere a tutti e protestare energicamente con il Corriere della Sera.
Chopar, Uttar Pradesh, 22 aprile 2008 (ore locali 16,30) - Mosquitos! Mosquitos! Giotibet. Solidarietà e Supporto al Tibet La "Marcia" è partita questa mattina presto da Harpur e i marciatori hanno percorso 15 chilometri nelle consuete, terribili, condizioni ambientali. Pochi minuti fa sono giunti nel villaggio di Chopar dove trascorreranno la notte. Il caldo torrido, la polvere e le nuvole di zanzare notturne stanno mettendo a dura prova il fisico dei marciatori ma non il morale che continua ad essere alto. Credo che in questo momento sarebbe molto importante far pervenire loro segnali di attenzione e solidarietà da parte dei gruppi di sostegno al Tibet e anche da singoli individui. E sarebbe anche di grande aiuto se qualche amico internazionale potesse partecipare, magari per brevi tratti, alla "Marcia". Organizzatori e partecipanti non devono assolutamente avere la sensazione di essere isolati e dimenticati dal mondo.
Hardpur, Uttar Pradesh, 21 aprile 2008 (ore 14,30)
I marciatori sono partiti anche questa mattina poco dopo l'alba, dal momento che solo nelle primissime ore del giorno la temperatura è tollerabile. Hanno percorso 18 chilometri nel traffico impazzito delle autostrade indiane e nel caldo che diventa sempre più torrido ogni giorno che passa. Sono giunti adesso nella cittadina di Hardpur, sempre nel territorio dello stato dell'Uttar Pradesh. Un uomo di 74 anni, un giovane monaco e una ragazza si sono sentiti male ma non sembrano essere in pericolo di vita come, soprattutto per l'uomo, si era temuto in un primo momento. Certo che le condizioni climatiche sono realmente terribili, soprattutto per i marciatori che vivono sulle colline e non sono abituati alle allucinanti temperature delle pianure indiane. Mosche, zanzare e gli oltre 40 gradi di media, sono i nostri inseparabili compagni di viaggio. Comunque la "Marcia Verso il Tibet" prosegue. Le cinque NGO non intendono abbandonare la lotta che, anzi, dovrà intensificarsi quando la torcia delle Olimpiadi della vergogna entrerà in Tibet tra qualche settimana.
Chaajatr, Uttar Pradesh, 20 aprile 2008 (ore 18,00)
Questa mattina verso le 06, i marciatori hanno ripreso la "Marcia verso il Tibet" in un clima già torrido e con l'aria resa spesso irrespirabile da improvvise folate di vento che solleva grandi nubi di polvere in queste assolate e aride campagne della pianura indiana. Procedono in silenzio, concentrati, in fila indiana tenendo alte le bandiere tibetane, indiane, i ritratti di Gandhi e del Dalai Lama. Adesso, che l'estate indiana incalza e le colline che avevamo attraversato in marzo sono solo un ricordo, è molto più duro marciare. Comunque, l'ho già ricordato ieri, la volontà di andare avanti è forte così come la consapevolezza che questa "Marcia" tiene aperta una finestra mediatica sul problema tibetano adesso che le notizie dal Tibet non riescono più a filtrare. Nel primo pomeriggio, dopo aver percorso una ventina di chilometri, i marciatori sono arrivati nella cittadina di Chaajatr e si accamperanno per la notte nel "compound" della locale Rana University. Per il momento la situazione è calma, i poliziotti che ci accompagnano non hanno proprio l'aria di voler fermare la "Marcia". Qui in diversi pensano che forse il governo di New Delhi, ora che la Torcia olimpica se ne è andata e forse la pressione cinese è minore, ritenga più saggio non intervenire per non creare altri incidenti internazionali.
Gaziabad, Uttar Pradesh, 19 aprile 2008 (ore locali 17,30)
Questa mattina alle 05,30, dopo aver cantato l'inno nazionale tibetano, 200 marciatori hanno lasciato Delhi dirigendosi verso il Tibet. Dopo essersi lasciati alle spalle l'area amministrativa di Delhi, hanno percorso, in poco più di sei ore, venti chilometri e trascorreranno la notte nella cittadina di Gaziabad, nello stato indiano dell'Uttar Pradesh. Stanno marciando nel clima torrido dell'estate indiana tra folate di polvere e temperature costantemente sopra i 39 gradi, però sono tutti decisissimi ad andare avanti e consapevoli dell'estrema importanza, per la causa tibetana, di quanto stanno facendo. Mi ricordano in continuazione di pregare tutti gli amici internazionali del Tibet di parlare il più possibile di questa "Marcia".
Delhi, 18 aprile 2008 - Report di Toni Brandi, Rappresentante della Associazione Laogai, fermato dalla polizia di frontiera
Arrivati a Dehli verso mezzanotte ore locale, la polizia di frontiera ci ferma, requisisce i nostri passaporti, perquisisce i nostri bagagli e ci trattiene fino alle 2,30, circa, quando ci rilascia, senza nessuna spiegazione, rifiutando anche di comunicare i propri nomi.
Credo che il rilascio sia anche dovuto all 'intervento della gentilissima Dott.ssa Cicconi dell'Ambasciata Italiana. Tre poliziotti ci scortano all'uscita ed entrano (non invitati ...) nel nostro taxi fino all'albergo "per garantire la nostra sicurezza".
Impeditoci inizialmente di fare passeggiata, dopo proteste, ci permettono di uscire, sempre sotto la loro scorta. Dopo poche ore di sonno, fatta colazione, intendiamo uscire. La polizia è ancora presente e ci impedisce di lasciare l'albergo senza la loro "compagnia". Per un paio di volte entriamo in un taxi e loro, forzatamente, entrano ... e noi usciamo. Contatto di nuovo l'Ambasciata, nella persona del Console, Dott Agnis, che si mostra gentilissimo e promette d'interessarsi della cosa. Ho saputo, successivamente, che ha fatto tutto ciò che era in suo potere con le autorità indiane.
Verso le 11,30 la polizia, sempre in borghese, ci arresta senza motivazione. Un poliziotto mi torce il polso per prendermi il cellulare, un'altro spinge la mia testa in basso ed ambedue mi costringono ad entrare in macchina. Altri quattro prendono con forza la mia amica, che cade per terra, e, con violenza la spingono in macchina. Ci portano all'ufficio centrale della "Special Cell" ossia l'unità che si occupa dell'antiterrorismo e dei crimini contro la sicurezza dello stato. Requisiscono i cellulari e le camere e ci rifiutano il permesso di parlare con il console italiano, l'avvocato e con il responsabile dello stesso ufficio. Anche questi poliziotti rifiutano di dare i loro nomi. Dopo sei ore ci hanno rilasciato. Erano le 18,00, circa.
Ringrazio il Console Italiano ed il suo personale. Non ho grandi rimostranze contro la polizia indiana che, esclusa la violenza gratuita al momento dell'arresto e la detenzione, che considero illegale, si è comportata gentilmente e ha svolto il proprio triste lavoro.
Sono molto preoccupato riguardo alla forza che la Cina ha oggi di determinare le azioni degli altri governi, come quello indiano, e le azioni delle istituzioni internazionali come le Nazioni Unite. Trovo gravissimo che, a causa di interessi finanziari internazionali, che, ricordiamolo, sono sempre a scapito di molti per il vantaggio di pochi, e con la complicità dei grandi media, oggi si tace sul pericolo che la minaccia militare, economica e politica cinese rappresenta per la pace, presente e futura, nel mondo.
Siamo successivamente andati nella zona dove era appena finita la manifestazione pacifica di protesta dei Tibetani. Abbiamo saputo che Delhi era blindata da ventimila poliziotti e che piu' di cento persone erano state arrestate.
La Torcia Tibetana ha marciato, con cinquemila indiani e tibetani, per quattro chilometri e, oggi, 18.4, riparte la "marcia di ritorno a casa". Devo sottolineare che questa è gente pacifica che canta, prega e sventola le proprie bandiere e che, a causa di questi "crimini" è oggi perseguitata.
Ho avuto l'onore di conoscere Tenzin Choeying, il presidente di "Students for Free Tibet", Chime Yungdrung, presidente del National Democratic Party of Tibet e due deputati del parlamento Tibetano: Tseten Norbu e Dorjee Wangdi Dewatshang. Mi raccontano le loro storie e le loro aspirazioni. Gli spiego che molti in occidente sono in anima, spirito e corpo con loro.
Credo che il mondo debba essere molto riconoscente ai martiri Tibetani e non solo per la giusta causa del Tibet ma perchè è grazie a questi martiri che i crimini comunisti cinesi appaiono di nuovo sulle pagine dei nostri giornali e l'ipocrisia delle Nazioni Unite e delle istituzioni sportive, politiche e finanziarie internazionali diventa sempre piu' palese.
E' solo grazie a loro che molti, di diverse opinioni politiche, si riuniscono in questa giusta grande battaglia. Infatti, oggi, sempre piu' gente si rende conto di quanto aveva ragione Ortega Y Gasset nel dire che "il modo migliore di dichiararsi di essere un imbecille è quello di dichiararsi di essere di destra o di sinistra".
Un giovane ragazzo, Tenzin, mi racconta come è stato picchiato ed arrestato sia in Nepal che in India. Nel parlare con questi profughi tibetani, la mia mente corre alla Lituania. Nonostante cinquant'anni di oppressione comunista sovietica, di persecuzioni, con centinaia di migliaia di lituani spariti nell'inferno dei gulag e nonostante il tradimento dell'occidente, la Lituania vive oggi in libertà, parla la propria lingua e sventola le proprie bandiere.
Ascoltando le storie dei patrioti morti per il Tibet, ricordo anche una scritta che lessi sui blocchi di cemento che difendevano il parlamento lituano dai carri sovietici, nell' agosto del 1991. Vi era scritto "Zusim Kad Gyventume" ossia "noi muoriamo affinchè il nostro popolo possa vivere". Questo è lo stesso ed il vero messagio dei martiri Tibetani di oggi.
Non dimentichiamo questi martiri!
Ricordiamoci che la lotta per la libertà e per l'auto determinazione del popolo Tibetano è la stessa lotta per la libertà dei Cristiani nel Darfur, dei Karen e dei monaci in Myanmar, dei contadini e dei migranti cinesi e di tutti quelle genti del mondo che rifiutano di essere omologate come semplici "statistiche" o semplici "consumatori" alla mercè del "mercato globale" ma che vogliono, invece, essere veri e propri popoli orgogliosi delle loro delle loro tradizioni, delle loro religioni e della propria identità.
Sono convinto che il male non può trionfare ma perchè ciò avvenga è necessario che tutti gli uomini e donne di buona volontà si sveglino ed agiscano perchè la battaglia per la libertà in Tibet è anche la nostra battaglia.
Toni Brandi (Associazione Laogai)
Nuova Delhi, 18 aprile 2008 (ore 22.00) - Riprende la marcia e il report di Karma C.
Ricordo brevemente che 226 sono i morti delle ultime settimane in Tibet, le regioni limitrofe, Xinijang e mongolia del sud. Il mondo deve essere molto riconoscente a questi martiri Tibetani e questo non solo per la giusta causa del Tibet ma perchè è grazie a questi martiri che i crimini comunisti cinesi appaiono di nuovo sulle pagine dei nostri giornali e l'ipocrisia delle Nazioni Unite e delle istituzioni sportive, politiche e finanziarie internazionali diventa sempre piu' palese. E' solo grazie a loro che molti, di diverse opinioni politiche, si riuniscono in questa giusta grande battaglia.
Segue comunicato sulla marcia di ritorno a casa...
Questa mattina alle nove, circa 120 marciatori si sono radunati nel cortile del Gurudwara (tempio della religione Sik) di Majnukatilla, il quartiere tibetano di Delhi, per cantare l´inno tibetano. Il morale dei marciatori è alle stelle e sono tutti felici ed eccitati all´idea che dopo più di un mese stia per ripartire la "Marcia Verso il Tibet". Si tratterà della terza fase della "Marcia".
La prima fase si è conclusa il 14 marzo scorso quando l´iniziale gruppo di 100 marciatori venne arrestato nella cittadina di Dhera (HimachalPradesh).
La seconda fase è iniziata il 16 marzo a Dhera, nel momento in cuiil secondo gruppo di marciatori si mise in cammino fino alla cittadina di Ahmedpur (Punjab) dove il 23 marzo venne annunciato che la "Marcia Verso ilTibet" si sarebbe fermata per circa un mese.
E domani inizierà a Delhi laterza fase. Alle 10 di mattina i marciatori si riuniranno a Raj Ghat (illuogo in cui sono custodite le ceneri di Gandhi) per pregare e rendere omaggio al Mahatma. Subito dopo i responsabili delle 5 NGO´s che organizzano la "Marcia" terranno una breve conferenza stampa per annunciare ufficialmente l´inizio della terza fase e la nuova partenza.
Per quanto riguarda ieri, la Tibetan Youth Congress ha organizzato la protesta contro la sfilata della torcia olimpica a Delhi. 403 militanti della TYC, tra cui una ragazza di non ancora diciotto anni, sono stati arrestati. Sono stati prelevati dalla polizia in varie parti di Nuova Delhi e rinchiusi in differenti stazioni di polizia. In quella di Mayapuri, su 86 imprigionati, un ragazzo ed una ragazza hanno riportato fratture multiple agli arti mentre 3 ragazze sono state picchiate. Il Tibetan Solidarity Committee ha organizzato la sfilata di una torcia della libertà, alternativa a quella ufficiale che ha riscosso un enorme successo.
New Delhi, 18 aprile 2008 - LA MARCIA E’ RIPARTITA
E’ ufficiale. Le organizzazioni non governative che avevano organizzato la marcia hanno deciso di riprendere e proseguire il progetto originario. Tornare in Tibet. “Siamo ancora più determinati dopo avere visto il patriottismo dimostrato dai tibetani in Tibet e il loro sacrificio. Questo ci ha ispirato a continuare” sono le parole di Tsewang Rinzin, presidente del Tibetan Youth Congress (TYC) “Qualsiasi cosa facciamo in esilio è niente e ora dobbiamo dimostrare la nostra solidarietà. La nostra campagna ha un intento pacifico. Sappiamo di essere dei rifugiati politici e non vogliamo causare problemi a nessuno. Siamo completamente pacifici e non-violenti. Durante la marcia non lanceremo slogan di protesta ma marceremo in silenzio con i ritratti di Gandhi e del Dalai Lama. Crediamo che il Governo Indiano rispetterà questa pacifica espressione”. La Marcia verso il Tibet ripartirà domattina alle 05,00 (ora locale) e conta di arrivare fra circa due mesi al confine con il Tibet.
New Delhi, 17 aprile 2008
I marciatori hanno partecipato alla staffetta della torcia alternativa insieme alla marea di tibetani arrivati da ogni parte dell’india e insieme ai supporters indiani che, ancora una volta, hanno testimoniato con la loro partecipazione la più piena solidarietà con il popolo tibetano. I protagonisti della Marcia hanno partecipato alla cerimonia interreligiosa di Rajgath e hanno poi sfilato insieme a tutti gli altri. Alcuni di loro hanno avuto il privilegio di essere tedofori della torcia alternativa.
New Delhi, 16 aprile 2008
I marciatori hanno dedicato mezza giornata a una sessione di training attraverso gruppi di lavoro. Era inclusa anche una sessione di orientamento specifico che comprendeva le tecniche di resistenza passiva, come comunicare anche con i media e le regole e la disciplina della Marcia verso il Tibet. Dopo la sessione i marciatori sono stati sottoposti anche a visita medica e di verifica sul loro stato di salute psico-fisico.
New Delhi, 15 aprile 2008
Dopo avere passato la notte a Jantar Mantar insieme agli altri gruppi di manifestanti, i marciatori sono tornati al Gurdwara dove hanno fatto colazione e avranno tutta la giornata libera.
Non appena la fiaccola olimpica di Pechino arriverà a New Delhi, un’altra fiaccola correrà per le strade della capitale indiana. E’ la fiaccola tibetana che dopo avere girato anch’essa per varie città invocando “Free Tibet” sarà accompagnata nel suo percorso da oltre 5000 persone che insieme manifesteranno contro le atrocità cinesi in Tibet. Alla contro manifestazione prenderanno parte anche l’ex Ministro della Difesa indiano George Fernandes e lo scrittore Arundhati Roy. Il percorso previsto sarà da Rajghat fino a Jantar Mantar.
New Delhi, 14 aprile 2008
Arrivati a Delhi il giorno 10 aprile, gli oltre 200 partecipanti alla "Marcia di Ritorno in Tibet" stanno attuando uno sciopero della fame di 24 ore a Jantar Mantar. Attorno a loro alcuni drappi neri a simbolizzare la repressione che i loro compatrioti stanno subendo all'interno del Tibet. Oltre 500 lampade a burro sono accese ogni giorno in ricordo di quanti sono stati barbaramente uccisi nel corso delle dimostrazioni. "Non vediamo l'ora di proseguire la marcia", ha dichiarato un monaco aggiungendo che questo è il suo sogno e che spera si possa presto realizzare. Ha partecipato anche Ajay Jadeja, ex campione della nazionale indiana di Cricket il quale, insieme alla sua famiglia, ha espresso solidarietà al popolo tibetano. Presente anche Tempa Tsering, capo dell'ufficio del Tibet di Delhi. E Jamta Barthia (BJP).
New Delhi, 11 aprile 2008 Ieri oltre 3500 tibetani sono arrivati nella capitale per ricordare il primo mese di protesta non-violenta in Tibet. Sono arrivati dagli stati vicini dell’Uttar Pradesh e dell’Himachal Pradesh e si sono uniti alla comunità di Delhi. Oggi la giornata è iniziata festeggiando i 200 marciatori che erano partiti da Dharamsala. E poi ci sono state preghiere per ricordare i morti dela protesta in Tibet. Infine alle 12,00, ora locale, c’è stata una conferenza stampa presieduta dal kalon Tripa Prof. Samdhong Rimpoche. In migliaia hanno preso parte a una veglia l lune di candela in ricordo delle vittime.
Majnu ka Tilla (nei pressi di New Delhi), 10 aprile 2008 I 200 tibetani hanno concluso un mese di marcia da Dharamsala a New Delhi e hanno dichiarato che faranno di tutto per eludere la sorveglianza e contestare la fiaccola olimpica quando arriverà in città. Al momento sono ospitati in un Gurdwara (tempio sikh) a nord-est di Majnu ka Tilla, il campo profugo tibetano di Delhi. I monaci hanno lavato le loro tonache amaranto colorando tutto il luogo che è pieno di sacchi a pelo, stuoie e fotografie del Dalai Lama. Nei prossimi giorni conosceremo il nuovo piano di azione e i progetti della Marcia.
Delhi, 09 aprile 2008 Issued by Tibetan Solidarity Committee-Delhi Chapter Tsetan Norbu: +91 9818970928 Youdon Aukatsang: +91 9999915061
The Freedom March with 100 core marchers started from Dharamshala, Himachal Pradesh on March 10, 2008 will be reaching the capital in the afternoon of April 9, 2008. The March is currently 19 kilometers from Delhi and spending the night at Hargovind Gurudwara. They will be taking the National Highway Road, Haryana to reach Delhi
The March was temporarily curtailed when the marchers were detained in Jwalaji, Kangra District in Himachal Pradesh and kept under judicial custody for 14 days. Three main members of the March: Tenzin Choeying, National Director of Students for Free Tibet, India; Lobsang Yeshi, March coordinator; and Tenzin Tsundue, Core Marcher were released three days later only on March 27.
A second group of marchers continued from March 15 and on March 26, the first and second group of marchers reunited in Chandigarh. There are 200 marchers including 16 western supporters, 9 nuns and 147 monks. The marchers will join the activities in Jantar Mantar under the umbrella of Tibetan Solidarity Committee- Delhi Chapter.
Hargovind Singh Gurdwara, 8 Aprile 2008 Partenza da Chowanjoshi alle 06,00 e marcia di 25 chilometri. La marcia si ferma per la notte al Hargovind Singh Gurdwara a soli 19 chilometri da Majnu Ka Tilla, la colonia Tibetana di Delhi. Hargovind Gurdwara ha un laghetto ampio di acqua santa che i Sikh usano per le loro abluzioni di purificazione secondo la loro tradizione e Mr. Dilbagh Singh, responsabile del Gurdwara, ha concesso a tutti il permesso di bagnarsi. I monaci specialmente hanno apprezzato questo gesto ed è stato una situazione curiosamente inconsueta vedere dei monaci Buddisti Tibetani bagnarsi nell’acqua santa dei Sikh.
Chowanjoshi, 7 aprile 2008 La marcia è partita alle 06,30 dal Jain Temple e ha percorso 20 chilometri. I marciatori Hanno raggiunto Choawanjoshi attorno a mezzogiorno e si sono accampati appena fuori dove si trascorrerà la notte. Nelle comunicazioni della giornata si è parlato delle manifestazioni di protesta a Londra e a Parigi e tutti hanno applaudito con entusiasmo i tibetani e i supporters che hanno contestato la fiaccola olimpica.
Gannaur, 6 aprile 2008 Alle 07,00 di questa mattina la Marcia ha lasciato Sewah e dopo 22 chilometri ha raggiunto Gannaur dove si trova il Jain Temple. E’ stata una bella giornata e i marciatori si sono concessi anche un break a base di chai (tè al latte) e biscotti. All’arrivo al Jain Temple hanno pranzato e hanno ascoltato un discorso speciale di Khamtrul Rimpoche. Il lama ha evidenziato la situazione particolare e la motivazione della Marcia, si è scusato se per le sue condizioni fisiche non poteva unirsi ma si è detto molto orgoglioso e fiero di tutti i partecipanti al movimento. Prima di andare via, Rimpoche ha consegnato ad ognuno la khata (sciarpa bianca) e ha fatto una donazione in denaro ai marciatori perché si concedessero una buona cena. Da tutti i componenti è arrivato il commosso grazie al lama.
Sewah (Haryana) 5 aprile 2008 La marcia ha lasciato il distaccamento del Men-Tse-Khang di Ganjbar attorno alle 09,00 e ha percorso 20 chilometri per stabilire l’accampamento a Sewak. Alle 11,30, si è svolto un programma informativo alla presenza di alcuni membri del Barthia Janta Party (BJP). I relatori sono stati Sanjah Bhatia (presidente del BJP), Tarun Gandhi (Presidente delle vendite industriali del distretto) e Lobsang Yeshi (coordinatore della Marcia). Il BJP si è fatto carico di trovare il luogo più adatto per l’evento e ha offerto il rinfresco che si è svolto al Aastha Palace ospiti di Naveen Bathia che ha consentito di usare gratis la sala ricevimenti e accogliendo i marciatori con ghirlande e petali di fiori. Erano presenti una quindicina di giornalisti. I marciatori hanno poi trascorso la notte in una casa ancora in costruzione il cui utilizzo è stato concesso dal proprietario Kuldeep Singh.
New Delhi, 5 Aprile 2008 (ore 12) E' arrivata una nota in cui sembra certo che la Marcia riprenderà il suo programma iniziale il 17 Aprile, giorno in cui la fiaccola olimpia arriverà a New Delhi. Le cinque organizzazioni che avevano promosso l’iniziativa si sono trovate daccordo a continuare quindi in direzione Tibet! La decisione pare che non abbia avuto l’approvazione del Kashag che era subentrato al controllo della manifestazione e aveva l’intenzione di farla terminare nella capitale indiana.
Ganjbar - dintorni di Panipat, 4 aprile 2008 I marciatori si sono riposati al Men-Tse-Khang a Ganjbar a circa 8 chilometri da Panipat. Hanno riorganizzato le loro cose personali e si sono intrattenuti scambiando informazioni con gli occidentali che seguono la marcia. Nelle prime ore del mattino hanno ricevuto la visita di Tenzin Choeying (coordinatore nazionale di Student for a Free Tibet), Dickey (Tibetan Women’s Association) e del Ven. Ngawang Woebar (Presidente del Gu-Chu-Sum, il movimento di ex prigionieri politici). Questi tre sono diretti a Delhi dove hanno l’incarico di preparare l’arrivo della Marcia. Più tardi, tra l’entusiasmo generale sono stati accolti Lobsang Yeshi (coordinatore della Marcia) e Tenzin Tsundue ( il più rappresentativo della Marcia) rientrati dopo la detenzione a seguito dell’arresto. Tutti si stanno preparando a riprendere verso Delhi che è distante 98 chilometri e dove contano di arrivare il 9 Aprile.
Roma, 3 aprile 2008 Alcune considerazioni personali sulla marcia ... Marilia Bellaterra
Lo scorso 25 gennaio, veniva lanciato Il Tibetan Uprising Movement - con il proposito di coordinare azioni di resistenza in vista delle Olimpiadi di Pechino 2008 - da parte di cinque ONG (il Tibetan Youth Congress, la Tibetan Women’s Association, il Movimento Gu Chu Sum, il Partito Nazionale Democratico del Tibet e il gruppo Studenti per il Tibet Libero, India).
La Marcia pacifica verso il Tibet - ispirata alla marcia del sale di Gandhi - iniziata a Dharamsala il 10 marzo, con il tradizionale messaggio di Sua Santità il Dalai Lama e di altri esponenti politici tibetani, come è noto, è stata interrotta il 29 dello stesso mese. Per proseguire sotto una nuova forma e con nuovi contenuti verso Delhi, guidata dal "Tibetan Solidariety Committee". Sotto la protezione del Governo Indiano che ne sancisce modalità e slogan ... Una decisione grave e non irrilevante. Che ci obbliga a fare alcune riflessioni.
La Marcia è stata, indiscutibilmente, un evento di grande importanza e di ancora più grande impatto mediatico. Che è stato anche un simbolico risarcimento, sebbene molto piccolo, per i gravissimi danni subiti durante i lunghi anni dell'invasione del Tibet da parte del Governo cinese. Di fronte ai quali non c'è indignazione che basti. E di fronte ai quali, ragionevolmente, nessun paragone risulta possibile tra la vastità del massacro e i toni della protesta scoppiata a Lhasa.
L'orientamento del Dalai Lama, oggetto comunque di neccessaria comprensione e rispetto, lascia un'ombra sui fatti. In particolare la presa di distanza da parte del Governo Tibetano rispetto a quanto sta avvenendo in Tibet.
Ci si sarebbe aspettata una maggiore determinazione. E l'assunzione di scelte che, pur salvando i precetti buddhisti della compassione, non relegassoro i diritti umani, da troppo tempo violati, a fanalino di coda.
Ci si sarebbe aspettato una solidarietà automatica, da parte delle Istituzioni governative locali, alla scelta legittima e democratica del popolo del Tibet di dimostrare il proprio dissenso, dopo 50 anni, almeno attraverso una marcia.
Al contrario, non ci si sarebbe aspettata la mancanza di sostegno da parte del Governo Tibetano in esilio. Nè che il Governo stesso potesse interferire.
Sappiamo tutti che questa marcia potrebbe essere una delle ultime occasioni, in attesa dei Giochi. Per dare visibilità a chi per troppo tempo non è stato visto. Quasi da nessuno. E per dare voce a chi, tuttora, sembra che non abbia ancora maturato il diritto di averla.
Pensiamo che, al contrario, non si possa far altro che sostenere la marcia.
A tutti i costi.
Che si dovrebbe usarla per esercitare una pressione e una visibilità mediatica importante. E per contrattare, senza condizioni. Perché le repressioni brutali in Tibet abbiano una fine. Perchè tutti i prigionieri politici siano rilasciati. Perché non ci siano più arresti senza controllo. Perché sia automatico - e legittimo - il costituirsi di una Commissione Internazionale che investighi sul massacro.
Confidiamo - ancora - che la religione e la diplomazia possano integrarsi con la politica e produrre quello che eticamente ci aspettiamo che avvenga: la tutela di chi non ha avuto alcuna tutela.
Oltre che il rispetto per quanti hanno affiancato e sostenuto questa idea. Impiegando, da anni, le proprie energie, il proprio tempo, la propria mente e il proprio cuore per sostenerne la possibile realizzazione.
Verso Panipat Gajabor, 3 aprile 2008 (ore 06,00) Stamattina con i primi sprazzi di luce la comitiva ha lasciato Gharaunda e si è diretta verso Panipat Gajabor. Poiché si passerà la notte all’aperto, il gruppo di esplorazione ha deciso di marciare per soli 8 chilometri e fermarsi nel locale distaccamento del Men-tse-Khang, l’Istituto Medico e Astrologico Tibetano. Molte medicine tibetane e incensi sono preparati proprio in questa sede. I marciatori avranno il resto della giornata per riposarsi.
Da Karnal a Gharaunda, 2 aprile 2008 La marcia ha lasciato Karnal e si è diretta a Gharaunda per sostare al Devi Mandir, l’Ashram locale. Gli abitanti del posto si sono molto incuriositi e interessati domandando di tutto e di più sulla marcia e sui marciatori. Così alcuni del Comitato Organizzatore si sono intrattenuti un po’ di tempo con la popolazione rispondendo alle loro domande, parlando della causa tibetana e dello svolgimento della marcia che, per ora, è diretta verso New Delhi.
Karnal, 1 aprile 2008 I marciatori hanno trascorso la notte nell’ Ashram di Shastri Devi a Kurukshetra. Hanno anche ricevuto la visita di Dr. B. Tsering (Presidente dellla Tibetan Women’s Association), di Tenzin Choeying (Coordinatore Nazionale di Student for Free Tibet India) e di Tsering Choedup (Coordinatore per il Sud-Asia dell’International Tibet Support Network) che ritornavano a Dharamsala dopo che, il 31 marzo scorso, si erano recati presso l’Ambasciata cinese a New Delhi per consegnare la petizione di Avaaz.org indirizzata a Hu Jintao che è stata firmata da 1,4 milioni di persone di tutto il mondo. Dopo 27 chilometri di cammino in una giornata piacevolmente calda, i marciatori si sono fermati in un campo subito fuori Karnal. Qui è arrivato anche il Ven. Kelsang Damdul (Direttore del Tibetan Buddhist Dialectics di Dharamsala) che ha voluto salutare i protagonisti della marcia.
Shahabad Marganda (Vishwas), 31 marzo 2008 Questa mattina abbiamo lasciato Kakru alle 05,00 e abbiamo percorso 26,5 chilometri per arrivare a Shahabad Marganda (Vishwas). Alle 11,00 alcuni marciatori con gli organizzatori della marcia hanno tenuto una conferenza stampa all’Hotel Royal Inn di Ambala. Il patron dell’hotel ha poi voluto dare il suo contributo alla marcia praticando uno sconto del 50% sul costo della conferenza e si è fatti carico di accompagnare con mezzi propri i rappresentanti della marcia nel luogo dove è posto il campo. Al campo sono giunti anche funzionari incaricati dalla Municipalità che ci hanno portato la loro solidarietà e hanno ricevuto il nostro ringraziamento per averci messo a disposizione l’area dove siamo ospitati.
Kakru, 30 marzo 2008 La marcia è partita da Dera Bassi alle 06,00 approfittando della frescura del mattino, e ha percorso 19 chilometri. I marciatori hanno passato la notte a Kakru in un ashram indu dove sono stati accolti a braccia aperte da Pandit Ji, custode dell’ashram, che si è reso totalmente disponibile. Subito dopo è arrivato anche Mr. Tzultrim Tenzin del Parlamento Tibetano che incontrando i marciatori ha tenuto un breve discorso motivazionale. Alla marcia si sono aggregati prima due medici e due infermiere ai quali è andato il ringraziamento di tutti per il prezioso servizio e poi, attorno alla mezzanotte, sono giunti all’ashram anche sei monaci di Sera Je (India del Sud) ai quali è stato dato il benvenuto dal Comitato Organizzatore.
Haryana, 29 marzo 2008 La Marcia, partita da Dharamsala il 10 agosto, è stata ufficialmente fermata ma continua lo stesso il suo percorso. Attualmente è composta da due gruppi di marciatori. I cento marciatori che componevano il gruppo iniziale e che erano stati arrestati dopo solo tre giorni di marcia, appena rilasciati, si sono aggregati al secondo e meno numeroso gruppo che li aveva rimpiazzati. Ora, anche se privati dell’ufficialità di rappresentanza, procedono insieme con passo sempre motivato. E continuano a riscuotere ancora simpatia e ammirazione. Hanno lasciato l’ospitale Shahadpur Gurudwara di Chandigrah per arrivare dopo 25 chilometri a Haryana. Qui sono stati accolti dal Rotary Club della cittadina che in segno di solidarietà ha organizzato per mezzogiorno un gradito ristoro.
Chandigarh, 28 marzo 2008 Poiché molti marciatori non avevano calzature adatte alla marcia, la mattinata è stata dedicata all’acquisto di scarpe e di altre necessità in giro per Chandigarh. Verso le 17,30 tutti insieme abbiamo dato vita a un corteo di 5 chilometri dal Gurudvara al Settore 17 di Chandigarh dove si è svolta una veglia a lume di candele. Era la prima volta che il primo gruppo storico marciava insieme al secondo che li aveva sostituiti in occasione dello stop forzato a seguito degli arresti. Visti così uno dietro l’altro, i marciatori formavano una fila incredibilmente lunga.
McLoad Ganj, 27 marzo 2008 Lobsang Yeshi (Coordinatore), Tenzin Choeying (Responsabile nazionale di Students for a Free Tibet India) e Tenzin Tsundue (attivista e marciatore fra i più noti) sono stati rilasciati in serata. Questi tre erano stati arrestati il 13 marzo insieme ai 101 marciatori ma trattenuti qualche giorno in più rispetto agli altri, forse per il loro ruolo di primo piano. I tre leaders hanno ricevuto una calorosa accoglienza dagli attivisti e dai supporters di McLoad Ganj con sventolio di numerose bandiere tibetane e al grido di “Pöd Gyalo” (Vittoria per il Tibet).
Chandigrah, 27 marzo 2008 La marcia ha raggiunto Chandigrah dove ha ricevuto un molto cordiale benvenuto dai membri del Tibetan Youth Congress regionale. I marciatori si sono fermati per la notte nel Gurdwara di Shahatpur. Il Gurdwara (la comunità sikh del tempio) ha gentilmente donato 50 kg di farina e 30 di riso come contributo alla marcia e in più ha consentito di usare liberamente le loro cucine. Tutti hanno apprezzato con entusiasmo qusta spontanea manifestazione di solidarietà al popolo tibetano. Mr. Arvin Thaktur, presidente del Consiglio per i Diritti Umani Globali, in serata ha organizzato presso il Gurdwara una manifestazione e ha invitato numerose personalità della comunità locale. Davanti a questa platea ha espresso il desiderio di incontrarci tutti insieme davanti al Potala quando il Tibet sarà libero. Anche Mr. Tara Singh, amministratore del Gurudwara di Shahatpur, si è rivolto ai marciatori confermando tuta la disponibilità possibile con l’augurio di tornare presto nella propria terra. Oggi poi sono rientrati i marciatori del primo gruppo che avevano trascorso il periodo di arresto a Yatri Niwas e hanno subito familiarizzato con gli altri.
Rupnagar (Punjab), 26 marzo 2008 Nel 24mo giorno di marcia è arrivato lo Speaker del Parlamento Tibetano in esilio, Karma Choephel che ha visitato il campo fuori della città e ha spiegato i motivi per cui, anche se la marcia prosegue verso Delhi, ufficialmente è stoppata per un mese. Karma Choephel, in partenza per l’Europa, ha parlato del suo viaggio e dei suoi incontri con membri del Parlamento Europeo, del Parlamento Italiano e funzionari delle Nazioni Unite nella sede di Ginevra ai quali evidenzierà gli abusi della repressione cinese in Tibet, chiederà di fare pressione per il rilascio dei prigionieri politici, che i feriti possano ricevere le necessarie cure mediche e che una commissione internazionale per i diritti umani possa investigare sugli abusi in Tibet. Dopo l’incontro con il rappresentante del Governo Tibetano, la marcia ha ripreso il suo cammino percorrendo circa 28 chilometri. Ma un simpatico e sentito incoraggiamento è venuto da due Indiani del posto che, hanno fatto una donazione di un centinaio di bottiglie d’acqua minerale, e a tutti hanno chiesto di non mollare!
Dal Punjab verso Delhi, 25 marzo 2008 (ore 12,30) Allora la prima parte della "Marcia Verso il Tibet" è terminata ieri. Oggi prosegue sotto una nuova forma e con nuovi contenuti verso Delhi, guidata dal "Comitato di Solidarietà". Le cinque NGO organizzatrici dicono che la "Marcia Verso il Tibet" è solamente sospesa per un mese e che poi riprenderà. Spero con tutte le mie forze che sia vero. Ritengo che molto dipenderà anche dal sostegno internazionale, chiaro ed esplicito, che arriverà loro dalla comunità tibetana e dai gruppi di sostegno al Tibet. Penso che si tratti forse della più importante iniziativa mai messa in piedi dai tibetani e sarebbe una tragedia che non riprendesse fra un mese più determinata e decisa di prima. Il mio compito è quindi terminato e torno a Delhi tra pochi minuti. Vorrei inviare un sentito ringraziamento a tutti i siti e i gruppi a nome dei quali ho inviato questi mie brevi corrispondenze e che mi hanno consentito di seguire questa prima parte della "Marcia Verso il Tibet". Grazie veramente di cuore a tutti. Pö Gyalo!
Ahmedpur, Punjab, 25 marzo 2008 (ore 07,00) E' ripartita la "Marcia" in direzione di Delhi, guidata dal "Comitato di Solidarietà" (Tibetan Solidariety Committee). I marciatori hanno ricevuto le notizie degli ulteriori scontri in Tibet avvenuti nella regione dell'Amdo (ora Sichuan) e delle manifestazioni di Katmandu brutalmente represse dalla polizia nepalese e sono più che mai decisi ad arrivare prima a Delhi e poi riprendere la "Marcia" verso il Tibet.
Ahmedpur, Punjab, 24 marzo 2008 (ore 20,00)
E' arrivata adesso la notizia che tutti gli arrestati del primo gruppo di marciatori sono stati rilasciati in anticipo tranne Tenzin Tsundue, Lobsang Yeshi e Tenzin Choeying, i tre leader della "Marcia" che erano detenuti.
Ahmedpur, Punjab, 24 marzo 2008 (ore 15,30) E' arrivato il presidente del Parlamento tibetano in esilio che ha spiegato le ragioni alla base della decisione del Governo tibetano in esilio di dare vita ad un "Comitato di Solidarietà" (il nuovo nome dell'Emergency Committee) costituito da sette membri tra esponenti del Kashag e del Parlamento. I marciatori avevano espresso la volontà di continuare la "Marcia" fino a Nuova Delhi o, almeno, di tenere il primo e il secondo gruppo di marciatori uniti e disponibili a mettere in pratica qualsiasi azione che possa venire programmata dal "Comitato di Solidarietà". Alla fine è stato annunciato che la "Marcia" continuerà fino a Delhi sotto la direzione del "Comitato di Solidarietà" con i nuovi slogan stabiliti dal "Comitato di Solidarietà" stesso, vale a dire: 1) rilascio immediato di tutti i tibetani arrestati in Tibet; 2) stop alle torture a cui sono sottoposti i tibetani detenuti nelle carceri cinesi; 3) possibilità di assistenza medica e di un trattamento umano per gli arrestati; 4) invio di una missione indipendente in Tibet per accertare come sia ora la situazione e come si siano svolti i fatti.
Ahmedpur, Punjab, 24 marzo 2008 (ore 09,30) I marciatori stanno attendendo l'arrivo del Presidente del Parlamento tibetano in esilio che dovrà spiegare loro i programmi e gli obiettivi dell'Emergency Committee che sembra siano focalizzati sulla situazione in Tibet. Qui tutti stanno discutendo animatamente delle scelte politiche da fare e sono consapevoli di avere molte domande da rivolgere al presidente del Parlamento tibetano in esilio.
Ahmedpur, Punjab, 23 marzo 2008 (ore 20,30) Alle 21,00 di questa sera Shingza Rinpoche, del monastero di Sera je, è venuto a trovare i marciatori al campo di Ahmedpur dove ci troviamo da ieri. Il religioso ha chiesto ai marciatori di continuare la loro "Marcia Verso il Tibet" proprio a causa delle gravissima situazione in cui si trova il Tibet. Un rappresentante del comitato organizzatore ha poi spiegato i motivi che hanno portato alla sospensione per un mese della "Marcia". Tutti i marciatori presenti hanno ascoltato con molta attenzione entrambi gli interventi.
Punjab, 23 marzo 2008 (ore 09,30) Purtroppo le voci che circolavano ieri si sono dimostrate vere. Questa mattina alle 08,30 i presidenti della Tibetan Women Associations e del Democratic Party of Tibet hanno radunato i marciatori e spiegato loro che il Dalai Lama in persona aveva chiesto agli organizzatori di fermare la "Marcia" alla luce di quanto successo in Tibet. Ai marciatori è stato comunicato che dopo una lunga serie di incontri tra i dirigenti delle cinque organizzazioni non governative responsabili della "Marcia Verso il Tibet" e i rappresentanti di un "Emergency Committee" formato dal governo tibetano in esilio, è stato deciso di sospendere la "Marcia" almeno per un mese e di unirsi all' "Emergency Committee" per vedere se effettivamente questo organismo potrà funzionare e in che modo. Unanimamente i marciatori, che non hanno accolto bene la notizia, hanno richiesto l'immediata presenza qui al campo dove siamo di uno o più rappresentanti dell'"Emergency Committee" per poterci parlare. E' stato anche spiegato che ci sono state forti pressioni del governo indiano sul Dalai Lama perché usasse tutta la sua influenza per fermare la "Marcia Verso il Tibet". Come potete immaginare la situazione è molto complessa. Vedremo cosa accadrà se e quando i rappresentanti dell'"Emergency Committee" arriveranno al campo.
In Punjab verso Delhi, 22 marzo (ore 23,30) La "Marcia Verso il Tibet" si è accampata per la seconda notte consecutiva in Punjab. C'è però una strana situazione. Le voci di un arresto prematuro della "Marcia" si sono ormai diffuse e diversi marciatori cominciano a sospettare che il Dalai Lama voglia che si fermino. Ma in parecchi mi hanno detto che se anche questo fosse vero loro, che hanno dato via tutto quanto avevano e che sono pronti a donare la vita per liberare il Tibet, non torneranno indietro, non si fermeranno. Ma, ripeto, si tratta di voci che circolano tra i marciatori, di ufficiale non è stato ancora comunicato nulla. Certo sarebbe una tragedia per questa gente così motivata e ispirata se questa iniziativa dovesse naufragare nel nulla. Io credo che in questo momento tutte le organizzazioni di sostegno al Tibet che appoggiano e credono in questa "Marcia Verso il Tibet" non dovrebbero lasciare soli questi marciatori e scrivere al Kashag di non ostacolare la loro lotta. Peraltro qui ha suscitato un incredibile entusiasmo la notizia che l'altro gruppo di 300 marciatori, tibetani e non tibetani che si è mosso l'altro ieri da Siliguri (Bengala Occidentale), dopo aver raggiunto la regione di Darjeeling domani varcherà il confine dello stato indiano del Sikkim e cercherà di entrare nei prossimi giorni in Tibet attraverso il passo Nathula.
In Punjab verso Delhi, 22 marzo (ore 15,15) La "Marcia" prosegue il suo cammino in Punjab puntando verso Delhi. L'entusiasmo è il solito ma stanno iniziando a circolare voci non confermate che il governo tibetano in esilio e lo stesso Dalai Lama stiano facendo fortissime pressioni sulle cinque organizzazioni politiche responsabili della "Marcia" perché vi pongano fine e inizino a lavorare in una sorta di "unità di crisi" creata dal governo tibetano a Dharamsala sotto il diretto controllo di Sandhong Rinpoche. Sempre secondo queste voci, ripeto non confermate, sembrerebbe che la sola Tibetan Youth Congress vorrebbere continuare l'iniziativa anche contro il parere (o volere) del Kashag. Vedremo tra non molto se si tratta di semplici rumors senza fondamento o di un anticipo della verità. Ove fossero vere, ritengo che questa decisione non verrebbe presa bene dai marciatori e li getterebbe nello sconforto più totale. Non credo che sarebbero in molti qui a comprendere i motivi di una simile scelta. Comunque anche io personalmente spero che si tratti di voci infondate. Però inizio a temere che una certa fondatezza invece ce l'abbiano. Vedremo a breve. Restate in contatto.
Bharat Ghar, Punjab, 22 marzo 2008 (ore locali 10,00) Alle 07 di mattina la "Marcia Verso il Tibet" è ripresa. Settanta marciatori hanno lasciato Bharat Ghar e si sono messi in cammino. Adesso hanno già percorso oltre 10 chilometri e abbiamo raggiunto la cittadina di Ahmedpur, nel distretto di di Ropar, in Punjab.
Bharat Ghar, Punjab, 21 marzo 2008 (ore 22,00) Cinque marciatori tibetani si sono rasati la testa per solidarietà con il massacro di monaci e monache avvenuto a Lhasa. Ci è stato detto che hanno fatto lo stesso, nel luogo di detenzione dove si trovano, anche il poeta attivista Tenzin Tsundue, Lobsang Yeshi, coordinatore della "Marcia Verso il Tibet" e Tenzin Choeying presidente della sezione indiana di Students for Free Tibet. Questo pomeriggio hanno raggiunto i marciatori due uomini e due donne rilasciati in anticipo dal luogo di detenzione del primo gurppo di marciatori. Alle 20,15 sono venuti qui a Bharat Ghar per unirsi alla "Marcia", diciotto monaci del monastero di Sera je (India del sud). Poco fa altri tre marciatori hanno deciso di rasarsi il capo in segno di protesta. L'atmosfera è molto carica anche se cominciano a circolare voci di pressioni molto forti del governo tibetano in esilio e dello stesso Dalai Lama per indurre gli organizzatori a sospendere la "Marcia" in favore di iniziative congiunte con una sorta di unità di crisi messa in piedi nei giorni scorsi dallo stesso governo tibetano in esilio. Ove fosse confermata, non si tratterebbe certo di una buona notizia per i marciatori che sono veramente intenzionati ad andare avanti e arrivare in Tibet. Comunque vedremo nelle prossime ore se non nei prossimi minuti.
Bharat Ghar, Punjab, 21 marzo 2008 (ore 15,30) Ieri i marciatori hanno raggiunto il villaggio di Bharat Ghar, dopo aver percorso altri 15 chilometri. Questa mattina è arrivata la notizia che la "Marcia Verso il Tibet" si sarebbe fermata per un giorno per dare modo ai marciatori di concedersi un po' di riposo. Già ieri aveva rallentato rispetto al normale avendo avanzato solo di 15 chilometri e alcuni marciatori con cui ho parlato mi hanno detto che preferirebbero camminare più velocemente, magari facendo anche 25-30 chilometri in modo che se ci saranno altri stop imposti dalla polizia sarebbero comunque più vicini al Tibet. Il morale è molto alto e tutti vogliono assolutamente andare avanti però qualcuno si comincia a chiedere i motivi di questa sosta non prevista.
Punjab, 20 marzo 2008 (ore 06,15) La "Marcia Verso il Tibet" è ripresa questa mattina in Punjab e sembra che anche oggi non ci dovrebbero essere problemi con la polizia. Marciatori e organizzatori sono determinati ad andare avanti con questa iniziativa che tanto entusiasmo sta suscitando tra i tibetani e i loro sostenitori internazionali. Con gioia qui è stata accolta la notizia che ieri, sei donne e quattro marciatori anziani facenti parte del gruppo arrestato a Dehra, sono stati rilasciati per motivi umanitari e non hanno dovuto scontare per intero la condanna a 14 giorni di detenzione.
Baddal, Punjab, 19 marzo 2008 (ore 16,30) La "Marcia Verso il Tibet" ha raggiunto il villaggio di Baddal senza trovare alcun ostacolo da parte della polizia. Anzi, un sub ispettore e quattro agenti scortano i marciatori con il compito di proteggerli se si presentasse l'eventualità di contestazioni. Hanno detto che, a causa della incredibile copertura mediatica internazionale, il Governo indiano non vuole che si verifichino incidenti di sorta. Quindi rinnovo l'appello a tutti i sostenitori del Tibet a tenere più che mai desta l'attenzione su questa "Marcia" e su quello che significa per la causa tibetana. Siamo a circa una trentina di chilometri dopo il confine e tutto sta procedendo bene, passeremo qui la notte.
Naya Nangal, 19 marzo 2008 (ore, 12,00) Questa mattina alle otto la "Marcia Verso il Tibet" è ripresa. Siamo in Punjab e speriamo che le autorità di questo stato ci creino meno problemi di quelle dell'Himachal Pradesh. Uno dei marciatori, un monaco, si è sentito male e ieri è stato ricoverato in un ospedale locale dove gli hanno riscontrato gravi problemi di fegato e quindi è stato rimandato a curarsi a Dharamsala. La "Marcia" dunque prosegue con occhi ed orecchi sintonizzati su quanto sta accadendo in Tibet e nel mondo.
Naya Nangal, 18 marzo 2008 (ore locali 16,00) Alle due di oggi pomeriggio una delegazione di parlamentari del Parlamento Tibetano in esilio è venuta qui a visitare i marciatori. Lo speaker del Parlamento tibetano in esilio, Mr. Karma Chophel, ha detto che attraverso i parlamentari il Governo tibetano in esilio portava i propri ringraziamenti ai marciatori per la loro coraggiosa iniziativa. Karma Chophel ha anche aggiunto che a causa della drammatica situazione in Tibet, il Governo tibetano e le organizzazioni non governative dovrebbero mettere da parte le loro differenze politiche sul problema dell'indipendenza o dell'autonomia e concentrare i loro sforzi su quanto sta accadendo in Tibet e procedere uniti. Da domani l'intero parlamento tibetano inizierà a Delhi uno sciopero della fame e Karma Chophel si è detto convinto che alcuni parlamentari indiani si uniranno a questo sciopero della fame. Verrà anche lanciato un appello ad aderire allo sciopero ai parlamentari del mondo. Qui tra i Naya Nangal marciatori, soprattutto quelli che hanno parenti a Lhasa, c'è una grandissima preoccupazione per l'ordine di sparare ad altezza d'uomo contro qualsiasi assembramento, emesso dal governo di Pechino. E' ovvio che, nonostante la fatica di ieri notte si faccia sentire, la determinazione dei marciatori è sempre più rafforzata da quanto sta accadendo in Tibet.
Naya Nangal, 18 marzo 2008 (ore 11,00) Ieri notte la situazione si è improvvisamente aggravata. Alle 22,20 il sovraintendente di polizia del distretto di Una ha chiamato al telefono Chimi Yungdrung minacciando di arrestare lui e tutti i marciatori se la "Marcia" non avesse lasciato lo stato dell'Himachal Pradesh entro le 10 di oggi. Quindi i marciatori, in un clima di grande tensione, hanno dovuto muoversi immediatamente e, di notte, hanno percorso ben 28 chilometri raggiungendo esausti il confine tra l'Himachal Pradesh con il Punjab verso le 8 di questa mattina fermandosi solo per rifocillarsi con una tazza di tè in un chail shop lungo la strada. Adesso, esausti, si sono accampati nel villaggio di Naya Nangal, due chilometri e mezzo oltre il confine, dove contano di fermarsi a riposare fino a domani. Non si conoscono le intenzioni della polizia del Punjab. Certo questo insieme di posizioni contraddittorie dimostra chiaramente l'imbarazzo e l'indecisione delle autorità indiane, sia a livello locale sia nazionale, di fronte alla "Marcia Verso il Tibet" e all'entusiasmo che sta suscitando tra i tibetani e tra i loro sostenitori internazionali. E' dunque importantissimo mantenere l'attenzione internazionale su questa "Marcia" e premere sulle autorità indiane perché ne consentano lo svolgimento. Rimanete sintonizzati.
Sarah, pressi di Bhera Village, 17 marzo 2008 (ore 18,30) La "Marcia Verso il Tibet" ha raggiunto il piccolo villaggio di Sarah che si trova a soli 25 chilometri dal confine dell'Himachal Pradesh. I marciatori sono galvanizzati dalle notizie delle centinaia manifestazioni pro Tibet che si stanno tenendo in ogni parte del mondo ma anche molto preoccupati dalle notizie di quanto sta succedendo in Tibet. Nel corso di una telefonata in diretta con una manifestazione in Amdo hanno ascoltato slogans che intimavano alle autorità cinesi di rilasciare immediatamente il Panchen Lama riconosciuto dal Dalai Lama. Si teme questa notte, alla scadenza dell'ultimatum cinese, un bagno di sangue peggiore di quello dei giorni scorsi.
Dopo Nandur, 17 marzo 2008 (ore 12,45) La "Marcia Verso il Tibet" si avvicina al confine dell'Himachal Pradesh senza alcuna novità di rilievo. La polizia indiana non sembra intenzionata -almeno per ora- a intervenire per bloccarla. Grande tensione invece a Nuova Delhi, dove oltre duemila tibetani si sono riuniti dalle 10,30 (ora locale) di questa mattina di fronte all'edificio dello Jantar Mantar gridando slogans e iniziando uno sciopero della fame di massa contro i massacri della polizia e dell'esercito cinesi. Per il momento la situazione si mantiene pacifica. Dopo Nandur, 16 marzo 2008 (ore 22,30) Lo spirito dei marciatori è altissimo. Ci giungono continuamente dal Tibet notizie di manifestazioni e sollevazioni. Oggi centinaia di studenti hanno marciato nel Tibet orientale, scontri (e purtroppo anche morti) nella contea di Ngapa, manifestazioni nella contea di Regbong. Mai, dopo il 1959, il popolo tibetano aveva manifestato con questa forza la propria ribellione al colonialismo cinese. Qui in India, la "Marcia" si è fermata questa sera a una trentina di chilometri dal confine dello stato dell'Himachal Pradesh che dovrebbe essere attraversato martedì. Come dicevo lo spirito dei marciatori è altissimo. Si rendono conto di essere il punto di riferimento della protesta tibetana fuori dal Tibet e di come questo sia importante. Ovviamente c'è molta preoccupazione per quanto potrà avvenire a Lhasa lunedì notte alla scadenza dell'ultimatum di Pechino e per tutti coloro che sono stati arrestati e che in queste ore vengono torturati nelle carceri cinesi. Di converso qui in India la situazione sembra essere buona e non ci si aspettano interventi repressivi da parte della polizia indiana, almeno fino al confine dell'Himachal Pradesh. Dopo Nandur, 16 marzo 2008 (ore 18,15) Ci è giunta la notizia (non ho potuto ancora controllare la fonte ma dovrebbe essere attendibile) che il Dalai Lama abbia dichiarato ufficialmente di non aver mai chiesto agli organizzatori della "Marcia Verso il Tibet" di fermarsi e interrompere quindi il loro tentativo di entrare in Tibet. Quando riuscirò ad avere l'indicazione esatta di questa dichiarazione ve lo farò sapere. Intanto la "Marcia" procede verso Delhi e non sembra che la polizia indiana stia preparando altri tentativi di fermarla e arrestare questo nuovo gruppo di marciatori. Purtroppo continuano a giungere notizie drammatiche dal Tibet. Sembra che ci siano stati almeno sette morti negli scontri avvenuti oggi pomeriggio tra dimostranti tibetani (monaci e laici) ed esercito cinese nella contea di Nagba. Squadre della Polizia Armata Cinese avrebbero aperto il fuoco contro una inerme manifestazione pacifica a cui prendevano parte diverse migliaia di tibetani. Nandpur, distretto di Una, 16 marzo 2008 (ore 12,30) La "Marcia Verso il Tibet" ha raggiunto senza alcun problema di polizia il villaggio di Nandpur nel distretto di Una dove i marciatori si sono adesso fermati per il pranzo. La "marcia" è partita regolarmente alle 06,30 di questa mattina e l'atmosfera è calma per quanto riguarda la situazione qui in India ma tutti sono molto preoccupati per quanto sta accadendo a Lhasa, soprattutto tutti si aspettano un terribile massacro per la notte di lunedì prossimo quando scadranno i termini dell'ultimatum cinese agli insorti tibetani che ancora resistono. In particolare si è preoccupati per l'assenza di qualsiasi comunicazione da e per Lhasa e che i cinesi siano in grado di attuare una "Tienanmen" al riparo da occhi e orecchie indiscreti. E' appena arrivata la notizia che tutti i membri del Parlamento Tibetano in esilio hanno deciso di recarsi a Delhi ed iniziare uno sciopero della fame in sostegno dei dimostranti di Lhasa e della "Marcia Verso il Tibet". Chiedono inoltre il sostegno del corpo diplomatico internazionale.
Dopo Kangra verso Delhi, 15 marzo 2008 (ore 20,00) Lhasa è ormai irraggiungibile via telefono. Purtroppo questo è un grave problema dal momento che sia pure ad intermittenza e con enormi difficoltà, fino ad ora alcune notizie riuscivano a filtrare. L'ultima informazione ricevuta parlava di una situazione terribile. Della polizia cinese che sparava ad alzo zero e bastonava brutalmente qualsiasi tibetano o tibetana sorpreso anche semplicemente a camminare per le strade. Mucchi di cadaveri di persone uccise sul posto dall'esercito di Pechino, ammassati e gettati agli angoli delle vie e delle piazze. Massacri all'interno delle prigioni degli arrestati. E soprattutto, si prepara una feroce repressione per lunedì quando scadrà l'ultimatum dato agli insorti che sono ancora asserragliati nelle aree della capitale che hanno conquistato con la rivolta dei giorni scorsi. I cinesi aspettano di esseri certi che Lhasa possa essere una città sigillata e tagliata fuori dal mondo, per scatenare una repressione e un massacro ancora più feroci di quelli di ieri e l'altro ieri. Per questo è importantissimo cercare di mantenere alta l'attenzione sulla situazione in Tibet anche in assenza di filmati e di fotografie che, quasi certamente, non potranno più arrivare.
Dopo Kangra, verso Delhi, 15 marzo 2008 (ore 18,30)
La "Marcia Verso il Tibet" oggi si è conclusa senza alcun ostacolo o interruzione da parte delle autorità di polizia indiane. I marciatori sono arrivati nella cittadina di Shalja, a 55 chilometri dal confine dello stato dell'Himachal Pradesh, dove trascorreranno la notte. I marciatori sono sempre più determinati e le notizie che provengono dal Tibet creano un fortissimo clima emotivo. Tra ieri e oggi si è compreso che non si trattava di semplici scontri ma di una vera e proprio insurrezione. Giungono anche notizie di una incredibile copertura mediatica a livello internazionale, sia degli avvenimenti tibetani sia della "Marcia", cosa che rincuora enormemente i marciatori. Per il momento quindi tutto tranquillo, speriamo che non ci siano brutte notizie domani mattina.
Dopo Kangra verso Delhi, 15 marzo 2008 (ore 15,00) Abbiamo passato da pochi minuti il confine con il distretto di Kangra e ci dirigiamo verso Delhi. Per il momento la polizia indiana non è intervenuta per fermarci nonostante fosse il limite oltre il quale la "Marcia" non sarebbe potuta procedere.
Sulla strada per Kangra, 15 marzo 2008 (ore 12,45) Siamo ormai nelle vicinanze di Kangra, dovrebbero mancare solo 4 chilometri. Due uomini dei servizi segreti indiani sono venuti a controllare lo svolgimento della "Marcia". Potrebbe non essere un buon segno. Lo vedremo fra pochi minuti. Rimanete sintonizzati, io cercherò di informarvi tempestivamente degli sviluppi.
Sulla strada per Kangra, 15 marzo 2008 (ore 11,30) La "Marcia Verso il Tibet" procede senza intoppi, almeno per ora. Abbiamo già percorso diversi chilometri da quando siamo partiti e dovremmo essere a circa 11 chilometri dal confine di Kangra. Quello potrebbe essere un altro punto critico per quanto riguarda possibili interventi polizieschi. Comunque tutti i marciatori sono consapevoli dell'importanza di quanto stanno facendo e pronti anche ad essere arrestati se il governo indiano dovesse continuare a voler impedire al popolo tibetano di esprimersi liberamente tramite una protesta civile, pacifica, non violenta, che non infrange alcuna legge indiana. In questo momento sono presenti diverse testate giornalistiche. A parte alcuni rappresentanti di piccoli giornali locali, ci sono gli inviati di "Voice of America", "Voice of Tibet", "Radio Free Asia", "NDTV" e "Associated Press".
Dehra, 15 marzo 2008 (ore 10,45) Due turisti giapponesi si sono uniti alla "Marcia Verso il Tibet" per esprimere la loro solidarietà al popolo tibetano. Hanno visto in televisione quanto sta succedendo in Tibet e hanno detto di voler fare qualcosa di concreto. Per il momento non sembra che la polizia voglia intervenire ma è impossibile prevedere cosa possa succedere. Tutto può cambiare da un momento all'altro.
Dehra, 15 marzo 2008 (ore 10,00) Inizia da Dehra la seconda fase della "Marcia Verso il Tibet". Tensione altissima. Le tragiche notizie provenienti dal Tibet rendono la determinazione dei tibetani in India totale. Ci sono circa cinquanta marciatori, forse di più. Molti monaci e monache ma anche diversi laici. Alla testa del corteo ci sono Chimi Yungdrung e Lhakpa. Le cinque organizzazioni che hanno indetto la "Marcia" sono assolutamente convinte che è il momento di andare avanti e di non fermare assolutamente la "Marcia Verso il Tibet" qui in India nonostante la richiesta di Samdhong Rinpoche che in effetti sembra che non si sia fatto più sentire. I cento arrestati hanno fatto sapere che non appena rilasciati riprenderanno a marciare. Ieri sera a Delhi pare che ci siano stati molti arresti nel corso delle manifestazioni spontanee. Tutti qui sono unanimi nel ritenere fondamentale la capacità di diffondere e comunicare con ogni mezzo possibile quanto avviene in India e in Tibet e allargare la protesta anche fuori da India, Nepal e Tibet. A proposito di Nepal ci giungono notizie di una grande manifestazione contro l'ambasciata cinese a Katmandu dispersa dalla polizia nepalese con la consueta brutalità. E' anche importante chiedere alle autorità indiane di lasciare liberi i tibetani di poter manifestare in modo pacifico e non violento la loro protesta contro quello che sta accadendo a Lhasa e in molte altre parti del Tibet. Ora più che mai i tibetani non debbono essere lasciati soli ed è indispensabile l'aiuto della comunità internazionale. Non potendo fare affidamento sui governi chiedono alle organizzazioni non governative e alla gente di aiutarli. Vedremo nelle prossime ore se la polizia indiana arresterà nuovamente i marciatori o li lascerà procedere nel loro cammino. Restate sintonizzati.
Dehra, 14 marzo 2008 (ore 20,45) Qui è tutto smobilitato e le persone incaricate della logistica con le loro attrezzature sono dovute ripartire per Dharamsala. Circolano notizie piuttosto attendibili di manifestazioni spontanee di tibetani a Nuova Delhi. Majnukatilla, il quartiere tibetano situato alla periferia della capitale indiana, è circondato da ingenti forze di polizia incaricate di impedire l'afflusso di altri tibetani a Nuova Delhi ma sembra che numerosi abitanti di Majnukatilla siano riusciti lo stesso superare di nascosto il blocco e si siano ricongiunti con i manifestanti nel centro di Nuova Delhi. C'è un'enorme tensione, rabbia e voglia di lottare in tutta la comunità tibetana. Attendiamo domani per sapere se, come e dove la "Marcia" riprenderà. Se ci saranno altre notizie importanti vi terrò aggiornati anche questa notte.
Dehra, 14 marzo 2008 (ore 19,00) Ecco il testo della dichiarazione appena rilasciata dagli organizzatori della "Marcia Verso il Tibet". Diffondetelo immediatamente SCARICATELO QUI
Dehra, 14 marzo 2008 (ore 18,30) Jampa, il tibetano incaricato della copertura logistica della "Marcia", mi ha detto che il Sotto Ispettore della polizia di Dehra ha dichiarato che l'ordine di sgombero era stato emesso nell'interesse dei tibetani dal momento che vi sono animali selvaggi nelle vicinanze. Ovviamente una scusa patetica tanto che Jampa ha fatto presente che c'è una famiglia di indiani accampata nella medesima zona senza che nessun poliziotto si sia preoccupato della loro sicurezza. Solo dopo le preghiere dei tibetani l'ordine di sgombero immediato è stato prolungato ad un'ora dai 30 minuti iniziali. Adesso ci sono cinque poliziotti che controllano che tutti i tibetani responsabili della copertura logistica tornino a Dharamsala da cui hanno l'ordine tassativo di non muoversi.
Dehra, 14 marzo 2008 (ore 18,00) Il sig. VK Jaswal, accompagnato da quattro poliziotti in borghese, è venuto adesso al luogo dove ci sono i tibetani che rappresentano le strutture logistiche di aiuto alla marcia (tende, sacchi a pelo, cucine da campo, etc.) e ha intimato di impacchettare il tutto ed andarsene entro un'ora pena l'arresto immediato di tutte le persone presenti. Gli organizzatori stanno preparando una risposta ufficiale, nel frattempo fate circolare sulla Rete e ovunque possiate la notizia. Io vi terrò informati, nei limiti del possibile, in tempo reale. Aiutate tutti la "Marcia Verso il Tibet" a non morire!
Dehra, 14 marzo 2008 (ore 16,25) Ancora nessuna novità per la ripresa della "Marcia". Comunque la situazione è piuttosto tesa tra i tibetani (organizzatori e i responsabili dell'apparato logistico) perché continuano ad arrivare voci che parlano di manifestazioni a Lhasa con scontri, roghi di macchine della polizia, sparatorie. Sembra che ci siano diversi feriti dal fuoco cinese e che sia stata uccisa una ragazza. Purtroppo è difficile da qui verificare l'attendibilità di queste notizie anche perché probabilmente abbiamo i telefonini controllati dalla polizia e le comunicazioni a volte sono molto disturbate. Difficile dire se per il pessimo stato delle linee telefoniche o per un deliberato intervento della polizia indiana. Difficile anche prevedere se entro questa sera sarà comunicato il luogo dove la "Marcia" riprenderà e cosa risponderanno le cinque organizzazioni (che comunque non hanno ancora ricevuto alcuna informazione ufficiale in merito) alla richiesta del Primo ministro del Governo tibetano in esilio, di porre fine alla "Marcia". Dehra, 14 marzo 2008 (ore 12,30) La situazione è calma e restiamo in attesa che gli organizzatori annuncino se e dove la "Marcia Verso il Tibet" riprenderà. Circolano i nomi di alcuni luoghi ma non vi è stato alcun annuncio ufficiale. Appena lo saprò lo comunicherò immediatamente. E' stato comunque reso noto un comunicato del Primo Ministro del Governo tibetano in esilio, Ven. Samdhong Rinpoche, che dopo aver sottolineato come il Dalai Lama si sia espresso più volte e con chiarezza riguardo al diritto della Cina di ospitare i Giochi olimpici 2008, ricorda che l'iniziativa della "Marcia Verso il Tibet" non riguardi il Kashag (l'Amministrazione tibetana in esilio) ma cinque organizzazioni tibetane non governative. Ed esprime anche la speranza che la "Marcia" possa terminare al più presto in accordo con il rispetto delle leggi indiane. Non è stata data ancora una risposta a questo comunicato da parte degli organizzatori della "Marcia Verso il Tibet".
Dehra, 13 marzo 2008 (ore 23,00) Secondo voci arrivate dal Tibet, a Lhasa la situazione sarebbe estremamente tesa con l'esercito e la polizia cinese che pattugliano le strade del quartiere tibetano della città. Parrebbe anche che i tre principali monasteri della capitale tibetana, Sera, Drepung e Ganden, siano praticamente sotto assedio e circondati da un ingente spiegamento di poliziotti armati pronti ad intervenire duramente per impedire con la forza ogni tentativo dei monaci di uscire in corteo per manifestare a Lhasa. Parrebbe anche che numerosi monaci abbiano iniziato uno sciopero della fame ad oltranza. E giungono notizie di altri monasteri in stato di agitazione, come quello di Lutsang nell'Amdo e di Myera nella provincia tibetana del Gansu. Sembrerebbero voci molto attendibili e confermate da più fonti. Secondo tutti i presenti qui, si tratta di un positivo effetto dei primi giorni della "Marcia" e si crede che continuando potrebbe suscitare in Tibet un'ondata di proteste senza precedenti, almeno negli ultimi anni.
Dehra, 13 marzo 2008 (ore 21,00)
La Corte di Giustizia di Dehra ha stabilito che i cento marciatori arrestati, dovranno rimanere per 14 giorni in stato di fermo di polizia presso lo stabilimento Yatri niwas della cittadina di Jawalaji. Tutti i fermati non tibetani sono stati rilasciati. E' giunta la conferma ufficiale che del gruppo degli arrestati fanno parte anche Mr. Choeying coordinatore nazionale della sezione indiana di "Students for a Free Tibet" e Mr. Lobsang Yeshi, uno dei tre coordinatori della "Marcia Verso il Tibet". Gli arrestati hanno rinunciato a portare avanti lo sciopero della fame, sembrerebbe su richiesta del Governo tibetano in esilio. Comunque tutti i rappresentanti e i militanti delle cinque organizzazioni che hanno indetto la "Marcia" continuano a riaffermare la loro volontà di andare avanti con la lotta fino a quando il Tibet non tornerà libero e indipendente. Probabilmente già dalle prossime ore ci saranno nuove iniziative. E' terminata la detenzione individuale del poeta militante Tenzin Tsundue che si è potuto ricongiungere con il gruppo degli arrestati. Non si hanno notizie precise sulla possibilità di movimento dei tibetani nella zona di Dharamsala che sembrano però costretti a pesanti restrizioni nei loro spostamenti.
Dehra, 13 marzo 2008 (ore 17,00) Tutte le connessioni Internet delle cinque organizzazioni che hanno dato vita alla "Marcia Verso il Tibet" sono state disattivate e bloccate dalle autorità indiane. Per cui è per loro praticamente impossibile comunicare via rete. E' quindi fondamentale l'uso di Internet da parte di tutti coloro che sostengono la "Marcia" e che devono farsi carico della comunicazione. Tutti gli arrestati sono ancora in stato di detenzione nella stazione di polizia di Jawalaji e Tenzin Tsundue continua ad essere detenuto in una località sconosciuta che sembrerebbe però essere situata in questa stessa area.
Dehra, 13 marzo 2008 (ore 12,00) La polizia indiana ha chiusa a Dharamsala la sede nazionale della Tibetan Youth Congress ed è impedito a tutti i tibetani lasciare la zona di Dharamsala per impedire la ripresa della "Marcia Verso il Tibet", però sembrerebbe che gli organizzatori abbiano già pronto un altro gruppo di marciatori che attende in una località che, ovviamente, non ci è dato rivelare. I sostenitori non tibetani della "Marcia" sono ancora riuniti davanti alla stazione di polizia di Jawalaji e confermano la decisione di andare avanti con uno sciopero della fame fino a quando non saranno rilasciati i detenuti e la "Marcia Vero il Tibet" potrà riprendere. Si moltiplicano gli appelli a non lasciare sole le cinque organizzazioni promotrici della "Marcia" e soprattutto ad amplificare le informazioni su quanto sta accadendo.
Dehra, 13 marzo 2008 (ore 10,37) Tenzin Tsundue, il noto poeta e attivista tibetano che aveva da tempo dichiarato la sua volontà di tornare in Tibet ed era tra i partecipanti alla "Marcia" è stato arrestato per primo e viene detenuto in un luogo sconosciuto mentre gli altri marciatori tibetani sono agli arresti in tre celle della stazione di polizia della cittadina di Jawalaji dopo essere stati portati via su cinque cellulari. I partecipanti alla "Marcia" non tibetani si trovano adesso all'esterno della stazione di polizia e hanno dichiarato uno sciopero della fame indefinito, chiedendo a tutti i tibetani - dentro e fuori il Tibet - così come agli amici del Tibet ovunque nel mondo di mobilitarsi immediatamente affinché gli arrestati siano subito rilasciati e la "Marcia Verso il Tibet" possa riprendere. Tutti qui sottolineano la grande importanza della mobilitazione e, soprattutto, della circolazione più estesa possibile delle immagini e delle notizie di quanto sta succedendo. La determinazione di tibetani e sostenitori è fortissima e gli avvenimenti di questi giorni stanno suscitando un'emozione e una volontà di lottare per la liberazione del Tibet che da tempo non si vedeva all'interno della comunità dei rifugiati. Giungono messaggi di solidarietà da tutto l'universo dei profughi, sia in India sia all'estero, e grazie ai telefoni portatili, alle trasmissioni radio e al passaparola, le notizie della "Marcia" riescono ad arrivare in Tibet dove sono accolte con entusiasmo come provano le manifestazioni di questi giorni. Adesso è importantissimo che continui, e se possibile cresca ancora di più, la capacità di far circolare il maggior numero di informazioni possibili sugli avvenimenti di questi giorni. Così come è fondamentale che nascano ovunque sia possibile, iniziative di appoggio e sostegno alla lotta dei marciatori e si chieda alle autorità indiane di consentire che una manifestazione pacifica, non violenta e che si ispira alla tradizione gandhiana possa continuare nella democratica India.
Dhera, distretto di Kangra, 13 marzo 2008 (ore 08,30) Tra gli arrestati ci sono Lobsang Yeshi, uno dei tre coordinatori nazionali della "Marcia Verso il Tibet" e Choeying, coordinatore nazionale della sezione indiana di Students for Free Tibet.
Dhera, distretto di Kangra, 13 marzo 2008 (ore 07,30) E' arrivata adesso la polizia in forze e ha arrestato tutti e cento i marciatori tibetani più una decina di sostenitori stranieri tra cui diverse donne. L'azione della polizia è stata molto decisa e ferma ma non ci sono state violenze contro i manifestanti. Al momento non abbiamo notizie su dove siano stati portati. I manifestanti si sono incatenati gli uni agli altri e non hanno opposto resistenza ma si sono limitati a gridere slogan inneggianti al Tibet e alla non violenza gandhiana. Mentre la marcia stava procedendo lungo la via che porta alla cittadina di Kangra, oltre un centinaio di poliziotti scesi da quattro pulmann hanno bloccato la strada e proceduto agli arresti. Ripeto, tutti e cento i marciatori tibetani sono stati portati via insieme ad oltre dieci sostenitori stranieri. Le cinque organizzazioni non governative hanno comunque fatto sapere che in località che non possiamo rivelare ci sono già altri volontari pronti a riprendere la "Marcia Verso il Tibet" che quindi non dovrebbe fermarsi ma riprendere. Mentre i marciatori venivano arrestati e portati via gridavano ai giornalisti presenti di scrivere la verità sulla situazione in Tibet e sulle condizioni di vita dei tibetani e continuare a informare il mondo di quanto sta succedendo.
Sulla strada per Kangra, 12 marzo 2008 (ore 20,15) Mano a mano che ci avviciniamo al confine con il distretto di Kangra aumenta la tensione tra i marciatori. L'ordine di arresto dovrebbe essere operativo a partire dal distretto di Janisa che si trova a circa 20 chilometri da dove siamo attualmente. In previsione dell'intervento della polizia si sono uniti da poche ore ai marciatori numerosi giornalisti. Secondo alcune voci che stanno circolando, la situazione potrebbe precipitare nelle prossime ore o domani alla ripresa della terza giornata della "Marcia". Non sempre mi è possibile inviare SMS perché sovente attraversiamo aree non coperte dal segnale telefonico. Comunque adesso la situazione è piuttosto tesa in previsione di un possibile intervento poliziesco. Appena ci saranno novità invierò immediatamente una nuova corrispondenza.
Takipur Village, Kangra Dstrict, 12 marzo 2008 (ore 09,00) Questa mattina, verso le 08,30 i marciatori hanno cantato l'inno nazionale tibetano e poi si sono preparati a muoversi. Prima che potessero partire sono arrivati sei poliziotti in borghese che volevano controllare i documenti dei tibetani. Gli organizzatori hanno rifiutato questo controllo e i poliziotti hanno lasciato perdere quindi la "Marcia Verso il Tibet" ha iniziato il suo terzo giorno e il cammino verso Kangra dove dovremmo arrivare in giornata e dove sembra che la polizia dovrebbe intervenire per impedire la continuazione verso Delhi. Comunque per adesso tutto procede bene e in maniera assolutamente pacifica. Le notizie delle manifestazioni di Lhasa hanno reso, se possibile, ancora più determinati i marciatori.
Sulla via per Kangra, 11 marzo 2008 (ore 17,00)
La "Marcia" sta procedendo tranquilla verso Kangra. Oltre ai 100 marciatori tibetani, oggi ce ne sono circa altrettanti stranieri quindi in questo momento il totale dei manifestanti dovrebbe aggirarsi sui 200. Moltissime donne tra i marciatori non tibetani, una di esse ha portato con sé il figlio di 4 anni. La "Marcia" sta avendo una eccezionale copertura mediatica in India e in genere gli indiani che incontriamo lungo la strada esprimono solidarietà nei nostri confronti. Per adesso quindi tutto bene e ci stiamo avvicinando alla sosta di questa sera. Poco fa il presidente della Tibetan Youth Congress ha dato la notizia ai marciatori che anche oggi sembra ci siano state a Lhasa altre manifestazioni, questa volta ad opera dei monaci del monastero di Sera. Ovviamente queste notizie accrescono la determinazione dei marciatori e dei loro sostenitori ad andare avanti con l'iniziativa non violenta per la liberazione del Tibet.
Dharamsala, 11 marzo 2008 (ore 08,45) E' stato deciso che la "Marcia" continuerà. I marciatori si stanno preparando a muoversi. Partiranno dalla Sarah School tra pochi minuti in direzione di Kangra, il capoluogo distrettuale che dista qualche chilometro da qui e dove, è praticamente certo, la polizia cercherà di fermarli e interrompere la "Marcia".
Dharamsala, 10 marzo 2008 (ore 18,00 locali) Questa mattina alle 10 e 45, di fronte al tempio Tsuklagkhang è iniziata la "Marcia Verso il Tibet". In precedenza c'era stato il tradizionale messaggio di Sua Santità il Dalai Lama e di altri esponenti politici tibetani. I marciatori sono partiti alla testa di numerose migliaia di tibetani, sventolando decine e decine di bandiere del Tibet indipendente e scandendo slogan inneggianti alla liberazione e all'indipendenza del Tibet. Molti tibetani residenti a Dharamsala si sono assiepati lungo la strada augurando ai marciatori buona fortuna e pregandoli di prendersi cura della loro salute. La polizia indiana non è minimamente intervenuta e le preoccupazioni che alcuni osservatori avevano espresso riguardo alla possibilità che la "Marcia" non potesse partire da Dharamsala si sono rivelate del tutto prive di fondamento. I marciatori hanno raggiunto verso le tre del pomeriggio la Sarah School dove si sono fermati per mangiare. Qui rimarranno per la notte e domani mattina ripartiranno. Il clima emotivo della protesta è molto intenso ma tutti i marciatori ribadiscono di continuo che la loro iniziativa, per quanto determinata, è assolutamente non violenta. I marciatori sembrano essere molto disciplinati e ben organizzati. Pare quindi che le cinque organizzazioni non governative che hanno indetto la manifestazione abbiano proprio fatto un buon lavoro.
Dharamsala, 9 marzo 2008 Alle 15 si è tenuta, presso i locali della Club House di McLeod Gang-Upper Dharamsala, una affollata conferenza stampa in cui sono state illustrate le ragioni e le modalità della "Marcia Verso il Tibet". Erano presenti numerosi giornalisti indiani, in rappresentanza di testate sia nazionali sia locali. Nutrito anche il gruppo dei giornalisti esteri tra cui quelli della CNN. E' stato confermato che la "Marcia" inizierà il 10 mattina dal Tempio Tsuklagkhang di Mcleod Ganj non appena sarà terminata la cerimonia ufficiale che ogni anno ricorda l'insurrezione di Lhasa del 1959. Gli organizzatori hanno inoltre tenuto a precisare che si tratterà di una "Marcia" assolutamente non violenta nel più puro spirito gandhiano e che è prevista la partecipazione di migliaia di tibetani e amici internazionali della causa del Tibet. La durata approssimativa della "Marcia" dovrebbe essere di circa sei mesi in modo di arrivare a varcare il confine con il Tibet (in punti ovviamente non ancora resi noti) in concomitanza con l'apertura dei Giochi Olimpici di Pechino.
Dharamsala, 8 marzo 2008 Grande attesa per la "Marcia Verso il Tibet" che inizierà il 10 marzo. Oggi i marciatori sono stati visitati da un medico che li ha informati su gli eventuali rischi per la loro salute che potrebbe comportare la partecipazione alla "Marcia". Quindi gli avvocati indiani, dott. Anand Sharma, che esercita presso l'Alta Corte di Giustizia di Shimla e il dottor Jitendar Rana, che esercita presso la corte di Dharamsala, hanno partecipato ad una sessione di domande e risposte riguardo gli aspetti legali che potrà comportare la partecipazione alla "Marcia". Entrambi gli avvocati fanno parte di un network di legali specializzati nella difesa dei diritti umani ed un membro di questa organizzazione prenderà parte alla "Marcia" per aiutare partecipanti e organizzatori nel caso si presentassero problemi legali con la polizia e le autorità indiane.
Lettera aperta di Tenzin Tsundue
(traduzione di Vicky Sevegnani)
Cari amici, è giunto il momento di ritornare in Tibet.
L’ultima volta che sono andato in Tibet nel 1997, dopo la laurea, sono stato arrestato, picchiato, interrogato dalle autorità cinesi che, dopo avermi incarcerato per tre mesi a Lhasa e a Ngari facendomi soffrire la fame, mi hanno espulso dal Tibet. Ero andato in Tibet a piedi, da solo, attraversando le montagne dell'Himalaya.
Undici anni dopo, sono ancora in viaggio verso il Tibet. Anche questa volta, come allora, senza permesso di ingresso.
Torno a casa.
Perché dovrei preoccuparmi di avere il visto di ingresso dal regime coloniale cinese che non solo ha occupato il Tibet ma ha imposto un regime militare, facendo vivere il popolo tibetano in Tibet, giorno dopo giorno per 50 anni, sotto la tirannia e la brutale repressione?
Quest’anno, il 2008, nel momento in cui la Cina sarà oggetto di attenzione dei media internazionali, rappresenta una grandissima opportunità per il movimento tibetano di mostrare le ingiustizie patite dai tibetani.
Parteciperò alla Marcia di ritorno che partirà da Dharamshala verso il Tibet, organizzata dal Tibetan People’s Uprising Movement, che vede riuniti le cinque più importanti organizzazioni non governative tibetane: il Tibetan Youth Congress, la Tibetan Women’s Association, il Movimento Gu Chu Sum, il Partito Nazionale Democratico del Tibet e il gruppo Studenti per il Tibet Libero, India.
La Marcia partirà il 10 marzo 2008 da Dharamsala, la capitale del Tibet in esilio, passerà da New Delhi e si dirigerà verso il Tibet.
La marcia durerà sei mesi, in modo da poter raggiungere il confine tibetano più o meno nel momento in cui apriranno i giochi olimpici di Pechino (agosto 2008). Ora è troppo presto per dire in quale punto del confine passeremo. India e Tibet hanno una linea di confine lungo l’Himalaya lunga più di 4.000 chilometri. Potremmo passare anche in più punti del confine, vedremo come fare. Nel passato vi sono stati tentativi simili, ma ora c’è una grande organizzazione e un piano strategico studiato nei minimi dettagli da tutte le organizzazioni non governative, unite per raggiungere un obiettivo comune.
Questa unità è la nostra forza!
Non so cosa ne sarà di noi, per questo ho dato via i miei pochi libri, l’unica mia proprietà, a una biblioteca di Dharamsala.
Anche i miei più cari amici, Lobsang e Nyingje (che nel passato sono stati nel battaglione tibetano dell’esercito indiano) stanno donando i loro beni personali e si uniranno alla marcia.
La polizia indiana farà, è ovvio, il suo dovere. Le guardie di frontiera cinesi saranno chiaramente entusiaste.
Siccome abbiamo deciso di fare una marcia pacifica, con l’impegno assoluto della nonviolenza, non credo che né le autorità indiane né quelle cinesi potranno ostacolarci.Siamo ispirati dalla Marcia del Sale di Gandhi; anche se cercheranno di fermarci, noi non ci fermeremo.
Per quanti giorni potranno metterci in prigione con l’accusa di marciare pacificamente? Perché il governo indiano dovrebbe fermare gli esuli tibetani che tornano di loro spontanea volontà a casa a piedi?
In passato ho scalato palazzi per manifestare a favore della libertà, mi sono incatenato ai cancelli dell’ambasciata cinese a New Delhi, ho trascorso mesi in prigione, sono stato picchiato dalla polizia, ho combattuto battaglie legali ma non ho mai perso la dignità della lotta e il mio credo nonviolento.
La marcia verso il Tibet sarà una marcia nonviolenta, un tributo spirituale alla nostra lotta per la verità e la giustizia.
E’ la Lunga Marcia per la libertà.
Nel nostro viaggio verso casa pianteremo tende e cucineremo lungo la strada, ci saranno marciatori e sostenitori della marcia, personale medico, persone addette alla logistica e al contatto con i mezzi di comunicazione. Lungo la strada del nostro ritorno a casa ci saranno anche canti e danze, spettacoli teatrali e film.
Cari amici, questa è per voi l’opportunità storica di avviare una lotta non violenta per la libertà, uno sforzo popolare per ottenere la libertà di un paese rimasto soggiogato fino ad oggi.
Vi chiedo di unirvi a noi e di aiutarci in tutti i modi possibili. Abbiamo bisogno che tutti i popoli del mondo conoscano questo e vi chiedo di diffondere le notizie. Marceremo per sei mesi, quindi voi potrete unirvi a noi anche solo per un giorno, una settimana, un mese come nostri sostenitori. Scuole, università e città possono marciare con noi.
Abbiamo bisogno di volontari, giornalisti, scrittori, fotografi, bloggers, infermieri, cuochi, tecnici e anche delle vostre preghiere.
Da quando la Marcia è stata annunciata, il 4 gennaio 2008, i tibetani hanno iniziato a discutere, si è sviluppato un grande dibattito nei campi profughi tibetani. Recentemente gli organizzatori della marcia hanno aperto le iscrizioni, ho sentito molte persone che si stanno registrando, anche voi potete registrarvi on line. Per maggiori informazioni visita il sito: www.tibetanuprising.org. Unitevi a noi!