2008/04 - Tibet-Pechino: NEWS

 sviluppi della situazione Tibet-Pechino



In questa pagina verranno aggiornate, in ordine cronologico crescente tutte le principali informazioni sugli sviluppi della situazione Tibet-Pechino, relative al mese di aprile 2008.

Per immagini fotografiche consultare il sito: flickr.com/photos/tibetanuprising/
e il sito: www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/lhasa-violenze/4.html

Ulteriori notizie e foto, sul sito www.perlapace.it

Nel sito freetibet ci sono le prime foto del massacro dal Monastero di Kirti. Le foto sono molto dure. se ne consiglia la visione solo ha chi ha uno stomaco (e un cuore) forte abbastanza ...

In questa pagina verranno, inoltre, anche riportate le principali notizie tratte dalla stampa oltre agli aggiornamenti sulle posizioni
dei parlamentari Europei,  tratte dai siti dell'Europarlamento e del Financiat Times.


Per ulteriori dettagli si fa riferimento e si rimanda ai siti dei quotidiani online, oltre che ai principali siti istituzionali per il Tibet.



New Delhi - Tibet, la polizia brucia i corpi delle vittime degli scontri
ANSA

La polizia cinese brucerebbe in Tibet i corpi dei tibetani morti durante i moti di Lhasa cominciati lo scorso 14 marzo. Lo denuncia il governo tibetano in esilio in un comunicato apparso sul loro sito web ufficiale.

Secondo il comunicato, il 28 marzo circa 83 corpi sono stati bruciati nel crematorio elettrico nella città di Dhongkar Yabdha, nel distretto di Toelung Dechen, che rientra sotto la Municipalità di Lhasa. Il motivo - viene denunciato nel documento - sarebbe stato quello di "pulire interamente dall'interno ogni prova relativa alle recenti proteste in Tibet".

Il comunicato riferisce di testimoni che hanno visto diversi corpi di tibetani morti durante gli scontri caricati e portati in due camion dell'esercito nella parte orientale di Lhasa, dai quali si vedeva sangue che colava. Altri testimoni hanno riferito di altri camion visti in diverse parti dei dintorni di Lhasa.

Il comunicato denuncia che molti tibetani rimasti feriti durante gli scontri, trasportati al Peoplés Hospital, sono morti e stanno ancora morendo senza cure.

La famiglia di un tassista scomparso durante le violenze di Lhasa, si è vista recapitare dalla polizia un sacchetto con il nome dell'uomo, contenente le ceneri del tassista.

DUE EMISSARI DEL DALAI LAMA DOMANI A PECHINO
Due emissari tibetani del Dalai Lama dovrebbero arrivare in Cina domani per incontri con responsabili cinesi sulla crisi in Tibet. Lo ha annunciato oggi un portavoce del governo tibetano in esilio in India.

Lodi Gyaltsen Gyari e Envoy Kelsang Gyaltsen, sono i due inviati del Dalai Lama che domani a Pechino avranno "colloqui informali", con le autorità cinesi, come precisa un comunicato del governo tibetano in esilio. Chhime R. Chhoekyapa, segretario del Dalai Lama, ha detto che gli inviati nella visita, che si annuncia breve, discuteranno della situazione corrente nelle aree tibetane. "Essi - riferisce Chooekyapa - esprimeranno la preoccupazione del Dalai circa la gestione da parte delle autorità cinesi della situazione in Tibet e forniranno dei suggerimenti per portare pace nella regione". "I due inviati sono autorizzati a trovare una soluzione soddisfacente al problema tibetano, dal momento che la Cina, dice Chhoekyapa, "ha espresso sia pubblicamente che ai governi del mondo la sua posizione sulla continuazione del dialogo".

HONG KONG,CONCLUSA STAFFETTA FIACCOLA OLIMPICA
La staffetta della fiaccola olimpica oggi ad Hong Kong si è conclusa senza incidenti seri. Il percorso si è svolto nel quadro di un imponente dispositivo di sicurezza. Durante la manifestazione una ventina di persone complessivamente sono state fermate dalla polizia e di questi una decina erano manifestanti filo Tibet protagonisti di una scaramuccia con dimostranti filo Pechino. 



New Delhi, 02 magio 2008 - Corpi di dissidenti tibetani bruciati
La Voce

Secondo il governo tibetano in esilio la polizia cinese avrebbe bruciato i corpi dei dissidenti tibetani dopo le proteste di Lhasa.

A detta degli oppositori i corpi sarebbero stati bruciati nella città di Dhongkar Yabdha, nel distretto di Toelung Dechen.

Dal 28 marzo ammonterebbero a 83 i corpi fatti “scomparire” nel forno crematorio della cittadina, “per ripulire dall'interno ogni prova relativa alle recenti proteste in Tibet” come chiarito nel comunicato.



Pechino, 02 maggio 2008 - Sabato in cina gli emissari del Dalai Lama
Repubblica.it

Due emissari tibetani del Dalai Lama arriveranno sabato a Pechino per colloqui con il governo cinese, per tentare di dare una soluzione alla spinosa quesione tibetana. Lo ha reso noto un portavoce del governo tibetano in esilio, in India.


Hong Kong, 02 maggio 2008 - La torcia olimpica a Hong Kong, proseguono le proteste
Reuters, di James Pomfret

Otto dimostranti sono stati fermati ad Hong Kong e un altro attivista pro-Tibet è stato spintonato e apostrofato come traditore mentre era in corso la prima parte del tour in Cina della torcia olimpica.

Stretta tra severe misure di sicurezza, con strade chiuse, la folla tenuta a distanza e i sedici "guardiani" in tuta bianca e blu intorno, la fiamma olimpica è stata portata per le strade dell'ex colonia britannica.

Le autorità di Hong Kong sono state molto criticate per avere adottato una linea dura sulla sicurezza senza precedenti che ha compreso il divieto di ingresso in città di molte persone, tra cui tre attivisti filo-tibetani, un artista danese e un militante per i diritti umani.

Il viaggio in 20 nazioni della torcia è stato segnato dalle proteste contro la repressione in Tibet, che hanno provocato una forte irritazione a Pechino e per reazione portato in piazza in patria e all'estero centinaia di manifestanti inneggianti alla Cina.

Mentre il tedoforo si apprestava a prendere la fiaccola sotto un cielo carico di pioggia, la polizia ha impedito ai dimostranti di lanciare slogan in favore della libertà religiosa in Cina e di sventolare una bandiera tibetana. Otto manifestanti sono stati fermati e portati ad un pulmino della polizia "per la loro stessa sicurezza", è stato detto.

Un altro uomo che sollevava un cartello invitando al dialogo il governo cinese e il Dalai Lama è stato circondato da diverse persone che lo hanno spintonato e insultato, chiamandolo traditore e "malato mentale".


Auguriamo - con sincero spirito "olimpico" - alla solerte e documentatissima giornalista di dormire di più. E che i suoi sonni, tranquilli, non siano mai visitati dal tarlo del dubbio o dagli incubi che solo affermazioni tanto draconiane, tendenziose  e superficiali potrebbero produrre ... (m.b.)

Pechino, 30 aprile 2008 - Olimpiadi, mancano cento giorni
La Stampa, di Giulia Zonca
 
Le bandiere rosse sventolano ovunque, sono il simbolo dell'orgoglio nazionale smosso dalle critiche. Non solo contestazioni, la Cina esibisce impianti perfetti e ha migliorato l'aria.

Solo oggi che la fiaccola arriva a Hong Kong, ormai Cina, Pechino si riprende le sue Olimpiadi. Ha vinto il diritto di ospitarle nel 2001 e gli è toccato riconquistarle un giorno alla volta mentre il popolo dei diritti umani cercava di spegnere la fiaccola e il mondo parlava di boicottaggio. Succede ancora e la torcia si è sdoppiata, una viaggia nelle tranquille strade di casa, l’altra è ferma al campo base pronta a scalare l’Everest e altre contestazioni. Eppure in questi mesi la Cina è riuscita a finire tutti gli impianti, spettacolari, efficienti e non così cinesi come ci si aspettava. Quaranta miliardi di dollari spesi per stadi che sono musei dello sport fuori e strutture super tecnologiche dentro.

Il Water Cube, piscina lunare, esce dalla fantasia di un gruppo di architetti australiani, il progetto è stato realizzato da 20 architetti, solo tre cinesi. Il villaggio, anche quello ideato all’estero, conta nello staff di ingegneri un solo cinese. Anche nel rigidissimo impero sono disposti a farsi colonizzare da idee altrui. Come quelle per le Olimpiadi verdi, chieste dal Cio al momento dell’assegnazione e appaltate agli sponsor.

La città più inquinata al mondo non ha perso questo primato però ha piantato 200 milioni di alberi dal 2002 a oggi, ha chiuso 680 miniere e alimenta il 27 per cento dell’area olimpica con energia alternativa. La General Electric ha installato turbine a gas nella centrale di Taiyanggong. Produrranno elettricità e riscaldamento o raffreddamento in tutta la «Olympic Central Area». Il Fengtai Softball Field sarà illuminato dai pannelli solari e 80.000 metri cubi di acqua sporca verranno ripuliti ogni giorno grazie alla membrana installata al «Qinghe Waste Water». Gebrselassie non parteciperà alla maratona, ma l’aria inizia a migliorare. Lentamente, è lo spirito patriottico che si muove rapido.

Gli educati cinesi sono diventati insofferenti, stanchi di sentire critiche appendono bandiere rosse ai balconi senza che sia un ordine di stato e si indignano come non era mai successo. Sono stati sfollati per questi Giochi, però ora li vogliono, depurati dalla politica, dallo smog, dal Darfur e dal Tibet. Hanno inaugurato l’aeroporto e una nuova linea metropolitana e rispondono ai sospettosi con molti numeri mandati a memoria. Ci sono 70 mila volontari che parlano inglese (contati dalla Cnn), e 30 mila giornalisti hanno raccontato questi mesi controversi senza censure. La corrispondente del «Times» che in un’editoriale ha paragonato le Olimpiadi 2008 a quelle del 1936, a Berlino, è la donna più detestata della Cina, la più insultata in rete, però ha continuato a scrivere.

Un anno fa l’ex presidente del Cio Juan Antonio Samaranch pronunciava la logora frase: «Saranno le più belle Olimpiadi della storia», due settimane fa, l’attuale presidente del Cio Jacques Rogge ammetteva: «Questi Giochi sono in crisi». In mezzo c’è stata repressione e paura, solo ieri il tribunale di Lhasa, capoluogo tibetano, ha condannato a pene dai tre anni di reclusione all’ergastolo 30 attivisti tibetani, laici e monaci, tutti accusati di manifestazioni anti-cinesi. Notizia che non rimbalza più contro lo spirito olimpico, quello ha trovato gli anticorpi per emanciparsi e sopravvivere. Si è trasformato, difeso dagli atleti e da molto orgoglio, è uscito dal programma di propaganda governativo. La Cina è sempre un’incognita sotto osservazione, i Giochi, a cento giorni dalla cerimonia inaugurale, sono una certezza.


Pechino, 30 aprile 2008 - 100 giorni a Pechino
AGI

Cento giorni a Pechino 2008. La tormentata staffetta della fiaccola olimpica è arrivata questa mattina a Hong Kong ed è stata portata in un luogo segreto, al riparo da azioni dimostrative contro la repressione cinese in Tibet. Il conto alla rovescia è iniziato e i cinesi hanno sottolineato la circostanza con feste e preghiere nella capitale. Circa diecimila persone hanno invaso l'Olympic Green, il parco olimpico, per una corsa sotto il grigio cielo mattutino. Nelle chiese cattoliche della capitale - quelle autorizzate dal regime comunista - si è pregato per la riuscita dei Giochi.

"I cento giorni che abbiamo di fronte porteranno entusiamo crescente e energia a Pechino", si legge in un comunicato del Comitato olimpico internazionale (Cio), "i cittadini e i turisti vedranno una città che continuerà a trasformarsi, mentre da' il benvenuto ad atleti, ai media e agli spettatori". Con l'arrivo in territorio cinese della fiaccola sono state rafforzate le misure di sicurezza in tutto il Paese. Nell'ex colonia britannica, dal 1997 tornata sotto amministrazione speciale della Cina, circa tremila agenti sono stati mobilitati per la staffetta di domani che durerà otto ore.

Le autorità temono manifestazioni di protesta, cui ha già dato adesione anche l'attrice Mia Farrow. E' stato negato il visto di ingresso a tre attivisti tibetani dei gruppi 'Tibet libero' e 'Studenti per il Tibet libero'. La scorsa fine settimana erano stati respinti tre attivisti danesi, tra cui lo scultore Jens Galschiot. L'agenzia 'Xinhua' ha riferito intanto che nel nordovest della Cina la polizia ha aperto il fuoco e ucciso un indipendentista tibetano. Nella sparatoria, avvenuta lunedì nella provincia di Qinghai, p morto anche un agente. Fino a oggi le autorità cinesi avevano sempre insistito nel dire che nessun ribelle tibetano era mai stato ucciso durante le proteste e attribuiva la responsabilità dei venti morti agli stessi rivoltosi.


Pechino, 29 aprile 2008 - Proteste in Cina: Polizia spara e fa una vittima
La Repubblica

La polizia cinese ha aperto il fuoco e ucciso un manifestante filo-tibetano nella provincia di Qinghai, un'area popolate da molti tibetani.

Lo ha reso noto la stampa cinese e la notizia è la prima ammissione ufficiale da parte delle autorità di Pechino di una vittima provocata dalle forze di polizia cinesi. Nello scontro a fuoco con gli agenti è rimasto ucciso anche un poliziotto.


Francia, 29 aprile 2008 - Bufale olimpiche: la bufala del boicottaggio francese della cerimonia d'apertura delle olimpiadi cinesi.
Ottopassi

L'altroieri pomeriggio le agenzie di stampa italiane - sfinite da due giorni di commenti su Carla Bruni a Londra - trovano lo spazio per riportare che sempre da Londra il marito di Carla Bruni avrebbe annunciato l'intenzione della Francia di boicottare la cerimonia inaugurale delle olimpiadi, la prossima estate, in conseguenza delle prepotenze cinesi in Tibet.

Il dibattito è aperto da giorni e malgrado Sarkozy ne avesse parlato anche due giorni prima i maggiori siti web mettono in evidenza subito la notizia. La Francia sarebbe il primo paese che prende una posizione in questo senso. Ieri mattina, i maggiori quotidiani italiani escono quindi come segue. Corriere della Sera: “Parigi pronta a boicottare l'apertura”. Repubblica: “Sarkozy pensa di boicottare l'apertura”. La Stampa (in prima pagina): “Boicottaggio delle olimpiadi: Sarkò preme”.

Ora, le reali intenzioni di Sarkozy non le sa nessuno, ma sui giornali francesi si trovava invece questo quadro, sempre ieri: su Libération, nessuna menzione della presunta presa di posizione di Sarkozy. Su Le Monde, neanche. Le Figaro riporta all'interno di un lungo articolo sulla visita londinese che “Sarkozy non ha escluso la possibilità di boicottare la cerimonia d'apertura, ma su questo si consulterà con gli altri paesi della UE”. Sul sito internet di Le Monde si riportano le parole di Sarkozy: “sarò presidente della UE al momento della cerimonia e quindi dovrò consultarmi con gli altri membri per decidere se andrò o no alla cerimonia. Mi riservo di pensarci a seconda di come si evolve la situazione”.

Insomma, la notizia non c'era, e se c'era non meritava titoli. A volerla proprio dare, poteva essere: “Sarkozy pronto ad andare alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi”.


Dharamsala (India), 29 aprile 2008 - Il portavoce del dalai lama dice: vedere i Cinesi? non sappiamo nulla"
AGI

Un portavoce del Dalai Lama, Tenzin Taklha, ha reagito affermando di non sapere nulla a quanto annunciato dell'agenzia di stampa cinese 'Xinhua', secondo cui sarebbe imminente un incontro tra esponenti del governo di Pechino e un emissario del leader spirituale dei buddhisti tibetani.

Secondo il portavoce, infatti, le autorità centrali non hanno comunicato niente al riguardo. "Non disponiamo di qualsivoglia informazione circa la volontà della Cina d'incontrare rappresentanti di Sua Santita'", ha dichiarato Takhla da Dharamsala, la cittadina nel nord dell'India dove il Dalai Lama vive in esilio dal '59, e in cui ha sede anche il governo tibetano esiliato. "Non c'e' stata alcuna comunicazione", ha insistito.
Il capo spirituale buddhista, accusato dal regime di Pechino di essere soltanto un sobillatore separatista responsabile dei recenti disordini in Tibet, ha sempre insistito di volere il dialogo con la Repubblica Popolare, e di puntare unicamente a una maggiore autonomia


Ci voleva altro? Indignamoci con Samding Dorje Pangmo, tutti insieme ...

Pechino, 29 aprile 2008 - critiche a Dalai Lama da Buddha donna

The instablog

C'è una reincarnazione del Buddha che critica il Dalai Lama. E' la dodicesima Samding Dorje Pangmo, ovvero reincarnazione femminile della somma figura del buddhismo, 66 anni.

La donna, che è anche funzionaria dell'amministrazione cinese della regione, ritiene che il Dalai Lama sia responsabile delle violenze. "Vedendo alla televisione - ha affermato - un piccolissimo numero di persone senza scrupolo bruciare e distruggere negozi, scuole e proprietà pubbliche, brandire coltelli e bastoni e attaccare sfortunati passanti ho provato sorpresa, profondo dolore e indignazione".


Tibet, 29 aprile 2008 - 203 i morti dall'inizio delle proteste
Ticino news

Sarebbero 203 i morti, oltre 1000 feriti e 5715 arrestati in Tibet dal 10 marzo scorso, data di inizio delle proteste a Lhasa, al 25 aprile. Lo scrive in un comunicato la Central Tibet Administration (CTA), il governo tibetano in esilio a Dharamsala in India, che parla di dati certi verificati meticolosamente.

Il calcolo della CTA si basa, oltre che sulle sue fonti dirette, anche sui numeri riportati da diverse altre fonti, come Chinadigitaltimes.net, il Tibetan Center for Human Rights and Democracy (TCHRD), la stampa statale cinese e Lhasa Radio, Radio Free Asia (RFA) e dal dipartimento di sicurezza della stessa CTA.

Le stime più basse sono quelle riportate dai media cinesi: secondo la stampa ufficiale di Pechino, i morti sarebbero in tutto 23 contro i 19 di Lhasa Radio. I feriti 917, 405 per la radio; gli arrestati 2.226 per la stampa cinese mentre 1.397 per la radio della capitale tibetana.


Pechino, 29 aprile 2008 - Anche condanne all’ergastolo per i monaci "responsabili" delle proteste in Tibet
AsiaNews

Dure pene per le prime 17 persone, almeno 6 monaci condannati da 15 anni all’ergastolo. Intanto Pechino riapre uno dei monasteri chiusi per le proteste. La torcia olimpica, dopo le contestazioni pro-Tibet in tutto il mondo, riceve grandi feste nel comunista Vietnam.

Nel Tibet ancora chiuso ai giornalisti e ai visitatori esteri, 17 persone hanno ricevuto oggi condanne da tre anni all’ergastolo per le proteste di marzo nella capitale Lhasa. Tra i condannati all’ergastolo c’è il monaco Basang, accusato di avere guidato una decina di persone, tra cui 5 altri monaci - per loro condanne tra 15 e 20 anni - nella devastazione di uffici pubblici e negozi e nell’aggressione di un poliziotto. La Cina non ha indicato quanti altri tibetani siano in attesa di processo, mentre gli esuli del Paese parlano di centinaia di detenuti.

Sempre oggi è stato riaperto il monastero Sera a Lhasa, chiuso insieme ad altri dall’epoca delle proteste. Nelle regione è in corso una campagna educativa, che chiede ai monaci una formale abiura contro il Dalai Lama e l’accettazione del Panchen Lama “scelto” da Pechino (quello indicato secondo la tradizione dal Dalai Lama è “scomparso” dal 1995).

Per la repressione in Tibet ci sono state proteste in tutto il mondo al passaggio della torcia olimpica di Pechino, che oggi è a Ho Chi Minh City (Vietnam). Circa 60 tedofori la porteranno dalla Opera Hall fino a uno stadio militare, per  un percorso non rivelato. Anche se due persone sono state arrestate, non si aspettano proteste nel Paese comunista, come non ce ne sono state ieri nella repressiva Corea del Nord.

Le proteste inTibet erano iniziate il 10 marzo, guidate da monaci buddisti, e sono esplose a seguito dell’intervento violento delle forze dell’ordine. Pechino ammette almeno 18 civili e un poliziotto morti, per colpa dei dimostranti, oltre a 382 feriti civili e 241 poliziotti; mentre i gruppi pro-Tibet indicano oltre 140 persone uccise dalla polizia. A seguito delle diffuse critiche internazionali, nei giorni scorsi Pechino ha annunciato prossimi colloqui con rappresentanti del Dalai Lama, leader spirtiruale tibetano, per alleviare la tensione nella regione. Ma in seguito i media cinesi hanno proseguito le accuse contro la “cricca” del Dalai Lama, raffigurato come pericoloso terrorista e separatista.


Dharamsala (India), 28 aprile 2008 - una preghiera ...
Giotibet.com

Il Dalai Lama ha oggi guidato una sessione di preghiera dedicata ai tibetani morti durante la rivolta. La cerimonia celebrava i 49 giorni che secondo la tradizione buddista concludono il ciclo che porta a una nuova rinascita.



Guandong (Cina), 28 aprile 2008 - Fabbrica cinese produceva bandiere tibetane. Chiuso l'impianto, arrestati i proprietari.
Quotidiano.net



Migliaia di vessilli erano già confezionati, la polizia teme che molti possano già aver raggiunto l'estero. Ispezioni sui veicoli diretti a Hong Kong, dove la torcia olimpica arriverà il 2 maggio.

L'affarismo travolgente
, motore dell'esponenziale crescita economica cinese, ha giocato un brutto scherzo ai titolari una fabbrica di bandiere che incuranti dei rischi hanno prodotto migliaia di vessilli tibetani per conto del governo in esilio del Dalai Lama.


L'impianto, nella privincia meridionale del Guangdong, è stato chiuso e i proprietari arrestati. Questi ultimi hanno tentato di difendersi affermando che pensavano di realizzare solo bandiere colorate prive di implicazioni politiche ma i loro dipendenti, dopo aver visto alla tv le immagini delle proteste di Lhasa e riconosciuto il frutto del loro lavoro, hanno informato le autorità.

Migliaia di bandiere erano già state confezionate per il trasporto e la polizia teme che molte possano già aver raggiunto i destinatari all'estero. Per evitare che possano essere usate nei prossimi giorni a Hong Kong, dove la torcia olimpica farà tappa venerdì 2 maggio, le autorità hanno ordinato l'ispezione accurata di ogni veicolo diretto nella cosiddetta Special Economic Zone di Shenzen, l'area di "confine" con l'ex colonia britannica.


Parigi, 28 aprile 2008 - Reporters Without Borders

Reporters Without Borders gave a news conference today in Paris to unveil a series of new campaign initiatives aimed at the public, politicians, Olympic sponsors and journalists who are going to the Olympic Games in Beijing.

"With just over 100 days to go to the games, a key moment for the Olympic movement, we are campaigning to obtain the release of prisoners of conscience and free access to Tibet for the press," Reporters Without Borders secretary-general Robert Ménard said.

"The announcement of a possible resumption of dialogue with the Dalai Lama has raised hopes of a possible shift in the Chinese government's position human rights, but we are not there yet," Ménard continued. "Democratic heads of state, including President Nicolas Sarkozy, must threaten to boycott the opening ceremony in order to maintain the pressure."

Reporter Florence Aubenas of the Paris-based Le Nouvel Observateur weekly, a former hostage in Iraq, appealed to her colleagues: "Journalists are not activists but they have a role to play before the Olympic Games," she said. "We must be able to tell the Chinese authorities that we want to go to Tibet or to interview dissidents. All the press will want to talk about the sports events, but they will also want to talk about the other issues. The press must defend this right by taking a clearer stand."

Aubenas presented an appeal to this effect that has already been signed by a dozen of leading European newspapers.

Filmmaker Jean-Jacques Beineix and Miss France 2007 runner-up Sophie Vouzelaud, who was born deaf, unveiled videos that use sign language to make the public and athletes more aware of human rights abuses in China. "As the Chinese authorities are deaf to the appeals of international public opinion and the International Olympic Committee prefers that athletes say nothing, we are going to use the sign language gesture for Freedom," Beineix explained.

He showed four video clips that will be offered to TV stations in which Vouzelaud, writer Marek Alter and singer Nicolas Sirkis, the leader of the French band Indochine, do the Freedom sign while a voice says: "The Chinese leaders are deaf to our appeals, so this is how you say Freedom in sign language."

Vouzelaud said she was deeply committed to free expression and solidarity and supported the call for the release of prisoners of conscience in China. Sirkis announced that he was bringing out a single in support of the Reporters Without Borders campaign on China. "We are going to do a video and launch this single in order to participate in this campaign, which is entirely legitimate," he said.

Robert Poirier, who is a former coach of the French athletics team and who participated as an athlete in the Tokyo and Mexico City games, said athletes "are also citizens" and urged them not to neglect the human rights situation in China and Tibet.

"The International Olympic Committee has been unable to create conditions in Beijing that will allow athletes to take part in the games in completely serenity," he said. "The athletes must express - peacefully and respecting the Charter - their commitment to the values of freedom. I am sure they will find the words and the moments to show their commitment as citizens."

Ménard also reported the results of an opinion poll about the Olympic sponsors. "A majority of French people agree that the sponsoring companies must defend human rights in China. Most of the people polled also said they were ready to boycott their products if nothing is done. These results show that the sponsors cannot stay silent."

Vincent Brossel
Asia - Pacific Desk - Reporters Sans Frontières
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Torino, 26 aprile 2008 - Che l'apertura della Cina non sia un escamotage
AGI


“Da 30 anni il Dalai Lama chiede di dialogare con Pechino. L’apertura del regime cinese non deve essere un escamotage per attenuare l’attenzione sullo stato dei diritti umani in Tibet e Cina”. E’ quanto afferma il radicale Bruno Mellano (coordinatore dell’Intergruppo parlamentare Tibet) in merito all’apertura al dialogo con il Dalai Lama avanzata ieri da Pechino.

“Nel suo Appello al popolo cinese, diffuso lo scorso 28 marzo, il Dalai Lama - afferma, in una nota, Mellano - ricorda che nel lontano 1974, 34 anni fa, nel mezzo della Rivoluzione culturale, i tibetani scelsero di seguire la cosiddetta “Via di Mezzo”: di abbandonare, cioe’, la richiesta dell’indipendenza (del tutto legittima) per chiedere, invece, di intavolare negoziati con i cinesi al fine di arrivare a uno status di autonomia per il Tibet all’interno della Repubblica Popolare di Cina. Da allora, la posizione del Dalai Lama non e’ cambiata; da allora, i cinesi hanno praticato la “doccia scozzese”, alternando dichiarazioni di apertura a feroci attacchi al Dalai Lama; anche oggi, dopo la carota di ieri, e’ arrivato il bastone, con nuove accuse da parte del “Quotidiano del Popolo” alla “cricca del Dalai”.

“Questo spiega perche’ il leader spirituale e politico dei tibetani abbia oggi detto si’ alla ripresa del dialogo - conclude Mellano - purchè i negoziati siano "seri" e non si rivelino solamente un tentativo per attenuare l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sulla situazione dei diritti umani in Tibet e, in generale, nell’intera Cina”.


Periche (Nepal), 26 aprile 2008 - Everest: soldati verso il campo base
MontagnaTV

"Mai uomini in armi avevano violato questa terra di pace e serenità. Ma ora l'esercito mandato dal governo di Kathmandu sta salendo al campo base dell'Everest". Queste le parole preoccupate del Rinpoche del Monastero di Tengboche, capo del buddhisti della valle del Khumbu, di fronte agli squadroni armati che stanno salendo al campo base nepalese della montagna in occasione dell'imminente salita della fiaccola olimpica.

Lassù,nei prossimi giorni, quasi mille alpinisti, sorvegliati a vista da uomini armati, non potranno muoversi dalle loro tende.

Ecco il racconto del nostro collaboratore locale Lakhpa Tenzing, che ha incontrato il Rinpoche proprio nelle scorse ore.
 
Tengboche è il nome del monastero lamaista più sacro del Nepal. Il fuoco di un grande incendio lo distrusse nel 1989, ma la comunità internazionale fece a gara in solidarietà per ricostruirlo: in breve tempo, accadde il miracolo. Solo quell’incendio, nella storia, violò il monastero e il territorio attorno fino all’estrema vetta ell’Everest.
 
Mai nella storia, gli uomini con le armi hanno turbato la sacralità, l’equilibrio e la pace di questa regione. Oggi, però, è diverso.
 
“Sono felice di aver ricevuto la notizia da Dharamsala (residenza del Dalai Lama e sede del governo tibetano in esilio) che il governo Cinese ha finalmente deciso di parlare con il Dalai Lama. E’ una notizia importante per la pace“. Lo dice con il sorriso illuminato, il mite e carismatico capo dei Buddhisti della regione del Khumbu, Rinpoche e Reincarnato, voce ascoltata in Nepal e in questa valle mitica dell’Everest come quella del Dalai Lama.
 
Una luce intensa penetra dal finestrone che si apre sul Kantega e sui ghiacciai del Thanserku, vette che incombono sul monastero ma che non lo schiacciano, anzi, gli danno luce, forza, energia.  Seduto su uno scranno, avvolto in uno scialle giallo, Rinpoche ci racconta di aver iniziato a meditare alle 3 del mattino fino al momento del nostro incontro avvenuto verso le 8,30; benché non comprendiamo la lingua, le sue parole esprimono serenità.
 
Poi il viso si fa meno sereno, la voce più forte: “Sono addolorato e preoccupato: mai uomini in armi avevano violato questa terra di pace e serenità. Ma ora i militari armati mandati dal governo di Kathmandu stanno salendo al campo base dell'Everest”.
 
Ieri sera li abbiamo incrociati, una trentina armati di fucili mitragliatori, la stessa tenuta e attrezzatura che gli anni scorsi avevamo visto usare quando andavano in guerra contro i maoisti.
“Non abbiamo nulla contro la fiaccola – continua il Rinpoche - anzi è un segno di pace e riconciliazione, ma la pace e l’equilibrio della natura degli uomini devono camminare insieme. Qui in queste terre c’è armonia, ci sono uomini che lavorano, ci sono turisti, c’è benessere, la natura, le montagne, i grandi ghiacciai che ci sono propizi e vanno rispettati. Bisogna proteggere e rispettare la natura, come fanno gli uomini che lavorano, che studiano che vengono qui per salire le nostre montagne in pace. Non c’è ragione di violare tutto questo mandando uomini armati al campo base”.
 
Era come vedere un saggio Cardinale preoccuparsi perché, a titolo preventivo, l’esercito armato entrava in curia fucili alla mano.
 
Si è invecchiato, il Rinpoche, dicendoci queste parole, come se ognuna di esse potesse nascondere l’inizio incombente di un dolore per il suo popolo per la sua terra.Ci ha augurato felicità, ha avuto parole sagge di conforto per la malattia di uno di noi, ci ha dato lo spago rosso da tenere al collo come portafortuna e per ingraziarci le divinità delle montagne.
 
Ma ci lascia con molti pensieri. C’è da chiedersi per davvero quali pericoli potessero rappresentare qualche centinaia di  alpinisti che sono al campo base per salire l’Everest. Che più o meno di buon grado avevano accettato di non usare i loro sistemi di telecomunicazione in danno evidente delle loro tasche, che dipendono dalle notizie che inviano a i giornali. Accettando di non usare gli wolkie- tolkie, per ragioni di incomprensibile sicurezza per la fiaccola, ma di certa insicurezza per la loro vita e quella dei loro Sherpa che si muovono sulla montagna.
 
Avevano accettato tutto questo in palese violazione del diritto internazionale da  parte del governo del Nepal che, accettando le royalties dei loro permessi, aveva garantito loro libero accesso alla montagna.
 
Ci si chiede: chi risarcirà i danni?
 
Ci si chiede cosa ne pensa l’Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche, e se non sia il caso che qualcuno  ufficialmente, meno prono dei lama in adorazione delle loro divinità, chieda conto ai propri consociati Cinesi e Nepalesi di questo sequestro armi in pugno di mille alpinisti occidentali. E che dire dei pavidi Club Alpini delle varie nazioni? Silenzio? Con quale coraggio continueranno a parlare di diritti delle montagne, della cultura, dell’ambiente? E le organizzazioni ambientaliste? Dove sono?
 
Ma forse sarebbe bene che se ne occupassero anche le cancellerie e i governi occidentali e non, visto che i cittadini e i diritti violati son questione loro. Forse qualche voce politica, magari di quelle sempre pronte a farsi avanti nelle fiere, nei salotti e alle camminate non competitive o allo stadio. Qui ci sono mille sportivi sequestrati!
 
Forse  le autorità spirituali di altre religioni potrebbero chiedere rispetto  per un luogo sacro come il territorio che circonda la valle dell’Everest; la fiaccola olimpica e i valori universali che rappresenta si sposa perfettamente con l’essere portata sul punto più alto della terra.

Non si capisce perché questo debba essere fatto “sulla punta di una baionetta” di maoista memoria. Forse ci penserà la montagna,  giudice ultimo. Sarà clemente e tollerante o si incazzerà di brutto? Ognuno esprima il proprio desiderio.
 
Lakhpa Tenzing


Seoul, 26 aprile - manifestanti cinesi ...

Torch relay 2008 Beijing in Soeul Korea part2

Chinese Violence to Tibet People in Seoul2

Evil Barbarian Chinese Collective Assault a Tibetan



Pyongyang, 26 aprile 2008 - scontri a Seoul
La Repubblica

Doppia tappa coreana per la fiaccola olimpica, con Pak Doo Ik, il dentista che segnò il gol con cui la Corea del nord eliminò clamorosamente l'Italia dai mondiali di calcio del 1966, tra i tedofori della staffetta a Pyongyang. Pak Doo Ik è una delle glorie nazionali dello sport nordcoreano e figura nell'elenco dei tedofori insieme al vincitore della maratona ai mondiali di atletica del 1999, Jong Song-Ok.

La fiaccola è arrivata in aereo questo pomeriggio da Seul a Pyongyang, nel nord, dove il grande alleato comunista di Pechino le ha preparato una passerella trionfale. Centinaia di migliaia di persone si sono assiepate lungo i 20 chilometri del percorso tra la Torre della Juche (l'ideologia di Stato basata sull'autorealizzazione) fino allo stadio Kim Jong-Il, per la staffetta di cinque ore in partenza alle 10 del mattino (le tre di notte in Italia).

Nella staffetta di Seul un dissidente nordcoreano ha tentato di darsi fuoco al passaggio della fiaccola.

Come in Australia e Giappone, gli attivisti filo-tibetani erano di gran lunga superati dagli oltre 6mila cinesi che urlavano il loro orgoglio per le Olimpiadi di Pechino. Ci sono stati momenti di tensione con scontri e lanci di pietre e bottiglie fra le due fazioni in un parco, interrotti da una carica della polizia, presente con 8.300 uomini.

Feriti due agenti, tre i fermi: un cinese per lancio di bottiglie e due attivisti per aver tentato di bloccare la fiaccola.

Un gruppo di 300 manifestanti sudcoreani ha contestato la politica cinese di restituire alla Nordcorea i dissidenti che chiedono asilo e che rischiano così di essere torturati o condannati a morte dal regime di Kim Jong-il.


Seoul, 26 aprile 2008 - Tra imponenti misure di sicurezza, staffetta a Seoul
la Repubblica

Tra le ormai consuete imponenti misure di sicurezza che ne accompagnano da giorni il periplo nel mondo, è cominciata a Seul la staffetta della fiaccola olimpica, prima tappa dell'appuntamento bicefalo previsto per la fiamma nella penisola coreana (domani sarà a Pyongyang).

E come già accaduto in Australia e in Giappone, gli attivisti filo-tibetani erano di gran lunga superati dalle migliaia di cinesi, avvolti nelle bandiere nazionali, che scandivano slogan di appoggio a Pechino.

A Seul i manifestanti protestano non solo per le violazioni dei diritti umani a Pachino, ma anche per la politica del gigante asiatico verso i rifugiati nord-coreani: il governo cinese infatti restituisce alla Corea del Nord gli esuli che, costretti a tornare in patria, rischiano di essere torturati o condannati a morte dal regime di Kim Jong-il.

Al suo arrivo all'aeroporto della capitale sud-coreana, in arrivo dal Giappone, il simbolo dei Giochi Olimpici di Pechino era stata accolta da un centinaio di studenti cinesi, inneggianti all'orgoglio nazionalistico cinese.

La staffetta, che doveva cominciare alle 14:00 ora locale (le 08 in Italia), è stata ritardata di un'ora, pur senza che gli organizzatori avessero denunciato incidenti.

Le autorità sud-coreana hanno mantenuto segreto fino all'ultimo minuto il percorso, ma si prevede che gli 80 tedofori si passeranno la fiaccola lungo un tragitto di circa 22 chilometri, dal villaggio olimpico, costruito in occasione dei Giochi di Seul nel 1988, fino alla sede del municipio.

Mobilitati oltre 8.300 agenti di polizia, alcuni dei quali in bicicletta, altri che correranno fianco a fianco alla fiamma, mentre gli elicotteri seguiranno dall'alto gli spostamenti della comitiva olimpica.


Seoul, 26 aprile 2008 - Dopo vent'anni
Fastbeb

La fiaccola olimpica prosegue la sua corsa verso il traguardo. Dopo la tappa giapponese di Nagano eccola a Seoul, che ospitò le olimpiadi estive del 1988. Nell'immagine, due manifestanti sudcoreani fanno il verso alla violenta repressione della polizia cinese.




Pechino, 26 aprile 2008  - Il Dalai lama pronto al colloquio con Pechino
Quotidiano.net

Il Dalai Lama ha accolto con favore la proposta della Cina di riavviare il dialogo sulla questione tibetana, chiedendo però "un dialogo serio" con Pechino. "Non ho ancora ricevuto informazioni dettagliate, ma in linea generale è necessario parlare", ha detto il leader spirituale tibetano di ritorno a Dharamsala, nel nord dell'India, dopo un viaggio di due settimane negli Stati Uniti.

Il Dalai Lama ha quindi sottolineato la necessità di avere un "dialogo serio su come alleviare il rancore dei tibetani" e "una discussione esaustiva" sui problemi del Tibet. Un dialogo avviato solo per sedare i timori della comunità internazionale non avrebbe "alcun senso", ha aggiunto davanti alla stampa.

Ieri, una fonte ufficiale cinese ha dichiarato all'agenzia di stampa Xinhua che "i dipartimenti interessati del governo centrale avranno contatti e consultazioni con un rappresentante privato del Dalai Lama nei prossimi giorni".


Zermat, 25 aprile 2008 Gruppi id Tibetani accendono la torcia della libertà sul Cervino
La7.it

Le proteste dei gruppi tibetani contro le Olimpiadi di Pechino 2008 hanno scalato la cima di una delle montagne più suggestive delle Alpi svizzere, il monte Cervino, 4.478 metri di altezza.

Qui i sostenitori del "Tibet libero" hanno organizzato una contro-staffetta e acceso la "Torcia della libertà tibetana", con un tributo simbolico al monte Everest, un luogo considerato sacro per i buddisti tibetani, dove la fiaccola olimpica dovrà passare a inizio maggio. "Non c'è bisogno di portare questa torcia sull'Everest", ha dichiarato il portavoce Wangpo Tethong in un'intervista telefonica ad Ap.

Gli organizzatori di oltre 150 gruppi pro-tibetani hanno chiesto al Comitato organizzatore dei Giochi olimpici (Cio) di deviare il tragitto ufficiale della fiamma, oggetto di critiche e attacchi durante la staffetta di cinque mesi attraverso i cinque continenti.

La staffetta tibetana dura cinque giorni in Svizzera e sarà accesa nuovamente domani per una dimostrazione davanti al parlamento federale svizzero a Berna.



Ma quale incontro? Quale dialogo? Non bastano gli anni trascorsi e tutte le promesse disattese? Dobbiamo assistere anche alla presa in giro - cui non crederebbe nemmeno un bambino - ammantata da generoso paternalismo? Se queste sono le "novità positive di cui essere contenti, possiamo pure interrompere le nostre speranze di esserlo ...

Una novità positiva, però c'è stata, un sms appena ricevuto, firmato Tenzin,  che recita: "Ho appena letto che i Cinesi chiedono che smettiamo di disturbare con manifestazioni, ecc. Bene, scriverò sotto la bandiera del Tibet le mie scuse per il disturbo. Ma il vento le fa parlare comunque ..." (m.b.)


Cina, 25 aprile 2008 - La Cina vuole incontrare il Dalai Lama
l'Unità

Con una mossa a sorpresa, la Cina si è dichiarata pronta ad incontrare i rappresentanti del Dalai Lama, il leader tibetano che vive in esilio in India dal 1959. L' annuncio della svolta è stato dato dall' agenzia Nuova Cina poco dopo la conclusione dell' incontro tra la delegazione dell' Unione Europea guidata dal presidente della Commissione Jose Manuel Barroso e quella del governo di Pechino guidata dal premier Wen Jiabao.

L' incontro, secondo Nuova Cina, è stato deciso su richiesta dello stesso Dalai Lama. «Alla luce delle richieste avanzate dal Dalai Lama per una ripresa dei colloqui, i dipartimenti competenti del governo centrale avvieranno nei prossimi giorni contatti e consultazioni con un rappresentante privato del Dalai Lama», ha riferito l'agenzia Nuova Cina citando un anonimo funzionario. «Ci si augura che attraverso i contatti e le consultazioni il Dalai (Lama) prenderà iniziative credibili per fermare le attività volte a dividere la Cina, e per smettere di disturbare e sabotare i Giochi Olimpici di Pechino in modo da creare le condizioni per il dialogo», afferma il funzionario. In precedenza Barroso, in una conferenza stampa congiunta con Wen Jiabao aveva affermato di aspettarsi «presto» novità «positive» sul Tibet. Wen si era limitato a confermare di aver discusso del problema col presidente della Commissione Europea.

Una serie di incontri tra emissari del leader tibetano ed esponenti del governo cinese si sono tenuti tra il 2002 e il 2006 senza produrre risultati concreti. Nel corso del suo soggiorno negli Usa, la scorsa settimana il leader tibetano aveva affermato che contatti erano in corso con emissari cinesi. La settimana prossima il Dalai Lama ha in programma a Dharamsala, sua residenza e sede del governo tibetano in esilio, una serie di conferenze prima di ripartire per l'Europa.

Il Dalai Lama ha accolto con soddisfazione l'offerta delle autorità cinesi. Un suo portavoce, Tenzin Takhla, osservando che da parte di Pechino si tratta di «un passo nella direzione giusta» giacché, ha spiegato, «solo colloqui faccia a faccia possono condurre a una soluzione della questione tibetana». L'agenzia di stampa ufficiale cinese poco prima aveva annunciato l'incontro come imminente, «nei prossimi giorni»; la decisione di «prendere contatto e tenere consultazioni» con un emissario del capo spirituale buddhista, si aggiungeva nel dispaccio, è stata adottata «in considerazione delle reiterate richieste del Dalai Lama per una ripresa dei colloqui». Lo stesso Takhla ha tuttavia anche sottolineato che per ora non sono pervenute comunicazioni cinesi in proposito. Il premio Nobel per la Pace 1989, al secolo Tenzin Gyatso, è accusato dal regime di Pechino di essere soltanto un capopolo separatista responsabile dei recenti disordini in Tibet; l'interessato ha però sempre insistito di volere il dialogo con la Cina, e di puntare unicamente a una maggiore autonomia per la propria terra.

«Fin da quando ebbero inizio le proteste anti-cinesi, il 10 marzo, Sua Santità ha compiuto ogni sforzo per dialogare con la Cina e con il governo cinese, e spera adesso che la questione tibetana possa essere risolta attraverso il dialogo soltanto», ha sottolineato il portavoce del Dalai Lama da Dharamsala, la cittadina nel nord dell'India dove il leader buddhista vive in esilio dal '59, e che ospita anche il governo e il Parlamento tibetani esiliati, oltre a una vasta comunità di espatriati. La Repubblica Popolare aveva sempre resistito alle pressioni internazionali perché fossero aperti colloqui con il Dalai Lama, insistendo sul pericolo di riconoscerne le presunte velleità indipendentistiche. «È auspicabile che, mediante i contatti e le consultazioni con noi, il Dalai Lama intraprenderà iniziative credibili per fermare le attività intese a frammentare la Cina, cesserà di complottare e di incitare alla violenza, e smetterà di turbare e di sabotare i Giochi Olimpici di Pechino 2008, così da creare le condizioni perché i colloqui abbiano luogo», aveva peraltro puntualizzato, nell'annunciare la disponibilità del governo centrale a un incontro, l'anonimo funzionario governativo cinese citato dalla Xinhua.

 

Washington, 25 aprilw 2008 -  Birmania: medaglia d'oro del Congresso americano a Suu Kyi
Instablog (01:27)


Aung San Suu Kyi riceverà la medaglia d'oro del Congresso americano. La decisione è stata ratificata all'unanimità sia dalla Camera che dal Senato statunitense. La dissidente birmana e premio Nobel per la Pace riceverà la più alta onorificenza civile degli Stati Uniti, che l'anno scorso fu conferita al Dalai Lama.


Torino, 24 aprile 2008 - Mellano e Degiovanni: "Azioni concrete a sostegno del Tibet"
TargatoCN

Autonomia per il Tibet, democrazia per la Cina: questo, in sintesi, il fulcro della lettera inviata alla nostra redazione da Bruno Mellano, deputato radicale uscente e coordinatore intergruppo parlamentare Tibet e Rosanna Degiovanni, della giunta di segreteria Associazione radicale Adelaide Aglietta. I quali, oltre a delineare un quadro della drammatica situazione, tracciano una possibile linea di azione e sostegno - attuabile da parte di tutti i cittadini - per il paese orientale, che da tempo cerca e pacificamente 'lotta' per la propria indipendenza.

"Caro Direttore,

le scriviamo certi di trovare in Lei un sostenitore della causa tibetana. L’imperativo di questi quattro mesi che ci separano dalle Olimpiadi di Pechino è quello di utilizzare il palcoscenico mondiale rappresentato da quell’evento per illuminare l’altra faccia della luna. Di illuminare, quindi, un Tibet dove oggi, i tibetani sono già minoranza (6 milioni rispetto a 8 milioni di cinesi han) e lo saranno sempre di più in futuro: il regime di Pechino intende trasferire a Lhasa e dintorni altri 12 milioni di cinesi entro il 2020. Ma di illuminare anche la repressione cinese nel Turkestan orientale, contro la minoranza uigura mussulmana (non a caso, sono spuntati fuori dal nulla pericolosi terroristi islamici …); anche la persecuzione sistematica dei Falun Gong; anche quella della 'Chiesa del silenzio', dei cristiani che, proprio come avveniva nei Paesi dell’Est sotto il comunismo, sono costretti a professare la loro fede nelle catacombe o ad accettare come pastori persone nominate dal regime di Pechino, la sedicente 'Chiesa patriottica'.

Il Dalai Lama, nel suo 'Appello al popolo cinese' diffuso il 28 marzo scorso, ribadisce di non essere contrario ai Giochi Olimpici di Pechino, giusto riconoscimento della civiltà millenaria della Cina e del suo attuale impressionante progresso economico. Pechino ha mancato solamente la 'quinta modernizzazione', quella evocata dal più famoso dissidente cinese, Wej Jingsheng: la democrazia. Occorre cercare di instaurare con il regime comunista un confronto vero, utilizzando tutte le armi nonviolente a disposizione; la settimana scorsa, su impulso degli eurodeputati radicali Pannella e Cappato, il Parlamento Europeo ha approvato a stragrande maggioranza una Risoluzione che non parla di boicottaggio delle Olimpiadi ma chiede ai 27 governi dell’Unione Europea sia di esprimere, finalmente, una posizione unica nei confronti di Pechino sia di non partecipare alla cerimonia ufficiale di apertura dei Giochi Olimpici se non vi sarà un credibile avvio di dialogo fra tibetani e cinesi.

Di fronte a tutto questo, il Dalai Lama ha, ancora una volta, pronunciato e scritto parole di ragionevolezza, di pace e di amore; nel suo Appello ricapitola i rapporti con il regime comunista, ricordando come già nel lontano 1974 egli scelse la 'Via di Mezzo': non avrebbe cercato di separare il Tibet dalla Cina ma avrebbe facilitato un suo pacifico sviluppo. Da allora, la proposta del governo tibetano in esilio si è ulteriormente affinata e precisata, riassumendosi nella richiesta di una piena autonomia all’interno dei confini della Repubblica Popolare di Cina, un’autonomia tale da preservare le tradizioni e la cultura millenaria del buddismo tibetano, prendendo a modello quello che abbiamo fatto anche noi italiani con l’Alto Adige e con la Valle d’Aosta. Dal 2002 ad oggi vi sono stati sei colloqui fra i rappresentanti del Dalai Lama e il regime di Pechino, ma non è stato fatto alcun passo avanti. Anzi, il Dalai Lama è stato descritto come un vero e proprio 'mostro' e accusato di essere un pericoloso terrorista secessionista che avrebbe fomentato le recenti violenze. Per dare forza alla richiesta di autonomia per il Tibet, nel 2002 è nata all’interno del Consiglio Regionale del Piemonte (su iniziativa radicale) l’Associazione dei Comuni, Province e Regioni per il Tibet. Oggi ne fanno parte oltre 150 enti locali di tutta Italia, che hanno deciso di esporre la bandiera del Tibet all’interno delle loro sedi istituzionali fino a quando non si arriverà a uno status di piena autonomia. Informazioni dettagliate sull’Associazione si possono trarre dal link 'Associazione per il Tibet' sul sito www.consiglioregionale.piemonte.it.

Ognuno dei suoi lettori può fare due cose, semplici e concrete: contattare il proprio consigliere comunale, provinciale, regionale di riferimento, il proprio sindaco, e chiedergli di far aderire il Comune, la Provincia, la Regione all’Associazione per il Tibet. E poi ciascuno può esporre la bandiera tibetana alla finestra, al balcone di casa, un piccolo gesto che in Tibet può costare anni di carcere. Una bandiera, tante bandiere sono un segno tangibile di attenzione e di impegno: si possono richiedere andando sul sito www.associazioneaglietta.it (dove è anche possibile scaricare l’Appello del Dalai Lama citato in precedenza).

Occorre andare avanti sulla strada indicataci dal Dalai Lama; siamo sicuri che anche grazie a Lei e ai suoi lettori saremo in tanti a percorrere quel difficile sentiero".

Bruno Mellano
(deputato radicale uscente, coordinatore intergruppo parlamentare Tibet)

Rosanna Degiovanni
(giunta di segreteria Associazione radicale Adelaide Aglietta)




Bruxelles, 24 aprile 2008 - La Camera olandese sfida Pechino
Il Dalai Lama sarà a l'Aja
La Stampa
   
I depuatati olandesi inviteranno il leader spirituale anche se l'iniziativa non dovesse essere presa dal governo o dall'Ue

Non verrà a Bruxelles, ma poco più in sù, a l'Aja: il Dalai Lama farà visita in Olanda prima dell'inizio delle Olimpiadi di agosto.  Poco importa se i vertici dell'Unione europea hanno appena negato l'invito al leader spirituale; importa poco se l'iniziativa non sarà presa dal governo del premier Jan Peter Balkenende: se non sarà lui a mandare l'invito, lo faranno i deputati olandesi.

L'ha deciso oggi la Camera olandese, che ha approvato, a larga maggioranza, la proposta del gruppo dei verdi al Parlamento, sostenuta dai socialisti (Sp) e dai conservatori (PvdA).

La mossa aggira di fatto il "niet" espresso la scorsa settimana dalla presidenza slovena dell'Unione europea, che ha negato l'ospitalità a Tenzin Gyatso  nel prossimo Consiglio europeo. Ma non solo.

Il testo garantisce a l'Aja di ospiare il Nobel per la pace anche nel caso in cui il governo non abbia il coraggio di sfidare Pechino e di assumere una posizione diversa rispetto alla linea tenuta dalla maggior parte dei Ventisette. Anche se, sottolineano i deputati del PvdA (laburisti), del  Christen (cristiani) e del D66 (centro sinistra), un invito del governo sarebbe preferibile, e anche più elegante.


Allora non possiamo fare altro che augurare felicità e Giochi sereni a tutti gli atleti? Chi sa come sarà possibile, per ciascuno di loro, avere buone performance in tutte le specialità in calendario, correndo, nuotando, gareggiando, ma sempre ad OCCHI CHIUSI ... (m.b.)

Pechino-Italia, 24 aprile 2008

Da Berlino 1936 a Pechino 2008 passando per Monaco 1972: l'intreccio tra Giochi olimpici e politica è tanto antico quanto la rassegna a cinque cerchi e probabilmente inevitabile. E' quanto emerso dall'incontro con gli studenti 'Giochi di pace e Mondi di guerra', il secondo dei quattro appuntamenti della rassegna 'In diretta, Telecom Alleniamoci alla vita' realizzata da Telecom Progetto Italia. Al teatro San Babila di Milano sono intervenuti sul tema la leggenda del nuoto Mark Spitz, l'oro di Atene nella sbarra Igor Cassina e Mariele Merlati, docente di relazioni internazionali presso l'Università degli Studi del capoluogo lombardo. A mediare il dibattito è stato il direttore di Rai Sport Massimo De Luca.

La storia del Novecento dimostra come le Olimpiadi siano spesso state utilizzate come cassa di risonanza per questioni politiche che poco hanno in comune con le intenzioni pacifiste di chi (il Barone Pierre de Coubertin) nel 1896 fondò i Giochi moderni. Quarant'anni dopo, a Berlino, il ministro della Propaganda Joseph Goebbels convinse Hitler ad allestire nella capitale l'evento che avrebbe dato lustro alla Germania nazista. E' lungo l'elenco delle edizioni condizionate - o addirittura saltate - per motivi politici, ma il punto di non ritorno resta quella del 1972. A Monaco di Baviera l'irruzione di un commando di guerriglieri palestinesi nel villaggio olimpico portò all'uccisione immediata di due atleti israeliani. Gli altri nove sequestrati morirono insieme a cinque fedayyin e a un ufficiale tedesco nel corso del tentativo di liberazione della polizia locale.

Spitz, che il giorno prima della tragedia aveva vinto la sua settima medaglia d'oro nel nuoto (record di titoli in una singola Olimpiade tuttora imbattuto), si ricorda nei minimi dettagli la mattina del 5 settembre: "Arrivai in conferenza stampa pensando di parlare della mia impresa e invece i giornalisti mi chiesero dell'accaduto. Io, pur risiedendo nel villaggio, non mi ero accorto di nulla. Ho capito tutto molte ore dopo, guardando la televisione e leggendo i giornali". Da Monaco in poi, il villaggio olimpico è diventato impenetrabile e i Giochi sono stati 'blindati', eppure non hanno perso il loro carattere controverso: basti pensare a Mosca 1980 o a Los Angeles 1984.

Tra poco più di quattro mesi scattano le gare a Pechino. Le polemiche nei confronti della politica cinese, soprattutto quella in Tibet, hanno scatenato proteste in tutto il mondo e molte nazioni hanno minacciato di boicottare la manifestazione. Sul ruolo e sulle responsabilità degli atleti Cassina non ha dubbi: "Sono contrario al boicottaggio. La violazione dei diritti umani è un fatto grave, non c'è dubbio, è importante lottare contro certe ingiustizie. Io però mi faccio portavoce di tutti gli atleti che inseguono il sogno olimpico per tutta la vita e che vogliono semplicemente gareggiare e divertirsi. I Giochi dovrebbero rappresentare un momento di aggregazione e un messaggio positivo, l'evento non andrebbe strumentalizzato". Vicino il commento di Spitz: "Gli atleti hanno il diritto di esprimere le proprie opinioni, ma durante le Olimpiadi dovrebbero soltanto competere e lottare per salire sul podio".


Washington, 24 aprile 2008 - Il Dalai Lama scrive a Hu Jintao offrendosi di inviare i suoi emissari in Tibet
RaiNews

Il Dalai Lama ha scritto una lettera al presidente cinese, Hu Jintao, offrendosi di inviare propri emissari in Tibet per calmare le tensioni provocate dalla repressione di Pechino. Lo ha reso noto a Washington il suo rappresentante speciale, Lodi Gyari. L'obiettivo del messaggio, era quello "di contribuire a calmare la situazione e di dare spiegazioni ai tibetani", ha sottolineato Gyari, ma Pechino ha risposto "in modo evasivo e retorico".

Gyari, che ha guidato le sei precedenti sessioni di dialogo con il governo cinese sul Tibet, ha sottolineato che sono stati usati tutti i canali di comunicazione con Pechino per rappresentare la preoccupazione della comunita' tibetana".

Intanto, da Stati Unitii e Ue sono arrivati nuovi appelli alla Cina perchè avvii un dialogo con il Dalai Lama. "Se non lo fa ora, questo servirà solo a rafforzare gli estremisti in campo tibetano", ha avvertito il vicesegretario di Stato americano, John Negroponte. "Un dialogo costruttivo e sostanzioso che affronti le questioni di fondo con il Dalai Lama" e produca "progressi concreti" è stato auspicato anche dal commissario europeo per le Relazioni esterne, Benita Ferrero-Waldner, in arrivo a Pechino per una visita.


ci dobbiamo, quasi, credere? ...

Unione Europea, 24 aprile 2008 - Ultima occasione per Ue di affrontare questione prima dei Giochi
Peace Reporter

Per Amnesty International la visita in Cina del presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, e di altri nove commissari, è probabilmente l´ultima occasione a disposizione dell´Unione europea (Ue), prima delle Olimpiadi, per sollevare il tema dei diritti umani in Cina. Il successo della missione europea dipenderà, dunque, dai concreti miglioramenti che riuscirà a ottenere in questo campo.

La Commissione, secondo Amnesty International, deve dimostrare di voler davvero cogliere tutte le opportunità per porre la questione dei diritti umani nei suoi rapporti coi paesi terzi. "Questa visita ad alto livello, a cento giorni dall´inizio delle Olimpiadi, è un´opportunità cruciale per spingere il governo cinese a cambiare tattica. Per quanto riguarda l´Ue, è veramente in gioco la serietà del suo impegno in favore dei diritti umani", ha dichiarato l´organizzazione per i diritti umani in un comunicato.

L´esito della missione del presidente Barroso dovrebbe preludere a un franco e significativo confronto nel Dialogo sui diritti umani Ue-Cina che si svolgerà tra tre settimane. Nelle oltre 15 occasioni precedenti, è stato mancato l´obiettivo di allineare le politiche e le prassi della Cina in materia di diritti umani al diritto internazionale. Il governo di Pechino, inoltre, non ha mantenuto la promessa di migliorare la situazione dei diritti umani in vista delle Olimpiadi. L´ultimo rapporto di Amnesty International documenta come la recente repressione contro gli attivisti per i diritti umani sia aumentata proprio a causa delle Olimpiadi. La situazione in Tibet è la riprova dell´atteggiamento sbagliato della Cina in materia di diritti umani.

Il presidente Barroso ha detto che solleverà il tema dei diritti umani negli incontri con le autorità cinesi. Perché questa visita ad alto livello abbia un impatto significativo,Barroso dovrà ottenere dal governo cinese l´impegno a prendere una serie di misure immediate in quattro settori prioritari: libertà di movimento e d´informazione ai giornalisti stranieri e locali, durante e dopo le Olimpiadi; fine della repressione nei confronti degli attivisti che denunciano violazioni dei diritti umani nel contesto della preparazione dei Giochi olimpici; stop alla "rieducazione attraverso il lavoro" e ad altre forme di detenzione senza processo; maggiore trasparenza nell´applicazione della pena di morte.


Canberra, 23 aprile 2008 - Olimpiadi, torcia arriva in Australia tra le proteste
Reuters Italia

Poco prima dell'arrivo scortatissimo della torcia olimpica in Australia, alcuni manifestanti pro-Tibet hanno proiettato oggi con dei raggi laser su un ponte di Sydney la scritta "Cina, parla con il Dalai Lama".

Un gruppo di tibetani che stavano facendo lo sciopero della fame ha continuato la sua marcia di 70 chilometri verso Canberra per protestare contro l'arrivo in una base dell'aviazione militare della fiaccola, accolta da misure di sicurezza pari a quelle solitamente riservate per l'arrivo di capi di stato.

Migliaia di manifestanti pro-Tibet hanno dichiarato di voler protestare pacificamente domani durante la tappa australiana della torcia.

Le autorità di Canberra si aspettano la discesa in strada anche di studenti cinesi intenzionati a difendere l'orgoglio della madre patria. I media riferiscono che l'ambasciata cinese ha affittato 20 autobus per trasportare nella capitale, lungo il percorso del simbolo olimpico, centinaia di studenti da Sydney e da Melbourne.

"Siamo in un paese democratico. Se la gente vuole manifestare, sono affari loro, ammesso che lo facciano pacificamente", ha detto a Reuters il portavoce del Comitato olimpico Kevin Gosper.

Centinaia di poliziotti sono stati chiamati per scortare la fiaccola, che sarà portata attraverso un percorso blindato per le strade della capitale, nel tentativo di evitare incidenti simili a quelli che hanno caratterizzato il passaggio europeo della torcia.


Canberra, 23 aprile - Fiaccola in Australia, due arresti
RAI Sport

Domani la staffetta di 16 km, attese migliaia manifestanti

Sei persone sono state arrestate in Australia, dove e' giunta la fiaccola, per aver dispiegato - o tentato di farlo - striscioni pro-Tibet. Gli arresti sono stati compiuti a Sidney, due sul ponte di ferro che attraversa la baia, e 4 nel quartiere di Kings Cros, dove e' stato steso lo striscione 'Cina, parla con il Dalai Lama'. Domani si correra' la staffetta di 16 km per le strade di Canberra: si prevede convergeranno fino a 10 mila manifestanti pro Tibet e Cina. Ingenti le misure di sicurezza.
 

Quindi la precedente notizia è stata smentita ... Spiacente per i canguri. E spiacente anche per Eco-Everest Expedition 2008. E spiacente, ancora una volta ennesima, per tutti noi ... (m.b.)

Canberra, 23 aprile -
La fiaccola di Pechino 2008 atterra a Canberra. Intanto in Nepal le autoriità locali bloccano uno scalatore che voleva arrivare in cima all'Everest con la bandiera "Free Tibet"
Adnkronos/Ign

La torcia olimpica di Pechino 2008 è sbarcata in Australia ed è stata accolta nella base della Royal Air Force di Canberra dai leader politici locali.

La fiaccola sfilerà domani per le strade della capitale e percorrerà circa 16 km. Il percorso verrà sorvegliato da un imponente apparato di sicurezza. Per allestire l'evento, la città ha investito circa 2 milioni di dollari australiani.

A Canberra è annunciata la presenza di numerosi attivisti pro-Tibet. ''La sicurezza della torcia verrà garantita esclusivamente da agenti di sicurezza australiani'', ha detto il premier Kevin Rudd. ''I membri del Comitato olimpico di Pechino 2008 - ha aggiunto - saranno solo presenti fisicamente alla cerimonia dell'accensione della torcia''. L'ambasciatore cinese in Australia, Zhang Junsai, all'emittente televisiva Channel Nine ha però dichiarato che il ruolo dei funzionari cinesi ''è garantire che la torcia non deragli. Se la fiaccola viene attaccata, credo che useranno il loro corpo''.

Intanto, a 8000 km dalla metropoli australiana, le autorità nepalesi hanno proibito ad uno scalatore americano di raggiungere la cima dell'Everest dopo averlo trovato in possesso di una bandiera con la scritta "free Tibet", riferisce un quotidiano locale. Si tratta della prima azione delle autorità di Kathmandu da quando sono state annunciate misure di sicurezza per impedire manifestazioni filo tibetane sulla vetta più alta del mondo in vista del passaggio della fiaccola olimpica dei Giochi di Pechino.

Allo scalatore, di cui non è stato diffuso il nome, è stato chiesto di tornare a Kathmandu dopo che il personale di sicurezza nepalese ha scoperto la bandiera nei suoi bagagli, durante un controllo al suo campo base, scrive il quotidiano locale Kantipur. L'americano faceva parte della Eco-Everest Expedition 2008, che ha progettato la scalata per sottolineare l'effetto del riscaldamento globale sui ghiacciai e denunciare la spazzatura lasciata sulle cime da altre spedizioni.

Il governo nepalese ha recentemente annunciato il dispiegamento di due dozzine di soldati e poliziotti al Campo 2 del Monte Everest, ad un'altezza di 6500 metri sopra il livello del mare. Kathmandu ha anche proibito il raggiungimento della vetta dell'Everest prima del 10 maggio, per impedire ogni manifestazione filo tibetana in occasione del passaggio della fiaccola nel paese dell'Himalaya.


Niente "canguri in tuta blu" ...

Australia, 23 aprile 2008 - la fiaccola sbarca in Australia

DataSport

E’ tutto pronto in Australia in vista del passaggio della torcia olimpica, in programma giovedì, per le strade di Canberra. La fiaccola, accolta nella base della Royal Air Force di Canberra, percorrerà 16 chilometri. Anche nella "terra dei canguri’" sembra ci possa essere la protesta dei sostenitori Pro Tibet e molte saranno le misure di sicurezza: "La sicurezza della torcia verrà garantita esclusivamente da agenti australiani - ha detto il premier Kevin Rudd - i membri del Comitato olimpico di Pechino 2008 saranno solo presenti fisicamente alla cerimonia dell'accensione della torcia".

Fra tre giorni, inoltre, la fiaccola arriverà in Giappone e attraverserà Nagano, città che ospitò nel 1998 le Olimpiadi invernali. Anche nel Sol Levante saranno oltre 100 gli agenti che proteggeranno la torcia durante il suo percorso.

Le autorità giapponesi hanno, inoltre, rifiutato la presenza di agenti speciali cinesi in tuta blu: "Anche se le misure di sicurezza recheranno disturbo alla visuale degli spettatori - afferma un responsabile della polizia - l`obiettivo primario è garantire lo svolgimento senza imprevisti della manifestazione". La torcia, infine, nella città giapponese percorrerà 18,5 chilometri.


Canberra, 23 aprile 2008

In Australia l percorso della fiaccola, che sarà affidata a 80 tedofori, è stato modificato e accorciato. La sicurezza sarà affidata alla polizia australiana, ad esclusione delle guardie cinesi che hanno scortato la fiaccola a Londra e a Parigi.

11:01 Fiaccola a Canberra, itinerario modificato
Malcontento, disagio, e anche risentimento verso i manifestanti pro-Tibet che hanno ostacolato il percorso della fiaccola, fra i tedofori australiani, fra i quali diversi campioni olimpici del passato, selezionati per l'unica tappa in Australia della staffetta globale, il 24 aprile a Canberra. Il percorso della fiaccola, che sarà affidata a 80 tedofori, è stato modificato e accorciato. La sicurezza sarà affidata alla polizia australiana, ad esclusione delle guardie cinesi che hanno scortato la fiaccola a Londra e a Parigi.


Allegria !!! Con buona pace di tutte le iniziative ...

Pechino, 23 aprile 2008 - La vendita dei biglietti prosegue e gonfie vele

The InstaBlog

Nonostante le contestazioni pro Tibet che hanno segnato il percorso della fiaccola olimpica in giro per il mondo, la vendita dei biglietti all'estero per i Giochi di Pechino non ha subito flessioni. Anzi, secondo Zhu Yan, responsabile dei biglietti del Comitato Organizzatore delle Olimpiadi, la richiesta di tagliandi è sempre alta. "In generale, la situazione è che la reazione alla messa in vendita dei biglietti è stata entusiastica, il nostro principale problema è che riceviamo sempre nuove richieste", ha dichiarato Zhu durante una conferenza stampa a Pechino. Zhu ha aggiunto che la vendita dei biglietti procede in tutto il mondo "secondo le normali pratiche del Comitato Olimpico Internazionale".

Quattro dei contestatori arrestati appartengono alla Fondazione per l'Aiuto Legale, un'organizzazione umanitaria indonesiana. Altri due indossavano invece i caratteristici copricapi in uso nello Xinjiang, la provincia nord-occidentale cinese già nota come Turkestan Orientale e abitata in prevalenza dalla minoranza islamica degli uyguri, insieme al Tibet una delle zone della Cina dove maggiore è l'insofferenza nei confronti del regime centrale.


Nepal, 22 aprile 2008 - 120 arrestati nella manifestazione pro-Tibet



Mentre la fiaccola olimpica è arrivata in Indonesia, circa 120 manifestanti per l'indipendenza del Tibet sono stati fermati oggi a Kathmandu, la capitale del Nepal, mentre protestavano all'esterno di un ufficio dell'Onu.

La manifestazione è stata interrotta dalla polizia nepalese a colpi di manganello. Secondo la polizia, gli arrestati verranno rimessi in libertà in serata. Già nelle settimane scorse il Nepal era stato sede di proteste di tibetani, e gli agenti avevano usato la mano pesante per disperdere la protesta. In tutto, nel Paese vivono circa 20.000 tibetani in esilio.


Il Nepal, stretto tra l'India e la Cina, riconosce ufficialmetne la politica di "una sola Cina" promossa da Pechino, che vede Taiwan e il Tibet come parte integrante del Paese. Il governo nepalese ha detto diverse volte che non tollererà attività anticinesi sul suo territorio, per mantenere legami amichevoli con le autorità di Pechino. Soldati nepalesi pattugliano dallo scorso weekend la strada per il Monte Everest, al confine con la Cina: sulla cima del monte più alto del mondo, a fine maggio verrà portata la fiamma olimpica.



Giacarta, 22 aprile 2008 - La polizia carica. Almeno nove dimostranti arrestati
Quotidiano.net
 

  Arrivata nella notte a Giacarta, la torcia di Pechino 2008 ha subito dovuto fronteggiare le contestazioni dei manifestanti pro: appena tre ore prima che avesse inizio la staffetta olimpica in programma alle 14 locali di oggi, le 8 del mattino in Italia, la polizia indonesiana ha infatti caricato un gruppo di attivisti per i diritti umani che protestavano contro la Cina all'esterno dello stadio nazionale Gelora Bung Karnò della capitale, teatro principale della cerimonia.


Almeno nove le persone arrestate e portate via dagli agenti per essere sottoposte a interrogatorio: compreso uno straniero, a quanto pare di nazionalità olandese, che è stato trattenuto. La maggior parte dei suoi compagni sono invece stati rilasciati poco dopo.

"Niente diritti umani, niente Giochi!" e "Un popolo unito sarà invincibile!", cantavano in coro i dimostranti, finchè i poliziotti in borghese non li hanno sopraffatti. La fiamma accesa nell'antica Olimpia è stata accolta con proteste di piazza, degenerate anche in disordini, lungo diverse tappe del tour mondiale che sta compiendo prima di rientrare nella Repubblica Popolare: a Londra, ancor più a Parigi, poi a San Francisco ma anche a New Delhi e a Bangkok; il percorso dei tedofori è stato spesso modificato o drasticamente ridotto, come in Pakistan o nella stessa Indonesia.


Giakarta, 22 aprile 2008  - la fiaccola trema anche in Indonesia
Data Sport

Un'altra tappa del calvario. Non c'è verso che questa fiaccolata funzioni, non c'è modo di placare la protesta e lo sdegno che accompagnano la tremolante fiammella olimpica verso Pechino.

Stavolta è toccato a Giakarta fare gli onori di casa, sfornando il solito rituale, l'antipasto andato a male di un soggiorno breve e scomodo. La polizia indonesiana non ha voluto lasciare neppure uno spiraglio ai manifestanti pro-Tibet, disperdendo il capannello (per giunta piuttosto sparuto) di persone che si era raccolto nel centro della città.

Sumohadi Marsis, capo del comitato olimpico indonesiano, ha comunicato la decisione di cambiare il percorso della torcia e di limitare l'accesso alla zona interessata dal passaggio a un numero definito di invitati. "La nostra intenzione era quella di dare a tutti la possibilità di partecipare - ha spiegato - ma le manifestazioni ci hanno portato alla scelta di cambiare programma, di comune accordo con i rappresentanti cinesi".

Intanto, Nagano si prepara ad accogliere la torcia. Arriverà venerdì e sabato percorrerà un tragitto di 18 chilometri e spicci nel centro della città. Sono attese manifestazioni di protesta, tra l'altro ammesse dal governo giapponese, a patto che non si trascenda in atti violenti.

Di sicuro un cambio di programma c'è stato anche qui: la fiaccola avrebbe dovuto prendere il via dal tempio buddista Zenkoji, ma i monaci si sono tirati indietro, come gesto di solidarietà nei confronti della popolazione tibetana. Il calvario procede, in attesa che il vento si plachi e la torcia sia in salvo, probabilmente al suo arrivo a Pechino. 


Giakarta, 22 aprile 2008
Rai Sport

La fiaccola olimpica e' giunta a Giakarta, in Indonesia, dove solo 5.000 persone munite di un invito potranno assistere alla staffetta. Il passaggio di mano della "fiamma" si svolgera' domani alle 14 locali (le 9 italiane) nello stadio Bung Karno, presenti 2.000 poliziotti.

Il capo del comitato indonesiano per la fiaccola, Suhomadi Marsis, ha detto che, secondo i servizi segreti, militanti di 17 organizzazioni, fra cui la setta cinese Falulgong e Greenpeace, vorrebbero rovinare l'evento.


Giakarta, 22 aprile 2008

La polizia indonesiana impiegherà 1557 agenti per garantire la sicurezza della torcia olimpica di Pechino 2008 che sfilerà a Jakarta il 22 aprile. L'itinerario della tappa è stato già reso noto: dall'aeroporto Halim Perdanakusumah, la torcia arriverà fino allo stadio Bung Karno attraversando le principali arterie della capitale. Secondo le forze dell'ordine, al momento nulla lascia pensare a eventuali manifestazioni di protesta.


Strasburgo, 21 aprile 2008 - Watson: disappunto per mancato invito UE al dalai Lama
Peace Reporter

Il Dalai Lama sarà all'Europarlamento entro quest'anno ma non vedrà i ministri del Consiglio europeo, come annunciato sabato scorso dalla presidenza di turno, e questo ha creato il disappunto di Graham Watson, capogruppo dei Liberali e democratici (Alde) a Strasburgo.

Parlando in Aula Watson ha espresso il suo rammarico, sostenendo che sì fa a questo punto ancora più importante anticipare la visita del Dalai Lama all'Europarlamento prevista per dicembre, come chiesto da una risoluzione approvata il 10 aprile scorso.

Il presidente dell'Europcameta Hans Gerg Poettering in questo contesto domani incontrerà a Strasburgo Guan Chengyuan, rappresentante speciale del premier cinese.


Kathmandu, 21 aprile 2008 - oltre 100 arresti oggi per manifestazioni in Nepal
Istablog

Oltre cento arrestati oggi a Kathmandu, tra i manifestanti pro Tibet. Le proteste sono arrivate dinanzi agli uffici delle Nazioni Unite nella capitale nepalese, gridando slogan anti cinesi e chiedendo una inchiesta internazionale sui fatti di Lhasa del mese scorso.

I manifestanti assicurano che scenderanno in piazza fino a quando la Cina non metterà fine alla sua occupazione in Tibet. Anche in Nepal, come in India, vive una nutrita diaspora tibetana: una comunità di oltre 20.000 persone.


21 aprile 2008 - Ambesty: inaccettabile minacce del nepal a manifestanti
APCOM

Amnesty International ha condannato oggi la minaccia, espressa dal ministro dell'Interno nepalese, di ricorrere "alla forza, comprese le armi da fuoco... per impedire proteste anti-cinesi" quando la torcia olimpica arrivera', all'inizio di maggio, sul monte Everest. Le parole del ministro fanno seguito alla recente repressione, contraria alla Costituzione del Nepal, delle manifestazioni pro-Tibet, che ha causato l'arresto arbitrario di almeno 400 persone.

Amnesty International in un comunicato dichiara di temere che il governo nepalese voglia estendere le operazioni illegali di polizia contro i tibetani presenti nel paese violando, in questo modo, i loro diritti fondamentali alla liberta' dagli arresti arbitrari, a un giusto processo e alla liberta' di movimento, espressione e riunione.

Negli ultimi giorni, esponenti della comunità dei rifugiati tibetani sono stati oggetto di misure particolarmente punitive, quali le minacce di deportazione in Cina, con l'obiettivo di ridurre al silenzio le loro proteste. Ora, la minaccia di ricorrere alla forza letale, rappresenta un'escalation "inaccettabile" secondo Amnesty.

L'organizzazione per i diritti umani chiede al governo del Nepal di garantire che le sue forze di polizia siano addestrate ed equipaggiate per impiegare metodi non violenti di controllo della folla prima di ricorrere, quando strettamente necessario, all'uso della forza. Le armi da fuoco devono essere usate solo come estrema risorsa, quando sono a rischio vite umane. Il governo del Nepal deve inoltre garantire che le forze di polizia siano soggette a regole rigorose riguardanti i metodi da utilizzare e siano vincolate a un sistema di controllo e monitoraggio del proprio operato.


Francia, 21 aprile 2008 - Dalai Lama cittadino onorario di Parigi
Ticino News
EDIT
Il Dalai Lama è stato nominato oggi "cittadino onorario" di Parigi, come proposto dal sindaco socialista Bertrand Delanoe, una mossa che potrebbe accrescere la tensione tra Francia e Cina innescata dagli incidenti che hanno costellato il passaggio della fiaccola olimpica nella capitale francese.

Diversi consiglieri municipali parigini non hanno tuttavia partecipato al voto, fra cui gli esponenti dell'Ump (destra), il partito del presidente Nicolas Sarkozy. Sarkozy non ha escluso di boicottare la cerimonia d'apertura delle Olimpiadi a Pechino, ma si sta adoperando per placare le tensioni con la Cina.

Anche il dissidente cinese Hu Jia, di recente condannato a tre anni e mezzo di reclusione in Cina, è stato nominato cittadino onorario di Parigi, con un voto del consiglio comunale.


Pechino, 21 aprile 2008 - Sindacati contro le condizioni di lavoro in Cina
AGI

Ancora polemiche sulle Olimpiadi di Pechino del prossimo agosto. Dopo le proteste del mondo intero contro la repressione cinese nel Tibet, i responsabili della Campagna per il Fair Play 2008 accusano i paesi asiatici e la Cina in particolare di non rispettare i diritti dei lavoratori nelle industrie tessili: troppe ore e condizioni di lavoro disumane. L

o riferisce il sito svizzero www.tsr.ch, in base ad uno studio effettuato sugli impiegati di aziende con sede in Cina, India, Thailandia e Indonesia che producono materiale per Adidas, Nike e New Balance, i principali fornitori di materiale sportivo dei Giochi Olimpici.

Secondo questa ricerca ai lavoratori spesso non vengono pagate le tante ore di straordinario alle quale sono costretti dai massacranti ritmi di lavoro necessari per rispettare le richieste di produzione. In molti casi gli impiegati lavorano sette giorni su sette per uno stipendio pari alla metà del minimo legale.

Alcuni lavoratori, che hanno ovviamente preteso l’anonimato, hanno denunciato di lavorare a contatto con sostanze chimiche tossiche.

Guy Rider, segretario della Confederazione internazionale dei sindacati, accusa il Cio di non aver preso alcun provvedimento a tal proposito nonostante i continui inviti ad intervenire soprattutto ora che si avvicinano le Olimpiadi.

Intanto la fiamma olimpica sabato prossimo partira’ da un parco di Nagano situato nella periferia della città. Lo hanno annunciato oggi le autorità giapponesi dopo il rifiuto del tempio buddista di Zenkoji di accogliere il simbolo dei Giochi in segno di protesta contro la repressione cinese in Tibet.


Lhasa, 21 aprile 2008 - Pechino ordina la rieducazione politica per i comunisti del Tibet
Asia news

Il governo centrale teme nuove rivolte e costringe i quadri comunisti della regione a due mesi di sessioni di auto-critica e denuncia organizzata. La militarizzazione ed il bando agli ingressi sottolineano il timore di Pechino, che non ha il controllo della situazione. Continua la repressione nell’area tibetana: almeno 105 arresti.


Il Partito comunista cinese lancia una campagna di rieducazione politica per i quadri governativi della Regione autonoma del Tibet, nel tentativo di soffocare sul nascere ogni sentimento indipendentista e qualsiasi apertura al Dalai Lama. Lo annuncia il Tibet Daily, quotidiano governativo, che spiega: “La campagna, della durata di due mesi, mira a combattere il separatismo, proteggere la stabilità e promuovere lo sviluppo”.
 
Per raggiungere lo scopo, la rieducazione “sarà incentrata sull’unificazione del pensiero e della forza coesiva delle masse e dei dirigenti, per approfondire la battaglia contro il separatismo e rispondere agli attacchi della cricca del Dalai”. I membri del Partito parteciperanno alla visione comune di programmi televisivi ed a sessioni di auto-critica e denuncia organizzata.
 
Diversi analisti sottolineano che la decisione di rieducare i vertici comunisti del Tibet a più di un mese dall’inizio delle proteste di Lhasa vuol dire che la linea politica ufficiale sulla regione non è compatta. L’aumento delle forze armate nella regione, il bando sul turismo e quello sugli ingressi nella regione (anche dalla stessa Cina) dimostrano che il Partito teme una nuova rivolta organizzata e soprattutto una possibile intesa fra le autorità locali ed il Dalai Lama.
 
Da parte sua, il capo sirituale e politio del buddismo tibetano ha condannato le violenze di queste settimane ed ha più volte espresso il suo appoggio alle Olimpiadi, ma ha denunciato il “genocidio culturale” che avviene in Tibet ed ha dichiarato di “non poter più fare altre concessioni” a Pechino. Il governo centrale ha risposto definendolo “un esiliato insignificante”.
 
Nel frattempo, non si ferma la repressione in Tibet e nelle province cinesi confinanti. Secondo alcune fonti locali, raccolte da Radio Free Asia, la polizia del Qinghai (parte centro-occidentale della Cina) ha arrestato negli ultimi giorni 105 persone. Fra queste vi sono sia manifestanti che intellettuali, “colpevoli” di aver espresso il loro sostegno alla causa tibetana.
 
Stessa situazione nel Sichuan, dove gli agenti controllano a sorpresa i monasteri e le abitazioni private in cui vivono i nativi tibetani. Secondo un agente di viaggi, è “difficile” accedere ad alcuni templi buddisti della zona, controllati a vista da poliziotti e membri dell’Ufficio affari religiosi.


Nepal, 20 aprile 2008 - warns Olympic protesters
BBC News
Nepal says it is prepared to use force - including gunfire - to prevent anti-Beijing protests during the Olympic torch relay up Mount Everest. The torch is scheduled to be brought up the peak from the northern, Chinese Tibetan side in early May.

Nepal is determined to prevent protests which may damage relations with China, says the BBC's Charles Haviland in Kathmandu.
 
Tibetan nuns scuffle with Nepali police in Kathmandu on Thursday
Nepali police have been quick to quash anti-China protests

The torch has attracted protests in some cities on the relay route. The Olympic Torch is not being taken anywhere near the Nepalese base camp. But Nepal's military and police have been deployed in extra numbers on the southern flank of the mountain because of sensitivities over the torch. Nepal does not want to alienate China, one of its two neighbours and a country it depends on for foreign aid and diplomatic support, reports our correspondent.

Climbers watched: A home ministry spokesman, Mod Raj Dotel, told the BBC that extra members of the army and police were to build a special checkpoint well above Everest Base Camp, at an altitude of about 6,700m (22,000 feet), to monitor all teams climbing the mountain. He said authorities would initially attempt to negotiate an end to any attempts to use violent means to pursue what he called "anti-Chinese activities".

But he said that if this failed, force could be used, including gunfire.

This season the government liaison officers who accompany each climbing team are members of the army or police.

 
Map

No teams will be allowed to camp above 7,500m between 1 May and 10 May.That means climbers, including the British adventurer Sir Ranulph Fiennes, will probably wait out the time at base camp, our correspondent says. Nepal has also brought in rules to stop summiteers carrying items such as including cameras and electronic devices beyond base camp before 10 May.

Protests quashed: For the past six weeks Tibetan exiles in the Nepalese capital, Kathmandu, have staged regular protests against Chinese rule of Tibet. Each time police have broken up the demonstrations, usually arresting scores of people and sometimes using batons to beat them. The Olympic torch relay attracted some high-profile protests as it passed through certain cities on its route - notably London, Paris and San Francisco. However, it has also made peaceful progress through other cities including Bangkok in Thailand, Dar es Salaam in Tanzania, and the Argentine capital, Buenos Aires.

The torch is currently in a secret location in Malaysia, ahead of its relay through Kuala Lumpur on Monday.


Kathmandu, 20 aprile 2008 - Il Nepal blinda la fiaccola
Adnkronos

Il Nepal "militarizza la vetta dell'Everest per difendere il passaggio della fiaccola olimpica e minaccia di usare la forza, e addirittura a sparare contro eventuali dimostrazioni pro-Tibet.

Per evitare ogni possibile incidente che possa danneggiare le relazioni con la Cina, Kathmandu - che già nelle scorse settimane è stata criticata per il pugno di ferro usato contro le proteste dei tibetani e l'arresto di 1.500 persone - ha inviato un drappello di 25 poliziotti e militari a 6.500 metri con l'ordine di bloccare, anche con l'uso della forza, ogni tentativo di protesta, definita "attività anti-cinese". "Il Nepal non permetterà queste attività sul suo territorio" ha detto il portavoce del ministero degli Interni, Mod Raj Dotel.

E' previsto per i primi di maggio il passaggio della torcia sulla vetta più alta del mondo e le autorità nepalesi hanno già da tempo vietato dal primo al 10 maggio a tutte le spedizioni di scalatori di andare oltre il campo 2. Durante questo periodo le spedizioni saranno accompagnate da poliziotti per impedire che si spingano più in alto.

In Nepal vivono oltre 20mila tibetani, la maggioranza nell'est del paese.


????? !!!!! ????? (m.b.)

Bruxelles, 19 aprile 2008 - Bruno Mellano: l'Unione Europea non riceverà il Dalai Lama?       
Nuova Agenzia Radicale

Dichiarazione europea intempestiva nel giorno delle manifestazioni antifrancesi in Cina e filocinesi a Parigi e Londra

"La dichiarazione complessiva del ministro degli Esteri sloveno - ha dichiarato Bruno Mellano (deputato radicale uscente, coordinatore Intergruppo parlamentare Tibet) - è accettabile, poiché ripropone sia la necessità ed urgenza di instaurare un dialogo fra il regime di Pechino e il Dalai Lama sia l'esigenza di avere notizie certe della situazione in Tibet tramite il libero accesso alla regione.

Il problema è che il risultato tangibile - rilanciato dalle agenzie - dell'incontro fra la rappresentanza slovena dell'Unione Europea e l'inviato speciale del primo ministro cinese rimane il rifiuto di ricevere il Dalai Lama alla prossima riunione del Consiglio Ue a Bruxelles.

E questo avviene nelle stesse ore in cui, per la prima volta, vi sono manifestazioni anti-francesi in varie città cinesi e sit-in filocinesi a Parigi e Londra; difficile credere che dietro non vi sia una regia unica e che il regista si trovi a Pechino.

E' iniziata una partita a scacchi fra l'Unione Europea e la Cina che terminerà l'8 agosto, all'inizio dei Giochi Olimpici; le prime mosse sono tutte a favore della seconda.

Occorre che l'opinione pubblica occidentale infonda ai rispettivi governi nazionali e, perciò, indirettamente, a quello dell'Unione Europea quella determinazione e convinzione in merito alla causa tibetana (la punta dell'iceberg "democrazia in Cina") che in questo momento, al di là delle frasi di circostanza, manca". 


Benissimo! Possiamo,desamente, sentirci fieri di essere Europei ... (m.b.)

Bruxelles, 19 aprile 2008 - UE non inviterà il Dalai lama a Bruxelles
La Repubblica 24 ore (11:44)

L'Unione Europea non inviterà il Dalai Lama a Bruxelles, per incontrare i ministri degli Esteri dei Ventisette, come ventilato da Parigi.

In un comunicato diramato dalla presidenza di turno slovena dell'Ue, si rende noto che il ministro degli Esteri sloveno, Dimitrij Rupel ha comunicato all'inviato speciale cinese a Lubiana che "la presidenza di turno non intende invitare il leader spirituale dei tibetani alla riunione (dei ministri degli Esteri Ue) a Bruxelles). Nella nota la presidenza slovena sottolinea tuttavia che "contatti ad altri livelli (con il Dalai lama) non sono esclusi". All'inizio d'aprile, il capo della diplomazia francese, Bernard Kouchner aveva annunciato che i ministri degli Esteri dell'Ue avrebbero invitato il Dalai Lama.


Ci stiamo avviando proprio su un'ottima strada ... Si vede che gli inquietanti e  tendenziosi sofismi di Vattimo si stanno diffondendo a macchia d'olio, producendo i loro frutti. E che non solo in Italia - in una logica razziale degna dei migliori paradossi - si stanno trasformando le vittime in carnefici. Ma si sa, per il "Dio Danaro" questo ed altro. Tutti in fila - e tutti pronti - a lavarsi la coscienza e dormire sonni tranquilli ! (m.b.)
 
Pechino, 19 aprile 2008 - Cinesi protestano contro indipendenza Tibet

Reuters
 
I cinesi sono scesi in piazza in diverse città per protestare contro l'indipendenza del Tibet e per lanciare il boicottaggio dei prodotti francesi in seguito alle proteste anti-cinesi durante il percorso della fiaccola olimpica a Parigi.

Fotografie della città centrale di Wuhan mostrano una folla che marcia portando striscioni con le scritte: "Opporsi all'indipendenza del Tibet, sostenere le Olimpiadi" e "Dire no ai prodotti francesi". Ci sono state proteste simili nella città sudorientale di Hefei e in quella sudoccidentale di Kunming, con gruppi di persone che si sono radunate fuori da supermercati della catena francese Carrefour. A Pechino, si è svolta una piccola protesta davanti a un supermercato Carrefour, presto conclusa dall'intervento della polizia.

"Cerchiamo di risvegliare il patriottismo del popolo cinese per fargli sostenere le Olimpiadi e per lavorare insieme per protestare contro le attività dei separatisti tibetani", ha detto a Reuters un manifestante, che ha preferito restare anonimo.

Un piccolo gruppo di persone si è radunato anche fuori dall'ambasciata francese per protestare contro gli incidenti durante il percorso della torcia olimpica a Parigi, mostrando striscioni con le scritte: "Il Tibet appartiene alla Cina" e "State zitti francesi". La polizia ha isolato le strade che portano all'ambasciata e il gruppo si è disperso in fretta.

La Francia ha tentato di minimizzare le invocazioni al boicottaggio dei prodotti cinesi, dicendo che provengono da una "piccolissima minoranza" e Carrefour, che ha più di 100 ipermarket in Cina, ha ribadito il suo appoggio alle Olimpiadi di Pechino. Il quotidiano China Daily ha riportato le dichiarazioni dell'ambasciatore francese in Cina, che ha espresso rammarico per quel che è accaduto a Parigi.


Meno male che non ci sono stati disordini. Possiamo dormire - tutti quanti - sonni più tranquilli ... (m.b.)

19 aprile 2008 - Pechino 2008: fiaccola, tutto liscio a Bangkok
AGM-DS, di
P. Castoldi, DTS

Nonostante le preoccupazioni della vigilia non ci sono stati problemi per la fiaccola a Bangkok. La tappa tailandese del viaggio della fiamma olimpica e` filata liscia, senza intoppi di nessun genere. Circa 80 personalita` locali hanno fatto da tedofori al simbolo dei contestatissimi Giochi di Pechino 2008, completando un percorso durato circa tre ore per le vie di una capitale altamente `blindata`, nel timore di azioni dimostrative da parte dei manifestanti pro-Tibet. Non e` successo praticamente nulla, a parte un `botta e risposta` a distanza che ha visto protagonisti i sostenitori dei diritti della regione opposti a un gruppo di persone favorevoli allo Stato cinese.

Nel frattempo in quattro città della Repubblica popolare cinese sono andate in scena sabato alcune azioni dimostrative contro l'indipendenza del Tibet, al centro delle repressioni da parte del Governo centrale cinese. Sede delle agitazioni i magazzini Carrefour, di proprietà francese, delle città di Pechino (la capitale), Hefei, Wuhan e Qingdao. Centinaia, forse addirittura migliaia di manifestanti si sono radunati per promuovere il boicottaggio dei prodotti commercializzati dalla catena transalpina, intonando nel contempo slogan ostili all`indipendenza del Tibet. Proteste anche di fronte all`ambasciata francese a Pechino.

Proteste di marca filo-cinese anche a Londra e Manchester, dove la stampa locale, dalla BBC in giù è stata accusata di aver dato un'immagine distorta di quanto accaduto lo scorso 6 aprile, in occasione della tappa inglese del viaggio della fiaccola olimpica. L`informazione inglese avrebbe concentrato troppa attenzione alle proteste dei manifestanti pro-Tibet, senza dar conto della presenza di sostenitori della causa cinese. 
 

Bangkok, 19 aprile 2008 - La torcia sfila per le strade di Bankok
Adnkronos/Dpa

Tra imponenti misure di sicurezza, la torcia olimpica di Pechino 2008 ha cominciato a sfilare per le strade di Bangkok. La fiaccola percorrerà circa 10,5 km e verrà trasportata da circa 80 atleti thailandesi scortati da addetti cinesi.

La staffetta, cominciata dalla Chinatown della capitale thailandese, si concluderà nella parte più antica della città.

In totale, sono stati schierati 2000 tra agenti e soldati.


Quella che segue è la lettera scritta da Bruno Mellano e Valerio Federico al Direttore del Quotidiano.net. Il fatto che la foto citata al secondo capoverso sia una foto del 2003 (il che si specifica per amor di chiarezza, come dettagliato in calce a questa new), casomai rafforza, non cambiandola affatto, la sostanza delle cose ...

Siamo anche noi di Aref solidali e attivamente partecipi a questo bellissimo progetto. Ci piacerebbe che lo seguissero in tanti e che da tutte le finestre potessero fiorire i colori del Tibet. Come auspicio di una primavera di pace e di giustizia, che non sia solo una "stagione" ma un trend stabile. Capace di farci rispondere alle future generazioni con il valore e con il senso attuale delle nostre scelte. (m.b.)


18 aprile 2008 - Una bandiera del Tibet alla finestra.
Quotidiano.net

Caro Direttore, proprio come ha fatto Lei sul sito web del suo giornale, ciascuno può esporre la bandiera tibetana alla finestra, al balcone di casa, un piccolo gesto che in Tibet può costare anni di carcere...

Le scriviamo consapevoli di trovare in Lei un sincero sostenitore della causa tibetana; lo testimoniano i suoi numerosi interventi, il banner “Free Tibet” presente nell’home page del suo giornale, il fatto di aver pubblicato, dandole la dovuta evidenza, la foto che forse testimonia meglio di cento discorsi lo stato delle cose: quella del drappello di militari cinesi con in dotazione, sottobraccio, un singolare travestimento, le tuniche arancioni dei monaci buddisti.

Converrà con noi che l’imperativo di questi quattro mesi che ci separano dalle Olimpiadi di Pechino sia quello di utilizzare il palcoscenico mondiale rappresentato da quell’evento per illuminare l’altra faccia della luna. Di illuminare, quindi, un Tibet dove oggi, i tibetani sono già minoranza (6 milioni rispetto a 8 milioni di cinesi han) e lo saranno sempre di più in futuro: il regime di Pechino intende trasferire a Lhasa e dintorni altri 12 milioni di cinesi entro il 2020. Ma di illuminare anche la repressione cinese nel Turkestan orientale, contro la minoranza uigura mussulmana (non a caso, sono spuntati fuori dal nulla pericolosi terroristi islamici …); anche la persecuzione sistematica dei Falun Gong; anche quella della “Chiesa del silenzio”, dei cristiani che, proprio come avveniva nei Paesi dell’Est sotto il comunismo, sono costretti a professare la loro fede nelle catacombe o ad accettare come pastori persone nominate dal regime di Pechino, la sedicente “Chiesa patriottica”.

Il Dalai Lama, nel suo “Appello al popolo cinese” diffuso il 28 marzo scorso, ribadisce di non essere contrario ai Giochi Olimpici di Pechino, giusto riconoscimento della civiltà millenaria della Cina e del suo attuale impressionante progresso economico. Pechino ha mancato solamente la “quinta modernizzazione”, quella evocata dal più famoso dissidente cinese, Wej Jinghseheng: la democrazia. Occorre cercare di instaurare con il regime comunista un confronto vero, utilizzando tutte le armi nonviolente a disposizione; la settimana scorsa, su impulso degli eurodeputati radicali Pannella e Cappato, il Parlamento Europeo ha approvato a stragrande maggioranza una Risoluzione che non parla di boicottaggio delle Olimpiadi ma chiede ai 27 governi dell’Unione Europea sia di esprimere, finalmente, una posizione unica nei confronti di Pechino sia di non partecipare alla cerimonia ufficiale di apertura dei Giochi Olimpici se non vi sarà un credibile avvio di dialogo fra tibetani e cinesi.

Di fronte a tutto questo, il Dalai Lama ha, ancora una volta, pronunciato e scritto parole di ragionevolezza, di pace e di amore; nel suo Appello ricapitola i rapporti con il regime comunista, ricordando come già nel lontano 1974 egli scelse la “Via di Mezzo”: non avrebbe cercato di separare il Tibet dalla Cina ma avrebbe facilitato un suo pacifico sviluppo. Da allora, la proposta del governo tibetano in esilio si è ulteriormente affinata e precisata, riassumendosi nella richiesta di una piena autonomia all’interno dei confini della Repubblica Popolare di Cina, un’autonomia tale da preservare le tradizioni e la cultura millenaria del buddismo tibetano prendendo a modello quello che abbiamo fatto anche noi italiani con l’Alto Adige e con la Valle d’Aosta. Dal 2002 ad oggi vi sono stati sei colloqui fra i rappresentanti del Dalai Lama e il regime di Pechino, ma non è stato fatto alcun passo avanti. Anzi, il Dalai Lama è stato descritto come un vero e proprio “mostro” e accusato di essere un pericoloso terrorista secessionista che avrebbe fomentato le recenti violenze.

Per dare forza alla richiesta di autonomia per il Tibet, nel 2002 è nata all’interno del Consiglio Regionale del Piemonte (su iniziativa radicale) l’Associazione dei Comuni, Province e Regioni per il Tibet. Oggi ne fanno parte oltre 150 enti locali, che hanno deciso di esporre la bandiera del Tibet all’interno delle loro sedi istituzionali fino a quando non si arriverà a uno status di piena autonomia. Informazioni dettagliate sull’Associazione si possono trarre dal link “Associazione per il Tibet” sul sito www.consiglioregionale.piemonte.it.

Ognuno dei suoi lettori può fare due cose, semplici e concrete: contattare il proprio consigliere comunale, provinciale, regionale di riferimento, il proprio sindaco, e chiedergli di far aderire il Comune, la Provincia, la Regione all’Associazione per il Tibet. E poi, proprio come ha fatto Lei sul sito web del suo giornale, ciascuno può esporre la bandiera tibetana alla finestra, al balcone di casa, un piccolo gesto che in Tibet può costare anni di carcere. Una bandiera, tante bandiere sono un segno tangibile di attenzione e di impegno: si possono richiedere andando sui siti www.radicalimilano.it e www.associazioneaglietta.it (dove è anche possibile scaricare l’Appello del Dalai Lama citato in precedenza).

Occorre andare avanti sulla strada indicataci dal Dalai Lama; siamo sicuri che anche grazie a Lei e ai suoi lettori saremo in tanti a percorrere quel difficile sentiero.

Bruno Mellano (deputato radicale uscente, coordinatore intergruppo parlamentare Tibet)
Valerio Federico (segretario Associazione Enzo Tortora – Radicali Milano)

La foto dei soldati cinesi travestiti da monaci
Peace Reporter

La foto
Questa foto di soldati cinesi, pronti a travestirsi da monaci buddisti, ha fatto il giro del mondo come prova che lo scorso marzo l’esercito cinese aveva infiltrato provocatori tra i manifestanti di Lhasa per giustificare una violenta repressione.
Molti avevano fin da subito osservato un paio di stranezze. Una foto satellitare (questa sarebbe stata scattata da un satellite-spia britannico) fa inquadrature dall’alto, non ad altezza d’uomo.

E poi, una simile operazione d’infiltrazione difficilmente verrebbe preparata per la strada sotto gli occhi dei passanti. Negli ultimi giorni, dal mondo dei blog è emerso che la foto nulla ha a che fare con le proteste di marzo. Interpellato da alcuni blogger, il Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia (Tchrd) ha spiegato che l’immagine era già stata pubblicata in un loro rapporto del 2003 e ritrae un gruppo di soldati chiamati a fare da comparse in un film dopo che i monaci veri si erano rifiutati di farlo. La foto risale al 2001.



Bolzano, 18 aprile 2008 - Reinhold Messner: la Cina se l'è cercata
Montagnatv, di Valentina d'Angella

BOLZANO -- "Si sono messi nei pasticci da soli, trasformando questo viaggio in una grande protesta pro-Tibet". Con queste dure parole Reinhold Messner ha commentato la salita della torcia olimpica programmata dai cinesi sul versante tibetano dell'Everest. Messner è intervenuto ieri sulla questione, dicendosi favorevole alla protesta ma non al boicottaggio.

Sono parole forti quelle che Reinhold Messner ha rilasciato nei confronti della vicenda internazionale della torcia olimpica e delle Olimpiadi di Pechino 2008 al quotidiano tedesco Frankfurter Rundschau. Il grande alpinista altoatesino infatti, ha preso posizione contro i provvediemnti presi dal governo cinese e si è schierato a favore del Tibet.
  
"Si sono messi nei pasticci da soli, trasformando questo viaggio in una grande protesta pro-Tibet - ha dichiarato - Non sono per il boicottaggio, come ho già detto, ma appoggio le manifestazioni". Messner infatti, aveva già espresso il suo pensiero a riguardo a fine marzo, quando, con un gesto emblematico, aveva srotolato e issato un drappo di 70 metri quadri dipinto dai bambini tibetani presso Castel Firmiano alle porte di Bolzano.
  
Ma le critiche non si sono limitate solo all'aspetto politico. L'alpinista infatti ha attaccato l'intero progetto di portare in cima all'Everest la fiaccola olimpica. "E' una farsa dei cinesi - ha affermato - Perche` devono portare la fiaccola fin lassù?  Comunque non potrebbe restare accesa senza l`ausilio di qualche trucco: a quell'altitudine c`e` troppo poco ossigeno e tira un vento ingestibile".
   
Nonostante infatti, gli organizzatori cinesi abbiano studiato un metodo per permettere alla fiaccola di rimanere accesa, e lo abbiano spiegato alla comunità internazionale diversi mesi fa, lo scalatore altoatesino rimane della sua idea. A suo parere a quell'altezza il fuoco olimpico potrà ardere solo con qualche trucco.


Parigi, 18 aprile 2008 - La francia esorta ancora Pechino a dialogare con il Dalai Lama
Peace reporter


La Francia non abbassa il tiro sulla questione tibetana: il presidente francese ha esortato nuovamente Pechino ad avviare il dialogo con il leader spirituale dei tibetani, il Dalai Lama.

Sarkozy ha rivolto il suo appello a Zhao Jinjun, inviato speciale del presidente cinese ed ex ambasciatore in Francia, durante un incontro all'Eliseo.

L'ufficio del presidente francese ha riferito che i due uomini hanno discusso dei recenti avvenimenti in Tibet e della gestione dei Giochi olimpici a Pechino ad agosto.


Pechino, 18 aprile 2008 - Oltre 100 Tibetani arrestati nella provincia di Qinghai
Peace Reporter

Oltre 100 tibetani, tra cui molti monaci buddisti, sono stati arrestati in seguito alle proteste esplose ieri a Tongren, nella provincia di Qinghai. Lo riferisce il Centro tibetano per i Diritti umani e la Democrazia.

In tutta la Cina occidentale ci sono state diverse manifestazioni dopo gli scontri violenti avvenuti a Lhasa il 14 marzo. Ieri i monaci di Tongren hanno chiesto che venissero rilasciati i religiosi buddisti arrestati durante le proteste dei giorni scorsi. Ma la polizia ha caricato i bonzi nonostante i tentativi di mediazione di uno dei più anziani di loro.

Un monastero locale, Rongwo, è stato chiuso, hanno riferito i dipendenti di un hotel della città, e la polizia ieri notte ha imposto il coprifuoco.


Thailandia, 18 aprile 2008 - La fiaccola olimpica è in Thailandia. Allerta per le manifestazioni pro-Tibet
Radio vaticana

Sosta in un grande albergo di Bangkok per la fiaccola olimpica giunta in Thailandia dopo il passaggio in India, contraddistinto da 180 arresti di manifestanti pro-Tibet.

Domani è previsto il percorso della torcia, le autorità hanno fatto sapere che non saranno tollerate manifestazioni di protesta. I

Intanto i monaci del tempio buddista Zenkoji di Nagano hanno chiesto al governo giapponese di non essere più il punto di partenza del passaggio della fiaccola olimpica, in programma per il 26 aprile. I religiosi intendono esprimere così il loro dissenso per le violenze accadute in Tibet nelle scorse settimane.

A Ganzi, zona abitata da diverse comunità tibetane nella provincia di Sichuan, numerosi monaci e ragazzi sono scappati sulle montagne e nelle foreste per sfuggire alla repressione cinese contro le proteste, è quanto riporta il movimento Campagna internazionale per il Tibet.


Delhi, 18 aprile 2008 - Report di Toni Brandi, Rappresentante della Associazione Laogai, fermato dalla polizia di frontiera

Arrivati a Dehli verso mezzanotte ore locale, la polizia di frontiera ci ferma, requisisce i nostri passaporti, perquisisce i nostri bagagli e ci trattiene  fino alle 2,30, circa, quando ci rilascia, senza nessuna spiegazione, rifiutando anche di comunicare i  propri nomi. 

Credo che il rilascio sia anche dovuto  all 'intervento della gentilissima Dott.ssa Cicconi dell'Ambasciata Italiana.  Tre poliziotti ci scortano all'uscita ed entrano  (non invitati ...) nel nostro taxi fino all'albergo "per garantire la nostra sicurezza".

Impeditoci inizialmente di fare passeggiata, dopo proteste, ci permettono di uscire, sempre sotto la loro scorta.  Dopo poche ore di sonno, fatta colazione, intendiamo uscire.  La polizia è ancora presente e ci impedisce di lasciare l'albergo senza la loro "compagnia". Per un paio di volte entriamo  in un taxi e loro, forzatamente,  entrano ... e noi usciamo. Contatto di nuovo l'Ambasciata, nella persona del Console, Dott Agnis, che si mostra gentilissimo e promette d'interessarsi della cosa. Ho saputo, successivamente, che ha fatto tutto ciò che era in suo potere con le autorità indiane.

Verso le 11,30 la polizia, sempre in borghese, ci arresta senza motivazione.  Un poliziotto mi torce il polso per prendermi il cellulare, un'altro  spinge la mia testa in basso ed ambedue mi costringono ad entrare in macchina. Altri quattro prendono con forza la mia amica, che cade per terra, e, con violenza  la spingono in macchina.  Ci portano all'ufficio centrale della "Special Cell" ossia l'unità che si occupa dell'antiterrorismo e dei crimini contro la sicurezza dello stato.  Requisiscono i cellulari e le camere e ci rifiutano il permesso di parlare con il console italiano, l'avvocato e con il responsabile dello stesso ufficio. Anche questi poliziotti rifiutano di dare i loro nomi. Dopo sei ore ci hanno rilasciato. Erano le 18,00, circa.

Ringrazio il Console Italiano ed il suo personale. Non ho grandi rimostranze contro la polizia indiana che, esclusa la violenza gratuita al momento dell'arresto e la detenzione, che considero illegale,  si è comportata gentilmente e ha svolto il proprio triste lavoro. 

Sono molto preoccupato riguardo alla forza che la Cina ha oggi di determinare le azioni degli altri governi, come quello indiano, e le azioni delle istituzioni internazionali come le Nazioni Unite.

Trovo gravissimo che, a causa di interessi finanziari internazionali, che, ricordiamolo, sono sempre a scapito di molti per il vantaggio di pochi,  e con la complicità dei grandi media, oggi si tace sul pericolo che la minaccia militare, economica e politica cinese rappresenta per la pace, presente e futura, nel mondo. 

Siamo successivamente andati nella zona dove era appena finita la manifestazione pacifica di protesta dei Tibetani. Abbiamo saputo che Delhi era blindata da ventimila poliziotti e che piu' di cento persone erano state arrestate.

La Torcia Tibetana ha marciato, con cinquemila indiani e tibetani, per quattro chilometri e, oggi, 18.4, riparte la "marcia di ritorno a casa".   Devo sottolineare che questa è gente pacifica che canta, prega e sventola le proprie bandiere e che, a causa di questi "crimini" è oggi perseguitata. 

Ho avuto l'onore di conoscere Tenzin Choeying, il presidente di "Students for Free Tibet", Chime Yungdrung, presidente del National Democratic Party of Tibet e due deputati del parlamento Tibetano: Tseten Norbu e Dorjee Wangdi Dewatshang. Mi raccontano le loro storie e le loro aspirazioni. Gli spiego che molti in occidente sono in anima, spirito e corpo con loro. 

Credo che il mondo debba essere molto riconoscente ai martiri Tibetani e non solo per la giusta causa del Tibet ma perchè è grazie a questi martiri che i crimini comunisti cinesi appaiono di nuovo sulle pagine dei nostri giornali e l'ipocrisia delle Nazioni Unite e delle istituzioni sportive, politiche e finanziarie  internazionali diventa sempre piu' palese.

E' solo grazie a loro che molti, di diverse opinioni politiche, si riuniscono in questa giusta grande battaglia.  Infatti,  oggi, sempre piu' gente si rende conto di quanto aveva ragione Ortega Y Gasset nel dire che "il modo migliore di dichiararsi di essere un imbecille è quello di dichiararsi di essere di destra o di sinistra". 

Un giovane ragazzo, Tenzin, mi racconta come è stato picchiato ed arrestato sia in Nepal che in India.  Nel parlare con questi profughi tibetani, la mia mente corre alla Lituania. Nonostante cinquant'anni di oppressione comunista sovietica, di persecuzioni, con centinaia di migliaia di lituani spariti nell'inferno dei gulag e nonostante il tradimento dell'occidente,  la Lituania vive oggi in libertà, parla la propria lingua e sventola le proprie bandiere.

Ascoltando le storie dei patrioti morti per il Tibet,  ricordo anche una scritta che lessi sui blocchi di cemento che difendevano il parlamento lituano dai carri sovietici, nell' agosto del 1991. Vi era scritto "Zusim Kad Gyventume" ossia "noi muoriamo affinchè il nostro popolo possa vivere".   Questo è lo stesso ed il vero messagio dei martiri Tibetani di oggi.

Non dimentichiamo questi martiri!

Ricordiamoci che la lotta per la libertà e per l'auto determinazione del popolo Tibetano è la stessa lotta per la libertà dei Cristiani nel Darfur, dei Karen e dei monaci in Myanmar,  dei contadini  e dei migranti cinesi e di tutti quelle genti del mondo che rifiutano di essere omologate come semplici "statistiche" o semplici "consumatori" alla mercè del "mercato globale" ma che vogliono, invece, essere veri e propri popoli orgogliosi delle loro delle loro tradizioni, delle loro religioni e della propria identità.

Sono convinto che il male non può trionfare ma perchè ciò avvenga è necessario che tutti gli uomini e donne di buona volontà si sveglino  ed agiscano perchè la battaglia per la libertà in Tibet è anche la nostra battagla.
Toni Brandi


18 aprile, 2008 - KTM costrette ad abandonare l'arancione "pro Tibet"?
GPone, di Alberto Cani

   Il clima politico si fa sempre più caldo in vista del Gran Premio della Cina, che si terrà a Shanghai il prossimo 4 maggio. A causa del conflitto Cina-Tibet, che ha portato recentemente a numerose manifestazioni a favore dei monaci tibetani, sfociate di recente anche nei boicottaggi alle Olimpiadi di Pechino 2008, anche il Circus del Motomondiale sta affrontando non pochi problemi in vista della tappa cinese in calendario.

Il governo cinese ha infatti chiesto a tutti i team una lista degli sponsor che mostreranno durante il GP sulle carene delle moto: un “controllo” preventivo organizzato col chiaro obiettivo di evitare che le squadre facciano propaganda a favore del Tibet attraverso delle scritte o attraverso il colore arancione, caratteristico dei monaci tibetani e del Dalai Lama. Negli anni passati, però, tale lista veniva chiesta soltanto alle squadre della MotoGP. Quest’anno, guardacaso, è stata chiesta una lista degli sponsor anche ai team della 250 e della 125: cosa dirà il governo cinese riguardo alla livrea delle KTM ufficiali di Mika Kallio, Hiroshi Aoyama, e Randy Krummenacher, che sono completamente arancione?

Un bel problema, considerato che molte organizzazioni pro Tibet stanno già pensando di sfruttare l’evento portando sugli spalti del circuito di Shanghai tante bandiere arancione, per sventolarle durante la gara, e probabilmente il regime cinese mal tollererebbe, in aggiunta, delle moto completamente arancione sfrecciare in pista. Incredibile, vero? Purtroppo no, al mondo ancora succedono certe cose: del resto, tre giorni fa, l’ex campione di scacchi Garry Kasparov è stato arrestato a Mosca e detenuto in cella per 10 ore perché stava manifestando in piazza contro il governo di Putin.

Cosa pensa di fare, quindi, la KTM? Winfried Kerschhaggl, International Motorsport Director di KTM, non ha assolutamente intenzione di cambiare i colori corporate della KTM: “Non mi è stato ancora comunicato nulla di ufficiale in merito – ha affermato Kerschhaggl sul sito del periodico Motorsport Aktuell

Il clima è come detto molto caldo, tanto che ultimamente si era anche sparsa la voce che il Gran Premio del 4 maggio fosse saltato: notizia infondata, nata dal fatto che effettivamente una gara nazionale, prevista nel weekend come “support race” del Motomondiale, è stata cancellata. Ma se dovesse arrivare ua richiesta del genere, a pochi giorni dal GP sarebbe inconcepibile. Se ne fosse parlato dodici mesi prima, forse ci si poteva anche pensare, ma adesso, come faremmo? Le moto sono già partite per la Cina, e dovremmo anche rifare l’uniforme di tutto il personale che va in pista, 27 uomini! Non potremmo comunque tollerare un’intrusione del genere nella nostra corporate idenity: i team ufficiali KTM corrono in tutto il mondo colorati di arancione, e non potrei mai immaginare correre le nostre moto in nero!”.

In casa KTM in ogni caso c’è preoccupazione: ancora non si sa come reagiranno le autorità cinesi all’arrivo del team a Shanghai. “Noi siamo qui per fare sport, non per fare politica; allo stesso modo, i Governi non dovrebbero usare lo sport per fare politica!”, ha affermato Kerschhaggl.


Pechino, 18 aprile 2008 - tempio buddista rifiuta la torcia
Data Sport


Ci risiamo, ecco un`altra smorfia. In Cina non sanno più dietro quale masso ripararsi, cosa opporre al dilagante scetticismo che regna attorno ai loro Giochi, a quello che sarebbe dovuto essere (e forse sarà ugualmente) l'evento in grado di portare la Repubblica popolare sulla via maestra e sul sentiero dell'oro.

Eppure, l'itinerario della fiaccola ha portato Pechino sulle prime pagine dei quotidiani di tutto il globo, travolta da una polemica che non accenna a placarsi. I disordini e la repressione attuata dal governo cinese in Tibet rischiano di compromettere l`immagine dello Stato asiatico e dell'Olimpiade, da sempre accompagnata dal cessare delle ostilità e da un vento di pace.

L`ultima spallata è arrivata dal vicino Giappone, che aveva stilato un percorso particolare per la torcia. Il 26 aprile, a Nagano, ci sarebbe dovuto essere il passaggio dal tempio buddista di Zenkoji, ma i monaci sembrano intenzionati a chiudere le porte in faccia alla carovana olimpica.

Troppo lo sdegno per quanto sta accadendo in Tibet, troppo il coinvolgimento di coloro che avrebbero dovuto essere custodi (anche se per breve tempo) del fuoco di Olimpia in viaggio verso Pechino. "La situazione è cambiata molto da quando abbiamo accettato l'offerta", il commento piccato di uno dei funzionari del tempio.

Un altro "no" si profila all'orizzonte, dunque, in questo triste e agitato peregrinare di un fuoco che sembra diventato una fiammella tenue, travolto da venti gelidi che sferzano la Cina e i suoi governanti.


Giappone, 17 aprile 2008 - Dichiarazione del Ministro degli Esteri Cinese in Giappone: "Il Tibet è una questione interna"
AGI News

La situazione in Tibet e' una "questione interna" cinese: lo ha ribadito il ministro degli Esteri di Pechino, Yang Jiechi, in visita ufficiale in Giappone.

A riferire le parole dell'omologo cinese è stato il capo della diplomazia di Tokyo, Masahiko Komura, il quale nel corso di una conferenza stampa ha spiegato di aver rinnovato con Yang l'invito ad "aumentare la trasparenza" sull'andamento della crisi tibetana, e di aver "sottolineato l'importanza del dialogo" pwer risolverla.

L'ospite ha tuttavia respinto la richiesta, opponendo per l'ennesima volta il carattere "interno" della questione.


Delhi, 17 aprile 2008 - il video CNN




Delhi, 17 aprile 2008 - Heavy security for torch in Delhi 
BBC
 
  No exact times were given for the torch relay amid fears of protests

The Olympic torch relay has completed the latest leg of its world tour in India's capital, Delhi, amid heavy security to protect it from protests.

Some 16,000 police sealed off the city centre along the truncated relay route.

At least 100 pro-Tibet activists were held in Delhi, police sources said, but the event passed off without the anti-China protests seen elsewhere.

Earlier, Tibetan exile groups organised a peaceful alternative torch relay involving politicians and celebrities.

India is home to the world's largest community of Tibetan exiles, as well as their government-in-exile and spiritual leader, the Dalai Lama. Last week, India's foreign minister told his Chinese counterpart that the government would take steps to ensure the torch's safe passage.

Sterile atmosphere: The Indian press had described the capital as "Fortress Delhi" prior to the arrival of the Olympic torch from Pakistan on Thursday. Apart from about 500 dignitaries and a group of school children invited to watch, the public was kept well away from the flame as it was carried 3km (1.9 miles) along the Rajpath, from the presidential palace to India Gate.

  Route shortened by 6km on security grounds
Torch carried along Rajpath from Presidential palace to India Gate.

Protest march runs from Gandhi Memorial to Jantar Mantar.

Three lines of police checkpoints guarded every entrance and exit to the ceremonial avenue and a cordon of Indian and Chinese security personnel in red and blue tracksuits surrounded the torchbearers at every moment.

The route, which was cut to a third of its original 9km distance on security grounds, left the 70 runners only able to carry the torch for a few metres before having to pass it on.

The BBC's Chris Morris in Delhi says that the atmosphere was sterile at best, with no members of the public to be seen at the start and only a small crowd sitting around an Olympic cauldron at the end. Our correspondent says it was a day that probably left no-one entirely satisfied and the Olympic spirit rather tarnished. In the run-up to the ceremony, the authorities closed many main roads in central Delhi, creating huge traffic jams, and sealed off the area for five hours. Workers in the many government offices overlooking the route were told to look out of their windows to look because of the perceived security threat.

Security patrols in the surrounding area were issued with blankets and fire extinguishers in case protesters set themselves on fire. No exact times were given for the relay in advance amid fears of protests by India's 100,000-strong Tibetan exile community, some of whom had threatened to disrupt the event.

Video: Olympic tension in New Delhi. Security is high in New delhi to control anti-China protests before the Olympic torch relay.

Mumbai, Ladakh, Nepal, 17 aprile 2008 - similar activities ...
BBC

There were also pro-Tibet protests on Thursday outside the Chinese consulate in the Indian financial centre of Mumbai, where at least 55 people were detained by police.

In the Indian Himalayan region of Ladakh, which borders Tibet, at least 5,000 Tibetan exiles and local Buddhists participated in a march in the town of Leh.

In Nepal, more than 500 members of the Tibetan exile community were arrested in the capital, Kathmandu, during demonstrations near Chinese diplomatic buildings.

Other cities preparing to receive the torch are making preparations following the chaotic scenes in London, Paris and San Francisco.

In the Australian capital, Canberra, police have been given extra powers to search those watching the relay for items such as guns and knives.

The Chinese government has meanwhile appealed for understanding over the actions of the torch's controversial security guards, who have been criticised for being heavy-handed with protesters.

"Relevant countries should have a clear understanding of the rules of the escorts and understand their work," foreign ministry spokeswoman Jiang Yu said. "They have used their bodies to protect the torch, so their acts should be praised and the violent acts of those Tibet independence elements be condemned."

Ms Jiang said that providing security escorts for the torch had been common practice during previous Olympic Games and that the International Olympic Committee (IOC) had "given its 100% support".


C'era da immaginarselo. Al percorso ufficiale si è aggiunto quello alternativo. Una folla impressionante di Tibetani e supporter ha dato vita a un Rally parallelo. Queste sono state le parole di Tseten Norbu, del Tibetan Solidairy Commitee che ha organizzato la protesta: "la staffetta ufficiale non ha in sè lo spirito delle olimpiadi, visto lo spiegamento di forze militari per la sicurezza. Quindi si è deciso di ridare vita a questo spirito e organizzare una staffetta parallela" ... (m.b.)

New Delhi, 17 aprile 2008 - Short, safe: torch relay ends peacefully

IBN Live

  INDIAN DREAM TEAM: Tennis stars Leander Paes and Mahesh Bhupathi carry the Olympic torch.

New Delhi: Sportspersons past and present, film stars and other celebrities hastily passed the Beijing Olympic flame from one to another Thursday as the tightly orchestrated India run of the torch got over under a cloud of protests from Tibetans elsewhere in the city.

India's woman weightlifter Kunjum Rani Devi kicked off the relay of the Olympic flame, which arrived here late on Wednesday under a thick security blanket and was kept overnight at the Le Meridien Hotel.

Amongst the others who carried the flame from Raisina Hill, with the presidential palace in the background, to the India Gate monument were former track queen P T Usha, hockey stars Aslam Sher Khan, Zafar Iqbad and Dhanraj Pillai, film stars Saif Ali Khan and Aamir Khan and cricketer Bishen Singh Bedi.

CNN-IBN's Digvijay Singh Deo was the only Indian journalist to carry the torch.

The India Gate lawns were mostly empty, except for officials, sponsors, swarming security personnel and the Olympic Holy Flame Protection Group that formed the inner circle protecting the flame.

For over five hours, the majestic Rajpath was turned into a security fortress with the Prime Minister's office and Ministries of Defence, External Affairs and Finance lining the torch route from Rashtrapati Bhavan shut down.

About 50 Tibetan protesters were rounded up while trying to breach the cordon at various places around the India Gate area, which saw three-tier security akin to Republic Day. At Le Meridien Hotel, nine Tibetans including a monk tried entering the premises but were swiftly whisked away by police. Around 30 Tibetan protesters tried to barge into Rashtrapati Bhavan from Gate No. 38 on North Avenue but were taken into custody.

Parallel flame rally: Earlier, shouting "Free Tibet", "Hu Jintao murdabad (down with Hu Jintao)", around 5,000 people, mainly Tibetans, completed their parallel torch rally in New Delhi on Thursday afternoon just before the actual Olympic torch rally begins amid stringent security.


Nell'India democratica lo spiegamento di forze dell'ordine "il cast di Star Trek" ci impone di riflettere. Così sono stati definiti e body Guard cinesi che hanno reso il passaggio della torcia più simile a un attacco terroristico che a un evento sportivo. Così ogni minaccia è stata soffocata ancora prima di nascere. E ogni scelta, ancora una volta, avrà il suo prezzo ... (m.b.)

New Delhi, 17 aprile 2008 - What now for the Olympic torch?

News Blog

The torch for the Beijing games is now in India - home to the largest Tibetan community in exile - and protests are planned. We'll be following them.



April 17, 2008 8:25 AM
The Olympic torch had a bumpy ride through Paris, London and San Francisco but its passage through Kazakhstan, Russia, Argentina, Tanzania, Oman and Pakistan has been trouble-free. There's little chance India will be so easy; activists have been protesting in the country since the torch was first lit. What do they have in store for today's relay?

9:30am
It's an hour until the Indian leg kicks off. The torch arrived last night at New Delhi airport to small but not rowdy protests. Tenzin Tsundue, a Tibetan activist with a penchant for publicity stunts, has refused to give specific plans (he thinks his phone is being bugged), "but be at India Gate", he said. We'll be there - as near as we virtually can be.

10:15am
Randeep Ramesh, the Guardian's correspondent in Delhi, reports not to expect the torch relay to start for another hour or so.

To watch the parallel Tibetan rally go here.

And this article hints that the unusual quietness hanging over one area of New Delhi indicates some kind of plotting: "The little chang stalls dotting Ring Road near Majnu ka Tila wore a deserted look on Wednesday. Even as the area was turned into a fortress by the men in khaki, the usual occupants of the stalls were busy planning their protests in the lanes and bylanes of New Aruna Nagar." But still, not much activity.

11:45
The relay still hasn't started and Randeep is trying to get near the path the flame will take. The police presence is massive, "I haven't seen it this quiet for five years... there's much more security than at India's national day, which is always heavily protected because of terrorist threats." He says there's quite a lot riding on the relay going smoothly for the Indian government after protesters managed to stage successful stunts at the Chinese embassy in New Delhi. Not once but three times. "Chinese TV said this was incompetent." Randeep says.



Midday
"The torch run looks more like an anti-terrorist operation rather than a sports event." an office worker tells the Pioneer newspaper.

12:30pm
The event has started and is a bit odd. Anybody know why they are only running a short distant before handing it on? And it's a sporting event... but the almost complete lack of onlookers is odd.

Indian batsman Sachin Tendulkar pulled out yesterday - supposedly on account of a groin injury - and this morning two others withdrew: shooter Jaspal Rana and musician Ayaan Ali Bangash.

AFP are reporting around 180 activists have been arrested during the run.

12:45pm
The Chinese bodyguards we have come to know and love have been replaced by Indian ones. My colleague Mark Tran says these new bodyguards resemble the cast of Star Trek. The relay sections appear to be little more than twenty feet.

12:47pm
They have either stopped or they are taking a breather. They seem to be having a chat on the tarmac.

12:52pm
That's it. Over. A very odd relay. The gold medal for shuffling goes to India. They may have averted the sight of a single protester near the flame, but at what price?


Ma sì, chiudiamo le porte e anche le finestre. Così ci sentiremo più sicuri di chiudere, oltre alle azioni, anche gli occhi, il cuore e la mente ... (m.b.)

Delhi, 16 aprile 2008 - Bizarre security norms torch spirit of Olympics
IBN Live

  SHORT AND SECURE

The route of the Olympic torch rally in Delhi on
Thursday.

New Delhi: That security would be tight at the Olympic torch relay in New Delhi on Thursday was a given but the government is taking the arrangements to levels never seen in the city before. The Government on Wednesday issued an advisory for the relay on Rajpath, points of which are bizarre to say the least. Windows and doors of all buildings facing Rajpath will be closed from 13.00 hrs IST onwards. No visitors will be allowed to enter government buildings overlooking Rajpath after 13.00 hrs IST. Visitors cannot leave the buildings after 1300 hrs IST until the relay gets over.

Only government employees with identity cards will be allowed to access these buildings or leave these buildings. Only from military, police and security personnel will be allowed access to rooftops and balconies near Rajpath. Fire safety checks will be carried on all buildings on the route and incinerators will be banned for duration of the rally. Nobody will be allowed to assemble on the lawns of North Block and South Block.

Security agencies are cautious after two days of protests by Tibetan activists. IANS reports about 100 Tibetan activists tried to storm the Chinese embassy on Wednesday but their plan was foiled and 63 of them were detained.

The activists, under the banner of Tibetan Youth Congress, arrived at the embassy at around 10.30 hrs IST in two buses. They waved Tibetan and Indian flags and wore yellow jerseys and headbands with messages like 'Stop Cultural Genocide', 'No Olympics in China', 'No Torch Relay in India' and 'Free Tibet'.

Security at the Chinese embassy, which has been fortified for almost a month, was intensified with more anti-riot personnel and concertina wires around the periphery of the complex. After staging a protest outside the sprawling embassy, a group of young Tibetans carried out a car rally around the capital's diplomatic enclave. Nearly 10 cars, smeared in white and yellow paint with messages like 'Free Tibet', were part of the rally. Activists occupying the small cars were chanting anti-China slogans. However, policemen didn't allow them to stop near the embassy.

Fearing a repeat of the disturbances that marred the torch relay in London and Paris, commandoes from paramilitary forces and thousands of policemen have been posted along the two-kilometre route from the presidential palace Rashtrapati Bhavan to India Gate.


Un nuovo percorso olimpico, alternativo. Una "controstaffetta". Una marcia silenziosa. Una marcia di pace. Alla quale hanno aderito, tra gli altri, la scrittrice Arundhati Roy e l’ ex ministro della Difesa George Fernandes. Questo che segue è l'appello di Tsetan Norbu del Tibetan Solidarity Committee. Pochi di noi avranno la fortuna di essere presenti a questo evento, cui partecipiamo, con la mente e con il cuore, sebbene a distanza. E' un evento che si presenta carico di attese. Attese di solidarietà tra i popoli. Attese di una pace possibile e duratura. Attese di una condivisione di speranze per un futuro dove l'etica e il rispetto dei diritti non siano solo un sogno. Ci auguriamo che questo evento non sia, al contrario - ancora una volta, ennesima - carico di offese. Alla dignità di un popolo martoriato. Che vuol dire, anche, alla dignita di ciascuno di noi. (m.b.)

New Delhi, 17 aprile 2008 - *PARALLEL PEACE RUN: TORCH FOR TIBET*

10 am: Assemble at Rajghat
Prayers and chanting for peace. The torch will be blessed by leaders of different faiths and we will keep Gandhi's message of non-violence in our hearts as we seek his blessings.

10.30 Silent march to Samta Sthal.
This is Jagjivan Ram's samadhi across from Raj Ghat on the other side of Ring Road.

11.00 Torch for Tibet Flag off
The route follows LNJP Road to Ram Lila Ground Chowk, where it will turn left and go over the Ranjit Singh flyover to the Barakhamba Rd./Tolstoy Marg crossing.  Then it will go down Tolstoy Marg, crossing Kasturba Gandhi Marg and Janpath to end at Jantar Mantar.

The Torch for Tibet is the symbol of the enduring nature of our non-violent struggle for fundamental freedoms and persistence to seek a lasting solution to the issue of Tibet through negotiation.

The relay will be flagged off by George Fernandes, Ex Defense Minister of India and long term supporter of Tibet.  Nafisa Ali, Former National Swimmer and Social Activist will be running the first leg of the peace run and there will be other Indian personalities participating in the run.

There will be a
core group of 50 runners both Tibetans and Indians. We are expecting many to cheer and support the peace run.

Please come and support in large numbers.  Please bring banners and placards of peace and support to the Tibetan movement. You should plan to line the streets in prominent places like the big crossings or in the last stretch to cheer the runners.  We welcome anyone, especially athletes and sports people who wish to run along the Torch for Tibet.

Please circulate this message widely.

Issued by: The Tibetan Solidarity Committee, Delhi Chapter
Contact Persons: Tsetan Norbu:9818970928 Youdon Aukatsang: 9999915061


New Delhi, 17 aprile 2008 - Fiaccola olimpica a Delhi, arrestati 180 attivisti tibetani
Rainews 24

Ondata di arresti a New Delhi in coincidenza con il passaggio della torcia olimpica nella capitale indiana. Almeno 180 attivisti tibetani sono stati fermati, secondo quanto hanno riferito fonti della polizia.

Intorno al percorso della torcia, accorciato a un terzo rispetto all'originale, è stato schierato un imponente apparato di sicurezza. Migliaia di agenti e soldati sono schierati lungo il tragitto dal palazzo presidenziale Porta dell'India e i tedofori sono scortati da uomini della sicurezza cinese in tuta azzurra. A fronte dei 16mila poliziotti e militari schierati solo poche centinaia di scolari e spettatori sono stati ammessi ad assistere al passaggio della torcia.

La fiaccola olimpica è arrivata nella notte a Nuova Delhi dal Pakistan, tra imponenti misure di sicurezza. Già al suo arrivo ci sono stati i primi incidenti, dal momento che l'India ospita il Dalai Lama, il governo tibetano in esilio, e oltre 100 mila tibetani della diaspora. La torcia è stata trasferita in una base delle Forze armate dove rimarrà fino al passaggio per le vie della città, lungo un percorso ridotto a un terzo del previsto.

Imponente è il dispositivo di sicurezza predisposto per la staffetta dei tedofori, che dovrebbero essere 70, che per prudenza è stata ridotta dagli originari 9 chilometri. Il percorso, lungo il quale si trovano già migliaia di agenti, si snoda nel centro della capitale indiana. Per il timore di manifestazioni e di gesti eclatanti come sacrifici umani davanti alle televisioni del mondo intero, la polizia ha già effettuato all'alba di oggi numerose perquisizioni e fermato diverse persone.

La staffetta si svolgerà nel pomeriggio su un percorso ridotto di due chilometri e mezzo lungo il rettilineo di Rajpath fino al monumentale arco di India Gate. Secondo quanto riferito dalle autorità, il livello della sicurezza sarà simile a quello della parata militare che si svolge in occasione della Giornata della Repubblica del 26 gennaio. Saranno schierate 15 mila forze dell'ordine. Per ragioni di sicurezza la "linea gialla" della metropolitana sarà sospesa per quattro ore. Il sindaco di Nuova Delhi, Sheila Dikshit, ha deciso di non permettere alle scolaresche di assistere all'evento.

  Maratona parallela: I manifestanti e attivisti tibetani hanno annunciato che, in contemporanea con il passaggio della torcia olimpica di oggi, organizzeranno un'analoga maratona. Hanno dato la loro adesione anche la scrittrice e pacifista Arundhaty Roi e alcuni leader del partito indù-nazionalista del Bjp, tra cui l'ex ministro degli esteri Jashwant Sinha e l'ex ministro della difesa George Fernandes.

Ancora defezioni di atleti indiani: Dopo il calciatore buddista Bhaichung Buthia e l'ex superpoliziotta Kiran Bedi, anche la star del cricket Sachin Tendulkar ha comunicato al Comitato Olimpico Indiano la sua assenza nella squadra dei tedofori. Tendulkar è uno dei campioni più popolari in India e la sua assenza farà sicuramente discutere.

Governo in esilio esorta a manifestazioni non violente: Il governo tibetano in esilio in India ha esortato a manifestazioni "non-violente" per evitare imbarazzi al governo indiano. "Abbiamo detto ai dimostranti che queste proteste devono essere pacifiche. Devono restare non-violente", ha detto Thubten Samphel, portavoce del governo in esilio del Dalai Lama.  "E' molto importante non creare imbarazzi all'ospite e questo significa chiedere ai tibetani di far sì che la protesta sia pacifica. Possono esprimere i loro sentimenti, ma non creare inconvenienti al governo indiano". Centinaia di esuli tibetani sono arrivati in questi giorni da Dharamsala, sede del Dalai Lama e del suo governo in esilio.


16 aprile 2008 - Caro Silvio, quando torni a Palazzo Chigi, ricordati del Tibet
Quotidiano.net di Xavier Iacobelli

Post it di cinque lettere per Silvio Berlusconi, da leggere se possibile non appena rimette piede a Palazzo Chigi. Ci rendiamo perfettamente conto che in questi giorni il Cavaliere ha un milione di cose da fare. Ma al popolo del Dalai Lama che lotta per la libertà basterebbe una parola, un gesto, un segnale di attenzione del nuovo Presidente del Consiglio per dire chiaro e forte al mondo: l'Italia sta con il Tibet che il regime comunista cinese opprime da cinquant'anni e che intende opprimere ancora di più, a mano a mano che si avvicina l'8 agosto, giorno d'inizio dei Giochi di Pechino 2008.

Conosciamo molto bene il ritornello degli affari che non si possono non fare con la Cina, degli interessi economico-finanziari che legano il nostro Paese alla Cina, dello strapotere della Cina nei rapporti di forza internazionali. Ma, vivaddio, la nostra è ancora una nazione dove ci si può battere anche per la libertà degli altri popoli. In questi anni abbiamo contato troppi conigli, di qualunque colore politico, agitarsi nel Palazzo e scappare ogniqualvolta sentivano parlare di Tibet, Dalai Lama, persecuzione cinese, genocidio culturale della gente.

Se Berlusconi intende imprimere una svolta anche in politica estera, la questione tibetana è fatta apposta per misurarne la volontà di cambiamento. Magari cominciando a ricevere il Dalai Lama a Palazzo Chigi, come non ha fatto la penultima volta che è stato premier e come, naturalmente non ha fatto Prodi.

Magari cominciando a disertare la cerimonia d'inaugurazione delle Olimpiadi dove, invece, intende andare George Bush, grande amico del Cavaliere. Ma si sa come si dice: dagli amici ci guardio Iddio.

Nuova Delhi, 16 aprile 2008 - Oltre 20 esiliati tibetani arrestati a Nuova Delhi
Peace Reporter

Circa cento esiliati tibetani hanno provato a superare oggi il cordone di sicurezza allestito attorno all'ambasciata cinese a Nuova Delhi, durante una manifestazione di protesta per il Tibet libero.

I manifestanti sono stati respinti dalla polizia indiana: oltre 20 di loro sono stati fermati dagli agenti e caricati su alcune camionette.

Altri 50 esiliati tibetani, invece, sono stati costretti a salire sui bus con i quali erano arrivati davanti alla sede diplomatica, al fine di essere rapidamente allontanati.


Islamabad, 16 Aprile 2008 - La torcia passa indenne per Islamabad, attesa da manifestazioni a Delhi
Blog

Tra centinaia di bandiere rosse cinesi e altrettanti cinesi, la fiamma di Olimpica è arrivata oggi nello Sports Complex di Islamabad accolta tra ingenti misure di sicurezza. Nessun problema per l’organizzazione nè dai manifestanti pro Tibet, nè dai temuti attacchi terroristici.

D’altronde il Pakistan aveva poco da temere dalle manifestazioni anti Cina. Pechino e’ il partner commerciale più importante per Islamabad, dal quale il Pakistan acquista la maggior parte dei suoi armamenti.

In un’area deserta guardata da 3000 agenti, piena solo di cinesi e di pochi autorizzati, il fuoco olimpico è arrivato a bordo di un calesse per essere poi trasferito alla torcia olimpica posta in primo luogo nelle mani, congiunte, del primo ministro Syed Yousuf Raza Gilani e il quelle del suo nemico, il presidente Pervez Musharraf, il quale era appena tornato da Pechino.

Solo 8000 persone ammesse a seguire la cerimonia che si e’ svolta prima sulle strade del complesso, poi la fiaccola è stata accesa all’esterno dello stadio Jinnah nel quale i 70 tedofori hanno, percorrendo pochi metri a testa, fatto il giro del campo, per poi finire allo stadio della ginnastica dove si è svolto lo spettacolo chiuso dai fuochi d’artificio.

Al termine della cerimonia, il fuoco di Olimpia è stato portato all’aeroporto della base dell’aeronautica di Rawalpindi, da dove in tarda serata l’aereo con la fiamma dipinta sulla carlinga, è partito per Delhi dove arriverà in nottata.

E l’attenzione si sposta ora in India, dove si attendono forti manifestazioni di protesta, dal momento che il paese di Gandi ospita non solo il Dalai Lama e il governo tibetano in esilio, ma anche oltre 100 mila tibetani della diaspora.

Nella capitale indiana sono state approntate misure di sicurezza simili a quelle utilizzate per la parata militare. Dopotutto il percorso è lo stesso: la fiaccola partira’ intorno alle 15 ora locale dal Rashtrapati Bhavan, l’ex residenza del vicerè britannico ora residenza del presidente della repubblica indiana, e lungo la diritta Raj Path raggiungera’ il Gate of India, il monumento ai caduti. 70 tedofori, tra i quali non ci sarà il campione di cricket Sachin Tendulkar, tra sportivi e vip, si alterneranno per 3 chilometri nel percorso ridotto dai 9 iniziali, per esigenze di sicurezza. A sorvegliare la fiaccola oltre 15.000 agenti ai quali si aggiungono reparti speciali della polizia cinese.

Per l’occasione, il monumento ai caduti e’ stato già chiuso oggi al pubblico con barriere e filo spinato. Lo stesso accadrà tutta l’area da domani all’una.

Non solo: tutti i ministeri indiani che affacciano sulla strada, quasi tutti quelli dell’amministrazione centrale indiana, dovranno essere svuotati entro le 13 di domani. Porte e finestre dovranno essere sbarrate e a nessuno sarà permesso di circolare.

Tiratori scelti saranno dispiegati sui tetti.

E domattina alle 10 ci sarà invece l’assemblea dei manifestanti pro Tibet al Raj Gaht, dove Gandhi fu cremato. Da qui, partira’ una controstaffetta fino al Jantar Mandir, il luogo dove il governo indiano da oltre un mese ha permesso ai tibetani di manifestare. Sono attesi oltre 3.000 manifestanti.


16 aprile, 2008 - Premier Ceco non parteciperà ad apertura Olimpiadi
Peace Reporter

Il primo ministro ceco Mirek Topolanek non parteciperà alla cerimonia d'apertura delle Olimpiadi di Pechino 2008, secondo quanto riporta oggi il quotidiano Lidove noviny. Il premier lo ha annunciato nel corso di una conferenza presso l'università di Brno aggiungendo, però, che non è favorevole al boicottaggio da parte degli atleti.

Topolanek, nel corso dell'intervento, ha prima elogiato la furbizia del presidente ceco Vaclav Klaus che è riuscito a evitare la cerimonia adducendo un problema di salute e un'operazione in quel periodo e dopo ha spiegato che non parteciperà alla cerimonia che celebra il potere e la grandezza della Cina comunista. Il premier, infine, scherzando ha anche sottolineato che non potrebbe prendere parte alla cerimonia perché la sua nuova compagna, la deputata Lucie Talmanova, fa parte di un'associazione di attivisti a favore del Tibet.

Anche il cancelliere tedesco Angela Merkel e il premier britannico Gordon Brown hanno annunciato che non prenderanno parte all'apertura delle Olimpiadi cinesi.


15 aprile 2008, la prima medaglia d'oro è del boia
Italia news, di Roberto Baldini

Non c’è solo la repressione in Tibet: le prossime Olimpiadi si svolgeranno in una Cina, che esegue in media 22 condanne a morte al giorno: come dire 8.000 all’anno. E’ il dato fornito da Amnesty International nel suo rapporto sulla pena di morte nel 2007.

Amnesty chiede ai partecipanti alle Olimpiadi di Pechino 2008 di far pressione sul regime per l'abolizione della pena capitale, ma è un’altra voce destinata a cadere nel vuoto: la protesta più clamorosa escogitata finora è quella del boicottaggio della cerimonia d’apertura, peraltro sostenuta a gran voce solo dalla Francia. In Italia silenzio o quasi, finora. Si vedrà se il nuovo governo riuscirà a prendere una posizione più decisa nei confronti del regime cinese.

"Da qui ai giochi olimpici, saranno stati circa 374 i detenuti giustiziati'', ha dichiarato la direttrice di Amnesty in Gran Bretagna, Kate Allen, aggiungendo: ''Tutti coloro che saranno coinvolti nei Giochi dovrebbero almeno fare pressione sulla Cina affinché riveli i numeri dell'uso della pena capitale, perchè riduca il numero di circa 60 reati per cui e' prevista, e si diriga verso l'abolizione''. Già perché oggi a Pechino si può finire nel braccio della morte anche per contrabbando di sigarette o "pirateria" informatica.



Sarebbe bello che questo video orribile - oltre che palesemente tendenzioso -  fosse il segno che non c'è più niente, di serio, per un filo-cinese cui appigliarsi. Se non immagini orrende, musica lagnosa, fumetti patetici e, di fronte al Potala Palace, un'acqua (cristallina e strumentale) di cui chiunque, da lungo tempo, ha perso anche la memoria ... Finora lo hanno visto 238 persone (me compresa). Non so se augurarmi che non ci siano altri visitatori. O che lo veda mezzo mondo. Così, giusto per farsi venire qualche idea. Magari anche qualche filosofo o qualche storico. Un Vattimo, o un Losurdo, per esempio. Forse, guardandolo, potrebbero anche "pensare", oltre che scrivere. (m.b.)

15 aprile 2008 - Su Youtube brano cinese anti mass-media e Tibet
JulieNews, di Francesca Fortunato

Il conflitto Cina-Tibet si riversa anche su internet. La novità della campagna nazionalista cinese contro stranieri e mass-media, è una canzone diffusa su Youtube.

Canta e scritta da Mu Rongxuan, la canzone è accompagnata da una sorta di video nel quale si vedono immagini dei negozi dati alle fiamme a Lhasa da rivoltosi tibetani in marzo.

Una parte del testo dice: “La Cnn giura solennemente che è tutto vero, ma gradualmente ho scoperto che si tratta di un trucco”.





Katmandu, 15 aprile - Proteste in Nepal, più di 100 Tibetani arrestati. Fermati dalla polizia davanti all'ambasciata cinese
Peace Report

Più di 100 esiliati tibetani sono stati arrestati dalla polizia nepalese, durante una manifestazione di protesta davanti all'ambasciata cinese a Katmandu. I manifestanti si erano riuniti davanti alla sede diplomatica per esprimere il loro dissenso contro Pechino e chiedere "un Tibet libero".

Le proteste sono riprese ieri dopo essere state interrotte per alcuni giorni, per dare spazio alle elezioni generali in Nepal. "La Cina vive, i tibetani muoiono. Stop al genocidio in Tibet", hanno affermato un gruppo di manifestanti, che indossavano delle tute arancioni.

In Nepal vivono circa 20.000 esiliati tibetani. Le autorità locali sono state duramente criticate dai gruppi per i diritti umani e dagli Stati Uniti per quello che è stato definito un uso eccessivo della forza contro gli esiliati tibetani.


E' innegabile che "prevenire" sia più conveniente che curare. In questo caso c'è l'obbligo di domandarsi "per chi" ... m.b.

Pechino, 15 aprile 2008 - Torcia verso India, decine di arresti "preventivi"
Tendenzeonline
 
In vista del passaggio della fiaccola olimpica giovedì prossimo a New Delhi, le autorità indiane hanno arrestato diverse decine di attivisti tibetani nel timore potessero inscenare proteste contro la Cina. Lo hanno riferito oggi dei dirigenti della polizia.



Secondo i responsabili indiani, per garantire la sicurezza della cerimonia olimpica di giovedì saranno impegnati 5.000 agenti. I provvedimenti di "custodia preventiva" eseguiti a New Delhi sarebbero 27.

Il viaggio intorno al mondo della fiaccola di Pechino 2008 si è finora rivelato un'occasione per tibetani in esilio e attivisti di chiedere alla Cina un maggior rispetto dei diritti umani.

La Repubblica popolare è finita nel mirino di governi e opinioni pubbliche occidentali a causa delle tensioni che, soprattutto nell'ultimo mese, hanno attraversato il Tibet. Nella regione, occupata militarmente dalla Cina nel 1950, sono attivi movimenti che chiedono una maggiore autonomia da Pechino.


Forse il mondo non può, ancora, essere migliore ... e, quindi, nemmeno "libero". m.b.

Parigi, 15 aprile 2008 - Il Comitato francese obbedisce alla Cina

La Repubblica

E’ polemica in Francia per la decisione del Comitato olimpico francese (Cnosf) di vietare ai propri atleti di partecipare ai giochi di Pechino 2008 indossando un distintivo recante la scritta: "Per un mondo migliore".

Secondo il presidente del Cnosf Henri Serandour l’iniziativa, interpretata come anti cinese e pro Tibet, va contro alla carta olimpica.

Il Comitato olimpico internazionale ha chiaramente imposto la sua linea dura al presidente del Cnosf Henri Serandour forzandolo a prendere questa decisione negativa".

Reporters sans frontieres e Amnesty international France puntano il dito contro la decisione del Comitato olimpico francese (Cnof) di vietare ai propri atleti di gareggiare ai prossimi Giochi di Pechino con un distintivo recante la scritta: "Per un mondo migliore".

"Perchè Cio e Cnosf - si domandano le associazioni - preferiscono la virulenta campagna nazionalista e anti occidentale in corso in Cina al messaggio pacifista e universalista degli atleti francesi?".

Reporter senza frontiere invita gli atleti francesi a non obbedire al governo cinese e di mostrare a Pechino un nuovo distintivo con scritto, in caratteri cinesi, "Liberta".


Berlino, 15 aprile 2008 - la judoka tedesca Boenisch boicotterà la ceriminia d'apertura
FeedReader

La tedesca Yvonne Boenisch, oro nel judo alle Olimpiadi di Atene nel 2004, ha annunciato che boicotterà la cerimonia di apertura dei Giochi di Pechino il prossimo agosto.

Escluso un suo boicottaggio delle competizioni: gareggerà con una fascetta al polso per protestare contro la violazioni dei diritti umani in Tibet.

Prima di lei, anche la spadista tedesca Imke Duplitzer aveva annunciato che boicotterà la cerimonia di apertura di Pechino 2008.


Pechino, 15 aprile 2008 - Consumatori cinesi contro la Francia; "Boicottate Carrefour"
Peace Reporter

Dallo scorso fine settimana milioni di cinesi nelle grandi città come Pechino e Shanghai hanno ricevuto lo stesso sms sui loro telefonini: "appello al boicottaggio di Carrefour" e dei prodotti francesi. E' così che i consumatori dell'impero di mezzo si vendicano dell'intromissione dei polemici figli della rivoluzione nelle questioni "interne", dopo che una settimana la fiamma olimpica è stata presa d'assalto da attivisti francesi a Parigi.

Su internet e per telefono i cinesi hanno lanciato una vera e propria guerra alle immagini simbolo della Francia, a partire dal più grande distributore straniero in Cina. Nel testo del messaggio telefonico si legge "dall'8 al 24 maggio, a tre mesi esatti dalle Olimpiadi di Pechino 2008, rifiutiamoci andare a fare la spesa da Carrefour, poiché finanziando il Dalai Lama, Carrefour sostiene l'indipendenza del Tibet. Boicottiamo Carrefour per 17 giorni! Facciamo vedere loro di cosa siamo capaci".

Secondo quanto si legge sulla rete, i cinesi accusano uno dei maggiori azionari del distributore, il gruppo LVMH, di sponsorizzare direttamente il Dalai Lama con la donazione di fondi.

Ieri a Pechino una ragazza ha inscenato una piccola manifestazione all'ingresso di uno dei grandi supermercati francesi. Su cartelloni con scritte in cinese, inglese e francese inneggianti alla "unità nazionale" al "diniego della violenza" e al rifiuto di "notizie non veritiere", la ragazza ha incollato anche foto delle immagini dell'assalto alla fiaccola di Parigi. Alla stampa cinese ha detto di aver avuto l'appoggio di tutti i passanti, fra i quali anche alcuni stranieri, e l'appoggio della polizia, che sebbene l'abbia costretta ad interrompere la manifestazione le ha detto di sostenere le sue rivendicazioni.

Molti hanno già aderito alla catena di boicottaggio di Carrefour. "Non andrò in quel periodoa fare la spesa, cercherò un supermercato cinese piuttosto che il Carrefour, perchè è giusto che anche noi mostriamo il nostro disaccordo" ci spiega una ragazza a Pechino.

Qualcun altro, secondo la stampa locale, preferirà boicottare i prodotti francesi piuttosto che un distributore che in Cina impiega quasi esclusivamente personale locale. "Rinuncerò piuttosto a comprare borse Louis Vuitton o i prodotti di bellezza" ha detto una consumatrice alla stampa, affermando che il consumo è una delle migliori armi nelle mani dei cinesi per esprimere insoddisfazione e disprezzo per chi attacca il paese.

Intanto ieri Netease, uno dei più popolari portali internet cinesi, ha lanciato un sondaggio. In poche ore dei 43.880 utenti che hanno risposto alla domanda se fosse giusto o no boicottare i prodotti francesi il 95,4% si è detto a favore, solo il 2,6% ha espresso parere contrario.


Berna, 15 aprile 2008 - Dalai Lama in Svizzera a Ottobre
La Repubblica

Il prossimo 13 ottobre il Dalai Lama visiterà la capitale svizzera Berna, dove presenzierà a un congresso inter-religioso: lo hanno annunciato le autorità cittadine.

In Svizzera, dove il leader buddhista è andato già in numerose occasioni, vive la principale comunità tibetana in esilio d'Europa, forte di 3.500 persone.

Risale al 2005 l'ultima volta in cui il Dalai Lama si recò nel Paese alpino: tenne conferenze per otto gorni, raccogliendo donazioni per un importo equivalente a 280.000 dollari. Intervistato ieri dalla radio pubblica statunitense, l'assegnatario del premio Nobel per la Pace 1989 è tornato ad accusare la Cina di "genocidio culturale" in Tibet, "intenzionale o meno".


Muscat, 15 aprile 2008 - La Cina attacca il Dalai Lama - Arresti e denunce al gruppo del Tibetan Youth Congress. La fiaccola passa indenne a Muscat
Il Corriere

Con una serie di arresti e di denunce del gruppo del Tibetan Youth Congress, la Cina sta cercando di convincere il mondo dell’esistenza di un terrorismo tibetano che sarebbe diretto dal Dalai Lama, il leader tibetano e premio Nobel per la pace che vive in esilio in India.

Il nemico numero uno della Cina ha parlato ieri a Seattle, negli Usa, dove sta prendendo parte ad un convegno di cinque giorni sul tema della compassione, e ha ripetuto le sue note posizioni. «Tutto il mondo - ha affermato - sa che il Dalai Lama non vuole l’indipendenza o la secessione». Il Dalai Lama ha poi chiesto ai tibetani di non usare la violenza. «Se la maggior parte della gente si comporta in maniera violenta», ha detto, «la mia sola opzione è quella di dimettermi».

Sabato scorso per la prima volta dall’inizio della rivolta tibetana, il 10 marzo scorso, il presidente cinese Hu Jintao ha affrontato pubblicamente il problema, affermando che «non si tratta di un problema etnico, religioso o di diritti umani» ma solo di «difendere l’unità della nazione» che, sostiene il leader cinese, il «Dalai Lama e la sua cricca» vorrebbero mettere in crisi.

Il Dalai Lama ha affermato anche di essere «favorevole» alle Olimpiadi di Pechino.
«Tutti sanno che io sostengo i Giochi Olimpici», ha affermato, «anche se non credo che mi inviteranno ... Anche se mi invitassero, non sarebbe questa la cosa importante ... La cosa importante è la situazione in Tibet», ha proseguito il premio Nobel. Che poi ha chiuso: «La Cina sta attuando un genocidio culturale».

La guida dei buddisti tibetani ha anche rivelato che contatti diplomatici sono in corso da alcuni giorni fra suoi consiglieri e la Cina.

Dopo una serie di manifestazioni pacifiche a Lhasa, la capitale della Regione Autonoma del Tibet, dal 10 al 13 marzo, le proteste sono sfociate in violenze contro gli immigrati cinesi. In seguito, la rivolta si è estesa ad altre zone della Regione Autonoma e ad altre regioni a popolazione tibetana della Cina occidentale. Episodi di violenza si sono verificati nella provincia del Sichuan dove secondo fonti degli esuli tibetani, sarebbero state uccise una ventina di persone.

Il governo tibetano in esilio afferma che in tutto i morti sono stati circa 150 mentre almeno un migliaio di persone sarebbero state arrestate. Pechino parla solo di 19 vittime - civili e poliziotti uccisi dai rivoltosi - e non fornisce cifre sugli arrestati. Nel fine settimana scorso sono stati arrestati nove monaci accusati di un attentato dinamitardo e ieri i mezzi d’informazione cinesi hanno annunciato la scoperta di armi da fuoco nascoste tra i libri sacri in un monastero del Sichuan, che ha una forte presenza tibetana.

La fiaccola olimpica, oggetto di contestazioni in Europa e negli Usa, sta continuando il suo viaggio in Africa senza problemi.

Il 17 aprile sarà a New Delhi, dove il Tibetan Solidarity Committee ha annunciato una “controstaffetta” alla quale hanno aderito tra gli altri la scrittrice Arundhati Roy e l’ex ministro della Difesa George Fernandes.

Intanto si è svolta senza incidenti, così come avevano promesso le autorità omanite, la fiaccola olimpica ha percorso ieri pomeriggio le strade di Mascate, in un tripudio di bandierine e curiosità per un evento che ha catturato più interesse internazionale che nazionale.

Dalla centrale Rotonda Sohar Ship attraversando la città vecchia ed il lungomare fino alla riserva naturale di Qumur, il fuoco olimpico diretto in Cina non ha incontrato contestatori delle politiche cinesi in Tibet come accaduto a Londra, a Parigi, a San Francisco. La torcia, accesa dal governatore di Mascate è stata consegnata nella mani al consigliere del Sultano Qaboos bin Said, Shihab bin Tareq al Said, poi in quelle del principe Fatik bin Fahar al Said e dell’ambasciatore cinese in Oman prima di passare agli altri 77 tedofori che hanno portato per 200 metri ciascuno la torcia olimpica.

Nelle primissime ore del mattino partirà alla volta di Islamabad, in Pakistan.


Hu Jia contro Jing Jin: una lotta impari. Ovvero, quando lo stereotipo ha la meglio sui fatti ...

14 aprile 2008 - La Cina sfida il mondo
Espresso, di Federica Bianchi

I tibetani? Barbari. La stampa estera? Manipolata. I cinesi difendono i loro Giochi e blindano la capitale: vietate le riunioni con più di 15 persone. Da Pechino  Dimostranti in difesa del TibetÈ Jing Jin il nuovo simbolo della cinesità targata 2008, l'esempio patriottico da seguire per milioni di cinesi a casa e nel mondo. Ma non sono le sue qualità sportive di atleta disabile ventisettenne a stupire. Le è bastato che un attivista a Parigi provasse a portarle via la fiaccola per diventare il simbolo della resistenza cinese contro "i terroristi" tibetani. "È la più bella teodofora nella storia delle Olimpiadi", scrive in un blog uno dei tanti ammiratori. "Immaginate quanto possa essere infinita la cattiveria dei tibetani se colpiscono perfino una ragazza disabile", commenta un'altro cybernauta. Lei, Jing Jin, star in una notte, sorride eterea dalla home page del sito del Comitato olimpico cinese.

Il "viaggio dell'armonia" della fiaccola olimpica, il più lungo nella storia dei Giochi, avrebbe dovuto mostrare al mondo l'ascesa economica, politica e culturale del Dragone. Pechino aveva organizzato un itinerario inusuale, dal profondo significato simbolico, con quella doppia entrata nel paese ospitante: da Atene la torcia era arrivata nella capitale cinese da dove è ripartita alla volta del mondo per poi farvi nuovamente ritorno in maggio. Una dimostrazione che queste Olimpiadi sono state organizzate dai cinesi come una loro festa prima ancora che un evento globale: un premio per il trentennio di riforme economiche e l'occasione per mostrare agli stranieri in maniera pacifica l'attuale potenza. Che un pugno di ribelli incolti e ingrati, come sono considerati i tibetani dall'opinione pubblica cinese, abbia deciso di infangare l'immagine patinata in preparazione da anni, è una inaccettabile lesione dell'onore nazionale. Che attivisti barbari e una stampa straniera manipolatrice abbiano raccolto la provocazione a Londra, Parigi, San Francisco e, in misura minore, a Istanbul, è una dimostrazione palese della malafede mondiale. "Non importa quanto non ci piaccia il nostro governo o quante cose cattive abbia fatto in passato agli han, ai tibetani, ai musulmani. Noi immediatamente lo perdoniamo e stiamo al suo fianco di fronte all'interferenza straniera", scrive un internauta su Postglobal, il sito del 'Washington Post' che raccoglie i commenti ai blog di alcuni dei migliori giornalisti internazionali.

A quattro mesi dall'inizio, l'evento che avrebbe dovuto avvicinare la Cina al mondo occidentale sta invece mettendo brutalmente a nudo le profonde differenze che li separano, sulle quali, nell'ultimo decennio, imprenditori e opinione pubblica hanno glissato in nome della collaborazione economica. Jing Jin è il volto che il governo contrappone al dissidente incarcerato Hu Jia, icona olimpica dell'Occidente.

La formidabile propaganda dagli occhi a mandorla passa per immagini e slogan. Colpisce con una sferzata ogni critica esterna. Modella la coscienza collettiva di un popolo, convincendolo di dovere combattere eroicamente contro le forze straniere del male. 'Global Times', il settimanale del 'Quotidiano del Popolo', l'organo ufficiale del partito comunista, ha dato vita a una petizione on line, chiedendo a tutti i cinesi che si trovano all'estero di difendere la torcia olimpica "in pericolo", fermando i manifestanti che ne mettono a repentaglio il viaggio globale. "Non credo che molti cinesi sappiano quello che sta succedendo in Tibet, ma considerano patriottico seguire le indicazioni del governo", spiega una studentessa universitaria dell'Università di Pechino.

Non è passato nemmeno un mese dall'inizio delle proteste in Tibet ed è già comparso il primo libro in materia: 'Bugie e verità'. Sul risvolto di copertina si legge: "Da tempo alcuni media occidentali hanno pregiudizi sulla Cina e hanno pubblicato informazioni distorte. Dopo le rivolte del 14 marzo hanno diffuso bugie attraverso giornali e televisioni, e infangato la Cina. Questo libro fa uso di fotografie e materiale convincente per chiarire i fatti e respingere le teorie occidentali. Aiuterà inoltre il pubblico a capire la vera natura della libertà di stampa nell'Occidente". All'interno è spiegata la teoria cospirativa della 'cricca' del Dalai Lama. Intanto a un contingente di studenti tibetani dell'Università Qinghua, la più prestigiosa del Paese, è stato chiesto di vestirsi nei costumi tradizionali ed esprimere la loro eccitazione per le Olimpiadi di fronte al Water Cube, la piscina olimpica, a uso e consumo della stampa nazionale.


Washington, 14 aprile 2008 - Il Dalai Lama incontrerà l'inviato Usa per il Tibet
Il Corriere

Il Dalai Lama incontrerà l'inviato speciale statunitense per il Tibet, Paula Dobriansky, la prossima settimana. Il colloquio avverrà il 21 aprile in Michigan durante la visita della guida spirituale tibetana negli Stati Uniti.

Secondo il portavoce del dipartimento di Stato, Tom Casey, si tratta dell'undicesimo incontro tra Dobriansky e il Dalai Lama che discuteranno dell'ipotesi di una apertura al dialogo con le autorità cinesi riguardo nel tentativo di risolvere la crisi nella regione autonoma.



Katmandu, 14 aprile 2008 - 4.000 Tibetani cantano slogan anti Cina
Peace Reporter

Passate le elezioni, nella capitale nepalese sono riprese le proteste pro-Tibet. Oggi circa 4mila tibetani hanno manifestato a Katmandu contro la repressione cinese nella loro patria.

La protesta è iniziata con una marcia silenziosa e candele accese a Swayambhu, parte occidentale della città ricca di monasteri buddisti. Poi i dimostranti hanno iniziato a cantare slogan anti-Cina e 'Tibet libero, basta uccidere in Tibet'. Non è intervenuta la polizia, che settimane fa era solita interrompere queste manifestazioni distribuendo bastonate con canne di bambu.

I tibetani avevano sospeso le manifestazioni per circa una settimana prima del voto del 10 aprile.



14 aprile, 2008 - crescente presa di posizione contro i Giochi

Cresce la pressione sui leader di tutto il mondo affinché non presenzino alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici.

I due candidati democratici alla casa Bianca, Hillary Clinton e Barak Obama si sono espessi contro la partecipazione del Presidente Bush. Allo stesso modo, il candidato repubblicano John McCain ha fatto sapere che, se in questo momento fosse il presidente, non sarebbe disposto a recarsi a Pechino.

A New York, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha reso noto alla Cina che non presenzierà alla cerimonia, un segnale forte anche se, per bocca di un suo portavoce, ha precisato che la sua assenza è motivata da impegni pregressi.

Lo stesso presidente del Comitato Olimpico, Jacques Rogge, che il 10 aprile, a Pechino, si era espresso in termini moderati e generici, evitando ogni riferimento di natura politica, ha chiesto alla Cina di assumere l'"impegno morale" a migliorare il proprio standard di rispetto dei diritti umani prima dell'inizio dei Giochi, per la prima volta auspicando libero accesso in Cina agli organi di stampa. Ha definito inoltre le recenti manifestazioni che in Europa e in America hanno accompagnato il percorso della fiaccola olimpica un momento di "crisi" per tutta l'organizzazione dei Giochi.
 

Ciascuno "boicotta" come puo' ...

Tokyo, 14 aprile 2008 - artigiano getto del peso decide boicottaggio
Feed reader

Ha realizzato le sfere di metallo per il getto del peso per le ultime tre Olimpiadi ma per l'edizione di Pechino ha deciso il boicottaggio.

Masahiya Tsujitani, artigiano 75enne, ha preso questa decisione in segno di protesta per le violazioni dei diritti umani nel Tibet, promettendo però di ritornare per Londra 2012. ''Sono determinato e quando un artigiano dice qualcosa, non cambia mai opinione - ha spiegato - la Cina non è qualificata per ospitare le Olimpiadì'.



13 aprile, 2008 - Cina, media contro Pelosi su Tibet, Giochi saranno un trionfo
Reuters

I media cinesi hanno criticato oggi il presidente della Camera Usa Nancy Pelosi definendola "la persona meno popolare in Cina" per le sue posizioni sul Tibet e affermato che le Olimpiadi di Pechino saranno il trionfo della giustizia sul nemico.

Articoli e commenti "belligeranti" si leggono oggi sui quotidiani cinesi dopo che ieri Pechino ha annunciato l'arresto di nove monaci buddisti con l'accusa di aver fatto un attentato ad un palazzo del governo in Tibet.

Una fonte tibetana, con forti contatti nella capitale Lhasa, dice che in città si parla di nuovi scontri tra monaci e forze di sicurezza in uno dei principali monasteri.

Le autorità cinesi si sono arroccate sulla difensiva dopo le dure critiche internazionali sulla gestione dei disordini in Tibet e sulla repressione, che stanno offuscando l'immagine delle Olimpiadi che si terranno in agosto a Pechino.

"Anche se la staffetta della torcia è stata disturbata dalle fazioni per l'indipendenza tibetana, nessun potere sulla terra potrà bloccare il sogno del popolo cinese e del mondo per la pace nello spirito olimpico", si legge sul giornale del partito comunista oggi". "La luce della fiamma olimpica nel Bird's Nest stadium l'8 agosto sarà un momento di orgoglio per la Cina e per il mondo intero, perchè la giustizia sconfiggerà il nemico".

L'agenzia di stampa ufficiale Xinhua ha attaccato la Pelosi dopo che questa ha appoggiato una risoluzione che chiede il dialogo con il Dalai Lama e la fine della repressione contro le proteste non violente dei tibetani.


13 aprile 2008 - Braccio di ferro Tibet-Cina. Dalai Lama: "Pronto a dimettermi se la violenza dovesse aumentare"
Italia news

L'ex consigliere speciale dell'Onu per lo sport, Adolf Ogi, si candida come mediatore e propone anche i nomi di Kofi Annan e Nelson Mandela. il ministro della ricerca tedesco: "Sbagliato però boicottare i Giochi". Il Dalai Lama in visita a Seattle. La fiaccola olimpica è giunta in Tanzania.

Il Dalai Lama ha detto oggi a Seattle (USA) che rinuncerebbe al suo incarico se la violenza in Tibet ''dovesse esplodere sfuggendo ad ogni controllo''. Il Dalai Lama ha detto che il Tibet non puo' fare altre concessioni alla Cina.

Lo svizzero Adolf Ogi, ex consigliere speciale dell'Onu per lo sport al servizio dello sviluppo e della pace, si dice favorevole all'intervento di un mediatore nel conflitto tra la Cina e il Tibet. In un'intervista pubblicata oggi sul domenicale svizzero 'Sonntagsblick', Ogi propone per questo ruolo i nomi di Kofi Annan, di Nelson Mandela e il proprio.  "Credo di conoscere molto bene la mentalità cinese", dichiara Adolf Ogi, aggiungendo di essere in grado di condurre una conversazione con i cinesi. L'ex presidente della Confederazione elvetica dice anche di credere nella possibilità di un dialogo fra i dirigenti cinesi e il Dalai Lama, un evento che potrebbe contribuire a sciogliere la tensione.
Missione delicata, intanto, quella del ministro della Ricerca della germania, Annette Schavan. Tra le più strette collaboratrici del cancelliere Angela Merkel, la rappresentante delle istituzioni tedesche sarà a Pechino con un messaggio: "La Cina deve sapere che una grande nazione non si può tenere insieme con la repressione". La libertà di religione e di cultura fa parte "dei diritti fondamentali dei tibetani". "Chi li reprime - spiega Schavan - deve fare i conti con una chiara risposta della comunità internazionale". "Nel corso della mia visita a Pechino affronterò il tema delle violazioni dei diritti umani e dirò chiaramente che il comportamento del governo cinese in Tibet non è in alcun modo accettabile". Annette Schavan ha, comunque, escluso l'eventualità di un boicottaggio dei Giochi olimpici: "questo non aiuterebbe il popolo cinese".

Sei mesi fa, l'accoglienza ufficiale riservata al Dalai Lama da parte di Angela Merkel suscitò una viva reazione da parte del governo cinese. Oggi, sulla Frankfurter Sonntagszeitung, Merkel ha detto di volere incontrare nuovamente il leader spirituale tibetano.
Il Dalai Lama: in 50.000 si sono radunati nello stadio di Seattle, sulla costa nord-occidentale degli Stati Uniti, per ascoltare un discorso del Dalai Lama, il leader tibetano in esilio, che però non ha fatto alcun riferimento ai moti anti-cinesi che stanno scuotendo la sua terra di origine, nè ha menzionato la possibilità di boicottare la cerimonia di apertura dei giochi di Pechino 2008.

Seduto in una poltrona rossa, il Dalai Lama ha parlato per circa 45 minuti, toccando temi come la non violenza, la necessità di eliminare le armi nucleari e il ruolo fondamentale della donna nell'educare alla compassione.
Tema centrale del suo discorso, il bisogno di cancellare la violenza e fare del 21° secolo il ''secolo del dialogo''.

La fiaccola olimpica, nel frattempo, ha compiuto il suo percorso in Tanzania, unica tappa africana prevista. Il vicepresidente della Tanzania, Mohamed Shein, ha acceso la fiaccola e l'ha consegnata nella mani del ministro dell'Unione tanzaniana, Seif Khatib, primo tedoforo di un percorso di cinque chilometri per le strade di Dar es Salaam, la capitale del Paese. "Sono fiero che la Tanzania sia il solo paese africano ad accogliere la fiaccola. E' un'opportunità eccezionale per il nostro paese", ha commentato il ministro.

La torcia olimpica era giunta ieri sera nella città proveniente da Buenos Aires, Argentina. Il programma iniziale dei festeggiamenti prevedeva un percorso i 25 chilometri attraverso Dar es Salaam, che poi è stato ridotto a cinque, ufficialmente per le cattive condizioni atmosferiche. La fiaccola adesso andrà in Oman.


Seattle, 13 aprile 2008 - Il dalai lama negli USA per la prima visita estera all'inizio della crisi in Tibet
Peace Reporter

Il Dalai Lama è giunto ieri sera a Seattle, negli Stati Uniti, per una visita di 13 giorni, la prima all'estero dallo scoppio della nuova crisi tibetana lo scorso 10 marzo. Il leader spirituale parteciperà a una conferenza sulla spiritualità, prima di spostarsi a Michigan e New York.
Il Dalai Lama
Secondo l'entourage del Dalai Lama, la visita sarebbe stata programmata molto prima dello scoppio dei disordini in Tibet, ma vista la situazione di emergenza non si possono escludere incontri con politici o altri rappresentanti americani sulla questione. Lo scorso mercoledì, il Congresso ha approvato due distinte risoluzioni che condannano le repressioni in Tibet e invitano il governo cinese al dialogo. Nonostante il Dalai Lama abbia più volte condannato le violenze anticinesi avvenute in Tibet, Pechino lo accusa di essere il fomentatore dei disordini che hanno provocato secondo fonti ufficiali almeno 19 morti (99 secondo il governo tibetano in esilio).


Seattle, 13 aprile 2008 - in 50.000 per il Dalai Lama
Reuters Italia

  Decine di migliaia di persone hanno affollato ieri lo stadio di Seattle per ascoltare il Dalai Lama, il leader spirituale in esilio del Tibet, che ha fatto appello alla non violenza e ha chiesto di rendere il 21esimo secolo un "secolo di dialogo".

Al suono dei tamburi, i capi indiani americani hanno ballato e gli organizzatori hanno detto che circa 51.000 persone - per la maggior parte famiglie - hanno ascoltato sotto il sole il Dalai Lama parlare di compassione.

Seduto su una sedia rossa, il Dalai Lama non ha fatto accenno alle recenti rivolte in Tibet né ha suggerito che i leader mondiali dovrebbero boicottare la cerimonia di apertura dei Giochi olimpici di Pechino.

Già venerdì scorso, il Dalai ha detto di non appoggiare il boicottaggio delle olimpiadi e ha respinto le accuse cinesi secondo cui sarebbe lui la mente delle rivolte che hanno infiammato il Tibet il mese scorso.


Pechino, 12 aprile 2008 - polizia cinese arresta nove monaci buddisti per attentato
Reuters

La polizia cinese ha arrestato nove monaci buddisti sospettati di un attentato con una bomba ad un edificio del governo in Tibet. Lo scrive oggi l'agenzia di stampa ufficiale Xinhua.

Si tratta della prima volta che si parla dell'attentato, che secondo Xinhua sarebbe avvenuto il 23 marzo. Non si parla di morti o danni provocati dalla bomba.

Un monaco del monastero Tongxia Monastery a Gyanbe Township in Tibet era il capo del giro, dice Xinhua, aggiungendo che lui e altri otto sospettati, tutti monaci dello stesso tempio, hanno confessato il crimine.

La Cina ha accusato i gruppi tibetani di pianificare attentati suicidi dopo le proteste del mese scorso.


Dar es Salaam, 12 aprile 2008 - Torcia in Tanzania sotto la pioggia
Eurosport

La fiaccola olimpica ha ultimato il proprio viaggio attraverso le vie di Dar Es Salaam sotto una pioggia battente. In serata partirà per l'Oman e raggiungerà l'Australia il 23 aprile.


È terminato senza incidenti il passaggio della torcia olimpica per le vie di Dar Es Salaam, unica tappa africana del suo travagliato viaggio per i 5 continenti. La staffetta della fiaccola lungo le strade della capitale economica della Tanzania è durata circa un'ora, il tempo necessario per gli 80 tedofori per ultimare i 5 chilometri previsti dal percorso. Il programma iniziale disegnava un percorso di 25 km, ridotto poi a 5 per le cattive condizioni metereologiche (in Tanzania è stagione delle piogge).

Nonostante l'assenza di timori per nuove manifestazioni anticinesi e filotibetane le misure di sicurezza sono state molto rigide: centinaia di poliziotti hanno sorvegliato il percorso, anche con l'aiuto di elicotteri. Danzatori e suonatori di tamburo erano allineati lungo il percorso della staffetta applaudita dalla folla che ha osato sfidare il maltempo.

La fiaccola lascerà in serata Dar Es Salaam e procederà verso Muscate, in Oman, dove è attesa nelle prime ore di lunedì mattina.

Nel frattempo anche l'Australia si prepara per l'arrivo della torcia (23 aprile): il responsabile del percorso della fiaccola a Canberra, Ted Quinlan, ha spiegato che sono al vaglio possibili modifiche nel tragitto.

"Abbiamo ridisegnato l'itinerario che avevamo previsto per aumentare la sicurezza lungo tutto il percorso", ha detto Quinlan. "Il tragitto si farà probabilmente su vie più larghe ed è anche probabile che il pubblico sia tenuto a distanza frapponendo fra esso e la fiaccola un maggior numero di responsabili della sicurezza. E' un peccato. Sarà difficile poter assistere a scene viste in precedenti staffette, con il tedoforo che batteva la mano a qualche spettatore lungo il percorso". L'itinerario di Canberra sarà annunciato solo 48 ore prima dell'arrivo della fiaccola, che resterà in Australia due giorni.

Boao (Cina), 12 aprile 2008 - presidente Cinese: Tibet quesione interna
La Repubblica

Mentre la fiaccola di Pechino 2008 ha lasciato indenne Buenos Aires diretta in Tanzania, il presidente cinese Hu Jintao ha affermato che la questione tibetana è un affare interno che ha a che vedere con il separatismo e non con il rispetto dei diritti umani. "Il nostro conflitto con la cricca del Dalai non è un problema etnico ne' religioso ne' di diritti umani", ha affermato Hu nel ricevere il primo ministro australiano, Kevin Rudd, "E' un problema di salvaguardia dell'unita' nazionale o di divisione della patria". Parlando per la prima volta della questione tibetana dalla rivolta iniziata il mese scorso, Hu ha aggiunto: "Nessun governo responsabile se ne starebbe con le mani in mano di fronte a tali crimini che violano i diritti umani, turbano gravemente l'ordine pubblico e compromettono gravemente la vita e la sicurezza della proprietà delle masse".


Dar es Salaam, 12 aprile 2008 - fiaccola in Africa, assente Nobel Maathai
ANSA.it

DAR ES SALAAM - La fiaccola olimpica arriva questa sera alle 22 locali (le 21 italiane) a Dar es Salaam, capitale della Tanzania, unica tappa africana del suo movimentato giro del mondo, contrassegnato dalle proteste anticinesi per la violazione dei diritti umani in Tibet. Domani la fiaccola attraverserà le strade della città, in un percorso notevolmente più breve di quello previsto inizialmente. Dai 25 chilometri del programma iniziale infatti, l'itinerario della staffetta olimpica è stato ridotto a soli cinque km. Il giro è previsto dalle 12 alle 14 locali, prima della partenza della fiaccola per Oman, in programma alle 17.

Per le autorità della Tanzania, la riduzione del percorso della fiaccola si spiega non con i timori di manifestazioni filotibetane, come quelle che hanno contrassegnato le precedenti tappe, ma semplicemente con la pioggia di questi giorni. Come ogni anno di questo periodo infatti nell'Africa orientale ha preso il via la stagione delle piogge. Se i festeggiamenti sono stati ridotti, "ciò è stato a causa delle insistenti piogge" - ha detto il sindaco di Dar es Salaam Adam Kimbisa. "Certo, potrebbero esserci due o tre matti che potrebbero cercare di disturbare il percorso", ha aggiunto. Nonostante non siano attese manifestazioni di protesta anticinesi, a Dar es Salaam sono state comunque adottate tutte le misure di sicurezza per evitare ogni possibile disturbo della staffetta. "Noi siamo responsabili (della sicurezza) e noi dobbiamo garantire che la staffetta olimpica a Dar es Salaam sia un successo", ha detto il sindaco. Ma il passaggio della fiaccola olimpica nell'unica tappa africana è stato offuscato dalla rinuncia di Wangari Maathai, l'attivista keniana Premio Nobel per la pace 2004, che doveva essere la più celebre dei tedofori nella capitale tanzaniana. "Ho deciso di essere solidale con altre persone sulle questioni dei diritti umani nella regione sudanese del Darfur, in Tibet e in Birmania", ha detto Maathai all'agenzia Afp. "Come africana - ha aggiunto - penso sia importante unirci al resto del mondo per fare pressione sulla Cina al fine di risolvere i problemi dei diritti umani in tali tre paesi".

L'ambasciata cinese in Tanzania ha rilevato in un comunicato che "la staffetta della fiaccola ha subito dei disturbi in alcune città", ribadendo la posizione di Pechino secondo cui il percorso olimpico non dovrebbe essere l'obiettivo di "manovre politiche". Posizione questa condivisa dal governo tanzaniano, che intrattiene rapporti eccellenti con la Cina. Il presidente della Tanzania Jakaya Kikwete è attualmente in visita ufficiale in Cina. La fiaccola olimpica aveva lasciato ieri sera l'Argentina diretta in Tanzania. Il suo passaggio per le vie di Buenos Aires - unica città sudamericana del percorso in giro per il mondo - non ha fatto registrare incidenti di rilievo, a differenza di quanto avvenuto nelle precedenti tappe di Parigi, Londra e San Francisco.


Buenos Aires, 12 aprile 2008 - La fiaccola lascia l'America del Sud
AGM-DS

La fiamma olimpica ha percorso i grandi viali di Buenos Aires senza grossi problemi. Nell`unica tappa sudamericana del viaggio, la fiamma olimpica ha compiuto, secondo programma, le tappe previste nella citta` argentina e, passata davanti alla `Casa Rosada`, il palazzo presidenziale, nelle mani dell`ultimo tedoforo, la ex tennista Gabriela Sabatini, ha raggiunto il punto d`arrivo, il Club Ippico Argentino, dove e` stato acceso un simbolico braciere.

Non ci sono stati incidenti di rilievo e le varie manifestazioni contro la Cina e pro-Tibet sono state tutte controllate dalle migliaia di agenti posti sul percorso. C`e` stato un unico tentativo di raggiungere e spegnere la fiaccola con un lancio di palloncini pieni d`acqua, ma senza successo. Ora la fiaccola ha lasciato Buenos Aires con destinazione Tanzania.


Berlino, 12 aprile 2008 - Presidente del Bundestag pronto a ricevere il Dalai Lama
AGI

Il presidente del Bundestag, il democratico cristiano Norbert Lammert, ha intenzione di ricevere a metà maggio il Dalai Lama, nonostante le fortissime pressioni di Pechino per far saltare la visita.

Secondo quanto scritto dal settimanale "Der Spiegel", l'incontro non avra' comunque luogo in Parlamento, ma a Bochum, una citta' della Ruhr. Dopo insistenti pressioni diplomatiche cinesi e una breve telefonata dell'ambasciatore di Pechino, Lammert avrebbe scritto una dura lettera al capo della legazione a Berlino in cui esprime la propria preoccupazione per la "situazione non solo in Tibet ma anche in altre parti della Cina".

Nella missiva Lammert manifesta anche forte disappunto per la condanna a tre anni e mezzo di reclusione inflitta al dissidente Hu Jia, il cui processo a porte chiuse - si legge nella lettera - "é durato meno del nostro colloquio".

Il Dalai Lama oltre che a Bochum farà tappa anche a Moenchengladbach, a Norimberga e Bamberga.


India, 12 aprile 2008 - Manifestazioni pro Tibet di fronte all'Ambasciata Cinese
Peace Reporter

Oltre un migliaio di tibetani hanno manifestato stamattina a Delhi contro l'occupazione cinese in Tibet e le olimpiadi di Pechino.

Come avviene oramai ogni giorno da un mese, i tibetani scendono in piazza per chiedere il rispetto dei diritti civili in Tibet e l'autonomia dalla Cina.

Il governo indiano ha circondato l'area dove sorge l'ambasciata cinese con barriere, filo spinato e cavalli di frisia, dopo che tre settimane fa alcuni manifestanti erano riusciti ad entrare nel compound dell'ambasciata e ammainare la bandiera rossa.

Il governo di Delhi concede la possibilità ai tibetani di manifestare, ma sono nella zona dell'osservatorio astronomico, lontano dall'ambasciata cinese.


Pechino, 12 aprile, 2008 - Tibet, la Cina avverte: "E' una questione interna"
La Repubblica, Esteri

<B>Tibet, la Cina avverte<br>"E
Il presidente cinese Hu Jintao
 
Pechino - Il problema del Tibet non è "un problema etnico, religioso o di diritti umani" ma esclusivamente "un problema di difesa dell'unità della Nazione o di divisione della madrepatria". Il presidente cinese Hu Jintao parla della crisi del Tibet per la prima volta da quando, il 10 marzo scorso, è iniziata la rivolta dei monaci arancioni.

Mentre la fiaccola di Pechino 2008 ha lasciato indenne Buenos Aires diretta in Tanzania, il presidente cinese Hu Jintao ha definito il problema come "il nostro conflitto con la cricca del Dalai Lama".

L'agenzia Nuova Cina ha diffuso le dichiarazioni del presidente affermando che sono state rilasciate nel corso del suo incontro col primo ministro australiano Kevin Rudd a Sanya, sull'isola di Hainan, dove si apre oggi il convegno internazionale di Boao.

Hu Jintao ha sostenuto che il dialogo è fermo per volontà non della Cina ma della stessa guida religiosa . "La barriera ai contatti e ai colloqui non si trova dalla parte nostra - ha detto il presidente - ma dalla parte del Dalai Lama. Se ha la sincerità necessaria ai colloqui, allora deve metterla in pratica".

Ha aggiunto che la Cina è pronta ad incontrare il leader religioso se "desisterà dal cercare di dividere la madrepatria" e di "sabotare" le Olimpiadi di Pechino.

Il leader tibetano, che è arrivato ieri negli Stati Uniti per una riunione di carattere religioso, ha ripetuto in un'intervista alla rete televisiva Nbc di non volere la secessione del Tibet dalla Cina, ma solo una "vera" autonomia. Ha inoltre aggiunto che il suo messaggio al popolo cinese è: "non siamo contro di voi, io non cerco la secessione" e ha negato di voler boicottare le Olimpiadi.


Pechino, 11 aprile 2008
Androkronos

La torcia va in Tibet e i Giochi saranno un successo. Dopo lo spettro della crisi evocato ieri, Jacques Rogge e il Comitato olimpico internazionale prova a ritrovare certezze. ''Il programma prevede il passaggio della fiaccola in Tibet e la nostra posizione e' confermata'', dice il numero 1 del Cio. Il 20 e il 21 giugno, quindi, il sacro fuoco arrivera' a Lhasa. Nel frattempo, si puo' sperare nei frutti del ''dialogo positivo'' tra il Cio, gli organizzatori dei Giochi e il governo cinese.

Alla cerimonia d'apertura mancano 19 settimane che per il numero 1 del movimento a cinque cerchi rischiano di trasformarsi in un calvario. Tra le proteste che accompagnano la torcia, le roventi polemiche sul Tibet e le paventate assenze di illustri leader alla cerimonia inaugurale dei Giochi ce n'e' abbastanza per andare in tilt. Bisogna trovare qualcosa a cui aggrapparsi e Rogge lo fa: ''Mi aspetto Olimpiadi eccellenti'', dice il belga, che fa il punto sui preparativi in vista della manifestazione al via il prossimo 8 agosto.

''Ci sono solo un paio di dettagli da migliorare'', aggiunge. Le note stonate non vanno cercate negli impianti o nelle infrastutture. ''Qualcuno sta usando i Giochi'', dice Rogge. ''Posso dire con sicurezza che nessuno sta attaccando i Giochi. Pero' qualcuno li sta sfruttando''. A chi chiede previsioni su eventuali sviluppi, Rogge risponde: ''Non ho la palla di vetro''. ''Pero' -aggiunge- sono ottimista sull'esito dei Giochi: saranno un successo''.


Firenze, 11 aprile - Quegli atleti Ponzio Pilato che vanno ai Giochi e scaricano il Tibet
Quotidiano Net, di Xavier Jacobelli

Uno. Ce ne fosse almeno uno, nel ricco e dorato mondo degli aspiranti olimpionici italiani, che dica una parola per il Tibet, contro l'oppressione del regime cinese, contro le persecuzioni, contro gli arresti, contro il genocidio culturale di un popolo. Macchè.

Sono giorni e giorni che canoisti, tuffatori e altri noti sportivi ci ammanniscono dichiarazioni sterilizzate dal politicamente corretto e dlala paura fottuta di non andare a Pechino ("Lo sport non c'entra con la politica". "Il problema bisognava porselo quando le Olimpiadi sono state assegnate ai cinesi". "Gli atleti hanno lavorato per quattro anni e ora non si può mandare tutto in fumo").

Per carità di patria vi risparmiamo i nomi e i cognomi dei Ponzio Pilato che il Coni di Petrucci si accinge a benedire perchè dall'8 agosto facciano incetta di medaglie, infischiandosene del Tibet. Per questi campioni dell'ipocrisia, mai come stavolta l'importante è partecipare. Ma la faccia l'hanno già persa.



11 aprile 2004 - UN chief to miss Olympics opening 

  UN Secretary General Ban Ki-moon will not attend the opening ceremony of the Beijing Olympics, an aide has said. The decision was due to "schedule issues" and had been made months ago, said UN spokeswoman, Marie Mukabe.

Meanwhile, Buenos Aires is braced for Friday's Olympic torch relay after anti-China protests in other cities.

Kenyan Nobel Peace Prize laureate Wangari Maathai has withdrawn from the torch relay's Tanzanian leg, due to concerns over human rights in China.

The BBC's Laura Trevelyan said the UN was anxious not to give the impression that Mr Ban's absence was a boycott of the Games.

Ms. Mukabe said Mr Ban "had conveyed to the [Chinese] government some months ago that he may not be in a position to accept the invitation to attend this important event due to schedule issues". This means the decision was made before violent anti-Beijing protests in and around Tibet last month that were suppressed by a heavy security presence.

Security cocoon

The Olympic flame is being relayed around the world through 20 countries before it arrives in Beijing in August for the Games' opening ceremony.



The torch's progress has been beset by protests - especially on the London, Paris and San Francisco legs of its tour. Several thousand police and other guards are to line the planned 13km (eight mile) route of the torch through Buenos Aires. Argentine activists say their protests will be peaceful but have promised "surprises".

Groups upset over China's human rights record have been trying to put pressure on Beijing as it readies to host the Olympics for the first time. The protests along the international torch route have meant that torch-bearers have been immersed in a cocoon of security, surrounded by dozens of police officers and Chinese guards in blue track-suits.

In Paris, the torch had to be extinguished three times because of safety concerns, while in London there were 37 arrests. The US stage of the torch relay in San Francisco on Wednesday passed off amid confusion and tight security.

The Dalai Lama - who many Tibetans regard as their spiritual leader - said on Thursday that China deserved to host the Games, but that protesters had the right to express themselves in non-violent ways.

The president of the International Olympic Committee (IOC), Jacques Rogge, said on Thursday that anti-China protests had created a "crisis" but that the Games in Beijing would "rebound". He also urged China to respect its "moral engagement" to improve human rights ahead of the Games. China said it hoped the IOC would steer clear of what it called "irrelevant political factors". Beijing says Tibet is an integral part of China and what happens there is an internal matter.

After its run through Buenos Aires, the torch will be flown to Tanzania for the next stage of its journey. 2004 Nobel Peace Prize laureate Wangari Maathai told Kenyan TV that she was pulling out of that leg of the relay over concern about "the events that have been unfolding in Tibet for a very long time". She said she still supported China hosting the Games, but wanted " to see a country that is challenged, [that] is addressing those challenges to the betterment of the environment and the world in general."


Ginevra, 11 aprile 2008 - parere espresso dalle NU sulle elezioni in Nepal
United Nations Human Rights, Office of the High Commissioner for Human Rights

The United Nations High Commissioner for Human Rights Louise Arbour congratulated the people of Nepal on Thursday’s elections for a Constituent Assembly, which she described as a crucial advance in the country’s historic transition, and one that should have a very positive long-term impact on the human rights of its citizens.


“Elections for a Constituent Assembly that will be responsible for drafting a new constitution are a major stride towards a new future in Nepal in which the rights of all people – including historically marginalized communities – are respected,” Arbour said. The High Commissioner particularly welcomed the reportedly large and enthusiastic participation of women in the election.


“I congratulate the authorities for their success so far in holding a largely peaceful election process despite the difficult circumstances. And I trust that all the political parties in Nepal will accept the decision of the electors, whatever it may be.”

The High Commissioner said she was deeply saddened by a number of deaths that occurred during the run up to the election and on Election Day itself. She extended her condolences to the families concerned, and encouraged the Government to act quickly to set up an independent inquiry to investigate the circumstances surrounding the deaths.


India del Sud, 10-12 aprile 2008 - Rapporto sulla Marcia della Pace e sulla Marcia della Libertà
by L
hakpaTsering del Tibetan Settlement di Mundgod (estensore del report per Aref)

Sono partiti da Mundgod e da bandara verso Mumbay 2.000 persone: 1.000 monaci e 900 civili da mundgod e 100 civili da bandara.

Tra i partecipanti Mrs. Dolma Gyari, Deputy Speaker di Dharamsala, due representative dei Tibetan Settlement e Mr. Lhakpa Tsering del Tibetan Settlement di Mundgod.

Tutti i manifestanti, una volta giunti a Munbay, hanno partecipato alla marcia della pace e alla marcia della Libertà.

Ci sono state preghiere per i Tibetani che sono morti, quelli che sono stati feriti e percossi e quelli che sono stati imprigionati.

Hanno partecipato i Rappresentanti deile diverse confessioni religiose - Cristiani, Sikh, Parsi, Mussulmani, Indu e Buddisti - i quali hanno tenuto conferenze sulla attuale situazione del Tibet. E hanno testimoniato la loro piena solidarietà al Tibet, confermando il loro impegno anche per il futuro.


Mr. Lhakpa Tsering del Tibetan Settlement intervista Jamphel Lodoe (Gomang Monastey)


Mr. Lhakpa Tsering del Tibetan Settlement intervista Jamphel Lodoe (Gomang Monastey)


 I manifestanti a Mumbay


 I manifestanti a Mumbay


Munbay - Mrs. Dolma Gyari (Dharamsala Deputy Speaker) e
Mr. Ngawang Norbu (Representative Tibetan Settlement di Mundgod)



Washington, 10 aprile 2008 - Dalai Lama arrivato in Usa
Notizie Ansa (ore 22.57)

Rattristato per le proteste di ieri a San Francisco - Il Dalai Lama è giunto oggi a Seattle, negli Stati Uniti, dove da domani comincerà una serie di cinque giorni di conferenze.

Per il Dalai Lama e' la prima visita negli Usa dopo gli incidenti di Lhasa, capitale del Tibet, tra manifestanti tibetani e polizia cinese, il 14 marzo scorso.

Al suo arrivo al suo albergo di Seattle, il Dalai Lama, parlando con i cronisti, si e' detto rattristato per le proteste manifestate ieri a San Francisco per il passaggio della fiaccola olimpica.


Washington, 10 aprile 2008 - Obama esorta Bush a boicottaggio per Tibet 

Il candidato alla nomination democratica alla Casa Bianca, Barack Obama, senatore dell'Illinois, ha detto oggi a Washington che il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, dovrebbe boicottare la cerimonia d'apertura dei Giochi Olimpici di Pechino se la Cina non rivedesse la sua posizione sia per quanto riguarda il Tibet, sia il sostegno cinese al Sudan in relazione alla situazione in Darfur.

Un documento in tal senso era stato presentato oggi alla Camera dei rappresentanti da un parlamentare democratico. Nel documento si invita la Camera a votare una risoluzione per far pressione sul governo cinese che sostiene il Sudan, accusato di essere responsabile della situazione in Darfur. 


Italia, 10 aprile 2008 - appelli sconcertanti

Prendiamo atto - con sconcerto e indignazione profonda - che purtroppo non tutti in Europa sono d'accordo alla Risoluzione del Parlamento Europeo.

Come dimostra un appello lanciato da alcuni intellettuali secondi i quali in Tibet è in atto una campagna anti-cinese dai connotati razzisti che è una continuazione dei piani colonialisti inglesi.

Chi fosse interessato a questo nuovo - e inquietante - trend filocinese può trovare conforto negli scritti dello storico Losurdo e del filosofo torinese Vattimo (come, ad esempio, documenttao sul corriere della sera da Gianna Fregonara).

O ancora scorrere le righe dell'appello lanciato a firma di: Domenico Losurdo (filosofo), Gianni Vattimo (filosofo), Luciano Canfora (storico), Carlo Ferdinando Russo (direttore di «Belfagor»), Angelo d'Orsi (storico), Ugo Dotti (storico della letteratura italiana), Guido Oldrini (filosofo). Il titolo dell'appello "Vietate le Olimpiadi ai cani e ai cinesi" è già tutto un programma !  (
m.b.)


Parlamento Europeo, 10 aprile 2008 - Risoluzione sul Tibet
Scarica qui il testo completo della risoluzione

L'Europarlamento europeo ha approvato con 580 voti a favore, 24 contro e 45 astenuti una risoluzione a favore di un boicottaggio della cerimonia di apertura dell'Olimpiade di Pechino da parte dei leader dell'Ue se la Cina non apre un dialogo con il Dalai Lama.

Il Parlamento Europeo, infatti, in considerazione della gravità degli eventi in essere, ha espresso la propria ferma condanna sulla brutalità delle repressioni e reso omaggio alla posizione del Dali Lama.

Ha, conseguentemente chiesto alla Cina di mantenere fede agli impegni presi in materia di diritti umani e di ratificare, prima dei Giochi Olimpici, la Convenzione internazionale sui diritti politici e civili (UN, 1966), adottando, altresì, la moratoria sulla pena di morte come chiesto dalla risoluzione del 2007 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Infine ha invitato la presidenza in carica dell'Unione Europea ad adoperarsi per trovare una posizione comune in merito alla partecipazione dei capidi Stato e di Governo e dell'Alto rappresentante dell'unione Europea alla cerimonia di inaugurazione dei Giochi Olimpici.


Lhasa, 09 Aprile 2008

Circa 70 monaci sono stati prelevati nella notte del 7 aprile con un blitz della polizia armata all’interno del Ramoche Temple di Lhasa e portati in una località sconosciuta.

Nel monastero che contava un centinaio di monaci ne sono rimasti pochissimi che vivono sotto strettissima sorveglianza. Ed è anche confermato che uno di loro nei giorni scorsi si è tolto la vita.

Anche i grandi monasteri di Sera, Drepung e Gaden sono sottoposti a severe restrizioni con gli ingressi sorvegliati e pattugliamenti continui che bloccano ogni accesso.


Washington, 09 aprile 2008 - Obama esorta Bush a boicottaggio per il Tibet

Il candidato alla nomination democratica alla Casa Bianca, Barack Obama, senatore dell'Illinois, ha detto oggi a Washington che il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, dovrebbe boicottare la cerimonia d'apertura dei Giochi Olimpici di Pechino se la Cina non rivedesse la sua posizione sia per quanto riguarda il Tibet, sia il sostegno cinese al Sudan in relazione alla situazione in Darfur.

Un documento in tal senso era stato presentato oggi alla Camera dei rappresentanti da un parlamentare democratico. Nel documento si invita la Camera a votare una risoluzione per far pressione sul governo cinese che sostiene il Sudan, accusato di essere responsabile della situazione in Darfur.


Napoli, 09 aprile 2008 - D'Alema: pressione sulla Cina perchè ci sia un dialogo con il Dalai Lama
AGI


"Quello che si deve fare e' anzitutto una pressione sulla Cina per indurla a porre fine alla repressione e avviare il dialogo con il Dalai Lama". Lo sottolinea a Napoli il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, commentando con i giornalisti le tensioni tra Tibet e Cina e il loro riflesso sulla comunità mondiale alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino. "Noi abbiamo chiesto a livello europeo e internazionale che ci sia una linea di condotta concordata ed efficace per porre fine alla repressione - spiega - Per quanto riguarda le presenze politiche alla cerimonia di inaugurazione dei Giochi, anche queste vanno concordate, ma ritengo che il problema è il Tibet e non le Olimpiadi".


Pechino, 09 aprile 2008 - Tibet: 953 gli arresti per la rivolta, 403 saranno processati
AGI/REUTERS

La polizia cinese ha arrestato in totale 953 persone per il coinvolgimento nei disordini in Tibet del marzo scorso. Lo ha riferito il capo del governo della regione autonoma tibetana, Qiangba Puncog, spiegando che per 403 di loro c'e' stata la convalida dell'arresto, un passo che generalmente prelude all'incriminazione. I rivoltosi, ha pero' sottolineato Qiangba nel corso di una conferenza stampa a Pechino, sono "solo una piccolissima minoranza dei tibetani e anche i monaci che hanno aderito alla protesta sono solo "una minoranza estremamente ridotta" del clero buddista"Non rappresentano e non possono rappresentare il Tibet e il popolo tibetano", ha insistito.

Qiangba ha riferito che 362 rivoltosi si sono presentati spontaneamente alla polizia, accogliendo l'appello delle autorita' cinesi, e 328 sono stati rimessi in liberta' dato il loro atteggiamento "positivo" e il fatto che avevano commesso solo reati minori. Sono stati anche emessi mandati di cattura per 93 rivoltosi, 13 dei quali sono stati catturati e 9 si sono arresi.


09 aprile 2008 - Re-opening of Tibet for tourism postponed
ITC Report

As protests surround the arrival of the Olympics flame in San Francisco, the Chinese authorities have postponed the re-opening of the Tibetan Autonomous Region (TAR) for tourism. This is likely to be due to concerns over bringing the torch through Tibet and in an attempt to keep the extent of the crackdown hidden from the outside world. It had previously been announced by Chinese officials that the TAR would open again for tourism on May 1, but according to reliable reports it seems that re-opening may now not be until after the Olympics. The Chinese authorities have also stopped issuing multiple entry visas to China and slowed visa procedures in Hong Kong, a major gateway for travel into China, according to travel agencies. TAR Party chairman Jampa Phuntsog said today at a news conference in Beijing that if there are any "problems" during the Olympic torch relay from Tibetans, "We will without doubt deal with these persons severely ... we will not be merciful."

The TAR has been closed to domestic and foreign tourists since March 16, after protests began on March 10 in Lhasa, followed by a riot on March 14.

Zhanor, deputy director of the TAR's tourism bureau, had said that organized tours and independent travelers could return to Tibet on May 1, according to China Daily, an official English-language newspaper. This is no longer the case, according to ICT sources, following an emergency meeting among tourism officials in Lhasa. The postponement of the re-opening of the TAR indicates that it does not want outside witnesses to the current crackdown in Tibet.

The Chinese authorities are now only issuing single or double-entry travel visas to foreigners in Hong Kong, according to information from travel agencies, scaling back a visa program that used to issue multiple-entry business visas that lasted up to three years. Travel agents in Hong Kong told journalists that the restrictions on the multiple-entry visas were a result of China's concern over attacks on China's human rights record because of the crackdown in Tibet, and also following the disruption of the Olympic torch relay in Paris and London in the past few days. Chinese officials may have ordered the restrictions to keep tighter watch on tourists before the Olympics, some of the travel agents said, according to a report published today by the Associated Press.

Hong Kong-based travel agent Forever Bright Trading Ltd. said on its Web site that multiple-entry visas were suspended from March 28 until October 17. The Olympic torch relay has met protests in Athens, London, Paris and San Francisco during the first part of its international tour.

Demonstrators calling for an end to the crackdown in Tibet and increased human rights and democracy in China clashed with police and Chinese security, disrupting the torch relay in London on Sunday and forced organizers to end the relay early and extinguish the flame at least five times in Paris on Monday.

A Tibetan exile who participated in demonstrations against the torch relay and who has close connections in eastern Tibet told ICT: "The intensity of the campaign against the torch relay at an international level is because of what's happening in Tibet. The postponement of the re-opening of Tibet to tourists is a sign that this crackdown has reached a very serious level and China doesn't want the world to know about it."


Labrang-Xiahw, 09 aprile 2008 - Cina: la protesta dei monaci
La Repubblica

Sventolando la bandiera del Tibet un gruppo di religiosi manifesta durante una visita di giornalisti stranieri, selezionati dal Governo cinese, nell'Università Monastica di Labrang (video). Qui, nella provincia di Gansu, si erano verificate le prime manifestazioni pacifiche di monaci e laici fuori da Lhasa.

12:40 Le lacrime dei monaci a Labrang
Gridando "libertà", "Lunga vita al Dalai Lama", decine di monaci tibetani hanno accolto oggi nel monastero di Labrang i giornalisti che partecipano al secondo viaggio organizzato nelle zone tibetane dal governo cinese. Un testimone ha riferito che i monaci che hanno preso parte alla clamorosa protesta a Labrang erano una cinquantina, in maggioranza giovani. Molti di loro piangevano e, dopo aver parlato per circa dieci minuti con i giornalisti, sono stati allontanati da altri monaci e da agenti di polizia, senza che si siano verificate violenze


Pechino, 09 aprile, 2008 - Esecutivo Cio

Il presidente del Cio, Jacques Rogge, incontrando oggi a Pechino il premier Wen Jiabao, si è augurato che la parte rimanente del percorso della fiaccola olimpica si svolga senza incidenti. Lo ha sostenuto oggi la Cctv, la televisione di Stato cinese, dando la notizia dell' incontro. Al suo rientro in albergo, Rogge non si è fermato a parlare con i giornalisti, affermando che riferirà domani alla riunione dell'esecutivo del Cio i frutti dei suoi colloqui col primo ministro. Wen ha affermato che le Olimpiadi "appartengono a tutto il mondo". Nessuno dei due ha fatto cenno alla situzione nel Tibet, sempre secondo la Cctv

13:19 Incontro positivo tra Rogge e Wen Jiabao
"Un incontro positivo". Così il Cio commenta la riunione di oggi tra il presidente Jacques Rogge e il premier cinese Wen Jiabao. Nel meeting sono stati affrontati diversi argomenti, compreso quello relativo al viaggio della torcia olimpica. Il Cio ha escluso categoricamente l'ipotesi di uno stop alla staffetta che oggi fa tappa a San Francisco

13:07 Vicepresidente Cio, la torcia va avanti
"La torcia va avanti". Thomas Bach, vicepresidente del Cio, esclude categoricamente l'ipotesi che il viaggio della fiaccola di Pechino 2008 venga interrotto. "L'argomento non è stato nemmeno affrontato", dice il tedesco al termine della prima giornata di riunione dell'esecutivo del Cio. "Ovviamente - dice da Pechino - seguiremo con attenzione la situazione a San Francisco"

13:04 Pechino: non saranno puniti monaci che hanno mentito ai media
Nella conferenza stampa con i giornalisti stranieri a Pechino, il presidente del governo della regione autonoma del Tibet, Qiangba Puncog, ha affermato che i monaci del tempio di Johkang che hanno parlato con i reporter stranieri autorizzati il 27 marzo scorso a visitare Lhasa non saranno puniti. "Sono ancora nel tempio di Johkang - ha assicurato - e vi rimarranno fino a quando non parteciperanno a nessuna attività illegale, aggressioni, distruzioni, furti e incendi"

12:41 Comitati olimpici, no a boicottaggio
L'associazione mondiale dei comitati olimpici ha respinto le richieste di boicottaggio dei Giochi di Pechino 2008. A riferirlo è Mario Vazquez Rana, presidente dell'associazione, al termine di un meeting di tre giorni nella capitale cinese. "Secondo i 205 comitati olimpici non c'è alcun elemento che possa supportare il boicottaggio dei Giochi", ha dichiarato Rana ai giornalisti

11:03 Cio, legittimo impiego forze speciali cinesi
"Un team del paese ospitante a difesa della fiaccola durante la staffetta c'è sempre stato. E' una cosa totalmente normale e non c'è nulla di strano". Lo ha dichiarato una portavoce del comitato olimpico internazionale, Giselle Davies, commentando le polemiche sorte dopo che alcuni testimoni hanno denunciato la dura reazione delle forze speciali cinesi agli attivisti pro-Tibet che, a Londra, hanno cercato di ostacolare il percorso del tedoforo

10:40 Cina: il Dalai Lama ha affossato dialogo con Pechino
Con l'istigazione della rivolta in Tibet e le interruzioni del percorso della fiaccola olimpica, il Dalai Lama "ha affossato" il dialogo con il governo centrale cinese. Queste le nuove accuse del governo cinese al leader spirituale dei tibetani. "Il Dalai Lama ha sfidato il popolo cinese e ha affossato le condizioni per il dialogo con il governo centrale", ha detto in una conferenza stampa Si ta, viceministro del dipartimento del Fronte del Lavoro Unito del partito Comunista Cinese (Pcch)

10:26 Cio, Rogge incontra premier cinese
Il presidente del Comitato olimpico internazionale (Cio), Jacques Rogge, incontrerà oggi a Pechino il premier cinese Wen Jiabao. Lo ha reso noto Gerhard Heiberg, membro dell'Esecutivo del Cio. L'organismo è riunito da oggi nella capitale cinese. Nell'incontro, Rogge e Wen Jiabao faranno il punto della situazione sul viaggio della torcia olimpica di Pechino 2008. Il Cio, attraverso le parole dei suoi delegati, ha manifestato la ferma intenzione di non interrompere la staffetta


Bruxelles, 09 aprile 2008 - dichiarazioni Barroso

14:48 Barroso, la situazione in Tibet ci preoccupa
"Noi dobbiamo impegnare la Cina a fare di più per i diritti dell'uomo e la libertà di espressione", ha affermato Barroso. La situazione in Tibet "ci preoccupa e dobbiamo avere un dialogo molto franco con le autorità cinesi". L'Unione europea ha inviato un forte appello alla Cina per un dialogo con il Tibet e il rispetto dei diritti umani. I ministri degli Esteri della Ue hanno però evitato di prendere una posizione sull'ipotesi di boicottare la cerimonia di apertura dei Giochi olimpici.

14:42 Barroso, repressione e Giochi incompatibili
Le celebrazioni delle Olimpiadi sono "incompatibili" con una situazione di repressione e tensione": lo ha detto il presidente della Commissione Ue José Manuel Durao Barroso, in un incontro stampa a Bruxelles. Barroso guiderà a fine aprile una delegazione Ue in Cina: "mostrerò loro la contraddizione che esiste tra l'organizzazione di una grande festa come sono i giochi olimpici e una situazione di repressione e tensione", ha detto Barroso

14:41 Il documento Anoc
"Ho sbagliato. E' stato un errore menzionare il Tibet". Mario Vazquez Rana, presidente dell'Anoc, fa mea culpa alla fine dell'assemblea che ha partorito il documento ufficiale da sottoporre domani all'esecutivo del Cio. La dichiarazione comprende 4 punti. Nel primo si esprime "totale sostegno" alle Olimpiadi. Nel secondo, si conferma che i 205 Comitati nazionali saranno presenti a Pechino. Nel terzo si rifiuta qualsiasi tentativo di strumentalizzazione "politica" della più importante manifestazione sportiva. Polemiche e divisioni sono legate al quarto punto.

14:22 Barroso presto in Cina, parlerò di diritti umani
José Manuel Barroso ha assicurato che parlerà con Pechino della questione del rispetto dei diritti umani in Tibet, in occasione della visita in Cina che effettuerà nelle prossime settimane in Cina. "I giochi olimpici sono una grande celebrazione", ha affermato il presidente della Commissione Ue, "e non si può avere nello stesso tempo una situazione e di tensione, lo diremo chiaramente alle autorità cinesi"

14:06 Anoc su libertà di stampa e di espressione
Il presidente dell' Anoc Mario Vazquez Rana ha affermato di non considerare il fatto che il Tibet e altre vaste aree della Cina occidentale sono completamente chiuse ai giornalisti come una violazione della promessa di Pechino di garantire una completa libertà alla stampa internazionale in occasione delle Olimpiadi. "Rispetto a 15 anni fa, oggi potete muovervi molto più liberamente", ha detto Rana. Il presidente dell' Anoc ha aggiunto che la questione della libertà di espressione degli atleti è stata discussa dall' assemblea e che una formulazione precisa dei limiti entro i quali può essere esercitata è demandata al comitato esecutivo del Cio, che si riunisce fino a venerdì a Pechino.

13:37 La versione modificata del rapporto Anoc
Nel testo originale l'Anoc aveva fatto appello a ''una risoluzione equa e ragionevole al conflitto interno che affligge la regione tibetana''. ''Una risoluzione equa e ragionevole al conflitto interno per il beneficio dei Giochi e degli atleti'', è la versione modificata del rapporto. Alle domande dei giornalisti su chi si fosse lamentato della menzione del Tibet, Vasquez Rana non ha fatto alcun nome facendo solamente riferimento a una discussione fra i 700 membri presenti alla sessione dell'Anoc

13:36 Comitati olimpici: cancellato Tibet dal rapporto
Al termine di un'assemblea della durata di tre giorni, Mario Vazquez Rana, presidente dell'Associazione mondiale dei comitati olimpici (Anoc), ha dichiarato che dal rapporto conclusivo stilato dall'organismo internazionale è stata cancellato ogni riferimento al Tibet. ''Ho redatto personalmente il testo - ha precisato il presidente - e nella prima stesura vi era la menzione del Tibet. Ci sono arrivati commenti secondo i quali avremmo interferito negli affari interni di un Paese. Ho deciso così di modificare il testo''


San Francisco, 9 aprile 2008 - la fiaccola olimpica a San Francisco
La Repubblica, Diretta esteri



Oggi nella città californiana la sesta tappa del fuoco di Olimpia. Eccezionali misure di sicurezza. Pechino conferma: la fiamma passerà da Lhasa. I 250 Comitati olimpici nazionali (ANOC) si sono espressi contro il boicottaggio dei Giochi e hanno rinunciato a mettere la parola Tibet nel loro documento.

 
2008, Olimpiadi di Pechino

tappa della fiaccola a San Francisco
dopo che la fiaccola ha compiuto il suo percorso a zig zag, deviando anche in un deposito di autobus, un tedoforo ha fatto spuntare dala manica della tuta  piccola bandiera del Tibet ...
  1968, Città del Messico

gli atleti afroamericani Smith e John Carlos ricevono le medaglie alzando il pugno in un guanto nero, a sostegno del Black Power. il gesto che determinerà la loro espulsione dalla squadra e la privazione da parte del CIO delle medaglie


Erano oltre duemila la notte scorsa a San Francisco i sostenitori del Tibet che hanno partecipato alla fiaccolata organizzata dall’attore Richard Gere. Con lui altre star di Hollywood e soprattutto l’arcivescovo anglicano Desmond Tutu, Premio Nobel per la Pace, che ha invitato tutti i governanti a disertare la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici. La manifestazione si è conclusa con un sit-in davanti al Consolato cinese.



Un servizio di sicurezza senza precedenti al fine di impedire il ripetersi di quanto accaduto a Londra e a Parigi. Si stima che saranno quasi 7 mila i dimostranti nelle strade della città californiana, tra movimenti per la difesa dei diritti umani e attivisti pro-Tibet. Come noto San Francisco ospita la più antica comunità cinese presente sul suolo americano e quasi un terzo della popolazione è di origine asiatica. La staffetta è partita alle 13, ora locale (le 22 in Italia)

13:27 San Francisco, la fiaccola non passerà per Chinatown
Il percorso della staffetta degli 80 tedofori che porteranno la fiaccola attraverso San Francisco resta segreto, e potrà cambiare di volta in volta. Di sicuro la fiaccola non transiterà nella zona di Chinatown, dove vive la più grande comunità cinese d'America. Secondo le autorità sono attese in città circa settemila persone che manifesteranno per la libertà del Tibet e contro la repressione dei diritti umani in Cina



13:26 San Francisco, appelli a evitare incidenti
Migliaia di manifestanti sono attesi a San Francisco per l'unico passaggio americano della fiaccola olimpica. La città al suo risveglio vedrà le strade presidiate da un imponente servizio d'ordine, ma si sono nel frattempo moltiplicati gli appelli a evitare incidenti. Tra gli altri anche quelli della Speaker della Camera, Nancy Pelosi, del sindaco di San Francisco, Gavin Newsom, e dell'arcivescovo anglicano sudafricano Desmond Tutu.

13:23 Guardie cinesi della fiaccola sono della polizia paramilitare
Le guardie cinesi a protezione della fiaccola Olimpica provengono dalle file della polizia paramilitare e hanno subito uno speciale addestramento. Lo scrive oggi il quotidiano cinese di Stato "Global Times", dopo che il comportamento delle guardie cinesi di fronte alle proteste al passaggio della fiaccola a Londra e Parigi ha provocato diverse critiche e il governo australiano ha fatto sapere che non permetterà loro di scortare la fiamma a Canberra. Le 30 guardie per le trasferte estere della fiaccola, e le 50 per il percorso interno, spiega il giornale, sono state selezionate fra gli uomini della polizia armata del popolo. Devono poter essere in grado di correre ogni giorno per dieci chilometri e hanno studiato lingue straniere e le regole di comportamento all'estero

11:27 San Francisco blindata, migliaia di manifestanti pro-Tibet
Una San Francisco blindata di prepara ad accogliere il passaggio della fiaccola olimpica. Migliaia di dimostranti infatti saranno ai bordi delle strade percorse dai tedofori statunitensi e un servizio di sicurezza senza precedenti impedirà il ripetersi di quanto accaduto a Londra e a Parigi. Si stima che saranno quasi 7 mila i dimostranti nelle strade della città californiana, tra movimenti per la difesa dei diritti umani e attivisti pro-Tibet. San Francisco ospita la più antica comunità cinese presente sul suolo americano e quasi un terzo della popolazione è di origine asiatica. La staffetta partirà alle 13, ora locale (le 22 in Italia)

10:43 Tibet: "prove evidenti" degli scontri orchestrati dal Dalai Lama
Nella stessa conferenza stampa del funzionario di partito il presidente del governo regionale tibetano, Qianba Puncog, ha insistito sul fatto che le autorità cinesi sono in possesso di "prove evidenti" che gli incidenti a Lhasa, lo scorso 14 marzo, furono "premeditati e orchestrati dalla cricca del Dalai Lama"

10:23 Vancouver 2010, nostra staffetta sarà ambiziosa
"La nostra staffetta olimpica sarà ambiziosa". John Furlong, presidente del Comitato organizzatore delle Olimpiadi invernali di Vancouver 2010, non si lascia impressionare dalle proteste e dai disordini che accompagnano la fiaccola olimpica di Pechino 2008. La torcia di Vancouver, secondo i programmi, dovrebbe percorrere 35.000 km in territorio canadese

09:00 Veglia a San Francisco, Tutu invita a boicottare
L'arcivescovo Desmond Tutu ha invitato i leader stranieri a boicottare le Olimpiadi di Pechino nel corso di una veglia di 2mila manifestanti pro-Tibet a San Francisco. "Per il bene dei nostri figli, per il bene dei loro figli e per il bene del meraviglioso popolo del Tibet, non andate", è stato l'appello lanciato dal Nobel per per la Pace Tutu ai leader di tutto il mondo, "dite ai vostri colleghi a Pechino che volevate venire ma avete dato un'occhiata all'agenda e vi siete accorti che avete già degli impegni". La veglia ha concluso una giornata di prime manifestazioni di protesta, compreso un sit-in di 800 attivisti davanti al consolato cinese



08:23 San Francisco, prime manifestazioni senza incidenti
Si è svolta senza incidenti la fiaccolata organizzata a San Francisco da diverse organizzazioni umanitarie in occasione dell'arrivo della fiaccola olimpica nella sua unica tappa americana. Tra i manifestanti anche l'attore Richard Gere, amico personale del Dalai Lama, e l'arcivescovo anglicano sudafricano Desmond Tutu, che hanno marciato insieme ad alcune centinaia di persone in segno di solidarietà con il Tibet e per protestare contro la repressione dei diritti umani in Cina. Altre manifestazioni sono previste per la tarda giornata di oggi, mercoledì, quando la fiaccola olimpica attraverserà la città lungo un percorso che è stato volutamente tenuto segreto per evitare il rischio di incidenti. Per la giornata è stato predisposto un imponente servizio d'ordine. Numerosi gli appelli, tra cui anche quelli del sindaco di San Francisco, Gavin Newsom, e della Speaker della Camera, Nancy Pelosi, affinchè le manifestazioni si svolgano in modo pacifico


Karnataka State, 08 aprile 2008 - Tibetan students voicing their protest against Chinese crackdown in Tibet
Palden Namgyal: 9891183639 - Choedak: 9891867468

95 students including 33 girls from Tibetan Children's Village, Upper Dharamsala and Bylakuppe, Karnataka will be marching from Ram Lila Grounds to Jantar Mantar starting at 11 am on April 9, 2008 to show their solidarity with the Tibetan movement. All of them are class 12 students who have just finished their board examinations.

We seek international support on the following concerns:                         
- Direct dialogue with His Holiness the Dalai Lama without precondition.
- Release His Holiness the Panchen Lama immediately
- Independent and just investigation by UNICEF on the rights of Child in Tibet
- Stop racial discrimination of tibetan children by chinese government.  


New Delhi-Kathmandu, 07 aprile 2008 - Clamoroso gesto di solidarietà

Centinaia di persone in India e Nepal si sono rasati la testa e hanno donato sangue. Una protesta non violenta e significativa in segno di solidarietà con il popolo Tibetano. Hanno tagliato i capelli molti Sikh che hanno così infranto un voto fondamentale secondo il loro credo religioso e una ragazzina di soli tre anni. Molti coloro che hanno donato il proprio sangue in memoria degli martiri uccisi.



Parigi, 07 aprile 2008 - IOC chief speaks out over Tibet
BBC News
   
The president of the International Olympic Committee (IOC), Jacques Rogge, has expressed concern over recent unrest in Tibet.

Speaking at an IOC meeting in Beijing, Mr Rogge said the IOC "called for a rapid, peaceful resolution of Tibet".

He also condemned attempts to disrupt the Olympic torch relay, saying violence "is not compatible with the values" of the Olympic Games.

Sun Weide, a spokesman for the Beijing Olympic organising committee, said demonstrations on Sunday in London - which saw protesters trying to douse and even snatch the Olympic flame - were the work of "a few Tibetan separatists", the Associated Press reported.

The official Chinese news agency Xinhua says attempts to sabotage the relay "will surely arouse the resentment of peace loving people".

Map of Olympic torch relay route

The BBC's James Reynolds in Beijing says the Chinese government seems to be adopting a policy of delaying the reporting of protests and then playing down their significance.

Xinhua took six hours to respond to the protests, our correspondent says, and the state-run China Daily newspaper ran the headline "Warm reception in cold London" - together with a picture of Prime Minister Gordon Brown applauding the torch's arrival.
   
The demonstrations have been sparked by China's security crackdown in Tibet following a series of protests against Chinese rule which swept the region last month.

Tibetan exile groups say Chinese security forces killed dozens of protesters. Beijing says about 19 people were killed in rioting.

"No disruption"

Mr Rogge made his comments in a speech at the beginning of a three-day meeting of National Olympic Committee heads in the Chinese capital, Beijing.

Our correspondent in Beijing says that although Mr Rogge has made similar remarks before, the fact that he was speaking in China appears to give his comments extra weight.

The Olympic torch arrived at Paris' Charles de Gaulle airport late on Sunday after being flown from London with a Chinese security detail.
A Tibet protester tries to block the Olympic torch relay in London 6/4/08
China has expressed disgust at the torch protests in London

Hundreds of police are being deployed on the streets of Paris to protect the Olympic torch relay from opponents of China's actions in Tibet.

Pro-Tibet activists have said they plan to hold demonstrations in the capital.

However, Jan Willem, spokesman for the International Campaign for Tibet, told the BBC that the protest in Paris will not disrupt the torch relay.

Mr Willem said supporters will gather for a demonstration at the Place du Trocadero, which will include music by French and Tibetan artists, then march together to the Eiffel Tower.

"We have consistently asked our members and supporters to hold peaceful demonstrations which don't disrupt the torch relay, so we will focus on the issues which matter for Tibetans inside Tibet," Mr Willem said.

"Head of state' protection"

The 80 runners are being guarded on the 28km (18 mile) route by a cordon of 65 motorcycles, 200 police on rollerblades or running nearby, and 200 riot police.

Police plan to secure a 200m (660ft) perimeter around the torch as it is carried from the Eiffel Tower, down the Champs-Elysees towards City Hall, then over the River Seine to the southern Charlety athletics stadium.

Man tries to snatch torch. The Paris police chief has said the flame will be protected like a head of state.

The head of the Paris-based media watchdog, Reporters Without Borders, said it had altered its initial plans for similar demonstrations because of the expected heavy police presence, but nevertheless promised something "spectacular".

"The Chinese have made sure that for a few hours, Paris will look like Tiananmen Square," Robert Menard said. "I think it's shameful."

Police hope the elaborate security "bubble" will protect the relay from the persistent pro-Tibet protests which disrupted its passage through London.

Thirty-seven arrests were made in London on Sunday as protesters tried to seize the torch and disrupt the relay.

At one point, the torch was transferred onto a bus to protect it from the demonstrators.

The torch was lit in Olympia, Greece, last week and will go through 20 countries before being carried into the Beijing Games opening ceremony on 8 August.


Parigi, 7 aprile 2008

La fiaccola olimpica è sbarcata a Parigi dove in mattinata una folla si è radunata sotto la Torre Eiffel dove ha inizio il percorso della torcia nella capitale francese.

Partenza della torcia prevista alle 12.35 dal primo piano della Torre Eiffel per un percorso di 28 chilometri, portata a turno da 80 tedofori e costeggiando i maggiori siti turistici parigini (fra cui l’Arco di Trionfo e gli Champs-Elysées) fino allo Stadio Charlety. Circa tremila i poliziotti che presidieranno la capitale, da terra, dal cielo e dalla Senna. Ciascun tedoforo di turno sarà protetto da un cordone ambulante lungo 200 metri e composto da 65 poliziotti in moto, 100 sui roller e altrettanti vigili del fuoco corridori. I tibetani residenti in Francia hanno preannunciato una giornata di solidarietà sulla piazza del Trocadero. In molti hanno invece accolto l’appello di Reporter senza frontiere che ha esortato i parigini a radunarsi sotto la Torre Eiffel.

La Cina ha condannato oggi le “vili azioni” dei manifestanti filotibetani che ieri hanno disturbato il percorso della fiaccola olimpica a Londra. L’agenzia Nuova Cina ha citato un “funzionario” del Comitato Organizzatore delle Olimpiadi di Pechino (Bocog) che “denuncia con forza” le dimostrazioni di ieri, nel corso delle quali almeno 35 persone sono state arrestate. Pechino ha inoltre confermato la sua intenzione di far passare la fiaccola da Lhasa, la capitale del Tibet, il 20 e 21 giugno. Per poi essere portata da un gruppo di alpinisti sulla cima del monte Everest.

Per la prima volta, sul tema delle proteste legate al cammino della fiaccola è intervenuto il presidente del Comitato Olimpico Internazionale (Cio), il belga Jacques Rogge, che ha espresso la la profonda preoccupazione per quello che sta succedendo. “Tutti siamo preoccupati - ha detto Rogge - la situazione in Tibet ha suscitato un’ondata di proteste dei governi, dei mezzi di comunicazione e dell’ong che sta mettendo a rischio il passaggio della torcia. La violenza, da qualunque ragione sia ispirata, non è compatibile con i valori della fiaccola e dei Giochi olimpici”. Poi la richiesta a Pechino di una “rapida, pacifica soluzione” della situazione tibetana.

In tempo reale: Dopo pochi minuti dalla partenza gli organizzatori hanno spento la torcia per motivi di sicurezza interrompendo il percorso a piedi e trasferendo la fiaccola su un bus. Al momento il percorso sta procedendo tra le strade parigine a bordo di un bus corazzato e scortato dalle forze dell’ordine. Attorno alla Torre Eiffel la polizia ha invitato i manifestanti a riporre le bandiere tibetane, mentre potevano sventolare quella francese e cinese.

Al primo piano della Torre è stata issata una bandiera nera sulla quale i cerchi olimpici vengono raffigurati come manette.

A piazza Trocadero molte delle persone, riunite da Reporter senza frontiere, agitano le stesse bandiere distribuite dall’ ‘associazione Reporter senza frontiere.

Resoconto della giornata: La torcia è arrivata nel pomeriggio sotto scorta a bordo di un bus allo stadio Charlety, ultima tappa di un percorso a ostacoli che dalla Torre Eiffel ha costellato il passaggio della fiaccola tra le strade parigine. Le bandiere con i cinque cerchi olimpici trasformati in manette, simbolo della protesta attivata da Reporter senza frontiere, ha accompagnato con clamorose apparizioni il passaggio della torcia, sventolando sulla Torre Eiffel, sugli Champs Elysée, sul municipio di Parigi, e obbligando la fiaccola a fermarsi prima del traguardo dopo la decisione del sindaco Bernard Delanoe di cancellare ogni cerimonia.

Sono stati gli organizzatori a decidere l’interruzione della staffetta dopo che i continui assalti da parte degli attivisti per i diritti umani hanno costretto a caricare più volte la torcia su un autobus scortato dalla polizia. A questo proposito la prefettura ha precisato che la fiaccola, a parte i tragitti in autobus, si è spenta una sola volta per un problema tecnico.

Gli agenti hanno arrestato quattro persone - due attivisti pro-Tibet, due di Reporters senza frontiere e una politica francese - che avevano ostacolato la marcia del tedoforo e cercato di superare il cordone di sicurezza.

Per la prima volta il tg della notte della tv cinese ha brevemente accennato agli incidenti che hanno disturbato il passaggio della fiaccola olimpica, ieri a Londra e oggi a Parigi, nell’edizione delle 22 locali del notiziario della principale rete della tv centrale, Cctv1. In precedenza, l’emittente ha mostrato immagini del passaggio della fiamma a Parigi, con una forte presenza di poliziotti e con l’inviato che si rallegrava per “la calorosa accoglienza degli abitanti di Parigi, dei cinesi d’oltremare e degli studenti cinesi”.

La fiaccola chiude il suo giro europeo, si trasferirà nelle Americhe, attesa dagli appuntamenti di San Francisco, mercoledì, e Buenos Aires, venerdì. Nella città californiana, dove vive la terza comunità cinese del Nordamerica, le proteste sono già iniziate: oggi tre dimostranti hanno scalato il Golden Gate portando lungo i cavi di sostegno del ponte una bandiera del Tibet. 


Londra, 7 aprile 2008 - torcia olimpica contestata: almeno 30 attivisti arrestati La Repubblica


Assalto alla torcia olimpica nelle strade di Londra. Alcuni dimostranti, subito fermati dal servizio di sicurezza, ha provato a strappare la fiaccola alla presentatrice televisiva Konnie Huq, tedofora d'eccezione nella staffetta che oggi attraversa le strade della capitale. La fiaccola, partita dallo stadio di Wembley, percorrerà circa 50 km fino alla O2 Arena, nella zona di Greenwich.

Centinaia di militanti pro-Tibet, con cartelli e bandiere, aspettavano il passaggio della fiaccola a Bayswater Road, nel sudovest di Londra. Secondo alcune informazioni, nella capitale britannica sono stati arrestati almeno 30 attivisti che manifestavano contro le repressioni operate dal regime di Pechino in Tibet. Circa 2mila poliziotti sorvegliavano la staffetta. Uomini di Scotland Yard hanno scortato i tedofori a piedi, in bicicletta e a cavallo, costretti a far fronte a continui tentativi di bloccare la marcia della fiaccola olimpica.

L'ambasciatore cinese nel Regno Unito, signora Fu Ying, ha corso oggi a Londra con la fiaccola olimpica, ma non nel tratto accanto al British Museum dov'era previsto: invece, la diplomatica ha fatto da tedoforo a Chinatown. Lo ha detto un portavoce dell'ambasciata di Cina a Londra. Apparentemente, la decisione di cambiare il tratto della sua corsa è stata presa perchè sul tragitto originale si erano radunati moltissimi dimostranti pro-Tibet, rendendo la situazione ad alto rischio. Ad un certo punto si era anche sparsa la voce che Fu Ying avesse rinunciato, subito però smentita.

Il sottosegretario britannico con delega alle Olimpiadi Tessa Jowell, al passaggio della torcia a Downing Street, ha precisato: «Il passaggio della fiaccola attraverso Londra non significa assolutamente che noi appoggiamo il governo cinese nel suo comportamento in Tibet. Siamo stati assolutamente chiari con la Cina, devono dialogare con il Dalai Lama sulla situazione in Tibet. Per il resto, questa dev'essere una festa della sport», ha osservato.

Le autorità britanniche hanno già ricevuto un assaggio delle proteste quando due attivisti si sono arrampicati sul ponte di Westminster, vicino al Parlamento, in pieno centro, per srotolare uno striscione dai toni aspri: «One World, One Dream: Free Tibet 2008» ("Un mondo, un sogno: Tibet libero 2008", che faceva il verso allo slogan ufficiale delle Olimpiadi di Pechino: "One World, one dream". Quattro le persone arrestate dopo l'azione di protesta.

La torcia è già stata accolta da diverse proteste, in Grecia e a Istanbul, da quando è partita per il tour mondiale di 140mila chilometri da Pechino il 31 marzo scorso.


6 aprile 2008 - Srinagar (india)

La polizia indiana in Ladakh ha arrestato 17 tibetani intenzionati a varcare il confine col Tibet. Al gruppo, che fa parte di una comunità in esilio di 7000 tibetani che vivono nella zona, è accusato di non aver rispettato i divieti che interessano quella sensibile area di confine.



ITSN news, 06 aprile 2008 - Update on arrests in London. The numbers of protestors in London has outstripped all expectations.

As of 2pm there are reported to be 25 arrests during the passage of the Olympic torch, of which at least 6 are Tibetans/Tibet supporters. One protestor (name and affiliation unknown, but - from the video - not a Tibetan) tackled torch-bearer Konnie Huq, which was unfortunate as she had issued a very strong statement in support of Tibet. The protestor got his hands on the Olympic torch before being dragged away. Ms Huq was shaken but unhurt.  The incident can be viewed at http://news.bbc.co.uk/1/hi/uk/7332942.stm. You will see there are no fewer than 15 Chinese runners flanking the torch in London, in addition to police (in St Petersburg there were 6 - 8)

Actress Joanna Lumley and Olympian (and torch-bearer) Sir Steve Redgrave were interviewed on the lunchtime radio news. Joanna held the the IOC accountable for failing to act, said the torch should not go through Tibet. Sir Steve Redgrave agreed that sport and politics could not be separated and said he thought economic pressure on China was now required. Tessa Jowell, UK Sports Minister, interviewed from Downing Street, said she hoped today would show the world that legitimate lawful protest was a democratic right in this country; further that governments must continue to speak out against the unacceptable abuses of human rights in China. Gordon Brown posed with the torch, but did not hold it. Hans-Gert Pöttering was also interviewed and said he wouldn't attend the Opening Ceremony.

The Chinese ambassador took part due to a last-minute change of route, which saw the flame being run through Chinatown.

Post-script to yesterday's report, France's Human Rights Minister Rama Yade, said she was "misquoted" by Le Monde in listing "conditions" for Sarkozy to attend the Olympics. She said the word conditions was never used. Le Monde is standing by its story. http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/europe/7332543.stm

Protesters disrupt Olympic torch relay in London (The Guardian)
http//sport.guardian.co.uk/breakingnews/feedstory/0,,-7441346,00.html

Stand up, for today you can force China through a tunnel of shame, The London torch procession shows how craven Britain has become: ignore it or protest (Opinion; Simon Jenkins in The Times)

A few choice extracts: "It is not the protesting Tibetans who are polluting sport with politics, but their Chinese overlords. Participants in today’s display are thus endorsing an event the climax of which is to celebrate a dictator’s conquest of a neighbour. When Saddam Hussein did that to Kuwait, Britain went to war. The least Britain owes the Tibetans is not to add to their humiliation. Playing sport is one thing, political cheerleading is another." "The British, led by Tessa Jowell, the ensnared Olympics minister, periodically intone their “concern for civil rights in China” as if it were a Buddhist mantra. It makes no difference."
"From the moment the Games were awarded to Beijing, all involved knew they risked becoming quislings to the Chinese cause."
"... athletes always knew that Beijing would be a seismic political event."
"Politicians should go nowhere near these Games except in protest. Leave them to sport. Today and at every stop along the way, the torch and its bearers must suffer a tunnel of shame, parodying its protestations of peace, brotherhood and justice. This is an opportunity to publicise and protest against the world’s greatest dictatorship."

The Dalai Lama's statement to TIbetans has been widely picked up. It is generally described as "strongly-worded".

Other news:

China insists torch with go through Tibet (AFP)
Zhang Qingli, Party Secretary in Tibet, is quoted on Tibet Daily website as saying Tibet was determined to play its part in a successful Olympics by hosting the torch relay on June 19 and 20 and overseeing the flame's ascent of Mount Everest in May. He further urged the people to "deepen their drive to complete the glorious, important and arduous task" of having the torch pass through Tibet."

Chinese Harass Western Journalists on Tibet (Wall St. Journal)
Some Chinese nationalists have undertaken a campaign of harassment, including violent threats, against foreign reporters who took part in a recent trip to Lhasa, for alleged bias in their coverage of unrest in Tibet.
The intimidation efforts have included hundreds of calls and text messages to the cellphones of reporters who took part in the government-arranged Lhasa trip late last month, including correspondents from The Wall Street Journal, USA Today, and the Associated Press. The flood of threats began this past week ...

Alison
ITSN Secretariat

Dharamsala, 06 aprile 2008 - H. H. the Dalai Lama: Statement of His Holiness the Dalai Lama to All Tibetans
Tibet Bureau, Ginevra

Video/Audio

While extending my warm greetings to all the Tibetans in Tibet, I would like to share some of my thoughts.

1. Since March 10 this year, we have witnessed protests and demonstrations in almost all parts of Tibet, even in a few cities in Mainland China by students, which are the outburst of long pent-up physical and mental anguish of the Tibetans and the feeling of deep resentment against the suppression of the rights of Tibetan people, lack of religious freedom and for trying to distort the truth at every occasion, such as saying that Tibetans look towards the Chinese Communist Party as the "Living Buddha", is an ultra leftist statement and smacks of Han chauvinism. I am very much saddened and concerned by the use of arms to suppress the peaceful demonstrations of Tibetan people's aspirations that have resulted in unrest in Tibet, causing many deaths, and much more causalities, detention, and injury. Such suppression and suffering are very unfortunate and tragic which will reduce any compassionate person to tears. I, however, feel helpless in the face of these tragic incidents.

2. I pray for all the Tibetans as well as Chinese who have lost their lives during the current crisis.

3. The recent protests all over Tibet have not only contradicted but also shattered the People Republic of China’s propaganda that except for a few "reactionaries", the majority of Tibetans enjoy a prosperous and contented life. These protests have made it very clear that Tibetans in the three provinces of Tibet, U-tsang, Kham and Amdo, harbor the same aspirations and hopes. These protests have also conveyed to the world that the Tibet issue can no longer be neglected. These protests highlight the need to find a way to resolve the issue through "finding truth from facts". The courage and determination of those Tibetans who have, for the greater interests of Tibetan people, demonstrated their deep anguish and hopes by risking everything is very commendable as the world community has acknowledged and supported the spirit of these Tibetans.

4. I deeply appreciate the acts of many Tibetan government employees and Communist Party cadres who have, without losing their Tibetan identity, shown grit and sense of what is right during the present crisis. In future, I would appeal to the Tibetan Party cadres and government employees not to look always for their personal benefit, but to work for safeguarding the larger interests of Tibet by reporting the real sentiments of the Tibetan people to their superiors in the Party and try to give unbiased guidance to the Tibetan people. 5. Presidents, Prime Ministers, Foreign Ministers, Nobel Laureates, Parliamentarians, and concerned citizens from every part of the world have been sending clear and strong messages to the Chinese leadership to stop the present ongoing harsh crackdown against the Tibetan people. They have all been encouraging the Chinese government to follow a path where a mutually beneficial solution could be reached. We should create an opportunity for their efforts to bring out positive results. I know you are being provoked at every level but it is important to stick to our non-violent practice.

6. The Chinese authorities have been making false allegations against myself and the Central Tibetan Administration for instigating and orchestrating the recent events in Tibet. These allegations are totally untrue. I have made repeated appeals for an independent and respected international body to conduct a thorough investigation into the matter. I am sure this independent body will uncover the truth. If the People’s Republic of China has any basis and proof of evidence to back their allegations, they need to disclose these to the world. Just making allegations is not enough.

7. For the future of Tibet, I have decided to find a solution within the framework of the People's Republic of China. Since 1974, I have sincerely remained steadfast to the mutually beneficial Middle-Way Approach. The whole world knows this. The Middle-Way Approach means that all Tibetans must be governed by similar administration that enjoys meaningful National Regional Autonomy and all the provisions in it, self-rule and full decision-making, except for matters concerning foreign relations and national defense. However, I have said it from the beginning that the Tibetans in Tibet have the right to make the final decision for the future of Tibet.

8. The hosting of the Olympic games this year is a matter of great pride to the 1.2 billion Chinese people. I have from the very beginning supported the holding of these Games in Beijing. My position on this remains unchanged. I feel the Tibetans should not cause any hindrance to the Games. It is the legitimate right of every Tibetan to struggle for their freedoms and rights. On the other hand, it will be futile and not helpful to anyone if we do something that will create hatred in the minds of the Chinese people. On the contrary, we need to foster trust and respect in our hearts in order to create a harmonious society, as this cannot be built on the basis of force and intimidation.

9. Our struggle is with a few in the leadership of the People's Republic of China and not with the Chinese people. Therefore we should never cause misunderstanding or do something that will hurt the Chinese people. Even during this difficult situation, many Chinese intellectuals, writers and lawyers in Mainland China and other parts of the world have sympathized and shown us their solidarity by issuing statements, writing articles and offering pledges of support that is overwhelming. I have recently issued an appeal to the Chinese people all over the world on 28th March, which I hope you will hear and read.

10. If the present situation in Tibet continues, I am very much concerned that the Chinese government will unleash more force and increase the suppression of Tibetan people. Because of my moral obligation and responsibility to the Tibetan people, I have repeatedly asked the concerned leadership of the PRC to immediately stop their suppression in all parts of Tibet and withdraw its armed police and troops. If this brings result, I would also advise the Tibetans to stop all the current protests.

11. I want to urge my fellow Tibetans who live in freedom outside Tibet to be extra vigilant as they voice their feelings on the developments in Tibet. We should not engage in any action that could be even remotely interpreted as violent. Even under the most provocative of situations we must not allow our most precious and deeply held values to be compromised. I firmly believe that we will achieve success through our non-violent path. We must be wise to understand where the unprecedented affection and support for our cause stems from.

12. As Tibet is currently virtually closed and no international media is allowed there, I doubt my message will reach the Tibetans in Tibet. But I hope through media and by word of mouth, it will be passed on to the majority of you.

13. Finally, I want to reiterate and appeal once again to Tibetans to practice non-violence and not waver from this path, however serious the situation might be.


Parigi, 5 aprile 2008 - Olimpiadi, monito di Sarkozy: "Dialogo con Tibet o non verrò" - Nuovi scontri nella regione cinese del Sichuan: la polizia spara, ci sarebbero 8 vittime - Il Dalai Lama: "Se sarò invitato, potrei partecipare all'inaugurazione delle Olimpiadi"
La Repubblica

L'apertura della Cina al dialogo con il Dalai Lama, la fine delle violenze in Tibet e un chiarimento su quanto accaduto, la liberazione dei prigionieri politici. Senza il rispetto di queste "condizioni", il presidente francese Nicolas Sarkozy non parteciperà alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino. A parlare è la segretaria di Stato per i diritti umani, Rama Yade, in un'intervista a Le Monde. Ma poi arriva una precisazione molto simile a a una smentita: Yade diffonde una nota in cui afferma di non aver usato la parola "condizioni". Intanto in Cina continuano gli scontri, e la International Campaign for Tibet fa sapere che almeno otto tibetani sarebbero rimasti uccisi dopo scontri con la polizia nei pressi di un monastero del Sichuan, nella Cina orientale.

Sarkozy deciderà con la Ue. Il titolare dell'Eliseo, ha spiegato Yade, "prenderà la sua decisione in base all'evoluzione degli attuali avvenimenti, e si esprimerà dopo aver consultato i partener europei, perché in quel momento parlerà in quanto presidente in carica dell'Unione europea". Il presidente francese aveva già cercato, ma senza successo, di convincere i partner dell'Unione europea a un boicottaggio collettivo dell'inaugurazione delle Olimpiadi.

Quanto al dialogo, esso dovrà essere "realmente costruttivo - spiega Yade - e vertere sul riconosimento dell'autonomia per la regione himalayana, e dell'identità spirituale, religiosa e culturale dei tibetani".

Rimane da stabilire quanto il monito di Sarkozy sia vincolante. A leggere l'intervista su Le Monde il presidente francese sembrerebbe aver posto delle condizioni imprescindibili. Ma il successivo comunicato di Yade mette in dubbio questa interpretazione e fa sorgere il dubbio che l'Eliseo abbia voluto calmare le acque in vista dell'arrivo della fiaccola olimpica a Parigi. Dopo aver sostenuto di non aver usato la parola "condizioni", Yade ha affermato: "Il presidente della Repubblica ha detto che tutte le opzioni sono aperte e che si pronuncerà circa la sua partecipazione alla cerimonia inaugurale dei giochi olimpici al momento opportuno in relazione all'evoluzione della situazione in Tibet". Le Monde da parte sua ha confermato di avere "riportato fedelmente" le parole del sottosegretario.

Nuovi scontri nel Sichuan. Almeno 8 tibetani sarebbero stati uccisi a colpi di arma da fuoco dalla polizia, durante disordini scoppiati giovedì sera nei pressi di un monastero del Sichuan, nella Cina sud-occidentale. Lo afferma la International Campaign for Tibet. Ieri l'agenzia ufficiale Nuova Cina aveva parlatio solo del ferimento di un funzionario della locale assemblea del popolo. Gli incidenti sono avvenuti vicino al monastero di Donggu, che ospita 350 monaci, nella contea di Garze. Secondo Nuova Cina, i manifestanti avrebbero "attaccato la sede del governo locale", costringendo la forze di sicurezza a reagire. Secondo la versione dell'organizzazione pro-Tibet, la polizia avrebbe aperto il fuoco su una folla di alcune centinaia di monaci e di civili, che protestavano in seguito a un incidente in cui alcuni monaci erano stati arrestati per essersi opposti alla campagna di "educazione patriottica" condotta dalle autorità cinesi.

"Dalai Lama: se mi invitano, andò a Pechino". Prove di dialogo dal governo tibetano in esilio. Il primo ministro, Samdong Rinpoche, ha dichiarato che il Dalai Lama è pronto a partecipare alle Olimpiadi se verrà invitato dalla Cina. Ma a una condizione: "Che vi sia un allentamento della repressione. La Cina deve rilasciare tutti i prigionieri e prestare cure mediche ai feriti".

Quasi un mese di proteste. L'ondata di proteste tibetane contro il governo di Pechino è iniziata il 10 marzo scorso, con manifestazioni condotte dai monaci buddisti sfociate in violenze, nelle quali sono morte 20 persone secondo la Cina e circa 140 secondo gli esuli tibetani. La rivolta si è estesa alle zone a popolazione tibetana di tre province confinanti con la Regione Autonoma del Tibet: Sichuan, Gansu e Qinghai.


Germany, 4 aprile 2008 - news da International Tibet Support Network
by Freya Putt,
Olympics Coordinator ITSN

A few days ago, Team Tibet athlete Namri Dagyab led a march from downtown Munich to the Olympic Stadium to celebrate the arrival of the Tibetan Freedom Torch in Germany and the values of freedom and justice that it stands for (see www.tibetanfreedomtorch.org).

The torch is now in the UK, and will be in London this Sunday when the Beijing Olympic torch arrives there on its so-called "Journey of Harmony."

Team Tibet athletes and Tibet groups around the world are urging the International Olympic Committee (IOC) to withdraw Tibet from the Beijing torch relay route. Please add your voice in advance of an important meeting next week between the IOC and the Association of National Olympic Committees. 

News emerged today that eight Tibetans were killed last night when Chinese troops opened fire on a peaceful demonstration in the Tibetan province of Kham, now part of China's Sichuan province.

Approximately 2,000 Tibetans have been arrested and imprisoned since March 10th and the entire region remains under military lockdown. Taking the Olympic torch through Tibet in this tense climate is needlessly provocative and is likely to lead to more unrest, arrests and repression.

Please speak up now to make sure that Olympic leaders put this on their agenda next week.

On March 18th, Team Tibet athletes announced that they would withdraw their application to compete at the Beijing Olympics, although they will continue to try to gain recognition for future Olympics.

Dominik Kelsang Erne said, “China’s actions are not those of an acceptable Olympic host and we Tibetan athletes have no desire to participate in an Olympics built on bloodshed and suffering. We fully understand the hopes and dreams that all athletes bring to the Olympics, but we hope that athletes from other nations will not forget the Tibetans’ struggle and will show their solidarity when in Beijing.” You can read the National Olympic Committee Tibet's press release here.


China confirms new Tibetan riots
News BBC, 4 aprile 2008 (16.26)    

Renewed violence has broken out in a Tibetan area of western China, with reports of several injuries. Xinhua news agency said rioters attacked government offices in Garze, Sichuan province, on Thursday evening, leaving one official seriously hurt. Tibetan exile groups say security forces fired on crowds of civilians, killing at least eight people. The violence comes weeks after unrest swept through Tibetan areas and Beijing responded with a security crackdown. Protests were peaceful initially, but later turned violent and ethnic Chinese were targeted.

Tibetan exile groups say Chinese security forces killed dozens of protesters. Beijing says about 19 people were killed in rioting. Foreign media organisations cannot report freely from Tibetan areas, so it is difficult to confirm facts from the area.

The latest Xinhua report states that a government official was "attacked and seriously wounded" in the Donggu township at about 2000 (1200 GMT) on Thursday. "Local officials exercised restraint during the riot and repeatedly told the rioters to abide by the law," Xinhua quoted an official with the prefectural government as saying. "Police were forced to fire warning shots and put down the violence," the official added.

A UK-based activist group said eight people had been killed in the incident - including at least three women and one monk.

Matt Whitticase of the Free Tibet Campaign said Tibetan exiles in India confirmed that monks had marched on government buildings after two of them were arrested for having pictures of their spiritual leader, the Dalai Lama.

More than 350 monks demanded their release and were joined by about 400 lay people, he said. Security forces opened fire after the demonstration had begun to disperse, he said.

Chinese authorities have repeatedly blamed the Dalai Lama, who lives in exile in India, for stirring up unrest. The Nobel Peace Prize laureate denies the accusations.


New Delhi, 4 aprile 2008
Corriere del Ticino, Edizione online

Il Dalai Lama oggi ha di nuovo chiesto l'invio nel Tibet di una "commissione internazionale indipendente d'inchiesta" su quanto avvenuto nel Tibet, ed esortato "organizzazioni non governative (Ong), governi, parlamenti e tutti coloro che hanno aiutato la causa tibetana" a chiedere una "cessazione immediata" della repressione e la "liberazione di tutti coloro che sono stati arrestati o fermati" dalle forze di sicurezza cinesi.

In un comunicato diramato dal suo ufficio a Dharamsala - la città indiana dove vive in esilio - il Dalai Lama afferma che, "secondo fonti affidabili", la Cina ha dispiegato grandi contingenti di forze" non solo nella Regione autonoma del Tibet, ma anche in altre province a forte componente tibetana, come quelle del Qinghai, Gansu, Sichuan e Yunnan. Pechino - prosegue il Dalai Lama - "non solo ha usato la mano pesante nei confronti dei tibetani che hanno partecipato alle proteste, ma ha anche isolato le zone dove si sono svolte le manifestazioni".

Il leader spirituale tibetano si è inoltre detto "preoccupato" perché molti dei feriti nelle manifestazioni non vogliono farsi curare in cliniche gestite da cinesi e chiesto che "mezzi d'informazione e team medici internazionali siano autorizzati a recarsi nelle zone" dei disordini, perché una presenza internazionale "eserciterebbe un'influenza moderatrice sul governo cinese".


Pechino, 4 aprile 2008
Emissario del Dalai Lama: "NO" al passaggio della Torcia in Tibet
http://www.tendenzeonline.info/apcom/view.php?s=20080403_000138.xml 

Washington, 3 apr. (Apcom) - Un emissario speciale del Dalai Lama, Lodi Gyaltsen Gyari, ha chiesto a Pechino di cancellare il passaggio previsto in Tibet della fiaccola olimpica, definendo il progetto "provocatorio" dopo la violenta repressione delle manifestazioni anti-cinesi a marzo a Lhasa.

Il passaggio della fiaccola olimpica in Tibet sarebbe un atto "deliberatamente provocatorio e offensivo", ha sottolineato l'emissario speciale del Dalai Lama, Lodi Gyari, nel corso di un'audizione presso il Congresso Usa.

Lunedì a piazza Tiananmen, nella capitale cinese, si è svolta una controllatissima cerimonia in seguito alla quale la fiamma ha iniziato un tour di un mese per le principali città del mondo, una traversata di 137mila chilometri. La fiamma olimpica tornerà in Cina il 4 maggio e da lì ripartirà per un giro di tre mesi in oltre 100 città del paese. Il percorso prevede anche un problematico viaggio sul Monte Everest, che si trova tra Nepal e Tibet, in una data imprecisata di maggio, quando il tempo atmosferico lo permetterà.

Lodi Gyari ha denunciato al Comitato per i diritti umani del Congresso americano che il Tibet è una nazione "brutalmente occupata" e che la Cina deve assumersi la piena responsabilità delle recenti violenze e sofferenze nella regione. La situazione è "difficile", ha dichiarato l'inviato, chiedendo ai deputati statunitensi di visitare il Tibet per poter riferire al mondo la miseria in cui i tibetani si trovano a vivere e di avere una presenza diplomatica Usa permanente a Lhasa.

L'inviato del leader spirituale dei tibetani ha chiesto inoltre un'indagine internazionale sulla repressione cinese del mese scorso contro una delle maggiori proteste anti-governative del Tibet degli ultimi vent'anni. Il bilancio delle vittime per le autorità cinesi è stato di 22 morti, per i tibetani in esilio 140.


Pechino, 4 aprile 2008 - Il Tibet riaperto a turisti stranieri dal primo maggio
Reuters - Ven 4 Apr - 08.35

PECHINO (Reuters) - Dopo le violente proteste delle scorse settimane, il Tibet sarà riaperto ai turisti stranieri a partire dal primo maggio, hanno annunciato oggi i media cinesi, in un'iniziativa assunta nella speranza di rilanciare il turismo in una regione povera ma ricca di bellezze naturali.

Il governo della regione autonoma del Tibet autorizzerà di nuovo l'ingresso degli stranieri dal primo maggio, dopo il divieto stabilito il 16 marzo scorso, due giorni dopo le violente proteste avvenute nella capitale Lhase, dice la stampa.

Gli incidenti nella regione himalayana - occupata dalla Cina nel 1950 - erano cominciati con una serie di proteste guidate dai monaci tibetani. Le proteste sono poi continuate in altre aree cinesi abitate da popolazioni di origine tibetana. Secondo le autorità di Pechino, sono 18 le persone morte nelle violenze di Lhasa, ma secondo i rappresentanti del leader spirituale tibetano, il Dalai Lama, le vittime sarebbero in realtà 140.

La Cina ha accusato il Dalai Lama, che considera un separatista, di aver provocato le violenze per cercare di gettare discredito sulle Olimpiadi. Ma il 72enne leader spirituale ha più volte espresso il suo sostegno ai Giochi di Pechino.


Ankara 3 aprile 2008 - Giochi: uighuri contestano la fiaccola
Ansa - Gio 3 Apr - 19.39

Un centinaio di profughi uighuri hanno protestato a Instanbul contro la politica di Pechino, chiedendo il boicottaggio dei giochi olimpici.

I manifestanti, facenti parte di una minoranza islamica residente nello Xinjiang, hanno inscenato la ribellione a pochi metri dalla fiamma olimpica in viaggio nel territorio turco, mentre era nelle mani dell'atleta Tugba Karademir.

I dimostranti hanno scandito slogan e innalzato striscioni con scritte come "Cina, assassina della democrazia".


Pechino 2008: il Cio "non fa politica"
Ansa - Gio 3 Apr - 10.26

il Comitato Olimpico Internazionale "non fa politica ma si occupa solo di sport", ha affermato il vicepresidente del Cio Hein Verbruggen. Verbruggen ha aggiunto che la stampa internazionale avrà libero accesso a tutto il territorio della Cina, incluso il Tibet, che l'accesso ad Internet sarà "assolutamente libero", e che le trasmissioni per le televisioni saranno in diretta. I giornalisti televisivi potranno trasmettere in diretta anche da Piazza Tienanmen.
 


India del Sud, 02 aprile 2008 - Rapporto sulla Marcia della Pace Tibetan settlement di Mundgod
by Lhakpa Tsering del
Tibetan settlement di Mundgod (estensore del report per Aref)

Sono partiti da Mundgod verso Goa 100 volontari, monaci e civili. Dopo essere arrivati a Goa, a bordo di 13 auto, è iniziata la Marcia della Pace in un percorsodi 15 km. da Margoa a Colva Beach.


Mundgod - Ngawang Norbu (Representative del Tibetan Settlement) prima  della partenza per Goa


I marciatori sulla strada per Goa

I marciatori hanno fatto una pausa pranzo a Calungute. Poi hanno raggiunto Panaji Azat Madan. Qui è iniziato lo sciopero della fame di 48 ore, da parte di 100 persone  (dalle 17 del 3 aprile, alle 17 del 5 aprile).

I manifestanti sono tornati a Mundgod alle 9 di mattina del 6 aprile e si sono raccolti presso la Comunity Hall, dove erano attesi da tutti i Tibetani del Settlement, raccolti in preghiera. I manifestanti hanno fornito un report dettagliato su quanto avvenuto a Goa.


Mundgod


Mundgod

 


Parigi, 2 Aprile 2008

Questa scritta apparirà su uno striscione enorme che verrà posto sullo storico Hotel de la Ville e che accoglierà la fiaccola olimpica al suo ingresso a Parigi il prossimo 7 aprile. Lo ha affermato Bertrand Delanoe, primo cittadino della città, in una affollata conferenza stampa. E ha aggiunto: “Tutti i popoli hanno gli stessi diritti e la stessa dignità e, per l’occasione, mi riferisco in modo speciale al popolo tibetano”.

David Douillet, due volte campione olimpico di judo, ha rivelato che gli atleti francesi stanno pensando a qualche simbolo da indossare e da evidenziare durante la cerimonia d’apertura.

Robert Menard di Reporters sans Frontières parlando del boicottaggio della Cerimonia di apertura, nel suo intervento ha assicurato che “In tutte le città dove passerà la torcia, noi saremo lì a dire: Non dimenticate quello che succede in Tibet e in Cina”.

Per l’arrivo della fiaccola a Parigi sono in allestimento nei pressi della Torre Eiffel anche eventi e manifestazioni di protesta da parte di Organizzazioni Tibetane, Uiguri, attivisti Democratici Cinesi, studenti di Taiwan, Birmani, Vietnamiti.

(c) 2005 AREF ONLUS