2007/09/10/11 - Birmania: emergenza!

Birmania (Myanmar)

03 novembre, 2007
la repressione e la rivolta continuano ...

Una storia emersa ad agosto, con l'aumento indiscriminato dei prezzi dei combustibili. Continuata a settembre, con le manifestazioni dei monaci, sostenute anche da Aung Sang Suu Kyi. Repressa nel sangue dalla Giunta militare e con la deportazione di centinaia di monaci.


Storia ormai di dominio pubblico e con notizie quotidiane sui principali media.

Si rimanda, per gli aggiornamenti, ai principali siti web che sono ricchi di notizie:
www.mizzima.com
www.burmanet.org/news
www.itar-tass.com/eng

03 ottobre, 2007
Birmania: 1700 persone rinchiuse in un gulag segreto

L'Unità (23.33)
La giunta militare che governa la Birmania ha rilasciato 80 monaci buddhisti di quelli arrestati durante le manifestazioni di protesta delle scorse settimane. Lo ha annunciato alla Reuters uno dei monaci liberati, che denuncia «abusi verbali», ma non fisici.
Tuttavia, nelle stesse ore in cui l'inviato dell'Onu in Birmania, Ibrahim Gambari, ha condotto il suo difficile tentativo di mediazione tra la giunta birmana e l'opposizione al regime militare, sono emerse nuove notizie sull'esistenza nel Paese di veri e propri gulag, dove sarebbero stati rinchiusi migliaia di cittadini, secondo quanto riferisce il quotidiano "Times".

L'ex sede dell'Istituto di Tecnologia del governo sarebbe stata trasformata in un gulag segreto, dove sarebbero stati richiusi e vessati migliaia di manifestanti e monaci buddhisti scomparsi.

La giunta militare che governa la Birmania ha rilasciato 80 monaci buddhisti di quelli arrestati durante le manifestazioni di protesta delle scorse settimane. Lo ha annunciato alla Reuters uno dei monaci liberati, che denuncia «abusi verbali», ma non fisici.

Tuttavia, nelle stesse ore in cui l'inviato dell'Onu in Birmania, Ibrahim Gambari, ha condotto il suo difficile tentativo di mediazione tra la giunta birmana e l'opposizione al regime militare, sono emerse nuove notizie sull'esistenza nel Paese di veri e propri gulag, dove sarebbero stati rinchiusi migliaia di cittadini, secondo quanto riferisce il quotidiano "Times". L'ex sede dell'Istituto di Tecnologia del governo sarebbe stata trasformata in un gulag segreto, dove sarebbero stati richiusi e vessati migliaia di manifestanti e monaci buddhisti scomparsi.

Secondo fonti della diplomazia occidentale e del governo birmano, l'Istituto di Tecnologia sarebbe diventato un campo di concentramento per almeno mille e 700 vittime dell'ultima repressione voluta dalla giunta militare al potere al fine di soffocare i ripetuti appelli per la democrazia.

L'esistenza del gulag, riferisce il quotidiano britannico, rappresenterebbe anche una risposta alle domande sulla sorte di migliaia di monaci, attivisti per la democrazia e giornalisti la cui scomparsa è stata denunciata da tempo ed è diventata sempre più sospetta.

Ma nonostante l'attenzione della comunità internazionale alla drammatica situazione in Birmania, ricorda ancora il Times, la dura repressione imposta dalla giunta al potere resta priva di documentazione certa. Allo stato attuale gli unici dati ufficiali parlano infatti di 13 persone uccise. Un bilancio chiaramente diverso da quello supposto da fonti occidentali. «Pensiamo che almeno 30 persone siano state uccise e mille 400 arrestate», ha detto il ministro degli Esteri australiano, Alexander Downer. «Si tratta di un regime brutale, lo abbiamo visto al lavoro nei giorni scorsi», ha aggiunto.

03 ottobre, 2007
le immagini dei brutali interventi della polizia ...

sul sito della CNN il video

29 settembre, 2007
Intervista a giornalista birmano: i soldati rifiutano di sparare sui monaci
di Cristina Balotelli (Il Sole 24 ore)

Soldati che si rifiutano di sparare sui manifestanti. Che addirittura si inchinano
davanti ai monaci. Nonostante la cortina di ferro e il blocco di Internet imposto dal regime, dalla Birmania trapelano notizie di questo tipo, grazie soprattutto ai dissidenti in esilio.

Il sito Mizzima News (www.mizzima.com), specializzato in notizie sulla Birmania, racconta di divisioni in atto tra i generali impegnati nella repressione. Non tutti sarebbero favorevoli all'uso della forza contro i monaci. Divisioni che rimbalzano anche tra i soldati, se è vero che alcuni reparti si sarebbero rifiutati di lasciare le caserme per sparare sulla folla.

Radio Voce Democratica della Birmania, che trasmette da Oslo notizie raccolte da un gruppo di giornalisti birmani in esilio, racconta di soldati che avrebbero riposto le armi e si sarebbero inginocchiati in segno di rispetto davanti ai monaci a Mandalay. Mue Awe è caporedattore di Radio Voce Democratica della Birmania, da undici anni in esilio, otto dei quali in Norvegia. Lo abbiamo intervistato.

Arrivano notizie di profonde divisioni tra i generali sull'uso della forza contro i monaci. Voi cosa sapete?
Da quel che ci risulta è accaduto a Mandalay, seconda città del Paese. I generali hanno ordinato di sparare contro i dimostranti, ma la Divisione n.33 dell'Esercito si è rifiutata di sparare.
Quali sono le vostre fonti?
Fonti locali e testimoni oculari.
Sa se la stessa cosa è accaduta anche nell'ex capitale, Rangoon?
Sì, è accaduto anche a Rangoon, ma qui si è trattato della Divisione n. 6 dell'Esercito. Anche loro si sono rifiutati di aprire il fuoco contro i manifestanti.
Lei come commenta questi episodi?
I dimostranti non sono terroristi, non sono criminali, non sono stupratori. Sono gente comune e monaci che stanno manifestando pacificamente. I soldati hanno capito che se sparano contro questa gente commettono il peggior crimine al mondo. Penso che abbiano capito che non devono colpire la loro gente.
E' probabile che sia in atto uno scontro tra i militari al potere?
Sì, lo penso, perché stanno sparando ai monaci, ma i monaci sono la forza spirituale di una società buddista come la nostra. E ucciderli è inaccettabile anche per alcuni generali, che sono buddisti.
Quindi è in atto una sorta di scontro morale?
Sì, uno scontro morale tra di loro, perché è inaccettabile picchiare o sparare a dei monaci, che in Birmania sono considerati intoccabili.
La vostra emittente, Radio Voce Democratica della Birmania, ha inoltre riportato la notizia di alcuni soldati che si sarebbero inginocchiati di fronte ai monaci. Conferma?
Sì, è successo a Mandalay: i soldati della trentatreesima Divisione hanno riposto le armi, si sono inginocchiati per devozione davanti ai monaci e hanno anche pianto.
Hanno pianto?
Sì, hanno pianto.
L'avete saputo da testimoni oculari?
Sì, abbiamo intervistato testimoni locali che hanno visto con i propri occhi. Ce lo hanno confermato ed erano contenti di avere assistito a queste scene.
Cosa ne pensa delle iniziative a sostegno della protesta che si svolgono in altri Paesi, tra i quali l'Italia, come quella di indossare vestiti del colore delle tuniche dei monaci birmani?
E' senz'altro incoraggiante per il popolo birmano e per i monaci. La gente che abbiamo intervistato si è detta contenta di questo sostegno e ha promesso che continuerà a lottare contro il regime militare. Penso quindi che sia un messaggio incoraggiante. La gente ha capito che la comunità internazionale si sta interessando, ecco perché fa di tutto per inviare messaggi, notizie, foto, video, in modo da far sapere all'esterno cosa accade veramente in Birmania.
E' rischioso però...
Sì, ma anche se non facessero nulla sarebbero comunque arrestati o picchiati. E' accaduto. Anche se se ne stanno tranquilli a casa loro possono essere arrestati. Perciò hanno capito che è importante fare qualcosa.
Dalle sue fonti ha avuto notizie di San Suu Kyi?
Qualcuno dice che è stata portata nel carcere di Insen, qualcun'altro che è a casa. C'è confusione. Non saprei dire dove sia al momento .

27 settembre, 2007
Manifestazione di sostegno in piazza del Campidoglio a Roma

Hanno espresso la solidarietà e l'impegno istituzionale il Sindaco di Roma Walter Veltroni, il presidente della camera Fausto Bertinotti, il Vicepresidente della Commissione Europea franco Frattini, il Ministro Emma Bonino. Erano presenti, il Ministro Giovanna Melandri, il Ministro Barbara Pollastrini e il Ministro Alfonso pecoraro Scanio. Oltre alle forze sindacali, i supporter per il Tibet e un folto gruppo di monaci che hanno condiviso con il numerosissimo pubblico le loro preghiere.

Particolarmente centrato e coinvolgente l'intervento di Emma Bonino, di cui si riporta una lettera aperta a
Aung San Suu Kyi.

26 settembre, 2007

L'Unione Buddhista Italiana (UBI) ha promosso una veglia di preghiera di fronte all'Ambasciata della Repubblica di Myanmar, in concomitanza con l'apertura dei lavori dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.

All'iniziativa erano presenti: il Ministro Giovanna Melandri, Mariangela Falà (Presidente EBU), Giorgio Raspa (Presidente UBI) Geshe Gedun Tharchin, Enzo Cursio. L'Associazione Italia Tibet ha partecipato nella persona del consigliere Marilia Bellaterra.







26 settembre, 2007

ultime notizie sul sito della BBC: http://news.bbc.co.uk/2/hi/asia-pacific/7015212.stm

26 settembre, 2007
Monaci uccisi. Riunione urgente all'ONU
www.unita.it/view.asp?IDcontent=69170

Monaci buddisti protestano in Birmania contro la giunta militare - 22 settembre 2007 - foto AP - 250x180
Tre i monaci buddisti uccisi e almeno altri 17 feriti. È il bilancio provvisorio del mercoledì di sangue della Birmania: un bonzo sarebbe stato ucciso con un colpo d' arma da fuoco mentre tentava di disarmare un soldato, mentre altri due monaci sono stati percossi a morte.

Vista la gravità della situazione, l'Onu ha deciso una riunione straordinaria del consiglio di sicurezza per avviare consultazioni urgenti su quanto sta avvenendo nella ex Birmania. L’appuntamento – lo annuncia dalla Francia, che è la presidente di turno, il ministro degli esteri Bernard Kouchner – è stato convocato alle 15 ora di New York, le 21 in Italia.

Mercoledì, davanti alla pagoda Shwedagon di Yangon, agenti di polizia in assetto anti-sommossa hanno caricato e disperso oltre 100 monaci buddisti e più di 200 civili che si erano radunati nonostante il divieto di manifestare imposto dalla giunta militare di Myanmar, per arginare le proteste in corso nel «Paese più corrotto» del mondo insieme alla Somalia, come fa sapere l’organizzazione non governativa Transparency International.

Stando alle prime testimonianze, la polizia ha sparato in aria colpi di avvertimento e fatto uso di lacrimogeni. Poi, colpendo i propri scudi con i bastoni e urlando di allontanarsi, gli agenti hanno inseguito alcuni monaci e le 200 persone scese in piazza al loro fianco. Alcune persone sono cadute a terra nella confusione.

Il segretario generale del Consiglio dell’Unione birmana ha riferito a Cecilia Brighi, responsabile del Dipartimento esteri della Cisl, che anche «un altro monaco e una monaca sarebbero rimasti feriti».

I gravi incidenti sono avvenuti nei pressi dello stesso luogo di culto da cui era partita anche la “rivolta degli studenti” nel 1988. La polizia ha effettuato almeno 100 arresti. Da New York, intanto, dove è in corso l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, si susseguono gli appelli alla giunta militare affinché usi moderazione e si minacciano nuove sanzioni contro Myanmar.

Sempre venerdì anche l'Unione europea si è detta pronta ad inasprire le sanzioni se il regime birmano avesse dovuto reprimere con la forza le manifestazioni. Ma l’ultima notizia è che la morsa si stringe su Myanmar: la giunta militare avrebbe, addirittura, rallentato da mercoledì la velocità di connessione al web nel Paese, mentre gran parte degli Internet café a Saigon sono chiusi.

26 settembre, 2007
MESSAGGIO DEL DALAI LAMA AL POPOLO DELLA BIRMANIA

Dichiaro il mio sostegno e la mia solidarietà al recente pacifico movimento per la democrazia in Birmania. Sostengo interamente la sua richiesta di libertà e democrazia e colgo questa opportunità per fare appello alle persone che in tutto il mondo amano la libertà affinché sostengano tali movimenti nonviolenti. Desidero inoltre esprimere il mio sincero apprezzamento e la mia ammirazione per il grande numero di monaci buddhisti che si battono per la democrazia e la pace in Birmania.

Come monaco buddhista, faccio appello ai membri del regime militare che credono nel Buddhismo affinché agiscano in accordo con il sacro Dharma, nello spirito di compassione e di nonviolenza.

Prego per il successo di questo pacifico movimento e perché presto sia liberata Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace.

Tenzin Gyatso

23 settembre 2007-09-30 - Pubblicato il 26 settembre 2007, traduzione dal testo inglese che compare sul sito ufficiale del Dalai Lama (www.dalailama.com)

 

 

 

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