2007/07 - Sciopero della fame a New Delhi


SCIOPERO DELLA FAME A OLTRANZA

Nuova Delhi: a partire dall'8 luglio 2007 ...

Il Tibetan Youth Congress (CENTREX)
ha indetto uno Sciopero della Fame a oltranza.



Hanno iniziato lo sciopero quattordici partecipanti, provenienti da diverse regioni dell'India in età compresa tra i 26 e i 77 anni (2 monaci e 12 laici, tra cui 2 donne).

Questo sciopero,  come ha sottolineato Tsultrim Dorjee, General Secretary del Centrex, è la seconda fase del Mass People's Movement, prima dell'inizio  delle Olimpiadi 2008.


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I quattordici partecipanti che hanno iniziato lo Sciopero della fame

Ven. Gelek Gyatso Yougang, monk, 34

Ven. Tsondue Gyatso Naknya, monk, 35
PassangDorjee, male, 26


Tsering Norzom, female, 67


Jamyang Yeshi, male, 33


Tsewang Dhargyal,
male, 65

Kesang Youdon, female, 53

Lobsang,
male, 75

Kalsang Dawa, male, 53

Nyima Tsering, male, 31

Karma Sonam, male, 61

Tashi Thondu, male, 73

Tashi Wangdue, male, 54

Dawa Tsering, male, 66
 

Marilia Bellaterra

Riflessioni e commenti

di Giovanni Vuono

Il Tibetan Youth Congress, parte politica più attiva e più agguerrita dei tibetani in esilio, ha indetto, a partire dall’8 Luglio uno sciopero della fame a oltranza che si sta svolgendo a Jantar Mantar, New Delhi.

L’iniziativa ha come protagonisti un gruppo di 14 tibetani di età compresa tra i 26 e i 73 anni che vivono in esilio e provengono da diverse parti dell’India. Si tratta di 2 monaci e 12 laici, tra cui anche 2 donne. Tutti sono quanto mai decisi a portare avanti lo sciopero fino alla conseguenza più estrema e, quindi, a sacrificare la propria vita per attirare l’attenzione dei media e della pubblica opinione sulla questione che riguarda il popolo tibetano.

Sono più di 50 anni che il Tibet è occupato anche con violenza da parte della Cina.

Il Dalai Lama capo spirituale e politico e oltre 150.000 tibetani sono costretti all’esilio.

Il danno che ha subito la millenaria cultura tibetana è incalcolabile come anche irreparabile è la devastazione ambientale del territorio con conseguenze disastrose che riguardano una vastissima parte del continente asiatico.

A nulla sono valsi i molti sforzi di mediazione con delegazioni ufficiali che si sono più volte recate anche a Pechino. A nulla sembra valere la sofferta dichiarazione di  formale rinuncia all’indipendenza in favore di una genuina autonomia da parte del governo in esilio. A nulla sono finora serviti i gesti di solidarietà da parte delle organizzazioni di supporto e di simpatizzanti di tutto il mondo se non a diffondere notizie e testimonianze su quanto è avvenuto e quanto, purtroppo ancora oggi, avviene al di là dell’Himalaya.

Ma il dato più triste è che, il mondo politico internazionale, quello che conta per intenderci e che è pronto a ergersi come baluardo della difesa e della salvaguardia dei  diritti umani, quel mondo occidentale ricco che sbandiera progresso e solidarietà, che condanna i regimi e i dittatori, ebbene, quel mondo fatto di Grande Europa e Grandi Stati Uniti e di Grandi Governi, quel Grande Mondo tace.

Anzi quel mondo condivide con la Cina interessi e business che non possono essere disturbati da una piccola e insignificante questione che ha visto il piccolo e insignificante Tibet essere sottoposto a un vero e proprio genocidio etnico e culturale da oltre mezzo secolo.

Anzi, alla faccia dei diritti umani, questi Grandi Paesi hanno deciso di assegnare e di fare svolgere a Pechino le Olimpiadi del 2008, i giochi simbolo della pace e del rispetto tra i popoli e di fare da sponda per contribuire a costruire quella falsa immagine di una Cina moderna e libera.

La protesta organizzata a New Delhi da parte del TYC rientra in un programma di mobilitazione di massa e di sensibilizzazione proprio in vista dei Giochi Olimpici di Pechino del 2008.

I Tibetani che mettono a repentaglio la loro salute e la loro vita in questo sciopero della fame meritano sicuramente tutta la solidarietà e l’appoggio possibile affinché questo sforzo sia utile e significativo. In un mese ormai di sciopero, numerose sono state le visite, le testimonianze e le dichiarazioni di supporto che il sito del TYC quotidianamente documenta con resoconti fotografici e video.

Importanti personalità indiane e tibetane della politica e della cultura si sono recate dagli scioperanti e hanno confermato tutto il loro appoggio. Numerosi messaggi di solidarietà arrivano da ogni parte del mondo con dichiarazioni di simpatia e di sostegno.

A cosa servirà questo sciopero? E’ presto per dirlo.

Ci sono stati tanti Tibetani che per protesta si sono sacrificati e sono arrivati a darsi alle fiamme e ci sono stati altri scioperi della fame.

Risultati utili non se ne sono visti.

Intanto la notizia di questo sciopero circola poco.

L’informazione occidentale tace e non è difficile pensare che subisce la solita pressione e il solito ricatto del governo cinese. Non sarebbe male che però qualche politico, anche di casa nostra, magari membro di qualche Grande Governo, pronto a farsi fotografare a fianco del Dalai Lama (che fa molto immagine) e a dichiararsi sostenitore della pace e dei diritti umani, spendesse qualche parolina a proposito e spingesse i media a parlarne.

In conclusione due cose: una provocazione e una proposta.

Come sarebbe se lo sciopero della fame a favore della questione tibetana non lo facessero dei tibetani ma un po’ di rappresentanti dei tanti gruppi interparlamentari pro-Tibet? Sarebbe una bella prova di vero interesse per la questione.

Ma non sarebbe male nemmeno se i protagonisti fossero dei supporters occidentali di diversa nazionalità. Qualche notizia in più circolerebbe di sicuro.

(c) 2005 AREF ONLUS